Confusione totale, ho sbagliato io?
A metà dello scorso anno conosco un ragazzo, P., su un noto social network: P. ed io siamo coetanei, entrambi laureati, entrambi con un bel lavoro piuttosto redditizio con la differenza che il mio è più teorico, invece il suo molto più pratico, tant’è che spesso P. è in giro per il mondo, ma a me non dispiace affatto, anzi, sono “appassionata” di ciò che fa e ci siamo trovati proprio perché frequentiamo (ancora oggi) gli stessi eventi.
Inizialmente ignoravo le attenzioni di P.: pensavo fosse uno dei soliti Casanova che scrivono complimenti random; a fine 2023, però, la sua attenzione nei miei confronti diventa costante, mi chiede di incontrarci nella sua città (che frequento abitualmente per trasferte di lavoro) distante 4h di treno dalla mia, quindi non un problema insormontabile, specie con l’aereo (= 50min).
Finalmente, il suo corteggiamento mai volgare e sempre costante, la sua dolcezza, spontaneità e simpatia fanno centro così a fine gennaio 2024 concordiamo di vederci al ritorno dai suoi impegni lavorativi che, nel frattempo, l’avevano portato dall’altra parte del mondo.
Quindi a marzo 2024, dopo mesi di messaggi, scambi di foto e fantasie, ci vediamo: il primo bacio è frettoloso, diverso da quello che mi sarei aspettata. P., però, si conferma essere la persona che avevo conosciuto 9 mesi prima, la scintilla era lì e inevitabilmente finiamo a letto insieme e qui, poco prima dell’atto, mi confessa di essere una persona molto emotiva poiché aveva problemi di erezione. Per me non c’era nulla di cui preoccuparsi/vergognarsi, lo rassicuro e tutto fila liscio, dimostrandosi premuroso anche nei miei confronti. Trascorriamo insieme due giorni molto intensi in cui tutto va meravigliosamente e si comporta da vero gentiluomo. Mi saluta in aeroporto chiamandomi “amore”.
Arriviamo velocemente a maggio, P. era cambiato: è un po’ più freddo ed incostante rispetto ai mesi precedenti. Gli chiedo se ci fosse qualcosa che lo stesse turbando, o se io avessi fatto qualcosa che l’avesse impensierito. Mi rispondeva sempre che tutto andava per il meglio e che noi due formavamo ufficialmente una coppia. Mi presenta due amici, un collega e conosco molto casualmente il fratello.
A giugno le cose rispetto al mese precedente peggiorano: P. è sempre più freddo, sempre più incostante, vani sono i tentativi di comunicazione perché va sempre tutto bene con l’unica variante che il lavoro è più stressante, ma gli credo poiché posso constatarlo con i miei occhi. Ciononostante, la sua superficialità, anche quando ponevo domande più intime, cominciava a farmi star male, era ben diverso da chi avevo conosciuto!
A luglio arriva la prima scossa emotiva molto forte: una sera, faceva molto caldo, usciamo a far una passeggiata in città, un drink dopo un altro e finiamo per ubriacarci, rappresentava la prima volta per me. Dopo qualche ora torniamo a casa (lui vive con i suoi che in quei giorni erano in vacanza) e finiamo per “fare l’amore”, ma non è mai stato questo, piuttosto P. usava il mio corpo per raggiungere il suo scopo e poi, ogni volta, mi lasciava sola sul letto, o come quella sera di luglio, ancora con il vestito addosso, dolorante perché non vi era stata nessuna “preparazione”, per di più intossicata dall’alcol. Non riuscii a trattenere le lacrime, mi sentivo sporca e vuota. Cercai di calmarmi il più in fretta possibile e quando P., al ritorno dalla doccia, notò gli occhi lucidi, semplicemente chiese “cosa hai fatto?”, senza pensare minimamente ad un suo possibile coinvolgimento nel mio malessere.
Poche settimane dopo l’episodio di luglio, io e P. partiamo in vacanza insieme. Le conversazioni sono superficiali, la maggior parte ruotano attorno al suo lavoro poiché se da una parte ottiene risultati grandiosi per cui lo sostengo e gli dico che sono molto orgogliosa, dall’altra gli viene chiesto di far sempre di più e nessuno ascolta le motivazioni per cui non vuole farlo, anche io questo caso cerco di sostenerlo schierandomi dalla sua parte.
In vacanza, dal punto di vista sessuale, comincio a contare le volte in cui mi usa: tutte. La tentazione di commentare sarcasticamente “puoi lasciarmi i soldi sul comodino” è tanta, ma ogni volta resto in silenzio perché so lo ferirei e non voglio gravare sulla situazione in cui si trova.
P. condivide delle foto del posto in cui ci trovavamo sui social, nessun riferimento a me, sembrava essere lì da solo; a sua differenza, io avevo condiviso una foto menzionandolo, lui la ignorò totalmente. Ferita per l’ennesima volta anche se da una sciocchezza, elimino il contenuto. Se ne rende conto e mi dice che lui preferisce condividere esclusivamente cose che riguardano il lavoro, ma entrambi sapevamo fosse una bugia, poiché molto spesso condivide contenuti mostrandosi in compagnia di amici. Il pensiero che si vergogni di me comincia ad intrufolarsi nella mia mente: il lavoro di P. lo porta ad avere un corpo perfetto, al contrario io non sono “scolpita” e nonostante sia alta più della media femminile e indossi una 42, cominciai a sentirmi in soggezione, infatti in spiaggia mi coprivo con i teli specie dopo averlo sorpreso a guardarmi di nascosto. Onestamente, in quel momento ho pensato di fargli schifo.
In vacanza, una sera, mi faccio bella per lui: indosso un tubino nero attillato, raccolgo i capelli. Generalmente, sono sicura di me, so di essere attraente e sono cosciente degli sguardi che attiro. P. quella sera, prima di uscire, mi dice che sono bella. In verità me lo diceva spesso. Arriviamo ad un ristorante molto carino, ci accomodiamo, ordiniamo …e P. passa tutta la serata incollato al telefono. Due uomini accanto a noi commentano il suo comportamento e io li sento. Chiedo a P. cosa fosse successo di tanto importante e mi spiega che l’ex di un suo amico era nello stesso posto dove eravamo noi e voleva incontrarlo. Ero incredula. Io ero lì di fronte a lui e lui messaggiava con un’altra ragazza senza il minimo rispetto. Ero così ferita che non riuscii nemmeno a finire la cena, ma rimasi in silenzio ancora una volta.
Nel frattempo, le cose dal punto di vista lavorativo peggioravano: P. aveva sempre più responsabilità il che significava dover star via molto più tempo e a lui non andava bene. Metto da parte l’orgoglio e cerco di aiutarlo, era evidentemente stressato e sotto pressione per questa faccenda, ne parlava con i genitori i quali gli rispondevano che si lamentava sempre. Il giorno dopo il rientro dalla vacanza P. parte nuovamente. Ogni giorno cerco di supportarlo e incoraggiarlo, per via del fuso orario ricevo chiamate anche alle 2:00 di notte. Dopo due settimane torna a casa e durante una nostra telefonata, scoppia a piangere al telefono per tutta la pressione che ha addosso, mi chiede scusa per aver pianto. Ci accordiamo di non vederci durante il mese di settembre perché aveva bisogno di stare con la famiglia e gli amici, nel frattempo ci organizziamo per ottobre.
Agli inizi di ottobre le attenzioni di P. nei miei confronti erano ai minimi storici, la conversazione inesistente. Con nonchalance chiedo se ancora gli piacessi e non ricevo alcuna risposta, ma la sera una telefonata in cui P. mi confessa di non sentirsi innamorato da un po’, che non ha tempo per le smancerie, che la nostra non è una relazione perché siamo lontani (NB: sono sempre stata io ad andare da lui perché non volevo farlo viaggiare ulteriormente), che nel mese di settembre non ci siamo visti (!!!) e che si sente un “nomade” per il suo lavoro che sostanzialmente vorrebbe cambiare. Riconosce in me una persona di valore e con sani princìpi, nonché “fra le più belle” dal punto di vista estetico, ma non vuole ferirmi, per cui non vuole che mi affezioni a lui. Ovviamente, ci rimango male e piango, mi chiede di smetterla – le lacrime non gli piacciono proprio! Fatto divertente è che mi dice che comunque a fine ottobre partiamo insieme! Gli chiedo di prendersi tre giorni di tempo per pensarci bene, perché da parte mia avevo offerto di vederci di più organizzando meglio il calendario, o di trasferirmi nella sua città perché il mio lavoro me lo permette senza problemi. Alla scadenza dei tre giorni mi dice che l’unica soluzione è trasferirmi, ma sarei sempre sola perché lui è via per lavoro, che non vuole una relazione seria, che prova “qualcosa” per me e che gli interesso ancora …e che andiamo in vacanza, ma questa non cambierà nulla dal punto di vista sentimentale!
A questo punto ero estremamente confusa, così ho deciso di troncare la relazione, anche se mi sembra di aver preso solo la decisione formale, perché in realtà aveva già deciso P. di farlo con la sua telefonata.
Da quel giorno di ottobre ho sentito P. solo per gli augurargli buon compleanno e recentemente per via dell’alluvione in Spagna. Continuo ad essere abbastanza confusa perché se avesse avuto come unico scopo quello di portarmi a letto non avrebbe deciso di formare una coppia. Mi sembra come se mi abbiano tolto il tappeto da sotto ai piedi e mi chiedo se forse quello era l’unico momento dove avrei dovuto rimanergli accanto.