Controllare il cibo

Inviata da blackcherry86 il 11 giu 2013 Autostima

Parte tutto dal cibo.
Non so se mi sento più in colpa a parlare di queste cose o più stupida a credere che questo possa essere un problema. In fondo tutta la famiglia è una buon gustaia e sinceramente mio padre non ne ha mai fatto un problema, quindi perchè io dovrei credere che lo sia solo perchè vivo in un'era più complessa? E' ridicolo.
Quando so che devo fare qualcosa, un'uscita particolare, un concerto, un appuntamento, il mio primo pensiero è: mancano tot. giorni potrei mettermi a dieta e, se non per dimagrire, per lo meno essere più sgonfia, così potrei indossare quel vestito e si, ecco starei bene. Ovviamente l'immagine di me magra nella mente non è nulla di lontanamente vicino alla mia immagine reale, non so neanche se riesco a vedermi del tutto. Infatti, poi alla prova vestito è sempre una delusione. Chi troppo vuole nulla stringe. Ma più che la delusione è la soddisfazione nel riuscire magari a tenersi un po', mangiare bene, e disfare tutto il giorno prima dell'evento: sgarrare e ingoiare tutto quello che trovo, rischiando anche di avere mal di pancia.
Ogni emozione è legata al cibo. Se decido di mettermi a dieta penso: adesso mi metto a dieta, così dimagrisco e appena sarò dimagrita potrò concedermi un giorno un'intera vaschetta di gelato. Oppure sono arrabbiata, mangio, mia madre mi fa notare un kg in più mangio, mi dicono che sono magra, allora mi autorizzano a mangiare, sto bene mangio, sono annoiata mangio. Il problema non è la vaschetta di gelato, è che quella vaschetta, quella merendina, quel quadratino di cioccolato si trasformano in uno sgarro che ormai ha rovinato tutto, non c'è più ritorno, e allora sono di nuovo autorizzata a mangiare tutto quello che trovo, tanto ormai ho sgarrato, riprenderò domani. Ma il domani è pieno di nuove tentazioni, e quel domani diventa un lunedì, una settimana prossima, un "facciamo doppo gli esami" e così, i mesi passano e a guardare indietro vedi che nella tua agenda, nel tuo quaderno avevi iniziato una griglia per segnare quello che mangiavi ma la griglia è piena di scritte a biro rossa, perchè hai sbagliato ogni giorno. Quelle scritte rosse, tuttavia, sono rassicuranti, sono come un punto fermo, fa quasi strano vedere quei quattro giorni puliti, scritti solo in nero, ma quei quattro giorni testimoniano che sei riuscita a sgonfiarti, quindi perchè oggi non concederti un cioccolatino, che da domani saranno 2, da dopodomani 3..e il giro continua all'infinito. Eppure lo so, riesco a ragionarci su, sono troppo intelligente per trascurarmi, eppure non ho abbastanza forza per tenermi. Perchè non aumento, in fondo mi sono gonfiata, ma non faccio così schifo..però quando i jeans non ti vanno più, quando nonostante le tue gambe grosse mettevi i pantaloni di tua mamma, così piccola e snella, quando andavi in giro con le magliette attillate perchè la pancia piatta era il tuo punto di forza. Ecco i vestiti che non puoi più mettere non possono mentire per te. Non ti possono dire che sei ancora magra, non ti possono far sentire bene quando sai che non è così.
Quello che mi stupisce è che neanche ripensare alla fatica che ho fatto per perdere gli ultimi 25/27 kg, mi fa reagire..come si fa a volere una cosa e a non riuscire a raggiungerla? Eppure sai che questo ti porta al punto di partenza, oppure pensi davvero che stavolta riuscendo a trattenerti due settimane, a mangiarne altre due, a trattenerti due settimane, altre due a mangiare riuscirai a rimanere stabile?? Cioè è questo che hai imparato dalla dieta precedente? Non a prenderti cura di te e a sentire quella splendida sensazione di stomaco vuoto, di sazietà giusta, di agio nello stare in mezzo alle persone perchè quel tipo di alimentazione non ti ha mai fatto male? Ma al contrario ti ha fatto sentire sempre bene e piena di energia?? Non si può voler mangiare sano per potersi ingozzare di schifezze?? Forse il problema è questo: che mangio sano per dimagrire, non per stare bene e quando sono stanca non reggo più, anche se i miei periodi di "reggenza" sono davvero brevi.
Il fatto è che io non mi vedo realmente, quand'ero grassa, mia madre me lo diceva, ma io non vedevo, andavo fiera per la mia strada, ben vestita, sicura di me..quando sono incominciata a dimagrire fino al mio peso ideale (54/55 kg, ora ne ripeso di nuovo 62) ho incominciato a vedere, ma ho visto chiaramente solo a fine trasformazione..era di nuovo magra come da giovane, ero bella, non avevo più ansia, mi sentivo pronta a spaccare il mondo..perchè la magrezza può tutto. A me piace essere magra e non in modo da piacere agli altri, mi piace il mio fisico da magra, per quanto possa piacermi..ma la magrezza apre tutte le porte nella mia testa: se devo uscire con le persone e ho la pancia sgonfia e piatta mi sento sicura, se mi siedo e mi si vede un rotolo è la fine..non so neanche più come vestirmi, perchè tanto il grasso si vede subito non lo si può nascondere..
Lo sport è una realta molto più altalenante del cibo. Vorrei farlo, ma per me lo sport si comincia da magra: non si va in palestra a dimagrire, si ci va a farsi venire un bel fisico, ma si comincia già da medi/magri. Qualsiasi cosa per me parte dalla magrezza: se vado ad un evento, un'uscita, un concerto, anche con chi conosco penso se quel completo mi starebbe bene e il mio pensiero diventa: sicuramente a una magra starebbe bene.
Ho sedere e gambe abbondanti e seno troppo piccolo se consideriamo l'insieme, ma a me piace sapere di avere delle forme, perchè so che quando mi mantengo nel mio peso (55 kg) le mie gambe sono formose giuste e il mio sedere bello, rotondo, non come quei pali con le stecche al posto delle gambe..per il seno amen, ma la pancia è piatta..ma se questo si trasforma vuol dire che si è perso il controllo e come si può avere controllo su altri aspetti se non si riesce ad averlo su se stessi?
Tutto comincia dal cibo. Se devo iniziare ad applicare delle creme per snellire le gambe o anche semplicemente per prendermene cura (cosa che avevo cominciato a fare con efficacia, ma durata anch'essa due settimane) devo iniziare anche con la dieta. Se da domani comincio seriamente a studiare per preparare l'esame universitario, inizio anche la dieta. Se non inizio la dieta, vuol dire che in qualsiasi campo posso prendermi ancora qualche giorno di libertà. Ovviamente anche nella dieta sono concesse abbuffate "finali" prima di cominciarla seriamente. Poi ci priveremo di tutto, perchè essere magra mi rende felice e posso anche concedermi un gelato o una merendina, perchè tanto sono magra. Il problema è riuscire il giorno dopo a fermarsi.
Ho una dieta molto equilibrata, fatta dalla dietologa ovviamente, che tendo a tenere appesa in cucina, così ci passo davanti. Comprende carne, pesce, verdure (le mie nemiche), pasta quanto basta, latticini quanto basta, uova, spuntini. Insomma c'è tutto. Mi ha davvero ritrasformata e io gliene sono grata. Ma in una giornata sono capace di partire bene e consumare patatine, cioccolato, più merendine, lasciare nel frigo quello che avevo preparato per la dieta e consumare quello che ha cucinato mia mamma, anche in poco tempo e arrivare così a sera gonfia e con i sensi di colpa. Perchè ormai ciò che è fatto è fatto posso solo riprovarci domani.
un esempio? Ieri convinta di iniziare la dieta ho fatto colazione con il mio thè e i miei pavesini, a metà mattina uno yogurt, a pranzo pollo cetrioli carote e 3 fette d'ananas come previsto. Dopo pranzo ho bisogno del dolcetto, cerco di non pensarci, ma combatto con quel pensiero finchè non l'ho mangiato, ho mangiato una kinder fetta al latte..ok, cosa sarà mai una kinder fetta al latte? ok ho sgarrato, ma se adesso continuo serena la mia giornata, la kinder fetta al latte non peserà così tanto..sarà come aver fatto merenda presto. Ho finito di pranzare all'13.30 e nel giro di due ore, alle 15.30, avevo già fatto 5 merende: comprendenti due merendini bauli al cioccolato, una fetta biscottata con nutella, e altro non lo ricordo nemmeno. Alla sera, ormai, avendo disfatto la giornata ho deciso di non mangiare il pesce e le verdure previste, ma l'insalata di riso che c'era in frigo e i tuc e un bicchiere di coca cola. Una volta iniziato tanto vale approfittarne. Capita anche che in casa non ci sia niente, è ovvio, e allora ogni tanto si aprono gli armadietti alla ricerca di qualcosa, ma lì ci si riesce a salvare.
Se sono fuori casa è la mia salvezza, posso anche non mangiare niente, poi dipende se sono con persone che conosco o con il mio ragazzo mi piace andare al giapponese, in qualche trattoria (che anche lì se fosse quella volta a settimana o ogni due settimane non sussisterebbe problema, ma con quello che mangio a casa il problema c'è eccome). Però anche lì è la solita cosa, se sono stata a dieta tutta la settimana, basta una mangiata per riaprire la voragine. Generalmente fuori però non mi piace girare necessariamente con la pancia piena o necessitare del bagno, quindi cerco di trattenermi, anche perchè se una grassa mangia tanto per forza è grassa, si vede, se una fosse magra e mangiasse tanto, direbbero solo: ah bhe ma lei può tanto è magra. Se mi trattengo mi trovo a pensare con cosa di buono potrei recuperare la sera a casa. A volte, dopo aver mangiato all you can eat giapponese, vado a casa e alla sera compro la pizza, non perchè la voglia o ce la faccia, ma sempre perchè già che ci siamo, visto che domani dovrò ricominciare la dieta, tanto vale godersela. Ecco, si, dopo 2 settimane che mangio a caso, non sento neanche più il gusto delle cose.
Che poi sto male fisicamente, il più delle volte mi si irrita il colon e mi fa male la pancia, divento stitica e trattenendo comunque molto liquidi proprio nelle gambe, appena ingrasso mi danno fastidio perchè le sento pesanti e con il caldo è una tortura.
Non lo so, lo trovo stupido davvero, questi non sono problemi seri, ma voglio smettere e ogni volta è una scusa, del tipo, adesso finisco quest'esame e quando sono più tranquilla, inizio la dieta, le creme e la palestra (in camera mia ho un'ellittica, i pesi, il tappetino e video di aerobica, usati raramente o per periodi brevi), sempre perchè deve iniziare tutto insieme. Ma a volte questo periodo ci mette un po' ad arrivare. Adesso per esempio è da marzo che sto facendo così. Poi mi vergogno a uscire o ad essere sociale, perchè non mi sento a mio agio. E poi quando rispetto dieta e movimento mi sento davvero bene, soprattutto con il movimento (che è forse poi la cosa più importante), ma ogni volta che fallisco la delusione è sempre maggiore.

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Cara Va,
Sono del parere che spesso i cosiddetti disturbi dell'alimentazione nascondano altro, in generale chi tende ad abbuffarsi fino a stare male, perdendo pure il gusto del cibo è perché ha un vuoto da colmare. Con ciò intendo spiegare che a mio avviso non è solo una questione, che pure esiste, di cattive abitudini alimentari, ma anche e sopratutto una modalità di esprimere un malessere. Per comprendere le radici del tuo malessere che ti spingono a non ascoltare il tuo corpo ti invito ad intraprendere un percorso di psicoterapia. Ci tengo anche a scriverti che dalla tua lunga mail l'immagine/sensazione più ricorrente che ho avuto durante la lettura è stata di una giovane donna le cui emozioni/sensazioni subiscono continui picchi: dall'illusione/fiducia che qualcosa cambi, si metta a posto, alle brusche discese di sconfitta e demotivazione in cui si sperimenta il fallimento. Ho provato un senso di vera e propria "stanchezza/spossatezza" fisica e psichica oltre che una profonda delusione e amarezza per questo andamento altalenante.
Cordialmente
Dott.ssa Mariella Genovese psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Mariella Genovese Psicologo a Reggio Calabria

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Gentile Va, mi vien subito da dire: quanta fatica, quanto controllo, quanto dispendio di energie mentali... Mi sovviene l'immagine del piccolo criceto che corre affannosamente sulla ruota ... ma non arriva da nessuna parte naturalmente. Nel tuo scritto tendi a sminuire tutto ciò, quasi classificandolo come un falso problema. In realtà si tratta di un problema vero e proprio, che assorbe tutte le energie e, proprio come su una ruota, circolarmente scatena un meccanismo di consolazione e punizione. La questione è assai complessa e da non sottovalutare e dunque necessita di essere portata entro uno spazio di ascolto professionale. Sono molti i professionisti che si occupano di questioni alimentari e sono sicura che la capacità di introspezione che hai dimostrato, necessaria per affrontare un adeguato percorso psicologico, accelererà i tempi per riconquistare il benessere psico-fisico. Rimanendo a disposizione per eventuali chiarimenti porgo i miei saluti. Dott.ssa S. Orlandini

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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Gentile Va, non ho intenzione di drammatizzare il tuo caso anche se dopo tanti anni di lavoro nei disturbi della condotta alimentare so che è quello che dovrei e che tanto non basterebbe. Mi limito a farti notare che forse le tue continue svalutazioni di questa problematica sono in contraddizione con quella che è una lunga lettera e un forte bisogno di comprendere le proprie problematiche con il cibo, problematiche che dal mio punto di vista, dopo aver letto la tua coraggiosa lettera, posso dirti che esistono.
Il circolo vizioso che descrivi e del quale sei prigioniera fa riferimento ad un ideazione un po' ossessiva sul cibo e sul proprio aspetto corporeo, con continui tentativi di controllo e conseguenti sensi di colpa legati al discontrollo e al conseguente senso di fallimento.
Quello che descrivi è molto vicino ad un "Binge Eating Disorder" che è uno dei disturbi del comportamento alimentare che si sono maggiormente diffusi nell'ultimo decennio. Dici che il problema non c'è, io credo invece che un problema ci sia, non tanto per il semplice fatto che hai scritto in questo sito, in quanto tu stessa riporti come dterminate dinamiche e sensazioni ti portino anche ad evitare talvolta le situazioni sociali, ad avere sensi di colpa e ad arrivare a soffrire con lo stomaco.
Dici che questi "non sono problemi seri", io non sono daccordo ritengo che questi siano problemi che possono divenire sempre più seri e che prima vengono affrontati e meglio è da un punto di vista prognostico. Il punto che forse puoi cominciare a comprendere è che i tuoi problemi non riguardano il cibo ma è piuttosto attraverso il cibo che vengono espressi e prendono forma. Accennavi a tua madre, donna snella e sempre in forma, che ti faceva notare di essere grassa, negli ultimi tre anni ho visto più di 300 famiglie con figli che avevano un DCA, e posso dirti come è noto anche in letteratura, che stiamo parlando di un problema psicosomatico in cui sul cibo e sulla propria immagine corporea vi è lo spostamento di tutta un'altra serie di problematiche mai esclusivamente personali ma rintracciabili all'interno del contesto e delle relazioni familiari.
Con questo non sto colpevolizzando i tuoi familairi, volglio solo dire che non stiamo parlando di un problema tutto tuo, nè tanto meno di un problema che dovresti affrontare da sola senza coinvolgere la tua famiglia. Tu ovviamente farai quello che credi, probabilmente continuando ad annaspare in questo equilibrato squilibrio finché il problema non diventa tale da darti la forza per diventare consapevole della sua esistenza, ma quello che ti consiglio io è di afforntare la cosa senza correre il rischio che la cosa si acuisca rendendo il lavoro terapeutico ancor più difficile.
Se mai tu vorrai parlarne con i tuoi familiari e rivolgerti a qualcuno, sappi che queste difficoltà vanno affrontate in equipe perché è molto difficle risovlerle con un solo psicoterapeuta nella sua stanza, pertanto ti consiglio di cercare un centro specializzato nella cura dei DCA.
Cordiali saluti
Dott. Luca Altieri da Perugia

Dott. Luca Altieri Psicologo a Perugia

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Cara Va,
talvolta il cibo si può usare per modulare le emozioni che non si riescono a gestire in altra maniera. Il corpo stesso diviene il primo mezzo per esprimere le emozioni. Sarebbe però imoprtante che lei si rivolgesse a uno psicologo della sua zona per valutare meglio la sua situazione approfondendo la sua storia personale e la relazione con le figure genitoriali.

Cordialmente,

Dr. Antonio Cisternino

Dottor Antonio Cisternino MDPAC Psicologo a Torino

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Buongiorno gentile Va,
il suo bisogno di essere ascoltata nell'importante disagio che sta vivendo vuole l'attenzione necessaria che merita ma non è on line che si può realizzare, è necessario che incontri in presenza uno psicologo picoterapeuta dove valutare se sia il caso di intraprendere un percorso terapeutico in equipe presso un centro per i disturbi alimentari. Ritengo che ci possa essere un'urgenza nel suo caso vista la qualità della vita ostacolata dal pensiero dominante verso il cibo ma anche un'attenzione alla sua forte ansia che ne determina l'andamento fluttuante.
Cordialmente

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Gentile Va,
dal suo lungo scritto si percepisce tutta la fatica e l'esasperazione di questa situazione in cui non riesce a rendere più fluido il suo rapporto con il cibo, restandone come intrappolata. E' anche vero che sarebbe utile prima di tutto capire i motivi e le origini di questa dinamica, spesso c'è un significato profondo a questioni concrete e materiali che ne impedisce il superamento. Inoltre può essere difficile uscire da questo circolo da sola, perciò le suggerisco da un lato di affidarsi ad un medico dietologo e dall'altro di cercare uno psicologo della sua zona a cui chiedere una consulenza, proprio per essere aiutata nell'occuparsi degli aspetti più concreti ma anche di quelli più emotivi. Se lo desidera rimango a sua disposizione. Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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