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Cosa devo fare con la mia dipendenza da cibo?

Inviata da NATALIYA GLADENYUK il 17 set 2015 Tossicodipendenza

Buona sera,mi chiamo Natalia.Sono disperata.Tutta la mia vita la lotta continua con sovrappeso,sono sempre in dieta e sempre ingrasso di piu'.Mi sento depressa.non esco da casa per non incontrare amici,conoscenti,non voglio vedere nessuno.Anche oggi,un ora fa mi sono abbuffata(come al solito).Volevo mangiare un quadretto di cioccolata ma finito tutto molto male(150 gr. di cioccolato,4 cornetti alla nutella,100gr di prosciutto crudo,2 panini al formaggio)Adesso sto molto male,mi sento in colpa e con tutto il mio desiderio non riesco uscire da questo vizio.Aiutatemi vi prego...

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Gentile Natalia,
riempirsi con il cibo e addolcirsi con i dolciumi è una possibilità facile e a portata di mano per tentare di riempire il vuoto emotivo che si ha all'interno e consolarsi per una vita povera di gratificazioni. Ora quindi la soluzione a questo problema è trovare altri modi per saziare questa fame di emozioni positive e gustare altro tipo di dolcezze.
Per poter fare tutto ciò occorre partire da se stessi e da un buon livello di autostima che ritengo fondamentale per la salute psicofisica di ogni persona.
Partire da se stessi, in questo caso, significa concedersi uno spazio psicoterapeutico in cui rivisitare e riorganizzare, insieme ad un esperto, vissuti ed emozioni dall'infanzia fino ad oggi.
Faccia perciò questo primo passo affiancandolo alla collaborazione di un bravo medico nutrizionista per poter cambiare stile alimentare e di vita.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Cara Nataliya, da ciò che scrive emerge una condizione psicologica da non sottovalutare; si è mai rivolta ad uno psicologo per capire bene di cosa si tratta? In base a ciò che descrive, si potrebbe trattare di "bulimia nervosa" e, quello che mi sento di suggerirle, è di intraprendere quanto prima un percorso psicoterapico. In tal senso potrebbe aiutarla a far luce su alcuni aspetti psicologici correlati al suo bisogno incontenibile di cibo, in quantità esagerate nell'arco di poco tempo. La mia non vuole essere assolutamente una diagnosi definitiva, ma uno spunto di riflessione secondo la mia esperienza professionale.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gabriella Ruggeri (Messina)

Dott.ssa Gabriella Ruggeri Psicologo a Messina

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Cara Nataliya, la perdita di controllo sul cibo e i conseguenti sensi di colpa fanno parte di una chiara patologia. I disturbi alimentari, seppur diversi nelle loro forme, hanno in comune il tentativo di colmare un grosso vuoto interiore, di non entrare in contatto con le proprie emozioni e di distaccarsi dai propri bisogni emotivi. Le consiglio di rivolgersi a un terapeuta per intraprendere un percorso.
Un caro saluto,
Dott.ssa Ilenia Faristei Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Ilenia Faristei Psicologo a Arcola

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Io sono più ottimista del mio collega precedente e le dico che ciò che lei racconta è purtroppo una nota sequenza di comportamento patologico che di solito si inserisce nella diagnosi di bulimia. Si rivolga perciò nella sua città ad un centro per i disturbi alimentari dove psicologi medici e nutrizionisti lavorano in equipe. Oppure anche ad un singolo psicologo psicoterapeuta che offre cure per questo tipo di disturbi per una prima valutazione. Cordiali saluti e su con la vita, che è nelle sue mani!

Dr. Paolo Ciotti Psicologo a Carate Brianza

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Buongiorno Natalia, la sua disperazione traspare dalle sue righe. Lei ha trovato il coraggio di scrivere cosa le accade e di entrare nei dettagli dell'ultima grande abbuffata. Potrebbe essere questo il segnale di una svolta. Forse lei è pronta per farsi aiutare. Perché le accade questo? Il cibo potrebbe rappresentare il suo bisogno di affetto, ma anche uno strumento di autodistruzione. Potrebbe aver un effetto anestetico rispetto a chissà quale dolore profondo che la tormenta oppure potrebbe avere lo scopo di rendere la sua autostima ancora più bassa di quanto già non sia. Potrebbe essere uno strumento di consolazione dal senso di solitudine o di inadeguatezza che forse lei prova oppure altro ancora o tutte queste possibilità insieme. È opportuno che lei indaghi con l'aiuto di uno psicologo e psicoterapeuta esperto perché i disturbi del comportamento alimentare sono tra le patologie più insidiose e profonde del nostro tempo.
Dott.ssa Luisa De Mari
Torino

Dott.ssa Luisa De Mari Psicologo a Torino

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Salve Gentile Ragazza, è una sensazione demoralizzante non riuscirsi a controllarsi sul cibo, essere in balia dei proprio desideri senza più sentire i propri reali bisogni di nutrimento. La sua situazione dovrebbe essere tenuta sotto controllo attraverso un dietologo e una psicologa in grado di assicurarle un contesto accogliente e contenitivo. Spesso la fame psicologica e' fame di bisogni mai soddisfatti e annullamento di se stesse nel mondo e delle relazioni. Spero trovi la forza di uscire di casa e chiedere aiuto.

Dott.ssa Silvia Rotondi Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Cara Nataliya,
questo stile di vita, finora, le ha portato più vantaggi o svantaggi?
Cosa potrebbe fare per peggiorare ulteriormente le cose?
Quali soluzioni ha tentato finora per liberarsi da questa "dipendenza"?

Queste domande possono essere un punto di partenza, per lei, per guardare con attenzione quello che le accade. Assumersi la responsabilità di scegliere di fare qualcosa è il secondo passo.

Per questo, può cominciare parlandone con il suo medico di base, con uno psicologo del consultorio, una nutrizionista, oppure contattare un centro che si occupi di comportamento alimentare.

Un saluto e auguri per il suo percorso.

Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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Buongiorno Nataliya, le faccio una domanda paradossale:è sicura di voler essere aiutata? Ormai tutti sanno che esistono terapeuti o centri ad hoc per i disturbi alimentari e non credo che lei non lo sappia.Non credo neanche che lei non sappia che rivolgere domande in contesti come questi, non le può dare la soluzione. Tuttavia forse un pochino il senso di colpa si placa. Credo che lei sia ben cosciente di cosa si dovrebbe fare, purtroppo, è probabile che non sia pronta emotivamente ad affrontare un percorso dove la sofferenza della cura potrebbe essere peggiore della sofferenza di ciò che causa un disturbo alimentare.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti, Psicologo/Psicoterapeuta Costruttivista Postrazionalista-Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Buongiorno gentile Natalia,
il problema che l'affligge copre altro, ed è questo altro - difficile gestione delle emozioni, difficoltà a relazionarsi senza sentirsi scoperta nel profondo, fissazione ad uno svezzamento primario difficoltoso, sentimenti profondi di inadeguatezza, ed altri particolari specifici al suo caso - che le provoca l'assunzione coatta di cibo per placare l'angoscia dilagante. La cosa migliore da fare è recarsi presso il centro disturbi alimentari più vicino a casa sua. La cura multidisciplinare le permetterà di essere seguita e supportata psicologicamente in modo adeguato alle sue esigenze. Può contattare la sua ASL di appartenenza per ricevere tutte le informazioni che le servono.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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