Confusione sul futuro

Inviata da Sofia · 15 apr 2018 Orientamento professionale

Buongiorno,
Vi scrivo perché mi rendo conto di essere agli sgoccioli.
Ho 21 anni. Vivo in una bella casa, dalla vita non mi è mai mancato nulla.
Mia mamma lavora tutto il giorno per poter avere quello che abbiamo. È una mamma meravigliosa.
Ahimè, non abbiamo mai parlato troppo. Lavorava 5gg su 7, la domenica era impegnata con le faccende di casa.
Mio padre... non lo so.
Quando avevo 9 anni, venne licenziato e fu colpito da una depressione terribile.
Impari così a travestirmi da figlia perfetta quasi da subito. Ed essere perfetta voleva dire che io non parlavo di qualsiasi cosa fosse per me motivo di turbamento. Dura da 11 anni, ormai, questo mio atteggiamento.
Mio papà aveva da risolve questa malattia, mia mamma doveva stargli dietro.
Mia sorella è autistica, e l’altro è molto insicuro (un gigante buono): io quindi decisi di mettermi da parte completamente.
Ero la classica bambina che non parlava mai di ciò che le accadeva, che diceva sempre “va tutto bene”.
La bambina che si chiedeva perché mai il suo papà non ridesse con lei (che attenzione, da un punto di vista di “doveri” è stato eccellente. Dubito esistano padri così presenti). Io e lui siamo praticamente estranei. Non ricordo l’ultima volta in cui mi ha abbracciata. Non penso abbiamo mai parlato di qualsiasi mio problema.
Eppure, appena dico qualcosa come “avrei bisogno di un succo di mela”, poche ore dopo me ne trovo 3 sul tavolo.
Comunque, imparai a tenermi tutto (e dico TUTTO) dentro e per 10 anni “io” non sono stata importante per me stessa. La mia psiche andava in secondo piano.
Ora però la cosa mi sta sfuggendo di mano.
A 21 anni non so ancora che fare della mia vita. Faccio una facoltà ma penso a qualcos’altro. So che ho molto da offrire (sempre strata una studentessa brillante), ma ora come ora sono un relitto.
Sono una donna acida con l’altro sesso e cerco spaventata quel difetto che mi ricorda mio papà (quindi l’eccessivo pensare e il pessimismo, poiché anche io sono così). Possono regalarmi pupazzi, coprirmi col loro cappotto quando piove, ascoltarmi parlare tutta la sera, ma se io vedrò quel qualcosa troppo simile a me e dunque a mio padre, dirò tra me e me “Povero, ti stai prendendo bene di una che ha un cuore di ghiaccio. Mi dispiace”.
Cerco quello sensibile e intelligente e appena lo trovo scappo.
Santo Cielo!
Dovrei essere compiaciuta se un uomo (anche più grande!) mi porge attenzioni del genere: io sono gelida. Educata, gentile, carismatica. Ma gelida. Non sento niente, non provo niente. Mi lascio sfuggire i ragazzi migliori perché non riesco a provare nulla.

Questo problema della scelta del mio futuro mi sta logorando, tra l’altro. Penso sempre al futuro, sempre.
Piango tutti i giorni di nascosto dalla mia famiglia.
Sono ancora incatenata a “la figlia perfetta”, e non trovo la chiave per liberarmene.
Cosa posso fare? Andare da uno psicoterapeuta... come posso dire “mamma sono distrutta”?

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Miglior risposta 17 APR 2018

Cara Sofia,
il tuo scritto è molto chiaro e descrive in maniera molto precisa quello che senti e la consapevolezza che hai raggiunto della tua difficoltà. È comprensibile come l’essere cresciuta in un contesto come quello che hai descritto ti abbia portata a trascurare degli aspetti fondamentali della tua persona, a non chiedere aiuto quando ne avevi bisogno, o anche semplicemente a riconoscere a te stessa di vivere delle difficoltà a fronte di quelli che erano i tuoi problemi famigliari. Ti sei cosi armata di una “corazza” che in alcune circostanze, a quanto scrivi, sembra ti abbia permesso di andare avanti impedendoti però di prenderti cura di te, di dare giusta importanza e giusto spazio alla tua storia di vita, a ciò che tu provavi e sentivi. Ora, fortunatamente, sembra tu sia arrivata ad un punto in cui non riesci più ad assorbire tutto incondizionatamente ed è necessario intervenire in modo che tu possa ristrutturarti e iniziare a darti l’importanza che meriti. Inizia a costruire il tuo futuro, vivendo consapevolmente il presente. È fondamentale che tu possa iniziare un percorso Psicoterapeutico e te lo raccomando fortemente. Non avere paura di parlare alla tua famiglia, ma pensa piuttosto che anche loro possono essere una grande fonte di sostegno e una risorsa per te. Te lo meriti.

Cordialmente,
Dott. Colamonico Damiano

Dott. Damiano Colamonico Psicologo a Torino

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16 APR 2018

Ciao Sofia,
da ciò che scrivi colgo un buon livello di consapevolezza rispetto alla tua storia e alla tua vita, nonostante la fase di confusione che stai vivendo attualmente.
Mi sembra di comprendere che l'ultima frase del tuo post chieda come poter comunicare a tua madre la tua decisione di intraprendere un percorso psicoterapeutico. Spesso è difficile comunicare alle persone che ci stanno accanto il nostro malessere e disagio poiché temiamo che si preoccupino o che non ci capiscano o supportino. Sicuramente poterti autorizzare a comunicare ai tuoi genitori il tuo dolore potrebbe essere un modo per iniziare a sentirti importante per te stessa e prenderti cura di te.
Prenditi del tempo per capire e sentire se puoi.
Un caro saluto
Dott.ssa Francesca Bracchi

Dott.ssa Francesca Bracchi Psicologo a Milano

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