Come si va avanti con un senso di colpa per aver fatto vincere l'ansia?
Buongiorno a tutti,
sono una ragazza di 22 anni, frequento l'università e vivo ancora con i miei genitori.
Vi scrivo perché negli ultimi due mesi ho vissuto una situazione che mi ha completamente prosciugata mentalmente e vorrei capire se il problema sia stata semplicemente una decisione difficile oppure se dietro ci sia qualcosa di più, come ansia anticipatoria, rimuginio patologico o altro.
Tutto è iniziato ad aprile. Da anni dicevo che avrei voluto fare l'Erasmus, ma ogni volta trovavo un motivo per rimandare: aspettare un'amica, paura di andare da sola, paura di vivere lontano da casa. Quando finalmente ho deciso di candidarmi era ormai troppo tardi: la domanda era scaduta proprio quella mattina.
Quell'episodio mi ha fatto pensare che continuavo a rimandare le esperienze importanti aspettando di sentirmi "pronta". Così ho deciso di fare qualcosa di diverso e ho iniziato a cercare uno stage o un soggiorno studio a Londra, una città che ho sempre desiderato visitare.
L'idea mi entusiasmava. Ho passato settimane a informarmi e organizzarmi. Convincere i miei è stato difficile: erano totalmente contrari perché sarei andata da sola e ritenevano fosse troppo pericoloso. Dopo molte discussioni si sono rassegnati e mi hanno detto che, se davvero ero convinta, mi avrebbero lasciata partire.
A quel punto avevo qualche dubbio, ma mi sembravano dubbi normali. Pensavo che fosse un'esperienza che mi avrebbe fatto crescere e che ne sarebbe valsa la pena.
L'inferno è nato dopo la prenotazione.
Quando avevo iniziato a informarmi, il programma costava circa 2.000 euro e il prezzo era indicato in euro. Quando ho prenotato, invece, il sito mostrava il prezzo in sterline, cosa di cui non mi sono resa conto. Solo dopo aver pagato ho scoperto che tra cambio valuta, alloggio, volo e altre spese il costo totale era arrivato a circa 3.000 euro.
Da quel momento qualcosa è cambiato completamente.
Il giorno dopo sono scoppiata a piangere andando all'università. Sentivo di aver fatto un errore enorme. Da lì è iniziato un mese in cui praticamente ogni giorno pensavo soltanto a questa decisione.
Passavo ore a fare liste di pro e contro, a cercare rassicurazioni online, a chiedere opinioni agli altri, a immaginare scenari diversi.
Da una parte pensavo che sarebbe stata una bellissima esperienza: vivere da sola all'estero, parlare inglese ogni giorno, conoscere persone nuove, mettermi alla prova.
Dall'altra continuavo a ripetermi che 3.000 euro erano una cifra esagerata per poche settimane e che, dal punto di vista professionale, non avrebbe cambiato il mio futuro. Studio per diventare insegnante e mi piacerebbe anche lavorare nei musei; questo corso non mi avrebbe dato una certificazione particolarmente importante né un vantaggio concreto nel curriculum.
Mi sembrava di aver speso tantissimo per qualcosa che, razionalmente, percepivo quasi come una vacanza.
Quello che però mi ha colpito di più è stato il modo in cui la mia mente ha iniziato a funzionare.
Ogni giorno cambiavo idea.
Un momento ero convinta di partire.
Poco dopo ero convinta di annullare.
Poi ricominciavo da capo.
Ho scritto pagine intere cercando di convincermi in un senso o nell'altro. Analizzavo continuamente ogni possibile conseguenza.
Mi rendevo conto che il problema non era solo Londra. Era come se fossi diventata incapace di prendere una decisione definitiva.
Quando immaginavo di essere già arrivata a Londra mi sentivo perfino felice.
Quando immaginavo di aver annullato, invece, non mi sentivo triste: provavo soprattutto sollievo all'idea che il conflitto mentale sarebbe finalmente finito.
Durante quel mese ho perso spesso l'appetito, facevo fatica a concentrarmi su altro e tutta la mia attenzione era assorbita da questa scelta.
Cercando informazioni online, moltissime persone mi parlavano di ansia anticipatoria e rimuginio. Quasi tutti mi consigliavano di partire comunque, sostenendo che il desiderio di annullare fosse semplicemente una strategia per eliminare l'ansia e che, se avessi ceduto, avrei rinforzato quel meccanismo.
Io stessa ho provato a convincermi a resistere.
Poi una sera, parlando con i miei, ho detto quasi senza pensarci: "Non so se parto."
Loro mi hanno risposto immediatamente che, se quella situazione mi stava facendo stare così male da settimane, allora non aveva senso continuare a torturarmi e che avrei dovuto annullare.
Così ho chiesto il rimborso.
Nei primi momenti non ho provato il sollievo enorme che mi aspettavo.
Però, già dopo un paio di giorni, è successa una cosa molto evidente: tutta l'ansia è praticamente scomparsa.
Non penso più continuamente al viaggio.
Non passo più le giornate a fare liste, ragionamenti e scenari.
La mia mente si è finalmente calmata.
Quello che è rimasto, però, è un senso di sconfitta. Un senso di colpa.
Mi sembra di aver perso.
Mi sembra di aver lasciato vincere la paura.
Continuo a chiedermi se avrei dovuto sopportare ancora quell'ansia e partire comunque oppure se, considerando quanto stavo male, interrompere tutto sia stata una scelta ragionevole.
So anche che una parte dell'ansia era legata ai miei genitori e alle loro paure, ma credo sinceramente che il costo di circa 3.000 euro abbia avuto un peso enorme. Prima di rendermi conto della cifra reale non avevo mai avuto una paura così intensa.
Oggi sto molto meglio e sono tornata a concentrarmi sulla mia vita e sull'università. Sto cercando di convincermi che potrò sempre andare a Londra in futuro, magari organizzando il viaggio in autonomia e spendendo molto meno.
Il mio dubbio, però, rimane.
Quello che mi è successo rientra semplicemente in una decisione difficile oppure il modo in cui ho vissuto tutta questa vicenda (un mese di rimuginio continuo, incapacità di decidere, ricerca continua di rassicurazioni, perdita dell'appetito e sollievo solo dopo aver chiuso definitivamente la questione) potrebbe essere indicativo di un problema d'ansia o di un meccanismo psicologico che sarebbe utile approfondire?
Vorrei capire soprattutto come evitare che in futuro decisioni importanti si trasformino di nuovo in qualcosa di così totalizzante.
Grazie a chi avrà la pazienza di leggere e rispondere.