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Consapevolezza di aver sbagliato il percorso di studi

Inviata da Rossana il 2 dic 2016 Crisi adolescenziali

Gentile comunità di psicologi,
mi rendo conto che esporre un problema, oltretutto personale e "interiore" e di per sé difficile da esporre, cercherò di fare del mio meglio: sono una giovane donna di 22 anni, che da 4 (uno fuori corso) frequenta un corso che sente di non appartenerle e che ha (di comune accordo con i propri genitori) stabilito di iniziarle un altro al termine di questo; è iniziato già dal primo anno di studi, sebbene frequentassi le lezioni (alcune con più, altre con meno interesse) mi rendevo conto di aver "cannato" totalmente il mio corso di studi: alla fine del liceo mi si prospettavano davanti tre possibilità, una meno e l'altra più attinente alle mie inclinazioni: medicina (meno incline, ma la mia famiglia - con una madre pediatra - pareva la più diifficile ma anche di "famiglia"), e due che erano più vicine a quello che mi " pareva" di essere incline, psicologia, letteratura o scienze della formazione primaria, oppure qualcosa che mi aveva sempre trascinato verso "l'altra parte del mondo": lingue e culture dell'Asia e dell'Africa Orientale, percoso Giappone. Scegliendo, incoraggiata dai miei genitori che ritenevano fosse la mia " vocazione", scelgo Giapponese
Il vero problema è uno: con il passare del primo anno, comprendo quanto sia stato sbagliato e quanto poco mi insegni la facoltà stessa, quanto poco sia propensa a farla...talmente lontano da quello che era la mia voglia di crescere, di conoscere il mondo e darmi delle spiegazioni riguardanti il mondo e il comportamento dell'essere umano, cosa che è di mia natura fare, prendo il coraggio a due mani e a metà del terzo anno dico ai miei genitori che non sarei stata in grado di continuarla, quanto questo mi stesse chiudendo e isolando...dopo scontri di mesi, il 29 Febbraio, ultima data utile per poter rinunciare ai 14 esami dati, e il frutto di numerose conversazioni con i miei genitori, mi rendo conto che buttare così anni e fatiche per superare determinati esami mi avvilisse; di comune accordo, rimaniamo che alla fine di questa triennale (trovando le forze per concluderla il prima possibile, perché l'interesse è realmente scarso e i pensieri ossessivi riguardant gli strumenti poco funzionali alla comprensione del mondo, tramite questo percorso, sia quotidiano e mi renda "pesante" la vita, senza esagerazioni), gli anni che si accumulano e il senso di responsabilità di dover poi confrontarmi con qualcosa di "fatto e finito", non mi fanno vedere con serenità la " seconda scelta", quella che prenderò finita questa triennale (di comune accordo con i miei genitori)...e ritorno sempre indietro con il pensiero, a quando avrei dovuto ponderare meglio la mia scelta e studiare qualcosa che mi avrebbe formato come persona, fatto crescere umanamente, e non distruggermi pezzo dopo pezzo, in autostima, parabole ascendenti di problemi, e provocarmi una vera e propria "ansia sociale", talvolta (dovuta al mio 'sentirmi parte di niente'); sento che quello che studio sia inutile, che mi faccia regredire a livello di persona, non mi permette di avere argomentazioni di un certo livello, e assisto al mio declino in continua preoccupazione. So di essere giovane e di avere " il mondo in mano", ma so che gli anni passano e che se inizio ad essere così problematica a quest'età, temo per il mio futuro. C'è dentro di me questo eterno conflitto nell'aver sbagliato la prima scelta, e di toppare nuovamente la mia scelta, di continuare a non piacermi e di sentirmi "vecchia" ricominciando una facolta da capo; sebbene sappia che sia la mia unica possibilità per ritornare in pace con me stessa...
Mi rivolgo a voi, che potreste darmi una risposta che va al di là del cinismo e da esterni: di tornare indietro non posso, sono troppo 'invischiata fino al collo' per farlo, ma come poter venire a patti con una scelta fatta, senza ciclicamente rinnegarla? Potermi "assolvere" dall'aver sbagliato la prima volta, e potermi "rifare" alla seconda possibilità? È sbagliato pensare di poter studiare qualcosa che realmente mi interessa a 24 anni (anno in cui penso di finire) compiuti (per poi arrivare sotto i 30 a finire, parliamoci chiaro)?

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Gentile Rossana,
Ho letto con attenzione la sua descrizione e le segnalo intanto che i suoi dubbi sono normali e frequenti, soprattutto quando legati a percorsi di studio così particolari. È normale rendersi conto studiando di aver sbagliato ed è molto sano, anche se difficile, accorgersi dell'errore e riorientarsi verso un'altra scelta.
Chi ha un grande senso di responsabilità, come lei si descrive, tende ad essere molto critico e duro con se stesso e con le proprie scelte. Gli errori però sono normali e anzi aiutano a conoscere aspetti di sé che prima erano sconosciuti, anche se questo fa un po' paura.
Provi ad essere più gentile con se stessa e ad accogliere il cambiamento sentendosi coraggiosa e fiera di aver capito il suo errore e di aver deciso di cambiare strada.

In bocca al lupo,
Camilla Marzocchi
Bologna BO

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

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Ho consociuto recentemente un Signore sessantatreenne, che ha svolto la professione di Ingegnere per molti anni. Poi, dieci anni fa, si è laureato in giurisprudenza, ha dato l'esame di stato, poi ha fatto il tirocinio presso uno studio legale, ha conseguito l'abilitazione alla professione ed ora fà felicemente l'avvocato presso uno studio consociato. Ha studiato la sera, dopo cena, e così per la tesi. Quindi, cara Rossana, come vede se si vuole veramente fare, se si ha una passione, si può cambiare. Molti altri lo hanno fatto. Ne avrei una lista di nomi illustri e non da non credere. Perciò perchè non potresti farlo anche Tu ?
Con simpatia. Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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Gentile Rossana,
i suoi dubbi e le sue perplessità sono legittimi e comuni nelle persone che sentono di aver intrapreso un percorso di studi che non fa per loro, sopratutto quando la scelta avviene anche a causa di una "pressione" genitoriale. Purtroppo/per fortuna, capiamo veramente quello che ci piace fare nel momento in cui sperimentiamo noi stessi in quell'ambito. Prima di quel momento possiamo solo supporre cosa ci piace e cosa no, ma finché non ci mettiamo in gioco non possiamo avere la certezza.
Il mio suggerimento, innanzitutto, è quello di tenere in considerazione il fatto che, anche se non è la sua strada, ha deciso di concluderla e questo la porterà a conseguire una laurea triennale, che è sempre un bel traguardo, oltre che un titolo di studio utile per il mondo del lavoro.
Lei chiede se sia sbagliato pensare di poter studiare qualcosa che le interessa davvero a 24 anni: non sta a noi giudicare cosa sia sbagliato e cosa no. Mi preme però dirle che nella vita non è mai troppo tardi per dedicarci a ciò che ci piace davvero e per metterci in gioco. Inoltre lei potrà iniziare il nuovo percorso con già il bagaglio culturale (ed il titolo) di una laurea.
Buona fortuna!

Un caro saluto,

dott.ssa Giorgia Salvagno
Psicologa a Venezia e Online

Dott.ssa Giorgia Salvagno Psicologo a Venezia

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