Continui pensieri e problemi senza risposta. Come muovermi?

Inviata da Marta · 14 dic 2020

Buongiorno. Scrivo per capire come fare a gestire questi malesseri e probailmente finirò per essere prolissa. Sono una ragazza di 22 anni e nonostante l'impegno con l'università e la vita di tutti i giorni, mi trovo perennemente distratta da "questioni interne". Penso e ripenso fino alla nausea e non arrivo mai ad un punto di svolta. Più cerco di concentrarmi su cose pratiche, più è facile cadere impulsivamente in una distrazione. Il punto è che a distrarmi non sono altro che i miei stessi pensieri. A cosa penso? A cose inutili, ma soprattutto ad un modo per capirmi, per smettere di domandarmi come mai sono in un certo modo e forse per accettare a sopportarmi. Trovo estremamente difficile essere me stessa, direi estenuante e limitante. L'idea di dovermi gestire per ancora tanti anni mi sfinisce. Questo è il modo in cui inquadro il mio malessere, che mi toglie energie e serenità da anni.

Eppure, da fuori sembra tutt'altra storia. Se chiedo ai miei genitori, per loro mi manca soltanto un po' di autostima (minimizzo le mie capacità e non ho grandi sogni per me stessa). Si dimenticano di tutte le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, non solo un lavoro molto invadente. Un problema di udito che ha oscurato tutti gli altri problemi, il non riuscire ad entrare in sintonia con i miei coetanei (fino al punto di soffrire pesantemente durante gli anni delle superiori), il continuo perdersi nelle cose più semplici e, di fronte alle incomprensioni, l'andare in tilt con scatti d'ira contro me stessa. Tutte queste cose sono state solo parzialmente discusse, in passato, con un professionista. Mi vergogno abbastanza dei miei problemi, mi sembra di essere esagerata. Tra il non sentire niente e il vivere il tutto con troppa intensità.

Da sempre fuori casa sono una persona completamente diversa e di conseguenza impacciata tanto cerco di controllarmi. Le crisi di rabbia le ho avute sempre e solo a casa, lo sconforto anche. Non sembro tormentata, sorrido spesso. Altra costante, non riesco ad individuare le mie emozioni. Solo la rabbia mi restituisce delle sensazioni fisiche e il resto appare anonimo, anche se ricorrente. Non sono sicura di cosa provo, non so cosa mi faccia stare bene. Non riesco nemmeno a rendere a parole quanto estenuante sia convivere con me stessa. Pensare a mille intrecci e poi non rimane niente a cui aggrapparsi. Aspettare con frenesia di stare da sola per poter pensare e capire cosa mi manca per chiudere il cerchio. Tutti si sono preoccupati sempre e solo delle mie scarse capacità relazionali e hanno sempre spinto affinché provassi nuove esperienze. Dopo anni ho messo a fuoco due elementi: ho il terrore del rifiuto (sono stata adottata, figlia unica) e mi sento a disagio con me stessa e non so cosa genera questa orribile sensazione. Mi sembra di fingere, ma non saprei dire qual è la versione di me più autentica. Inoltre, sono passata come timida per una vita, ma probabilmente sono solo introversa e detesto stare al centro dell'attenzione. Non capisco quando si tratta di una battuta e mi è difficile essere leggera, anche se apprezzo momenti spensierati. Trovare argomenti in comune mi viene molto difficile. Se si inizia un discorso non è detto che sappia cosa rispondere, come se tutti tranne me avessero delle frasi che si auto-compilano. Mi impegno e cerco di non isolarmi del tutto, ma sembro andare bene solo come compagna di corso a cui chiedere gli appunti. L'udito ha influenzato queste mie difficoltà (dovendo chiedere di ripetere mi convinco di passare per distratta o stupida), ma fino a che punto? Queste difficoltà mi pesano meno rispetto al passato, ma mi portano a domandarmi come mai? Io le incomprensioni non le so gestire, le frasi troppo veloci e magari con i doppi sensi.

A volte mi domando se sono immatura per la mia età, meglio direi matura solo su alcune cose. Ho spesso avuto problemi ad adattarmi a nuove fasi della mia vita (l'ingresso in adolescenza, l'università da pendolare e via dicendo) e soprattutto, con una certa vergogna, ammetto di aver difficoltà ad essere indipendente e tenermi bene. A 12 anni sognavo di essere molto indipendente (viaggi, patente ecc.), adesso i miei sogni di indipendenza si sono molto ridotti - spesso ho paura. In generale, faccio molta fatica a dire cosa mi piacerebbe per il futuro, neanche troppo lontano. Non ho chissà che sogni e desideri. Tenere il mio corpo in ordine è una sfida ogni giorno, non diventa mai un'abitudine. Non riesco ad essere costante e la sensazione di benessere passa del tutto in secondo piano. Non ho mai capito queste mie difficoltà presenti sin da bambina. Poi, ho notato che un sentimento fisico o romantico, simile all'attrazione, anche solo per personaggi fittizi o famosi, non l'ho mai provato. Di per sé non è un dramma, ma ha generato alcune domande. Non ho mai capito se guardo alle altre ragazze perchè le ammiro dove io ho importanti lavune o se l'interesse fosse di altra natura. Al momento credo che le cose si sovrappongono. Il problema è che non sono abbastanza forte per affontare le avversità che ne derivano, specie in un paesino di provincia e con il rischio che i miei genitori non mi supportino. Il dubbio di essere immatura riguarda anche la mia bassa tolleranza allo stress. Le crisi di pianto e rabbia sono sempre in risposta a sciocchezze. Ad esempio, la macchina che per poco non batteva contro un muretto, la sensazione di aver detto qualcosa di sbagliato e irrimediabile e via dicendo. Posso dare un esame in università, ma se mi cambiano i piani nel pomeriggio e devo lasciare la stanza-studio a qualcun altro, senza preavviso, diventa un problema enorme. Anche semplicemente andare a camminare mi sfinisce mentalmente. Questo mette in evidenza un punto importante, sono stanca e sfinita da tutta questa situazione.
Tutto questo diventa troppo da gestire nel momento in cui si trasforma in continui pensieri e dubbi. Per smettere di confrontarmi e fare il mio percorso, tuttavia dovrei forse avere una vaga idea di chi sono e cosa voglio. Io sento il bisogno di risposte per poter andare avanti e mettermi il cervello in pace. Quindi, nei limiti di quanto possibile su questa piattaforma, quali sono le categorie in cui si inseriscono i miei problemi? In passato mi avevano anche suggerito che potessi avere l'ADHD, ma sembra molto difficile trovare uno specialista che se ne occupi nell'età adulta.
In ogni caso, ho cercato in zona di iniziare un percorso di terapia. C'è sempre un motivo per rimandare, di fatto è più di un anno che rimando. Senza giri di parole, i miei genitori non credono molto nell'utilità di una terapia e pesa anche un precedente. Due anni fa, per diversi mesi sono andata in terapia e non mi sono per niente accorta di non trovarmi bene con quella persona. Passavano mesi tra un appuntamento all'altro alla fine. Ho perso tempo e denaro ed è rimasta l'idea che non ho buona capacità di giudizio. Dunque, come muovermi?

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