Confusione e smarrimento per problemi familiari

Inviata da Lucia · 16 ott 2014 Terapia familiare

Salve. Ho 28 anni e Le mie domande sono tante, ma provo a riassumere. Ci può essere un collegamento tra problemi di salute e problemi psicologici (come conseguenza a quelli di salute). Tutto è cominciato con un senso di nausea per una gastroenterite e conseguente demotivazione (soffro anche di ipertiroidismo). Da quel momento, non capivo cosa avessi, sono fidanzata e la perdita di entusiasmo mi ha fatto mettere in dubbio la storia col mio ragazzo. Ingenuamente ne ho parlato con i miei genitori, per trovare rassicurazione e fiducia nei miei sentimenti e nella mia capacità/possibilità di amare ed essere amata ma ho trovato un muro (come sempre). Mi hanno aggredita, criticata e colpevolizzata e mi hanno anche consigliato di lasciarlo per non farlo soffrire! O.o L’ho trovato assurdo. Le cose tra me e il mio ragazzo vanno meglio, si stanno plasmando diversamente da prima, stiamo cercando un nuovo equilibrio (stiamo insieme da un anno e il nostro rapporto è sempre stato alquanto morboso con i vari social network). I miei genitori però, ora mi stanno addosso e non posso fare un passo senza il mio ragazzo, perché nella loro testa questa implica una crisi, o una mancanza d’amore o quant’altro, insomma tutte motivazioni diverse da quelle reali. Purtroppo loro appartengono a un’altra generazione, sono talvolta ottusi e hanno un rapporto morboso, sempre insieme. Io ho bisogno dei miei tempi e ho bisogno di sentirmi libera di agire come meglio credo, perseguendo la mia felicità. Per esempio, loro pressano sulla presenza del mio ragazzo in ogni evento famigliare (compleanni e feste- specifico che sono del Sud, perciò è radicata un tipo di mentalità che purtroppo non si confà con la mia). Non posso muovermi senza di lui che subito sospettano (soprattutto mia madre). Sono sempre stati genitori invadenti (per quanto mi riguarda e per come sono fatta), la mediocrità mi uccide (la loro), parlare di psicologia è impossibile, sono autoritari, arroganti, non mi hanno mai sostenuta (solo poche volte), mai fiducia. E ora che ne ho bisogno, come sempre, loro non ci sono. COSA POSSO FARE? La soluzione che ho trovato per 9 anni della mia vita è di studiare lontano da loro, ora però che sono laureata da quasi un anno e non trovo lavoro, non ho un’indipendenza economica e non posso quindi andare via da casa, non ho molte alternative. Mi sento in gabbia e ho tanta paura. Ho già passato un momento così a seguito di una brutta storia d’amore e sono fuggita anche quella volta per guarire altrove. Ora mi tocca stare qui, convivere con loro e per me è insopportabile. In passato, la loro invadenza nelle mie storie sentimentali, mi ha soltanto fatto del male, mandando a rotoli tutto perché avevo poca autostima. Ora però voglio cambiare, voglio essere forte e non voglio permettere a loro e alla mia mente (condizionata da loro) di intaccare la storia con il mio ragazzo. Voglio essere sicura di me stessa e dei mie sentimenti, della mia capacità d’amare. Aspetto una vostra risposta. Grazie

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Miglior risposta 20 OTT 2014

Cara Lucia
mi ha colpito molto la tua lettera che "mette il dito nella piaga" (per così dire) circa le problematiche create da genitori invadenti che pensano ai figli come loro "appendici" e che sono ansiosi e ansiogeni creando questa cappa di tristezza, controllo e qualunquismo nella vita dei loro figli.
Quello che tu puoi fare e che spero tu farai (magari anche con l'aiuto di qualcuno) è creare una giusta distanza emotiva dal loro influsso e seguire le Tue idee e i Tuoi modi di gestire le cose.
Per fare questo, (e ci si può riuscire) tu non devi scappare e allontanarti da loro, ma devi proprio farlo stando lì e sviluppando nell'ambiente di vita con loro questa tua capacità.
Allontanarti può esserti di sollievo momentaneo ma, in ultima analisi, è una fuga dal problema mentre tu hai davvero bisogno di affrontare il problema e acquisire la capacità ferma di poter fare a modo tuo.
Anche nel vivere il rapporto col tuo fidanzato cerca di seguire le tue idee e non idee preconfezionate da altri.
Solo tu puoi sapere come vuoi vivere le cose e come farle con tempi e modi adeguati al tuo essere.
Coltiva i tuoi studi e le tue letture e dai molta importanza alla tua persona .
Fai meditazione e fatti insegnare qualche tecnica di rilassamento che gioverà alla tua gastrite e colite di origine nervosa.
Soprattutto non abbatterti e non smettere di credere in te stessa.
Vai avanti nei tuoi percorsi.
Con i tuoi genitori siii gentile e serena ma afferma fortemente i tuoi diritti!
Devi farlo ora! Hai 28 anni e non sei una bambina ; prendi in mano tua con coraggio la tua vita; anche se loro ti auitano in questo momento di disoccupazione non pensare mai per questo di dover perdere ogni tuo diritto, primo fra tutti quello dell'autodeterminazione.
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvana Ceccucci Studio in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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21 OTT 2014

Vi ringrazio per le vostre risposte.
Ma nel frattempo, mi chiedo se è questa la causa per cui ho messo in discussione il mio rapporto. Perché l’ho fatto? Leggendo e confrontandomi con altre persone, mi dicono che può essere una fase di passaggio dall’innamoramento all’amore e per questo ho più voglia di starmene per conto mio. Ma a volte sento di scappare dalla storia, forse è una paura a legarmi ora che il rapporto diventa più intenso? (è quasi un anno, precisamente 10 mesi). Sono ritornata a casa, a vivere sotto il tetto famigliare per amore; avevo voglia di stare qui, perché stavo vivendo quel momento magico e stimolante dell’innamoramento e magari, inconsciamente, lo respingo anche se sto bene quando sono con lui. Cosa è successo? se fosse davvero una fase di passaggio, è normale vivere queste sensazioni frustranti?

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20 OTT 2014

Cara Lucia questo stato di confusione, frustrazione misto alla rabbia che può generare un confronto di questo tipo con i suoi genitori può influenzare (come tutti gli stress della vita) il nostro stato pscofisico. Nel suo caso ci sono anche numerosi fattori culturali che portano a volte le figure genitoriali ad essere molto presenti, da un lato e trascuranti da altri (per tanti motivi, culturali, personali...), come ha descritto lei. Per cui intanto non è facile svincolarsi da questo circolo vizioso di rabbia-dipendenza, per cui cerchi di tollerare tali pressioni genitoriali (così come le ha descritte lei) e pian piano trasferire loro l'idea che: se il suo ragazzo non è presente agli eventi familirai ciò non vuol dire che il vostro rapporto non è saldo, anzi lei lo tutela lasciandogli lo spazio di crescere libero nel tempo e di maturare, per poi forse un giorno condividerlo anche con la famiglia. E' importante dimostrare sicurezza nel far questo, saper reggere i confronti con familiari e non e andare avanti per le proprie idee, nonostante si vive ancora sotto il tetto dei propri genitori. E' chiaro che non sarà facile farlo, poichè anche lei dovrà lavorare sulla sua personalità e sui risvolti che, di volta in volta, le si metteranno davanti, per significarli a livello emotivo e raggiungere un giorno lo svincolo psicologico ed economico. Per cui mi sento sinceramente di consigliarle un percorso psicologico che la potrà sicuramente aiutare nel significare, rafforzare, supportare e condividere: uno spazio tutto suo e solo suo, con il quale oggettivamente e privatamente potrà confrontarsi per andare in contro al cambiamento. Un Caro Saluto Dott.ssa Letizia Patricolo (di Palermo ;))

Dott.ssa Letizia Patricolo Psicologo a Palermo

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17 OTT 2014

Suggerisco una psicoterapia individuale ad indirizzo relazionale dove potrà chiarirsi meglio il rapporto con la sua famiglia di origine ed essere supportata nel processo di svincolo ed autonomia. Le consiglio inoltre la lettura del libro Le lealtà che ci fanno esistere che la può aiutare nel comprendere i vincoli di lealtà che viviamo in riferimento al ns gruppo familiare

Dott.ssa Rosanna Tartarelli Psicologo a Lucca

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