Consumato da solitudine, senza speranza

Inviata da Gabriele · 23 mag 2016 Crisi esistenziale

Da dove cominciare. Sono stato schiacciato dalla mia vita. Soglia dei 30 anni, lasciato dalla ragazza mesi fa, mai ripresomi, non ho costruito nulla nella vita. Nonostante fossi un ragazzino dotato non riesco a terminare gli studi, avendo sbagliato indirizzo universitario e trovando frustranti argomenti che non fanno per me.
Credo di aver scatenato questi miei sentimenti depressivi mesi fa, nel momento di essere lasciato, per problemi di sessualità e negatività che si protraevano da tempo. Da allora ho tentato di resistere e riprendermi da solo ma non ce l'ho fatta. Mi sono rivolto ad uno psicologo due settimane fa. Forse troppo tardi, dato che credo di essere alla frutta. Ovviamente non pretendo di avere risultati immediati, abbiamo avuto solo due sedute, ma mi sono sorte alcune perplessità:

1)Apprezzo il suo tono molto confidenziale, ma ho paura che nel tempo non riesca a convincermi (sono un tipo poco influenzabile). Avrei bisogno che fosse più autoritario e distaccato. Ho esposto questa mio dubbio l'ultima volta. Lui mi ha subito proposto di cambiare i toni, ma po ho detto che andava bene così per paura di offenderlo. Forse dovrei tornare sui miei passi e farglielo notare nella prossima seduta? Ho paura di poterlo indisporre o confonderlo.

2)Dato che credo di non poter resistere ancora a lungo a questa sofferenza e avendo capito che il percorso con lui è abbastanza diluito nel tempo (parliamo di una pianificazione basata su un incontro ogni due settimane) temo di non riuscire a farmi bastare il suo aiuto. Ho paura di non resistere. Dovrei sollecitarlo ad condensare i nostri incontri, almeno all'inizio?

Vorrei ora parlare di come mi sento. Non ho voglia di andare avanti, ci sono minuti, ore, giornate in cui continuare a stare al mondo mi fa soffrire, per ciò che ho perso e per non riuscire nemmeno ad immaginare di ricostruire la mia felicità, avendo problemi di sessualità. Non ho commesso sciocchezze solo perché non sono abbastanza egoista da far ricadere questa sofferenza sugli altri. Ho dei cari amici che hanno tentato di aiutarmi, ma per ogni sera nella quale le loro parole mi hanno sollevato e permesso di dormire, corrisponde una mattina di reset mentale, nella quale soffro sia ad alzarmi che a restare a letto a non fare nulla. Ma il fine settimana è dura, soprattutto quando resto solo, avendo ognuno di essi la propria vita privata. Oggi sto veramente male, vuoto, abbandonato a me stesso, e ripenso anche a lei che, sapendo della mia sofferenza, incredibilmente ha scelto di non aiutarmi e di non rivolgermi più la parola, dandomi il colpo di grazia (avevamo deciso di lasciarci da buoni amici, cosa per me di vitale importanza per dare un senso a questi ultimi anni vissuti). Cosa devo fare? Devo tenere duro e aspettare con pazienza i frutti del percorso terapeutico? E come fare a resistere quando sono solo per giornate intere, come oggi?

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Miglior risposta 23 MAG 2016

Buongiorno Gabriele,

ne parli ancora con lo psicologo che ha incontrato settimana scorsa, ci confronti ancora con lui.
E poi pazienza...

Dott.ssa Cristina Fumi
psicologa psicoterapeuta
Milano

Dott.ssa Cristina Fumi Psicologo a Milano

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