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Come uscire dall'ansia?

Inviata da Alessandra · 22 ago 2014 Ansia

Salve ho 22 e da diversi anni soffro di attacchi di panico, la prima volta e' successo al cinema, fin da subito ho contattato uno psicologo naturopata, mi sono rifiutata di assumere valium ecc, e ho iniziato con l' ignatia, la tilia e la belladonna della hell. Dopo un anno di terapia mi sentivo rinata, ma da li a poco, hanno iniziato le paranoie, io mi rendevo conto di quanto fossero assurde ma non riuscivo assolutamente ad evitarle, ad esempio.. E se esco di casa e svengo!? E se mi viene un infarto?. Lo psicologo che mi segue dice che sono io che mi creo ste situazioni e non riesco a farne a meno. Ovvero se un giorno sto bene mi meraviglio e finisco per star male. Insomma sono entrata in una spirale orribile. Canto, e ho un discreto successo, sul palco sono tranquilla ma appena scendo non riesco più' a relazionarmi con le persone, e questo mi rattrista perché' sono una persona super solare. Esco con difficoltà' di casa, ho smesso di bere e di fumare, insomma mi considero una santa, ho allontanato gran parte delle persone che mi erano vicine, e sono sola. Mia madre e' molto invadente e soffre ancora per mio padre , cerca di monopolizzare la vita di tutti, ed io, mi sono fatta condizionare la vita e i comportamenti in base ai suoi. la vedevo svenire (ora ho paura di svenire) la vedevo prendere farmaci (non prendo farmaci) la vedevo soffocare con il cibo (paura che mi vada di traverso tutto) , abbiamo visto un caso di possessione (per un mese ho avuto paura mi succedesse anche a me)
una spirale continua.ogni volta ci metto tutt me stessa ma ci ricado costantemente. Non so più' cosa fare.
Ultima cosa: quando sto bene, i giorni prima del ciclo comincio ad avere vertigini e mi continuano poi per molti giorni. Basta una sciocchezza e torno a star male. Se sto da sola non sono ansiosa sto bene, ma quando mi devo relazionare con gli altri cambio completamente. Ho sempre viaggiato da sola, ora non riesco a percorrere nemmeno 20 km.
Scusate lo sfogo.

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Miglior risposta 22 AGO 2014

Mi par di capire che un vero percorso psicoterapeutico lei non abbia avuto occasione di seguirlo, un percorso per capire cosa l'esperienza interiore così difficile e sofferta abbia voluto e voglia indurla a capire di se stessa, su cosa voglia farla lavorare. Nulla del corso interiore è mai casuale, proprio nulla. Ci sono casi in cui, per avvicinarsi a se stessi, per avere occasione di comprendere esigenze intime profonde, per dotarsi di nuovi e necessari strumenti di comprensione, per sostenere adeguatamente e in sintonia con se stessi il proprio viaggio nella vita (dico questo, tenendo conto della sua giovane età) si rende necessario un lavoro su se stessi, costruire un'intesa e sviluppare una consonanza che non ci sono. Si cresce più con capacità di intesa con l'esterno e con gli altri, che con se stessi, si è in genere in difficoltà e a digiuno di capacità di dialogo e di ascolto del proprio sentire e di tutta quanta la propria esperienza interna. Dunque può capitare che da parte profonda di se stessi venga il segnale forte di discontinuità, il richiamo, addirittura la pretesa di porre al centro dell'attenzione se stessi, spezzando, mettendo, temporaneamente, fuori uso o in seria difficoltà la corsa verso l'esterno, il fare rivolto al fuori. Probabilmente se lei ricevesse aiuto per cominciare ad avvicinarsi a sè, asseconderebbe utilmente, darebbe risposta all'invito che il suo malessere le sta rivolgendo. Pierangelo Lopopolo

Lopopolo Dr. Pierangelo Psicologo a Crema

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28 AGO 2014

Salve Alessandra,
mi spiace leggere della sua sofferenza, tuttavia la rincuoro, come hanno i miei colleghi, nel dirle che l'ansia è curabile.
Ci sono molti modi di intervenire, dal fronteggiamento all'esposizioni, dai training ai rilassamenti.
Purtroppo da quanto scrive la sua ansia oltre agli attacchi di panico sta diventando una fobia sociale, quindi anch'io le consiglio di intervenire il prima possibile x capire cosa la porta ad avere quell'ansia e quelle paure.
Cordiali saluti.
Dott. Petrozzi

Petrozzi Roberto Alex Psicologo a Savona

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26 AGO 2014

Salve Alessandra
sicuramente il tipo di vita che ha condotto nel suo contesto familiare non l'anno aiutata a non l'aiutano a vivere una vita serena, ha vissuto e si è cercata situazioni che alimentano la condizione ansiosa. Non so che tipo di psicoterapia ha fatto, che orientamento segue il suo psicologo e se ancora fa delle sedute, tuttavia bisogna che il lavoro su se stessa vada un pò rivisto. Gli attacchi di panico come altri disturbi di origine ansiosa possono essere tenuti sotto controllo sia con farmaci specifici sia poi con una buona psicoterapia che comprenda l'origine dei suoi malesseri e li curi con le giuste tecniche. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è oggi la più consigliata per la risoluzione di tali problemi.
saluti Dott.ssa Maria Antonella Schiavone

Dott.ssa Maria Antonella Schiavone Psicologo a Jesi

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25 AGO 2014

Cara Alessandra,
per prima cosa ti consiglierei di rivolgerti ad uno psicoterapeuta esperto e specializzato, registrato regolarmente all’albo, in quanto non credo che la persona a cui tu ti sia rivolta sia totalmente adeguato a seguire la tua problematica. Gli psicofarmaci, così come i rimedi naturali, anche se più blandi, hanno entrambi la funzione di alleviare momentaneamente i sintomi ansiosi (ad esempio ridurre il battito cardiaco, favorire la circolazione ecc..) ma in alcun modo non aiutano a risolvere il problema principale, cioè il perché insorge l’ansia. Soltanto attraverso una psicoterapia è possibile comprendere il perché delle nostre paure e scoprire strategie efficaci per non caderci più. Le esperienze che hai narrato possono aver avuto una certa influenza nello sviluppo di questa sintomatologia ansiosa (clima familiare, svenimenti, soffocamenti, ecc,.), da li è probabile che si siano instaurati alcuni meccanismi di mantenimento, come quelle domande che ti poni..”e se esco e sto male?”.. In un percorso di psicoterapia sarai aiutata a comprendere come mai ti fai queste domande, cosa si cela dietro questi timori e come non seguire più il corso di tali pensieri. Tieni presente che l'approccio cognitivo comportamentale risulta particolarmente efficace nella risoluzione dei disturbi ansiosi.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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25 AGO 2014

Cara Alessandara,
gli attacchi di panico e l'ansia vanno strettamente insieme. Il problema e peggiorato se posso dire a prima vista, con il non potere di stare al suo aggio con gli altri.
Veramente il suo disaggio sta invalidando la sua vita quotidiana e questa futura.
Le consiglio sinceramente di cominciare al prima possibile un percorso terapeutico e liberarsi dal disaggio.
Lavoriamo in tanti anche via internet, dando possibilità ai pazienti più timidi di avere lo stesso servizio come gli altri, rispettando la loro dignità.
In bocca al lupo

Dott.ssa Stoyanka Georgieva Psicologo a Omegna

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25 AGO 2014

Cara Alessandra, sicuramente il tuo disturbo esordito come un attacco di panico ora è generalizzato e la terapia ideale è la psicoterapia cognitivo comportamentale condotta però da uno psicoterapeuta esperto che faccia un programma di esposizioni alle situazioni ansia gene con te e non si limiti a parlare in studio! La tua qualità della vita può sicuramente migliorare se tu sei disposta a iniziare un percorso in cui sei la prima a mettersi in gioco accompagnata dal tuo terapeuta. Rimango a disposizione. Cordiali saluti. Dottssa Elisa Zocchi

Dott.ssa Elisa Zocchi Psicologo a Samarate

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22 AGO 2014

Premesso che è impossibile fare diagnosi e indicare una qualsiasi terapia in assenza di una valutazione specialistica classica, le invio alcune considerazioni.
La situazione da lei descritta sembra delineare un quadro di disturbo di panico che sembra essersi già complicato con elementi di agorafobia e preoccupazione ipocondriaca.
Dalle sue parole sembra emergere anche che il potrarsi di queste problematiche abbiano generato delle strategie di evitamento (sia di alcune abitudini che di alcune attività) e una demoralizzazione secondaria a questo malessere.
E' proprio questo circolo vizioso fra disturbo e complicanze aggravanti che genera la spirale che lei sente di star lentamente scendendo.
Non è quindi un qualcosa che lei si crea, ma è un qualcosa che la malattia crea.
Il suo è un quadro clinico penoso, ma classico, di una malattia.
E come ogni malattia richiede una valutazione medica e una cura.
La cura del disturbo di panico, soprattutto in presenza come nel suo caso di una inefficacia dell'approccio psicoterapeutico (non mi pronuncio su quello naturopatico) è essenziamente farmacologica.
In genere consiste di una terapia con basse dosi di moderni antidepressivi chiamati inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) verso i quali lei probabilmente ha timori e pregiudizi infondati.
Il mio consiglio pertanto, anche nell'ottica di evitare ulteriori complicanze quali la depressione (altra malattia che come tale richiederebbe una cura), è quello di rivolgersi ad uno specialista in Psichiatria.
Un bravo specialista la rassicurerà sui suoi timori, risponderà alle sue domande e fugherà quei pregiudizi che in questo momento le stanno costando così caro.
La invito a considerare, inoltre, che classicamente la farmacofobia è parte del disturbo di cui lei soffre.
Infine una curiosità: le possessioni non esistono.

Dott. Francesco Pietrini Psicologo a Firenze

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