Buonasera, sono una ragazza di 26/27 anni e sono già danzata da quasi 4 anni con un ragazzo di 29/30. Lui è la mia prima relazione.. lui è una persona molto buona con la testa sulle spalle ma ha un grande problema nella gestione delle emozioni in particolare la rabbia. Ha sicuramente dei traumi di infanzia e nell’arco della sua vita non ha mai arrivato a una maturità emotiva. In questi quattro anni è migliorato tanto ha iniziato ad aprirsi ma nelle giornate no o se c’è qualcosa che non va risponde da passivo aggressivo, in modo sarcastico.. in questi quattro anni però sono successi degli episodi in cui si è arrabbiato talmente tanto da tirare oggetti per terra e sul muro ribaltare il materasso e urlarmi.. non tanti ma è capitato quattro episodi in particolare in questi 4 anni in cui mi ha spinto 2/3 volte e due sere fa mi ha tirato una ginocchiata leggera non mi ha fatto male in nessuna delle volte ma mi ha spaventato e me lo ha fatto scendere come persona. La me razionale vorrebbe lasciarlo ma io so che non è una persona cattiva anzi è stato cresciuto con i miei stessi valori. Lui è stra consapevole dell’errore che ha fatto e sa benissimo che scatta per le minime cose. Esce dalla sua finestra di tolleranza per nulla va in iper attivazione quando si rende conto torna razionale e si parla. Solo che non era mai capitato quello che è successo due sere fa e non so cosa fare. Io vorrei che andasse in terapia, lui non si sente a suo agio a parlare con sconosciuti e si sente una merda della reazione avuta e si vergogna. Io ho preso le distanze e gli ho detto però che gli avrei dato l’ultima possibilità. Io penso che da solo è difficile che ne possa uscire so anche che non posso costringerlo e non so come posso aiutarlo.. litighiamo sempre di minime cose non su cose gravi scatta su stupidaggini.. se lo ferisco con le mie parole oppure è capitato quando gli parlavo sopra, quando si sente trattato come un bambino.. o quando si sente sminuito.. è una persona emotiva e buona.. mi ha deluso e schifato la sua reazione ma lo amo e lui mi ama.. come mi devo comportare? Cosa posso fare? Come lo aiuto? Io sono certa che con una persona così non voglio stare ma ho la speranza che lui possa cambiare e migliorare..
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21 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 9 persone
Isabella,
i comportamenti che riporti – lanciare oggetti, urlare, spingere, fino ad arrivare alla ginocchiata – rientrano in episodi di aggressività fisica, anche se sporadici o non intenzionalmente lesivi. Il fatto che non ti abbia fatto male non ne riduce il significato: il confine della sicurezza nella relazione è già stato oltrepassato, e questo è un elemento clinicamente rilevante.
Comprendo il tuo conflitto interno: da una parte riconosci in lui aspetti positivi, la consapevolezza e i miglioramenti nel tempo; dall’altra provi paura, disgusto e perdita di fiducia. Queste due dimensioni possono coesistere, ma è importante tenere fermo un punto: in una relazione affettiva la sicurezza emotiva e fisica è un prerequisito, non un elemento negoziabile.
Un aspetto centrale riguarda la responsabilità del cambiamento. Le difficoltà nella regolazione emotiva, spesso legate a vissuti infantili, possono spiegare il comportamento, ma non lo giustificano. E soprattutto, non è il partner a poter “aiutare” realmente in questo processo. Un cambiamento stabile richiede che lui:
– riconosca pienamente la gravità degli episodi
– si assuma la responsabilità senza minimizzazioni
– intraprenda autonomamente un percorso strutturato (ad esempio psicoterapia o lavoro specifico sulla gestione della rabbia)
La vergogna che lui prova è un’emozione comprensibile, ma da sola non è sufficiente a produrre un cambiamento. In molti casi, se non accompagnata da un intervento concreto, può portare a chiusura o evitamento.
Hai fatto un passaggio importante nel prendere distanza e nel porre un limite. Tuttavia, affinché questo limite sia efficace, è necessario che sia chiaro e sostenuto da condizioni concrete, non solo dalla speranza che le cose possano migliorare spontaneamente.
È inoltre importante sottolineare che il fatto che lui reagisca in modo intenso a “stimoli minimi” (sentirsi sminuito, interrotto, ferito) indica una difficoltà nella regolazione emotiva, ma non rende accettabile il comportamento aggressivo, né lo rende tua responsabilità.
La tua affermazione “so che con una persona così non voglio stare” è un indicatore di consapevolezza molto significativo. La speranza di cambiamento è comprensibile, ma dovrebbe essere ancorata a segnali concreti e verificabili nel tempo.
In conclusione, è fondamentale che tu possa mantenere come priorità la tua sicurezza e il tuo benessere. L’investimento affettivo non può prescindere dal rispetto dei limiti fondamentali della relazione. Un eventuale percorso di supporto psicologico per te potrebbe aiutarti a rafforzare i confini e a orientarti in modo più lucido nelle tue decisioni.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
Ricevo anche online
12 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Cara Isabella, grazie per aver chiesto aiuto.
La violenza domestica non va mai sottovalutata, ti invito a contattare i numeri di riferimento della tua zona e a chiedere un aiuto concreto.
La situazione che descrivi è molto delicata ed è difficile che possiate farcela da soli.
Il tuo ragazzo deve farsi aiutare da specialisti del settore. Non bisogna provare vergogna, le ferite emotive dovute a traumi di infanzia sono profonde e non differiscono da quelle fisiche se non per il fatto che non si vedono.
Quando ci facciamo male andiamo al pronto soccorso e non proviamo vergogna. Allo stesso modo quando sentiamo di avere ferite e motive dobbiamo appoggiarci ad uno specialista. Psicologi e psicoterapeuti sono abituati a vedere queste casistiche e non hanno giudizi o pregiudizi in merito.
Con un percorso di sostegno ed alcune tecniche (come l'emdr) si può integrare il vissuto traumatico nella propria esperienza ed automaticamente migliorare la regolazione emotiva ed il proprio comportamento.
Tu non puoi obbligarlo ma puoi invitarlo con fermezza ad affrontare le sue battaglie.
Quello che puoi fare inoltre è porre dei limiti. Non accettare situazioni che non ti fanno stare bene né tanto meno di violenza.
Impostare dei limiti nelle relazioni con gli altri è sano e questi, oltre a garantire la tua incolumità ed il tuo benessere, potrebbero essere una buona leva per invitarlo a lavorare su se stesso.
10 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Isabella,
leggendo il suo messaggio si percepisce quanto sia forte il sentimento in questa relazione e quanto stia cercando di fare la cosa giusta, per lui e per sé. Questo la onora.
Tuttavia, c'è una cosa che non posso non nominare con chiarezza: essere spinta e ricevere una ginocchiata, anche se "leggera", non è accettabile né giustificabile, in qualsiasi tipo di relazione.
Non ha importanza quanto lui sia consapevole, dispiaciuto o "buono di fondo": non ho dubbi che lei gli voglia molto bene e, perciò, riesca a vedere anche il buono, il positivo. Ma ha altrettanto importanza, invece, il tuo spavento, l'aver scelto "nonostante tutto" di scrivere su questo portale, il fatto che lei non si senta al sicuro.
Nessuno ha il potere di cambiare le altre persone, per quanto sia il bene che sentiamo di provare. Quindi lei non può cambiare lui e non è suo compito farlo. Il fatto che lei gli abbia dato "un'ultima possibilità" è un segnale che dentro di sé sa già dove si trova il limite.
Il passo più importante che lui potrebbe fare è intraprendere un percorso individuale per la gestione della rabbia (per quello che riporta), ma se non è pronto a farlo, vale la pena chiedersi cosa significhi per il futuro della relazione.
Le consiglio caldamente di non affrontare questa situazione da sola. Non si isoli e, se può, chieda un supporto psicologico.
27 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Ciao Francesco,
la situazione che descrivi riguarda non solo te, ma tutto il nucleo familiare. Le relazioni e le esperienze vissute in famiglia influenzano molto il modo in cui ci sentiamo e prendiamo decisioni. Da quello che racconti, emergono lacune e difficoltà nella tua storia che mostrano quanto sia importante anche per te ricostruire questa storia familiare. Un percorso di supporto psicologico può aiutare a “rimettere insieme i pezzi”: raccontare la storia familiare, usare strumenti come il genogramma – un disegno che mostra legami e relazioni – e creare una narrazione chiara e coerente. Questo permette a ciascuno di capire meglio se stesso, le proprie radici e le dinamiche che lo hanno formato, iniziando un percorso di individuazione, cioè di costruzione della propria identità. Conoscere e riconoscere le proprie radici è fondamentale: solo chi sa da dove viene può “mettere le ali” e muoversi nella vita con maggiore sicurezza e autonomia.
Quello che descrivi riguarda anche una condizione di abuso psicologico, che inizialmente si è manifestata sulla madre e poi su di te. La violenza può assumere forme diverse: concentrare su di sé la gestione economica, usare gli altri, offendere, manipolare. Tutte queste sono forme di abuso e lasciano tracce profonde che meritano di essere riconosciute e affrontate.
Per te è importante sviluppare consapevolezza, imparare a riconoscere quando vieni ingannato o ti autoinganni. L’inganno è quando qualcun altro ti nasconde la verità o ti manipola, mentre l’autoinganno è quando inconsciamente scegli di non vedere certe realtà o ti giustifichi per non affrontarle. Spesso l’ingenuità è una scelta, e prenderne consapevolezza ti permette di fare scelte più libere e coerenti con te stesso. Questo è ciò che intendo per emancipazione: diventare più autonomo, prendere decisioni per te e sentirti più sicuro nelle tue scelte.
Affrontare tutto questo con un percorso guidato può aiutarti a chiarire le tue priorità, rafforzare la tua autonomia e vivere relazioni più sane. Confido nelle tue risorse e nella tua capacità di crescita.
Se vuoi, sono disponibile per approfondire insieme e accompagnarti in questo percorso.
Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e della Salute – Facilitatrice Mindfulness
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buonasera,
da come racconti, arriva molto chiaramente quanto tu sia coinvolta, quanto tu tenga a questa relazione e, allo stesso tempo, quanto tu sia spaventata e delusa per ciò che è successo. Sono due vissuti che sembrano convivere dentro di te: da una parte l’amore e la conoscenza di “chi è lui”, dall’altra una parte più lucida che sente che qualcosa non è accettabile.
Quello che descrivi non riguarda solo una difficoltà nella gestione della rabbia, ma anche il fatto che, in alcuni momenti, questa rabbia esce dal controllo e si esprime attraverso comportamenti fisici (spingerti, lanciare oggetti, arrivare a colpirti, anche se “senza farti male”). È comprensibile che questo ti abbia fatto “scendere” la sua immagine: quando la persona che amiamo diventa improvvisamente fonte di paura, qualcosa dentro si incrina.
È importante dare valore a questa tua reazione. Non è eccessiva, né ingiustificata: è una parte di te che sta cercando di proteggerti.
Mi colpisce anche quanto tu cerchi di comprenderlo: i suoi traumi, la sua difficoltà emotiva, la vergogna che prova dopo. Tutto questo può essere vero. Una persona può essere “buona” e, allo stesso tempo, avere comportamenti che fanno male e che non possono essere tollerati. Le due cose possono coesistere, ma non si annullano a vicenda.
Forse una domanda delicata che puoi porti è: cosa succede dentro di te quando senti di dover “aiutare” lui a cambiare? In qualche modo ti stai mettendo in una posizione in cui il peso della sua trasformazione sembra passare anche da te. Ma il cambiamento, soprattutto su aspetti così profondi come la gestione della rabbia e il controllo degli impulsi, può avvenire solo se è una sua scelta autentica e accompagnata, molto spesso, da un lavoro terapeutico.
Tu hai già colto un punto centrale: da solo difficilmente potrà farcela. E allo stesso tempo senti che non puoi costringerlo. Questo ti mette in una posizione molto faticosa, quasi senza via d’uscita.
Quando parli di “ultima possibilità”, sembra esserci in te il bisogno di dare ancora spazio alla speranza, ma forse anche il tentativo di proteggerti mettendo un limite. Potrebbe essere utile chiederti cosa significhi concretamente questa “ultima possibilità”: quali comportamenti non sei più disposta ad accettare? Cosa dovrebbe cambiare, in modo visibile e stabile, perché tu possa sentirti al sicuro?
Un altro aspetto importante è che gli episodi che descrivi, anche se non frequenti, sembrano avere una certa escalation. E questo può spaventare, perché non sempre è prevedibile fin dove possano arrivare.
Non si tratta di decidere subito cosa fare, ma forse di restare in ascolto profondo di quella parte di te che dice: “con una persona così non voglio stare”. Accanto, c’è un’altra parte che spera che lui possa cambiare. Entrambe meritano spazio, senza che una zittisca l’altra.
Potrebbe esserti utile avere uno spazio tuo, personale, in cui poter pensare a tutto questo con calma e senza sentirti sola nel prendere una decisione così importante.
Se vuoi, possiamo anche provare insieme a chiarire meglio quali sono i tuoi confini e cosa ti aiuterebbe a sentirti davvero al sicuro dentro questa relazione.
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno Isabella,
da ciò che racconti si percepisce quanto tu sia coinvolta emotivamente e quanto questa situazione ti stia mettendo in conflitto tra la parte di te che lo ama e quella che invece si è spaventata e delusa per ciò che è accaduto. È comprensibile sentirsi così quando nella relazione convivono affetto, speranza di cambiamento e comportamenti che fanno stare male o che fanno sentire insicuri.
Gli episodi che descrivi meritano di essere presi molto sul serio. Anche se non ti hanno fatto male fisicamente, il fatto che durante la rabbia ci siano state spinte, lanci di oggetti o gesti aggressivi indica una difficoltà reale nella gestione delle emozioni e degli impulsi. La consapevolezza che lui sembra avere è un elemento importante, ma da sola spesso non è sufficiente a cambiare davvero queste dinamiche.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarlo molto a comprendere meglio cosa succede quando perde il controllo e a sviluppare strumenti più sani per gestire rabbia, frustrazione e attivazione emotiva. Allo stesso tempo, però, è importante ricordare che la scelta di intraprendere una terapia può nascere solo da lui: non può essere imposta dall’esterno.
Per quanto riguarda te, la priorità è ascoltare e proteggere il tuo senso di sicurezza e di rispetto nella relazione. Amare qualcuno e sperare nel suo cambiamento è umano, ma non è tua responsabilità “salvarlo” o farti carico del suo percorso. A volte il modo più sano di aiutare l’altro è porre dei confini chiari e lasciare che sia lui a scegliere se lavorare davvero su di sé.
Se senti che questa situazione ti crea confusione o sofferenza, potrebbe essere molto utile anche per te avere uno spazio di confronto con un professionista, per capire meglio cosa desideri per il tuo futuro e come muoverti in modo più sereno e tutelante per te stessa.
Ti mando un pensiero di vicinanza: non sei sola nel porti queste domande, e chiedere aiuto è già un primo passo importante.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
25 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Grazie Isabella per aver condiviso con tanta onestà questa situazione così dolorosa e complessa.
Essendo la tua prima relazione, è naturale che il legame sia profondo e che la speranza di 'salvare' l'altro sia forte, ma ci sono dei segnali che meritano un’analisi molto lucida.
Dalle tue parole emerge un contrasto netto, cioè l’idea di un ragazzo 'buono' contro azioni che, purtroppo, non sono buone, tirare oggetti, ribaltare materassi e arrivare al contatto fisico (spinte, ginocchiate) non sono semplici 'mancanze di maturità emotiva', ma segnali di un’escalation di violenza. Il fatto che tu ti sia spaventata e abbia provato 'schifo' è il tuo istinto che ti sta inviando un segnale di allarme vitale, non ignorarlo.
Ecco alcuni punti su cui riflettere:
Comprendere i suoi traumi non significa doverne subire le conseguenze sulla tua pelle, molte persone hanno traumi, ma non per questo colpiscono o spaventano il partner. La responsabilità della sua guarigione è solo sua.
Se lui esce dalla sua 'finestra di tolleranza' per delle sciocchezze, significa che non ha il controllo dei suoi impulsi. Senza un percorso terapeutico specialistico, la sola 'buona volontà' o la vergogna del momento non bastano a cambiare schemi neurologici così profondi.
Hai detto che questa è l'ultima possibilità, è fondamentale che questa non sia solo una parola, ma un confine invalicabile per la tua incolumità. L'amore non può e non deve mai fare paura.
Ti invito a spostare il focus da 'come aiuto lui' a 'come proteggo me stessa'. Una relazione costruttiva si basa sul sentirsi al sicuro, non sul camminare costantemente sulle uova per evitare che l'altro esploda. Tu meriti una relazione dove la comunicazione sia verbale, mai fisica.
Ti senti pronta a dare priorità alla tua serenità, anche se questo dovesse significare che lui deve affrontare il suo percorso da solo?
25 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Cara Isabella,
la ringrazio innanzitutto per la fiducia con cui ha condiviso una situazione così delicata. Le sue parole sono molto lucide: da una parte riconosce le qualità del suo compagno e il legame affettivo, dall’altra sente chiaramente paura, delusione e un limite che è stato superato.
È importante chiarire che gli episodi che descrive: il lanciare oggetti, urlare, spingerla, fino al gesto recente della ginocchiata, non sono semplici difficoltà nella gestione della rabbia, ma segnali di comportamenti aggressivi che meritano molta attenzione. Anche se “non le ha fatto male”, il fatto che lei si sia spaventata è un indicatore fondamentale da ascoltare. Non lo trascuri.
Capisco tuttavia il suo conflitto interiore: vedere il buono dell’altra persona e sperare in un cambiamento è umano e del tutto normale. Ma, è importante non minimizzare ciò che è accaduto. La responsabilità di questi comportamenti è del suo compagno, non delle parole che lei può aver detto o delle dinamiche del litigio. Nessuna provocazione giustifica una reazione fisica.
Lei sta già facendo qualcosa di molto importante: ha preso distanza e ha messo un limite. Questo è un segnale di consapevolezza e tutela di sé.
Il fatto che lui provi vergogna può essere un primo segnale di consapevolezza, ma non è sufficiente se non si traduce in azioni concrete e continuative. Non può essere lei a farsi carico del suo cambiamento né a “salvarlo”.
Dire “ultima possibilità” può avere senso solo se accompagnato da condizioni chiare (ad esempio l’inizio di un percorso, l’impegno concreto nel lavorare sulla gestione della rabbia) e dalla consapevolezza che, se queste condizioni non vengono rispettate, lei si tutelerà.
E’ fondamentale per lei, in questo momento, un supporto psicologico che potrebbe aiutarla a elaborare ciò che sta vivendo, a rafforzare i suoi confini e a prendere decisioni che siano davvero protettive per il suo benessere.
L’amore è un elemento importante, ma non è sufficiente quando manca la sicurezza emotiva e fisica. E il fatto che una parte di lei dica “con una persona così non voglio stare” merita di essere ascoltato con molta serietà.
25 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buongiorno Isabella,
quello che descrivi è importante e merita di essere preso sul serio. Le reazioni aggressive, anche quando sono rivolte agli oggetti e non sempre direttamente alla persona, non sono episodi da sottovalutare. La violenza non è solo fisica: esiste anche una componente psicologica fatta di tensione, paura e imprevedibilità che può incidere profondamente sul tuo benessere.
È fondamentale dare a questi comportamenti il giusto peso: non è “niente”, non è “poco”. Sono segnali di una difficoltà nella gestione della rabbia che, se non affrontata, può diventare sempre più problematica.
Capisco anche il tuo dibattimento interno tra ciò che provi per lui e il desiderio di non stare in una relazione che ti fa sentire così. Sono due spinte molto forti e spesso convivono creando confusione e fatica.
Stare in una relazione dovrebbe essere una scelta che senti davvero tua, in cui puoi sentirti al sicuro e rispettata. Se lui non fa il passo di riconoscere la difficoltà e di farsi aiutare da un professionista, diventa comprensibilmente difficile per te immaginare un cambiamento reale.
Per questo motivo, potrebbe essere importante anche per te intraprendere un percorso di supporto psicologico: uno spazio tuo, in cui poter elaborare ciò che stai vivendo, dare ordine alle emozioni e chiarire cosa desideri davvero per te stessa e per il tuo futuro.
Resto a disposizione, in presenza e online.
Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Ciao Isabella.
Posso sentire la tua sofferenza nelle parole che hai scritto. Non deve essere facile trovarsi in una situazione del genere. Dalle esperienze che racconti sicuramente c'è un'incapacità di gestione della rabbia da parte del tuo fidanzato, che ha più volte superato il "limite" in quanto certi comportamenti rischiavano di ferirti, anche se fino ad ora non ti ha effettivamente fatto male. Il tuo fidanzato dovrebbe sicuramente iniziare un percorso di terapia per prendere consapevolezza delle motivazioni sottostanti questa sua rabbia e queste sue azioni, ma potrà farlo solo ed esclusivamente nel momento in cui lui si sentirà pronto.
Ora andiamo a noi, perchè è invece fondamentale concentrarci su di te e sul tuo vissuto e la tua persona in merito a tutto questo.
Emerge sicuramente una contrapposizione tra l'amore che provi per lui e il disprezzo per le sue reazioni. Ma come possono convivere questi due aspetti contemporaneamente dentro di te? è una cosa assolutamente possibile, ed è anzi normale poter provare due emozioni contrastanti per la stessa persona anche perchè in questo caso si riferiscono a due ambiti diversi. Il fatto è questo, tu vuoi continuare a vivere questa relazione con lui nella speranza che lui possa cambiare? perchè devi mettere in conto che si, potrebbe cambiare e potrebbe migliorare, ma potrebbe anche non farlo. Allora prima di tutto tu devi metterti in una posizione di sicurezza nei tuoi confronti e chiarire con lui i limiti dei suoi sfoghi di rabbia, che non devono ASSOLUTAMENTE essere rivolti nei tuoi confronti col rischio di poterti fare male. Poi non puoi essere tu ad aiutarlo o "salvarlo", ma deve farlo da solo quando se la sentirà di farlo. La priorità è che tu stia bene, puoi capire cosa fare solo con un percorso di terapia e/o con una profonda riflessione e connessione con le tue emozioni, in modo da capire qual'è la strada più giusta per te e per il tuo benessere.
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Ciao Isabella,
quello che descrivi merita attenzione e chiarezza: gli episodi che racconti (lanci di oggetti, spinte, gesto fisico anche se “leggero”) non vanno minimizzati. Il fatto che lui sia consapevole e provi vergogna è un elemento importante, ma da solo non è sufficiente a garantire un cambiamento stabile.
La tua parte razionale sta già segnalando un bisogno di protezione. È fondamentale ascoltarla e mettere dei confini chiari: la violenza, anche episodica, non è sostenibile nel tempo.
Se desideri dare una possibilità alla relazione, questa può esistere solo a una condizione precisa: che lui intraprenda un percorso psicologico strutturato sulla gestione della rabbia e delle emozioni. Senza un lavoro guidato, è molto difficile che questi meccanismi cambino davvero. Non puoi “aiutarlo” da sola né assumerti questa responsabilità.
Per te, un supporto psicologico può aiutarti a fare chiarezza, rafforzare i confini e prendere decisioni non guidate dalla paura di perdere la relazione ma dal tuo benessere.
La mindfulness può sostenerti nel ridurre la confusione emotiva e osservare con maggiore lucidità ciò che accade, senza restare intrappolata tra amore e paura. L’approccio corporeo bioenergetico può essere utile per riconoscere i segnali del corpo (tensione, allerta, chiusura) e sviluppare una maggiore capacità di autoregolazione e ascolto profondo, sia per te che, eventualmente, per il tuo partner.
Resta però indispensabile un supporto professionale: è lo spazio in cui questi nodi possono essere compresi e trasformati in sicurezza.
Dentro quello che racconti ci sono già risorse importanti: consapevolezza, capacità di analisi, affettività e desiderio di costruire qualcosa di sano. Sono basi preziose su cui lavorare.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e della Salute – Facilitatrice Mindfulness
Ricevo anche online
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Quello che colpisce nel tuo racconto è che utilizzi una terminologia molto specifica (“finestra di tolleranza”, “iperattivazione”), quindi hai già una buona capacità di lettura del funzionamento emotivo. Questo però mette ancora più in evidenza una discrepanza importante: comprendi bene cosa accade, ma non stai traendo le conseguenze operative da ciò che comprendi.
Perché, al di là delle etichette, il dato clinico resta questo: il tuo partner ha già superato più volte il limite dell’agito fisico. Non è solo disregolazione, è perdita di controllo con acting-out, e questo non si risolve con consapevolezza, senso di colpa o buona intenzione.
C’è poi un altro elemento: nel tuo discorso emerge una tendenza a spostare su di te il compito di aiutarlo e contenerlo, quando in realtà il cambiamento è possibile solo se lui si assume attivamente la responsabilità (e questo implica, nella pratica, un percorso strutturato).
La domanda quindi non è tanto “come posso aiutarlo?”, ma: cosa faccio io davanti a un comportamento che so riconoscere, ma che non viene realmente trattato da chi lo agisce?
E qui torniamo alla tua frase più lucida:
“so che con una persona così non voglio stare”.
Non penso sia un problema di coppia ma è certamente un problema del tuo partner.
In bocca al lupo. Lisa Muto - Inside you
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
cara Isabella,
quello che descrivi ha un nome semplice: violenza. Non “rabbia”, non “traumi”, non “iperattivazione”. Violenza: spintoni, ginocchiata, oggetti lanciati, urla. Anche se “leggera” e anche se lui poi si vergogna. Il fatto che non ti abbia fatto male non è un criterio di sicurezza: è solo fortuna e autocontrollo residuo.
Te lo dico così perché il tuo testo mostra un rischio: stai usando la psicologia per rendere comprensibile ciò che ti spaventa. Capire è utile; giustificare ti mette in pericolo.
1) La regola base: non sei tu che lo aiuti
Non sei tu la terapia. Non sei tu il contenitore delle sue scariche. E soprattutto: non devi “dire le cose nel modo giusto” per non farlo scattare. Quando inizi a camminare sulle uova, sei già dentro un meccanismo abusante (anche se lui “è buono”).
Se lui perde il controllo quando si sente sminuito o quando gli parli sopra, la responsabilità è sua: un adulto non risponde con spintoni o ginocchiate.
2) Quello che devi fare tu: mettere sicurezza e confini
Se decidi di dargli una possibilità (scelta tua), deve essere una possibilità con condizioni non negoziabili, non una promessa emotiva.
Condizioni minime:
Tolleranza zero: alla prossima spinta/oggetto lanciato/minaccia/contatto fisico → fine relazione e/o allontanamento immediato. Non “un’altra ultima possibilità”.
Piano di gestione della rabbia: non “ci provo”, ma un piano concreto (terapia individuale + percorso specifico per gestione rabbia/violenza; spesso esistono programmi dedicati).
Responsabilità piena: niente “mi hai ferito con le parole / mi parlavi sopra”. Queste sono razionalizzazioni. Lui può dire solo: “È colpa mia. Devo imparare a fermarmi.”
Misure di sicurezza: quando sente escalation deve uscire dalla stanza/casa e rientrare solo quando è calmato. Se non riesce, siete in pericolo.
3) Cosa dire (in modo chiaro, senza prediche)
Puoi dirgli così, una volta sola:
“Io ti amo, ma la violenza per me chiude. Spintoni e ginocchiate non sono accettabili. Se vuoi continuare con me, devi iniziare un percorso specifico per la gestione della rabbia/violenza e assumerti la responsabilità totale. Se succede di nuovo, io me ne vado.”
Poi guardi i fatti. Non le parole.
4) Il punto più importante: il rischio aumenta
Quattro episodi in 4 anni, con escalation fino al contatto fisico: non è “rarissimo”, è già una traiettoria. Di solito:
le scuse diventano cicliche
la vergogna non basta a cambiare
senza trattamento serio, si ripete
5) Proteggiti subito (anche se resti)
parla con una persona fidata (non restare sola con questo segreto)
prepara un piano: dove vai se devi uscire, chi chiami, documenti/chiavi
se vivi con lui, valuta di dormire altrove finché non c’è un piano reale
Se ti senti in pericolo o lui minaccia, 112/118. Non aspettare “che succeda qualcosa di grave”.
6) Risposta alla tua speranza
Sì, può cambiare. Ma non cambia perché lo ami e lo capisci. Cambia solo se:
riconosce che è violenza (non “scatto”)
chiede aiuto strutturato
lavora mesi, non giorni
accetta che tu non sei la sua valvola
E anche se cambia, tu non sei obbligata a restare. Il “non voglio stare con una persona così” è già una verità.
7) Cosa NON fare
non fare da mediatrice, non fare da terapeuta
non aumentare controlli su di te (“non devo parlargli sopra”)
non accettare che la terapia sia facoltativa “se se la sente”
non restare per paura che “non è cattivo” — i cattivi non sono necessari perché accada violenza
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buonasera Isabella,
comprendo la situazione è estremamente delicata, non esiste un modo certo per prevedere fino a dove possa spingersi una persona che ha già perso il controllo fisico. I segnali che descrivi la distruzione di oggetti, il ribaltamento del materasso e il contatto fisico "leggero”, non sono semplici sfoghi, ma campanelli d’allarme di un’escalation. Tu meriti rispetto, verbale, fisico ed emotivo come ogni persona.
La mancanza di controllo che lui manifesta indica che, in quei momenti, la sua parte razionale è completamente spenta; questo significa che non c'è una "garanzia" che la prossima volta si fermi un attimo prima di farti del male seriamente. La distruzione della realtà circostante (lanciare cose, colpire muri) è spesso il preludio a una violenza diretta sulla persona, e il fatto che è già arrivato a colpirti con una ginocchiata, a prescindere dall'intensità, rompe un tabù fisico che è critico ripristinare senza un intervento specialistico profondo .È importante che tu non sottovaluti assolutamente questi segnali, parlane con la tua famiglia e con la cerchia dei tuoi amici apriti condividi con gli altri non ti chiudere, ti suggerisco inoltre di rivolgerti a uno specialista, come uno psicologo esperto in violenza relazionale che possa offrirti strumenti concreti per supportarti nelle scelte da compiere. Non puoi gestire questo peso da sola, né puoi aspettare che sia lui a decidere di curarsi.
Un caro saluto
Dott.ssa Socci Giada
Psicologa Clinica e Pedagogista
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buonasera Isabella, grazie per la sua condivisione.
Il suo è un racconto difficile, in cui descrive di aver provato paura per la persona con cui ha una relazione da ben quattro anni, per giunta la sua prima relazione. I sentimenti che prova la motivano a restare e dargli altre possibilità, la paura ad andarsene. Questo paradosso relazionale sembra irrisolvibile, crea ambiguità e confusione. Non ci sono risposte giuste o sbagliate, c'è il suo vissuto, ci sono i suoi sentimenti, e ci sono le ipotesi che da professionista posso avanzare in base alle sue osservazioni, e ci sono le scelte che può fare. Sono d'accordo con lei: un professionista potrebbe essere d'aiuto al suo partner, ma la motivazione ad intraprendere un percorso deve partire da lui, e questo non garantirebbe comunque un risultato immediato sulla relazione.
Adesso qui c'è lei, ed è lei ad essere in una posizione di rischio. Nel suo messaggio ha descritto un'escalation che va dalla rabbia imprevedibile, ai primi episodi di aggressività fisica. Le ha dato delle spinte ed una ginocchiata. Purtroppo eventi simili potrebbero ripetersi ad una frequenza progressivamente maggiore, è un rischio concreto da non sottovalutare o minimizzare. La promessa di cambiare e la vergogna che lui prova non sono garanzie per la sua sicurezza futura. So che la promessa di cambiamento può essere rassicurante dopo sperimentato una minaccia che l'ha spaventata, ma in questi casi è spesso un tentativo di ristabilire il controllo sulla relazione in seguito al suo allontanamento. Un riavvicinamento potrebbe comportare rischi per la sua autonomia e per la sua sicurezza psicologica e fisica. Il fatto lui che sia una persona buona e che siate stati cresciuti secondo gli stessi valori non rappresentano garanzie che la tutelano, e non indicano una minor probabilità che questi eventi si ripetano. Spesso il pensiero che la persona aggressiva in una relazione intima possa cambiare è un modo per dare un senso al profondo dolore derivante dall'aver sperimentato paura all'interno di una relazione in cui si sono vissuti anche momenti di gioia e serenità.
Quello che può tutelarla sono le persone sicure, quelle che ha attorno a se e quelle che avrà in futuro, e chi può offrirle un supporto di carattere psicologico e sociale.
É molto difficile, ma lei non è sola.
Resto a disposizione per qualunque cosa.
Un caro saluto.
Margherita Barberi, psicologa
Ricevo anche online
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Grazie Isabella per aver scritto a noi Psicologi e Psicoterapeuti, spero che la tua fiducia non sia tradita da me e dai miei colleghi. Capisco le tue sofferenze ciò che descrivi non è un semplice problema di rabbia, ma una situazione con comportamenti aggressivi, paura e confusione emotiva.
Quello che hai vissuto è serio: spingere, tirare oggetti, ribaltare cose, dare ginocchiate, urlare sono violenza fisica e intimidatoria. Il fatto che tu ti sia spaventata è un segnale chiaro. Non sei tu a doverlo "aggiustare". Serve un percorso professionale che deve voler intraprendere lui. La vergogna non cambia i comportamenti. Il cambiamento arriva solo se riconosce il problema, chiede aiuto e si impegna. La tua paura è un segnale da ascoltare ed è umano provare ambivalenza tra amore e paura. Cosa puoi fare davvero:
Metti un confine chiaro e non negoziabile, esprimendo che non puoi stare in una relazione con aggressività fisica senza un percorso professionale.
Prenditi uno spazio per te per respirare, avere chiarezza e supporto.
Ricordiamoci che l'amore non basta a cambiare una persona; il cambiamento dipende dalla sua volontà e percorso.
I tuoi sentimenti sono validi, la responsabilità del cambiamento è sua, e tu meriti una relazione senza paura.
Se vuoi, possiamo esplorare come comunicare il confine, proteggerti emotivamente, capire cosa vuoi, gestire la paura di lasciarlo e affrontare la speranza che cambi.
Io sono qui. Nella mia città di presenza, più facilmente online.
Se Vuoi a presto.
Marcello Pirrotta. Psicologo/Psicoterapeuta.
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Buon pomeriggio Isabella,
la situazione relazionale che descrivi in questa lettera, indica che in te è scattato uno stato di allerta verso i comportamenti della persona con il quale sei fidanzata.
Il percepire sentimenti profondi verso di lui e, come scrivi, ricambiata, porta molto spesso a non essere veramente consapevoli della persona con la quale si é in relazione e si tende, in tal modo, a pensare che con il tempo i comportamenti e le azioni, che fanno star male, si risolvano una volta che la persona che li agisce ne prenda atto e si modifichi.
Questi comportamenti intolleranti e aggressivi che ha agito verso le cose e verso te fisicamente, come manifestazioni di rabbia non contenuta che scatta ormai per piccole cose, senza una ferrea volontà da parte sua di cercare di uscire da questo modo violento di interagire con la sua emotività, ma anzi scaricandola in modo violento su cose e te in prima persona, porta a riconsiderare se é il caso di continuare la relazione o interromperla.
A parole dice di stare male e di vergognarsi di come agisce ed ha agito, ma nella pratica, non fa nulla per affrontare questa realtà che riguarda soprattutto voi come coppia e questo significa che non prende seriamente in considerazione la gravità delle sue azioni e reazioni nel vostro contesto principalmente.
Opporsi alla proposta che gli hai fatto di farsi dare un aiuto professionale, assolutamente necessario viste le sue azioni e reazioni, lui si nasconde dietro il non sentirsi a suo agio nel parlare con gli sconosciuti.
Questa é una scusa che rivela che non prende neppure in considerazione il fatto che ti sta facendo del male e mette davanti a tutto ed a tutt* sé stesso e le proprie problematiche, che evidentemente non lo affliggono più di tanto.
Se si preoccupasse realmente della gravità di aver superato il limite mettendoti le mani addosso, dovrebbe essere lui per primo a cercare una relazione terapeutica per fare in modo di capire da dove arriva questa aggressività e intolleranza violenta che non riesce (a dir suo) a frenare e controllare, poiché questo problema si sta manifestando sempre più spesso e questo é inaccettabile.
Senz'altro avrà subito traumi nella sua crescita ma questo non giustifica minimamente il suo comportamento, anzi dovrebbe spronarlo a cercare di porvi un definitivo rimedio ed invece, viste le cose come stanno, rimane passivo ed inerte ed agisce obbedendo unicamente ai suoi impulsi.
Capisco il sentimento che provi verso di lui ma vedi che anche parlando di queste cose la situazione non cambia, il rischio perciò e la pericolosità che la continuazione della relazione possa portare verso una violenza domestica ed a una consistente perturbazione psicologica a tuo danno. Senz'altro ha molte qualità ma non quelle necessarie per vivere una vita di coppia e direi sociale per molti versi.
Aiutarlo, se lui non vuole, non puoi se non consigliandolo, come hai fatto, di entrare in un percorso psicoterapeutico, però puoi aiutare te stessa a trovare la forza di delineare bene i confini e, pur continuando a provare ciò che senti per lui, prendere la "giusta distanza" da una persona che al momento attuale sta diventando impossibile e pericolosa, per la tua integrità fisica e psicologica, continuare a frequentare.
Se puoi farti aiutare professionalmente a seguire quello che già hai scritto (" con una persona così non voglio stare") sarebbe molto utile e risulterebbe utile anche per lui, che prenda atto a cosa é andato incontro il suo rifiuto di non cercare un aiuto per affrontare questa sua realtà.
Ora devi pensare a te e aver cura della tua persona come incolumità fisica e serenità mentale della quale hai assolutamente diritto, cosa che nell'attuale relazione risulta altamente improbabile.
Un sincero e cordiale saluto
dott. Giancarlo Mellano
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buonasera Isabella, grazie per la sua condivisione.
Il suo è un racconto difficile, in cui descrive di aver provato paura per la persona con cui ha una relazione da ben quattro anni, per giunta la sua prima relazione. I sentimenti che prova la motivano a restare e dargli altre possibilità, la paura ad andarsene. Questo paradosso relazionale sembra irrisolvibile, crea ambiguità e confusione. Non ci sono risposte giuste o sbagliate, c'è il suo vissuto, ci sono i suoi sentimenti, e ci sono le ipotesi che da professionista posso avanzare in base alle sue osservazioni, e ci sono le scelte che può fare. Sono d'accordo con lei: un professionista potrebbe essere d'aiuto al suo partner, ma la motivazione ad intraprendere un percorso deve partire da lui, e questo non garantirebbe comunque un risultato immediato sulla relazione.
Adesso qui c'è lei, ed è lei ad essere in una posizione di rischio. Nel suo messaggio ha descritto un'escalation che va dalla rabbia imprevedibile, ai primi episodi di aggressività fisica. Le ha dato delle spinte ed una ginocchiata. Purtroppo eventi simili potrebbero ripetersi ad una frequenza progressivamente maggiore, è un rischio concreto da non sottovalutare o minimizzare. La promessa di cambiare e la vergogna che lui prova non sono garanzie per la sua sicurezza futura. So che la promessa di cambiamento può essere rassicurante dopo sperimentato una minaccia che l'ha spaventata, ma in questi casi è spesso un tentativo di ristabilire il controllo sulla relazione in seguito al suo allontanamento. Un riavvicinamento potrebbe comportare rischi per la sua autonomia e per la sua sicurezza psicologica e fisica. Il fatto lui che sia una persona buona e che siate stati cresciuti secondo gli stessi valori non rappresentano garanzie che la tutelano, e non indicano una minor probabilità che questi eventi si ripetano. Spesso il pensiero che la persona aggressiva in una relazione intima possa cambiare è un modo per dare un senso al profondo dolore derivante dall'aver sperimentato paura all'interno di una relazione d'amore in cui si sono vissuti anche momenti di gioia e serenità.
Quello che può tutelarla sono le persone sicure, quelle che ha attorno a se e quelle che avrà in futuro, e chi può offrirle un supporto di carattere psicologico.
È molto difficile, ma lei non è sola.
Resto a disposizione per qualunque cosa.
Un caro saluto.
Margherita Barberi, psicologa
Ricevo anche online
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Ciao Isabella, mettere dei confini è sicuramente il primo passo per creare quel distacco che ti permetta di vedere le cose per quello che sono. Prova a togliere il carico emotivo da questa situazione e cercare di valutare la situazione come se fosse un fatto che succede ad un'amica....cose le suggeriresti di fare....
Una volta che si valuta la situazione è poi necessario capire quanto margine di miglioramento c'è ; lui a momenti è consapevole, a volte no e non contempla un aiuto esterno, un aiuto che tu non puoi dare. Quello che puoi fare è prendere posizione, mettere come condizione necessaria per il proseguimento della relazione parlare con qualcuno che possa dare una spiegazione di cosa stia realmente accadendo.
Ricorda che non possiamo aiutare chi non vuole aiuto.
Oggi è una ginocchiata senza dolore, domani?
Una disregolazione emotiva non passa da sola, cosa possiamo quindi aspettarci?
Ogni tanto offro la possibilità di venire in studio gratuitamente per capire cosa significa parlare con un professionista, se vuoi possiamo farlo on line....pensateci.
Un saluto.
Marina
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Cara Isabella, sarò molto dircome hai perfettamente compreso sei in una relazione a rischio con una persona che potrebbe diventare potenzialmente pericolosa per te. I tuoi tentativi di giustificarlo a causa delle sue esperienze negative passate sono anch'essi tipici delle donne che non riescono ad uscire da relazioni pericolose. La cosa da NON fare in questi casi è proprio mettersi nel ruolo della " salvatrice". La tua parte razionale ti sta già dando la soluzione . È importante prendere le distanze e subordinare la possibilità di una continuazione alla condizione che lui vada in terapia . Se non lo vuole è un segnale negativo . Significa che non desidera affrontare le sue problematiche ma tu, come fidanzata, non puoi e non è tuo compito salvarlo dai suoi demoni.
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno Isabella, grazie per la sua condivisione.
È la sua prima relazione, e dura da ben quattro anni, capisco che i sentimenti che prova la spingano a cercare una soluzione e a dare nuove possibilità. La situazione che descrive è densa di ambivalenza: da una parte lei vorrebbe restare vicina al suo ragazzo, ma quando si avvicina lui diventa irritabile e aggressivo. È un paradosso relazionale che può creare confusione e dolore. Non ci sono risposte giuste o sbagliate: c'è il suo vissuto, ci sono i suoi sentimenti, e ci sono le ipotesi che da professionista posso avanzare in base alle sue osservazioni.
Sono d'accordo con lei: il suo partner potrebbe avere bisogno di aiuto, ma la motivazione ad intraprendere un percorso deve partire da lui. Ora pensiamo a lei. Nel suo messaggio ha descritto in modo chiaro un'escalation che va dai conflitti immotivati e poco prevedibili alla rabbia, fino ai primi episodi di aggressività fisica. Le credo quando dice che non vuole stare con una persona che l'ha spaventata, le ha dato delle spinte e una ginocchiata, e credo anche che questi comportamenti siano una red flag da prendere sul serio. Secondo le mie conoscenze, eventi simili potrebbero ripetersi ad una frequenza progressivamente maggiore, è un rischio concreto da non sottovalutare.
Può essere aggressivo anche se è una persona buona, anche se si vergogna, anche se le vuole bene e lei ne vuole a lui, anche se siete stati cresciuti con gli stessi valori. Mi dispiace che lei si trovi in questa situazione, provare paura all'interno di una relazione intima è un'esperienza profondamente dolorosa, non dovrebbe mai succedere. Adesso la priorità è la sua sicurezza, fisica e psicologica. Rivolgersi ad un portale che fornisce aiuto psicologico è stato un primo passo nella direzione di una risoluzione. Lei non è sola, può cercare un supporto qui, o presso servizi territoriali.
Sono disponibile sia a una consulenza sia a chiarire il mio messaggio se ne avesse bisogno, sia a darle indicazioni su dove poter trovare un supporto.
Un saluto.
Margherita Barberi, psicologa
Ricevo anche online
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno
Penso che con il problema della rabbia e dell'autocontrollo , debbo imparare a controllare entrambe.
Consiglio al lui dei colloqui con uno psicoterapeuta che lo aiuta a comprendere.
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Ciao Isabella, le situazioni come queste non sono facili da gestire. Perché tu ami questo ragazzo, il tuo primo ragazzo , ma ti rendi conto che certi comportamenti non ti piacciono e nello stesso momento sono pericolosi. Non riuscire a gestire la rabbia , non avere il controllo, avere dei comportamenti inaspettati spaventano lui e te. Penso che il tuo consiglio sia quello giusto m, ha bisogno i intraprendere una terapia Como da imparare a gestire la rabbia. Nessuno si trova a suo agio a dover confidare le sue problematiche , ma in certe situazioni diventa necessario. Tu resta ferma nella tua decisione perché per prima cosa devi pensare alla tua sicurezza. Non si sa mai come evolvono certi comportamenti. Bisogna capire il perché di certi scatti, il perché reagisce in questa maniera, perché non riesce a controllarsi . Per qualsiasi consiglio e chiarimento sono a disposizione. dmDott.ssa Beatrice Canino
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno isabella,
ti ringrazio inizialmente per aver condiviso il tuo vissuto apertamente.
Da quello che descrivi non si tratta “solo” di rabbia, ma di episodi di aggressività fisica (spinte, ginocchiata, oggetti tirati) e questo è un confine molto importante da riconoscere con lucidità, anche se lui è una persona buona e consapevole del suo problema.
Quello che tu puoi fare è lavorare su di te: mettere al centro la tua sicurezza, fisica ed emotiva: nessun amore giustifica spinte o colpi, nemmeno “leggeri”. Un’altra escalation potrebbe farti più male, chiarire dentro di te che un’“ultima possibilità” ha senso solo se legata a cambiamenti concreti, non solo a pentimento e promesse e valutare per te uno spazio di supporto psicologico individuale, per elaborare la paura, il legame affettivo e la difficoltà a lasciare una persona che ami ma che ti spaventa.
Vorrei farti notare che il cambiamento che cerchi in lui diventa possibile solo nel momento in cui lui si prende la piena responsabilità dei suoi comportamenti e si motiva ad agire per cambiare.
Tu non puoi salvarlo da sola né “regolargli” la rabbia: il rischio è restare intrappolata nella speranza che cambi, mentre gli episodi continuano. Puoi però dirgli con chiarezza, se te la senti, dicendogli chiaramente il valore che lui ha per te e la tua volontà di averlo al tuo fianco sottolineando anche la tua necessità di un suo cambiamento per la tua salute fisica e mentale.
Resto a tua disposizione e ti auguro una buona giornata.
Dott.ssa Beatrice Bisi.
23 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno Isabella,
quello che descrivi è un quadro in cui coesistono affetto, consapevolezza e tentativi di cambiamento, ma anche segnali chiari di disregolazione emotiva e comportamenti aggressivi che non possono essere normalizzati. Gli episodi che riporti rientrano comunque in una dinamica di violenza che tende, se non trattata in modo strutturato, a ripresentarsi e spesso ad aumentare di intensità nel tempo. Il fatto che lui provi vergogna e riconosca l’errore è un elemento importante, ma da solo non è sufficiente a garantire un cambiamento stabile.
Dal punto di vista clinico, la difficoltà principale sembra essere una scarsa capacità di regolazione emotiva, probabilmente legata a esperienze pregresse, con una bassa soglia di attivazione e modalità di risposta impulsive. In questi casi il cambiamento richiede un lavoro terapeutico mirato e continuativo: non è realistico aspettarsi che possa avvenire solo attraverso la volontà o il supporto del partner. La tua posizione è chiara e coerente: desideri una relazione sicura e non vuoi tollerare questi comportamenti. Questo è un confine sano, che va mantenuto.
Aiutarlo non significa farsi carico del suo percorso né restare in una situazione che ti mette a disagio o paura. Puoi esprimere in modo fermo che la prosecuzione della relazione è subordinata a un impegno concreto da parte sua, come l’inizio di un percorso terapeutico, ma accettando che la scelta finale spetta a lui. Se lui non è disposto a intraprendere questo lavoro, è importante considerare che l’amore e le buone intenzioni non bastano a compensare un pattern comportamentale disfunzionale.
La tua ambivalenza è comprensibile: da un lato il legame e la speranza di cambiamento, dall’altro la lucidità nel riconoscere che così la relazione non è sostenibile. In questi casi è fondamentale dare più peso ai comportamenti osservabili nel tempo che alle potenzialità. Una relazione sana non dovrebbe farti sentire spaventata o in allerta, e la sicurezza, emotiva e fisica, è un prerequisito, non un obiettivo da raggiungere nel tempo.
Un caro saluto,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica
22 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buonasera Isabella,
da ciò che descrive emergono segnali che non vanno sottovalutati: gli episodi di perdita di controllo, con aggressività fisica anche se “leggera”, rientrano comunque in comportamenti violenti.
Capisco il suo legame e il riconoscimento delle qualità del partner, ma è importante essere chiari:
l’amore non basta a cambiare queste dinamiche. Il cambiamento è possibile solo se lui sceglie attivamente di intraprendere un percorso su di sé.
Lei non può aiutarlo a “guarire”, ma può proteggersi:
mettere limiti chiari e non accettare nessuna forma di aggressività.
La sua frase “so che con una persona così non voglio stare, ma spero che cambi” è centrale:
restare sulla base della speranza espone al rischio che questi episodi si ripetano.
Può restare solo se lui si assume davvero la responsabilità di farsi aiutare.
La sua sicurezza viene prima di tutto.
Un caro saluto.