Come superare l'ansia di stare da soli?

Inviata da Alessia · 9 dic 2015 Ansia

Sono una ragazza di vent'anni che sta svolgendo un'esperienza erasmus all'estero. Scrivo perché sono preoccupata per un mio stato d'animo... ci sono due giorni alla settimana in cui non ho lezioni all'università e quindi rimango a casa tutto il giorno. Mi sveglio la mattina con molta ansia, sapendo che starò da sola tutte quelle ore e non vedrò nessuno fino a sera, quando tornano i coinquilini. Non riesco a fare le mie cose da sola: se devo leggere delle pagine o anche semplicemente mangiare da sola faccio molta fatica a combinare qualcosa. Mi metto a piangere perché nessuno è in casa e mi manca tremendamente la mia famiglia, che prima vedevo sempre. Mi manca sentire la presenza di mia mamma in casa. Qui c'è un silenzio assoluto che mi immobilizza e mi fa solo piangere. Piango almeno tre, quattro volte in questi due lunghissimi giorni. Non trovo la forza di fare quello che dovrei e mi distraggo con il telefono, che sembra essere l'unica consolazione. Anche in Italia avevo questo problema, ma non sussisteva quasi mai, perché se qualcuno non era in casa, stava via solo poche ore e quindi era più gestibile il mio stato d'animo. I miei amici hanno lezioni in quei giorni e quindi al limite ci incontriamo solo la sera. Non so come risolvere il problema, non è possibile continuare così. Ho sempre poca voglia di fare.

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Miglior risposta 16 DIC 2015

Gentila Lavinia,
l'ansia non è un segnale da sottovalutare, ma nemmeno da temere eccessivamente perchè ha l'utile funzione di dirci che è il momento di agire, di cambiare qualcosa (spesso i nostri pensieri inconsci).
Quello che descrivi sembrerebbe un problema basato su un'identità fragile, sembra cioè che tu abbia sviluppato un'immagine di te stessa (probabilmente inconscia) come persona che non è in grado di fare le cose da sola.Può derivare dal tipo di dinamiche sviluppate all'interno dell'ambiente familiare che non è detto che sia o sia stato inadeguato anzi, sono aspetti che possono svilupparsi anche in ambienti affettivi e iper protettivi, che involontariamente ostacolano lo sviluppo di un'identità autonoma.
Vista la tua giovanissima età e gli importanti obiettivi che hai cominciato a perseguire ti suggerisco vivamente di intraprendere un percorso di psicoterapia per capire meglio quali elementi ti rendono insicura e soprattutto per sviluppare la consapevolezza di poter essere autonoma, tutti possiamo esserlo! Intanto potresti provare a fare il piccolo esercizio di individuare soprattutto nei giorni di solitudine, tutte le cose che sei riuscita a fare, anche le più banali per entrare nell'ordine di idee che sei una persona in grado di "fare".
Il bambino impara a camminare da solo a piccoli passi, anche cadendo, ma poi saprà anche correre. Tu sai già correre ma non lo sai, c'è bisogno di sviluppare la consapevolezza che la mamma che aiuta a rialzarsi non è più un'esigenza fisica ma una rappresentazione interiorizzata sempre presente, è questo che poi ci consente di camminare da soli.
I miei migliori auguri

Michele Vecera
Psicologo_Psicoterapeuta
Cagliari

Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia dr. Michele A. Vecera Psicologo a Cagliari

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13 DIC 2015

Gentile Lavinia,
immagino che questa esperienza di studio all'estero sia cominciata da poco e non hai avuto ancora il tempo di ambientarti bene e abituarti alla nuova situazione.
Come in tutte le fobie è necessario, per poterle superare, decidere di affrontare anzichè evitare, verificando poi che non ci sono le conseguenze temute, cosa che inizia a far crescere la fiducia nelle proprie possibilità e quindi a far crescere l'autostima.
Avere paura di stare da soli significa non fidarsi di se stessi, del proprio corpo e della propria mente e questa cosa spesso nasce dal tipo di educazione ricevuta nell'infanzia e nell'adolescenza.
Ora come ora, ti sarebbe molto utile un percorso di psicoterapia per far crescere la tua autostima ma se ciò al momento non è possibile ti suggerisco di entrare nell'ordine di idee che in quei due giorni puoi stare sufficientemente bene anche con la scomoda compagnia della paura a condizione di non farti bloccare a tal punto da non poter studiare nemmeno alcune ore : è una specie di accordo o negoziazione che devi fare con la paura e che comporta la progressiva convinzione che stare da soli può avere anche degli aspetti positivi e non è destabilizzante e soprattutto che le cose si possono fare nonostante la paura.
Anche il confrontarti con i tuoi amici su queste tue e sulle loro paure non ti renderà più fragile ma, al contrario, ti renderà pìù capace di sopportarle e superarle.
Appena poi ti sarà possibile, prendi in considerazione l'idea di un percorso di psicoterapia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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9 DIC 2015

Buongiorno Lavinia,

l'ansia è un segnale di malessere e di disagio psicologico da accogliere e da ascoltare.

Lo stato ansioso è evolutivo e funzionale all'essere umano in quanto attraverso esso il soggetto si attiva in caso di pericolo e di minaccia
(lo stato ansioso ci consente così di sopravvivere al pericolo stesso e alla minaccia stessa);
ma se l'ansia diviene pervasiva e invalidante, al punto tale da compromettere la nostra vita quotidiana, è opportuno cercare di comprendere il senso e il significato dell'ansia stessa e del messaggio che il nostro sistema sta cercando di comunicarci.

Sarebbe opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta che pratica la tecnica dell'E.M.D.R., una tecnica di psicoterapia che tramite la desensibilizzazione e elaborazione dei traumi (tramite i movimenti oculari) permette di individuare le cause che hanno originato il malessere attuale, nel tuo caso lo stato ansioso.

Quale ricordi hai dello stare da sola a casa quando eri bambini?
Quali immagini (suoni, odori) associ?

IN bocca al lupo!

Dott.ssa Cristina Fumi
Psicologa Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Cristina Fumi Psicologo a Milano

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