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Conoscenza col figlio del mio terapeuta?

Inviata da Daniela il 1 apr 2015 Psicologia sociale e legale

Salve.
Mi trovo in una situazione in cui non so bene come dovrei comportarmi e per questo avrei bisogno di un consiglio. Al momento non me la sento di chiedere direttamente al mio terapeuta ma in futuro sicuramente lo farò.
Sono in terapia da due anni ma ho cominciato effettivamente ad aprirmi di più da 7-8 mesi. Credo di aver trovato il terapeuta giusto perché per la prima volta sento che qualcuno possa veramente aiutarmi.
Negli ultimi due mesi stiamo parlando di sentimenti che ho cominciato a provare nei suoi confronti e per i quali io ero abbastanza preoccupata. Avevo paura che potesse invitarmi a cambiare terapeuta per via di questi ma lui è stato molto comprensivo e rassicurante.
Detto questo..di recente ho scoperto che io e il figlio del mio terapeuta abbiamo parecchie amicizie in comune tra cui una delle mie amiche più strette. C'è la possibilità che io possa avere contatti con questa persona (uscite, cominciare una conoscenza) e con altri amici di entrambi. Mi chiedo se questo possa compromettere il rapporto con il mio terapeuta, se possa in qualche modo invitarmi a cambiare terapeuta. In questo caso eviterei di mettermi in questa situazione.
Io ho diciotto anni, il figlio del mio terapeuta diciassette.
Chiedo scusa se non sono riuscita a esprimermi al meglio.
Grazie in anticipo.

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Salve Daniela, pone una domanda interessante che dimostra quanto per lei sia importante la terapia che sta svolgendo e quanto tema di perdere il rapporto con il suo terapeuta. L'amicizia in sé è sempre una buona cosa, lasci che l'eventuale conoscenza con il figlio del collega si sviluppi in modo spontaneo e ne parli liberamente esprimendo le sue perplessità. Tutto sommato la vita ci pone davanti a numerose scelte e affrontare le situazioni in modo maturo ci aiuta a progredire verso la crescita.
Buone cose!!
Dr Alessandro Montenero - Rimini

Dr Alessandro Montenero Psicologo a Rimini

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Salve,
rispetto ai sentimenti che ha potuto provare per il suo terpaeuta non deve preoccuparsi , è una cosa molto comune , il rapporto diventa talmente intimo che " come mi capisce lui nessuno mai" ma cmq se il rapporto è serio e ben solido l'infatuazione è facilmente superabile ed ha fatto bene a parlarne con lui!
Per quanto riguarda il figlio , bisogna capire come mai nasce in lei questo dubbio, c'è qualcosa che potrebbe accadere tra voi da un punto di vosta sentimentale ?
potrebbe riferire qualcosa di lei al suo terapeuta ed ha paura del suo giudizio?
nel primo caso eviterei ogni contatto , nel secondo caso ne parlerei con il su° terapeuta!
cordiali saluti
Dott.ssa Antonella Lauretano

Lauretano Antonella Psicologo a Siena

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In un rapporto terapeutico accade spesso che si verifichi il fenomeno del transfert. Questo significa che la relazione terapeutica, che in linea di principio dovrebbe essere neutrale, si trasforma inevitabilmente in una relazione in cui entrano dei sentimenti che vengono scambiati da parte del paziente per amore. Non è che l'amore nei confronti del terapeuta non sia reale, è reale, ma non è lo stesso tipo di amore che si trova fuori della stanza dell'analisi. Lei può benissimo parlarne e apririsi nei confronti del suo terapeuta che troverà il modo di gestire la situazione, essendo, stando a quello che lei dice, un bravo terapeuta. Lui non interromperà certamente la terapia, ma saprà condurla in modo più efficace. Quanto al figlio del terapeuta, non cerchi un rapporto a tutti i costi, quasi a voler sostituire quello che non può avere con il suo terapeuta. Guardi dentro sé stessa ed analizzi la situazione. Si tratta di vero affetto? La cosa è possibile, ma badi bene che non sia illusoria, cosa che accade molto di frequente.

Dott. Sergio Rossi Psicologo a Spoleto

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Cara Daniela, vi sono situazioni e situazioni. Personalmente non consiglierei una implicazione amichevole che in qualche modo può influire su una terapia, ma questo può comunque valutarlo il terapeuta che ha gli elementi di giudizio idonei al tuo caso, parlane con lui. Un caro saluto, Giuseppe.

Dr. Giuseppe Di Maria Psicologo a Roma

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Cara Daniela,
eviterei di compiere delle azioni (tipo cercare di conoscerlo attraverso la tua amica) ma nel caso si verificasse un incontro non ne avrei così tanto timore. Anche i figli dei terapeuti sono persone, non sono controfigure dei genitori. Tu sembri pronta e quasi desiderosa di spostare la proiezione che fai sul tuo terapeuta a suo figlio, come per riuscire in tal modo a vivere fino in fondo il rapporto col terapeuta, ma tutto questo è una proiezione, un' illusione che nasconde un desiderio paterno (o materno). Il figlio del terapeuta è un ragazzo come tanti altri, niente di più (o di meno).
Saluti cari
Dott.ssa Anna Agresti
Prato

Dr.ssa Anna Agresti Psicologo a Prato

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Salve Daniela,
quello che hai comunicato qui a noi, va direttamente rivolto al tuo terapeuta. A mio avviso è improbabile che si debba modificare un setting psicoterapico che funziona per qualsiasi variabile interveniente (non sarebbe in ogni caso una decisione da prendere da un valido professionista), ma piuttosto una ottima occasione per gestire una situazione transferale particolareo. Ti auguro un buon lavoro e di socializzare tranquillamente nella tua vita con chiunque ti risulti gradito. Vedrai che il tuo terapeuta sarà in grado di svolgere il suo ruolo nel migliore dei modi.
Dott.ssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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Gentile Daniela,
qualunque situazione che possa interferire con il suo lavoro e distoglierlo dall'esclusivo svolgimento nell'interesse del paziente deve essere valutata attentamente dallo psicologo che potrebbe pertanto declinare un impegno o un incarico. Penso che è bene che anche il paziente si senta il più possibile a suo agio con il terapeuta per cui, se manca questa condizione, è probabilmente il caso di parlarne e considerare delle alternative.

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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