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Convivenza: quando è giusto parlarne?

Inviata da Mia il 14 dic 2014 Terapia di coppia

Siamo una coppia di rispettivi 28 e 30 anni. Stiamo insieme da un anno e mezzo ormai. La nostra storia è nata per caso e ci siamo innamorati altrettanto per caso, essendoci incontrati in un momento della nostra vita in cui nessuno dei due voleva "storie serie". Eppure è successo, e siamo felicissimi.
Il nostro rapporto può dirsi, ad oggi, completo ed appagante sotto ogni aspetto, se non fosse per il tema, quasi tabù, della convivenza. Io sono più giovane di lui ma vivevo da sola prima di conoscerlo, per poi esser dovuta rientrare a casa dei miei genitori a causa di problemi economici che non sto a spiegare ma che, comunque, si sono risolti. Lui, a quasi 30 anni, non ha mai vissuto da solo, pur avendone ampie possibilità in quanto intestatario di un appartamento che, fino ad un anno fa, ha sempre affittato, e che ora, andati via gli ultimi inquilini, ha arredato e si è sistemato per lui, pur non utilizzandolo mai come casa principale quanto piuttosto come "rifugio" mio e suo durante il nostro tempo libero o una volta ogni tanto infrasettimanalmente. La cosa ovviamente non era nata così... Andata via la coppia di inquilini lui, preso dall'entusiasmo, aveva deciso di ristrutturare quella casa e di andarci finalmente a vivere, ma poi qualcosa si è bloccato.
Io, in sostanza, faccio su e giù nei giorni in cui anche lui è lì, ma che comunque non si concretizzano in più di due a settimana. Essendosi risolti anche i problemi economici che mi avevano portata a tornare dai miei genitori bramo dalla voglia di riconquistare la mia libertà, ma mi sembrerebbe innaturale e frustrante andare a vivere per conto mio. Il mio futuro lo vedo con lui e pertanto vorrei poter condividere con lui una casa come tutte le coppie assodate che lavorano e che possono permettersi di farlo senza andare incontro ad eccessivi sacrifici. Lui non ha ovviamente intenzione di affittare/comprare altri appartamenti, avendone già uno a disposizione e arredato e ristrutturato da pochissimo come di suo gusto... e proprio per questo motivo io mi sento in difficoltà ad affrontare il discorso, perché mi sentirei di "accollarmi", avrei timore di essere invadente, e di spaventarlo. Mi rendo conto già da sola che è assurdo farsi questo tipo di problemi con il proprio uomo, ma la situazione è molto particolare anche e soprattutto per il fatto che lui stesso non si decide a staccarsi definitivamente da casa dei suoi genitori. Come dovrei comportarmi? Come posso relazionarmi a lui senza "spaventarlo"?

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Buongiorno gentile Olimpia,
parla di "rapporto completo e appagante" ma prova timore a comunicare al suo fidanzato altri aspetti importanti di sè e dei suoi desideri. Credo che dovrebbe interrogarsi su questo. Come si può pensare che un rapporto sentimentale è completo se la comunicazione è parziale? Le capita di essere trattenuta anche su altri aspetti della relazione? Può partire da lontano nell'indagare le intenzioni e aspettative del suo fidanzato sulla convivenza e piano piano arrivare a voi.
Cordialmente
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Buongiorno Olimpia,
è possibile che, prima di sperimentarsi in coppia, il suo compagno voglia farlo da solo, con i suoi tempi e con le modalità che, più adeguatamente, gli consentiranno di prendere le distanze dalla sua famiglia.

Se non si hanno pretese o bisogni impellenti, è possibile affrontare qualsiasi argomento in coppia, senza per questo invadere o spaventare l'altro.

Un caro saluto

Dott.ssa Valentina Nappo Psicologo a Napoli

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Gentile Olimpia,

ciò che lei descrive fa parte di un iter, quasi, naturale. Normalmente, infatti, sono le donne a sentire, prima dell'uomo, il desiderio di "concretezza", "convivenza", "costruzione". Gli uomini ci arrivano, spesso, grazie a noi. Quel che dovrebbe fare, a un esame superficiale della sua richiesta, è, prima di tutto, "rilassarsi", "non avere fretta", non metterla e non mettersela. Secondo, deve aprire un dialogo maturo e sincero con il suo fidanzato, cercando di chiarirgli bene le ragioni del suo dire e del suo desiderio. Sarebbe il caso di valutare bene le reazioni dell'interlocutore, nella stessa misura in cui debbono essere valutate le emozioni, i sentimenti, i desideri che lei sta mettendo in gioco. Il vostro rapporto è evidente che necessita di una ri-evoluzione. Aiutarla con poche battute non è semplice, ma ci proverò! Intanto, non sottovaluti qualsiasi forma di rifiuto o di negazione di un dialogo da parte del suo fidanzato, ma rispetti anche i tempi di adattamento, comprensione, riedizione, elaborazione. Se lei sta mettendo sul fuoco qualcosa di nuovo, a cui lui ancora non si sente pronto, pensi a quanta dose di dolcezza, mista a ragionevolezza potrà occorrerle per non scadere dalla parte del torto o rovinare un rapporto che ancora è giovane e in costruzione. Pensi anche a tutte le possibili forme di interferenze che possono inferire su un pensiero o un desiderio. Magari anche lui ci ha pensato, magari anche lui ha dei dubbi, magari non ha il coraggio di esprimere qualche dubbio con lei, per lo stesso timore di perderla che ha lei. Le consiglierei di predisporlo e predisporsi all'ascolto. Vedrà che, mediando il tutto con la ragione e il filtro cognitivo (valutando bene sia se stessa sia il suo amato), arriverà a capo a tutto questo. Dopo tre anni, scommetto che lei possa intuire molte ragioni, molte considerazioni. Ma prima di parlare con lui, rifletta molto attentamente. Meglio non correre, in questi casi, ma agire con astuzia. Cordialità, Doc L.V.

Dott.ssa Laura Valenti Psicologo a Palermo

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Gentile Olimpia
invece io direi che non è per niente "assurdo farsi questi problemi" con lui.
Ho ripreso in citazione la sua ultima parte della lettera xchè mi sembra importante sottolineare a lei che il suo pensiero di "accollarsi" (e questo non è bello) è legittimo come pensiero nella situazione da lei descritta .
Sebbene questa sua relazione è ottima nella "forma" in cui è attualmente, è pure evidente che ci sono delle forti resistenze al cambiamento da parte del suo lui (e forse anche in lei.)
Non mi spiego come mai questa possibilità di sistemare la casa (di lui) per voi due non sia emersa prima...prima che lui appunto scegliesse e sistemasse questo appartamentino a suo gusto e a sua destinazione d'uso.
Il fatto poi che ci andiate insieme una o due volte la settimana mi sembra il minimo, ci mancherebbe che lei non potesse andare.
Dato che lei dice di aver voglia di tornare autonoma e di aver superato i precedenti problemi economici, perché non prende anche lei un appartamentino per lei in affitto?
Penso potrebbe essere utile la cosa per verificare la vostra attuale voglia di vita insieme o forse, sotto sotto, siete rimasti come all'inizio quando "nessuno dei due voleva storie serie"...chissà???
Cordiale saluti
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Cara Olimpia,
Parlane apertamente con lui, senza timori. Solo confrantandovi apertamente potrete dare una svolta alla situazione.
Cordialmente,
Dott.ssa Gerbi

Dott.ssa Martina Gerbi Psicologo a Asti

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