Consigli su come affrontare autolesionismo, famiglia e fallimenti

Inviata da V205 · 27 apr 2018 Autostima

Buongiorno,

ho 26 anni ma da sempre convivo con forte ansia, mal di vivere e pensieri opprimenti. Questo mio lato autodistruttivo ha iniziato a prendere il sopravvento da cinque anni circa, ovvero al secondo anno di una triennale accademica intrapresa per errore dopo la maturità per scappare alle imposizioni di mio padre. Ho finito solo per non avere problemi in famiglia e stavo sempre peggio. Appena ho iniziato a lavorare in questo campo (grafica e informatica) ho avuto una caduta che ancora mi porto dietro: attacchi di panico iniziali, ora forte depressione e ansia con una sintomatologia acuta e costante che non riesco più a sopportare. Odio questo settore e rinchiudermi davanti ad un pc mi distrugge. Ho preso per alcuni anni un antidepressivo (fluoxeren) che mi rendeva "neutra" ma in realtà da quando ho avuto il mio primo forte attacco non sono più riuscita a provare emozioni piacevoli, al massimo piattezza. Stavo riuscendo a riprendermi perché avevo lasciato il campo della grafica e tra mille lavoretti sono approdata al campo del sociale che amo molto e mi ero aperta al mondo (sono sempre stata chiusa in casa tra studio e videogiochi e tutt'ora i miei spostamenti sono altamente controllati). Il mio desiderio è rimettermi in campo e prendermi una vera laurea (grazie allo psicologo che mi segue sto scoprendo le mie forti attitudini e il mio interesse nella psicologia tra le varie professioni sanitarie) per poter curare le persone e sentirmi finalmente realizzata. Mio padre però ha continuato per tutti questi anni, dopo avermi sempre umiliata pesantemente perché si vergogna di me, a imporre le sue decisioni sulla mia vita. Mi sta obbligando ad accettare il suo ex lavoro dove dovrò fare a vita quello che mi ha fatto ammalare. Per lui non posso avere una seconda possibilità e la devo pagare a vita per l'errore che ho compiuto in condizioni mentali pessime dopo il liceo.
Da quando ho avuto questa notizia sto malissimo. Ho dovuto lasciare tutto e sto in attesa che mi chiamino nei prossimi mesi. Provo una sofferenza e una rabbia lacerante per ritrovarmi a 26 anni senza titoli di studio seri (nonostante sia sempre stata un'ottima studentessa che si è persa completamente dopo il liceo), senza lavoro e relazioni (mai avute). Odio confrontarmi con altri giovani e provo un'invidia distruttiva nei confronti delle adolescenti. Sono seguita da uno psicoterapeuta da sette mesi, contro la volontà dei miei genitori. Sono diventata più consapevole delle dinamiche tossiche che mi circondano, lui mi ha fatto capire che ho delle qualità anche io e non sono una fallita e una pazza come credono a casa. Però non riesco a trovare una soluzione e quindi la sofferenza non fa che aumentare. La mia famiglia non è disposta al dialogo e vuole che faccia quello e basta. Preferisce condannarmi ad un lavoro che mi renderà malata a vita solo perché è un posto fisso e avrò la pensione. La strada psicologica è lunga e lui è molto indiretto. Con il professionista che mi segue ho un ottimo rapporto e lo considero molto umano ma non riesco mai ad arrivare al dunque.
La mia famiglia in realtà ha procurato molti più problemi sia a me e sia a mio fratello (a 40 anni chiuso in casa con noi in un ritiro simil autistico) Vorrei porvi alcune domande per avere un parere professionale sulla questione.

Sono riuscita a portare i miei genitori, dopo sette mesi di litigi e insulti al limite della legalità, dal mio psicoterapeuta. Dopo un incontro iniziale di conoscenza, hanno detto che verranno solo altre due volte. E' possibile che in questi due giorni lui possa essere più diretto possibile e possa finalmente inserirsi in questa dinamica fortemente chiusa e rimproverarli per i loro atteggiamenti? (sarebbe un evento epocale e fondamentale) So che lui lavora molto con le famiglie e solitamente "cazzia" i genitori che sbagliano. Potrà farlo anche con me anche se sono adulta ma sottomessa a loro e senza mezzi? Lo chiedo per sapere come si agisce psicologicamente parlando nella terapia familiare, avere più idee possibili ed essere preparata a trarre il meglio da questi due incontri. Per me è un'occasione importante.

Da mesi oramai sono anche autolesionista. Mi procuro tagli nei momenti di estrema angoscia. Ho costanti crisi di pianto e nausea. I pensieri ossessivi su quanto io abbia sbagliato tutto nella vita mi perseguitano ed esco proprio fuori dalla realtà. Dormo poco la notte e ho infinite paranoie. Sono allo stremo e mi trascino a fatica con pensieri di morte. Mi vergogno ad essermi ridotta così perchè non lo meritavo veramente. Non mi meritavo di crescere in mezzo alle torture psicologiche di mio padre e alla complicità di mia madre, mia zia e mia cugina. Ho sempre fatto il mio dovere e potevo realizzarmi come gli altri che facevano anche meno di me e si godevano la vita.
Ho riportato diverse volte i miei sintomi al mio psicoterapeuta nei mesi passati ma non mi ha mai detto nulla a riguardo, solo di aumentare le sedute a due volte a settimana. Dell'autolesionismo gliene parlai diversi mesi fa. Vorrei riparlargli di questo ma ogni volta è difficile e gli argomenti si affollano in un'ora ed esco ogni volta più distrutta di quando sono entrata (gli ho riportato anche questo e mi dice che è normale). Come può aiutarmi lui in questo senso? Ho intenzione di rivolgermi anche ad uno psichiatra per un sostegno farmacologico in caso non dovesse affrontare subito i miei sintomi come successo in passato. Gli chiesi anche consiglio su un intervento medico ma sviò anche qui l'argomento dicendo di aspettare. Io non ce la faccio più veramente, non penso di essere solo confusa come sostiene lui. Da un lato ogni volta sono frenata e bloccata e non riesco a riferigli ciò così bene, dall'altro vorrei dirglielo e ricevere un aiuto concreto. Come posso comportarmi? Mi fido veramente di lui e lo stimo ma probabilmente a volte non capisco, anche se chiedo e manifesto i miei dubbi a volte. Sento di non avere speranze.

Grazie per l'attenzione. Ho semplificato tantissimo una situazione altamente contorta, omettendo molti problemi. Spero di essere stata chiara. Ho veramente bisogno di aiuto. Grazie

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Miglior risposta 28 APR 2018

Gentile utente,
a differenza di quanto pensa, sembra che lei effettivamente stia attraversando un periodo di confusione e sembra anche che non abbia completato gli studi di grafica e informatica che considera una scelta sbagliata.
Dice poi che vorrebbe studiare psicologia ma suo padre cerca di forzarla ad accettare il suo ex lavoro che ugualmente non le piace.
Sarebbe interessante sapere cosa pensa il suo terapeuta sulla opportunità per lei di accettare questo lavoro proposto da suo padre.
A mio avviso, se al momento non ha migliori occasioni di lavoro e non vuole accontentarsi di qualche lavoretto come faceva prima, dovrebbe accettare quel lavoro anche se non le piace e contemporaneamente, se davvero è motivata, può comunque studiare la psicologia.
Lei dice di apprezzare il suo terapeuta e di fidarsi ma in realtà ancora non si fida di lui sia riguardo ai colloqui che sta conducendo con i suoi genitori sia riguardo al prosieguo della sua stessa psicoterapia ed infatti sta pensando di assumere farmaci con la convinzione di velocizzare i tempi mentre le è stato detto di non avere fretta.
In conclusione, penso che dovrebbe dare più fiducia al suo terapeuta e costruire con lui una migliore alleanza di lavoro.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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