Come si può risanare un rapporto tra figli e il priprio padre?

Inviata da Emmanuele · 29 nov 2016 Terapia familiare

Salve, sono Emmanuele e ho 26 anni e l'ultimo di 4 figli. Volevo raccontarvi la mia storia, che negli ultimi anni trova molta difficoltà a trovare una luce di liberazione. Purtroppo i miei genitori si sono separati da quando avevo 13 anni e, ormai, il tempo n'è passato. La cosa che mi duole, attualmente, che il rapporto con mio padre è stato molto altalenante, difficile e a volte anche poco paterno. Da circa 5 anni, ho ripreso il rapporto con mio padre, sono felice e sto bene. Ma questo non basta perché sono l'unico dei miei fratelli ad averlo ( anche se loro sono più grandi di me e sono tutti e 3 sposati). Mio padre vive un forte disagio perché non riesce ad instaurare un rapporto con loro, dato che proteggono mia madre. La situazione è molto difficile da spiegare, forse ci vorrebbe un libro e io non so spiegarlo in poche righe. Nella nostra famiglia abbiamo perso un fratello, forse l'unico dolore che non ha termini di aggettivi che ha portato alla rottura dei miei genitori. Dopo anni si sente ancora questa lesione, anche se so che lui ci potrebbe da lì sopra, ma attualmente viviamo con tanto rancore e vicissitudini passate di errori commessi senza andare oltre. Io vorrei aiutare mio padre per aiutarlo a non parlare più del disagio che nel non avere un rapporto dei figli e cercare, anche poco alla volta, ha recuperare un rapporto con i figli e i propri nipoti. Come posso fare? Mio padre ogni volta che ci viviamo parla sempre di questo suo disagio ed essendo il più piccolo della famiglia, e volendo intermediari, i miei fratelli non mi prendono in considerazione. Poi, per non finire, ci sono anche problemi di tipo economico per le vendite delle case. Vi dico la verità: mi sono rotto pure io! Io spero che le cose si aggiustino, ma se le cose continuano così, io andrò via. Grazie per la risposta.

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Miglior risposta 30 NOV 2016

Gentile Emmanuele
capisco che il dolore di perdere un fratello non è descrivibile ed è talmente grande che anche i suoi genitori si sono persi in questo dolore. Probabilmente invece di sostenersi a vicenda si sono chiusi in loro stessi, ognuno nella propria sofferenza e con le proprie difficoltà. Voi figli ne avete subìto le conseguenze, qualcuno scegliendo di schierarsi dalla parte dell'uno piuttosto che dell'altro.
Ora, non conoscendo i particolari di questa storia, non so bene cosa possa essere successo; tuttavia, l'errore che spesso commettono i genitori che si separano è quello di mettere in mezzo alle loro diatribe i figli, usandoli come armi. Ugualmente i figli, a volte, prendono posizione riguardo a problemi che sono della coppia e non loro. Si vengono a creare, in questo modo, dinamiche difficili da modificare, tanto più che alla base ci sono dolori molto grandi come in suddetto caso.
Queste guerre interne e questi rancori servono un pò a distrarre da quel dolore, quindi costituiscono una sorta di equilibrio (seppur precario) per tutti. Invece, il dolore deve essere affrontato e vissuto profondamente, perchè solo così potrà andar via e liberarvi da queste dinamiche.
Il punto è che ci sono troppe persone coinvolte e ognuna di loro dovrebbe comprendere il significato del proprio comportamento per poterlo modificare. E questa può essere solo una scelta personale di cui lei non può farsi carico. Può portare avanti solo la sua sua sofferenza e parlare per se stesso. Può chiedere alla sua famiglia di aiutarla a superare il disagio e la sofferenza che prova, aprendosi con loro e chiedendo loro la disponibilità ad intraprendere una psicoterapia familiare (di cui gioveranno sicuramente tutti).
Rimango a disposizione per chiarimenti
Cordialmente

D.ssa Cristina Giacomelli
Lanciano (CH) - Pescara

Dr.ssa Cristina Giacomelli Psicologo a Lanciano

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1 DIC 2016

Caro Emmanuele, quando in una famiglia si sommano tanti disagi, dolori, difficoltà di comunicazione nel corso degli anni....non è facile rimettere insieme i cocci. Le persone ci tengono molto ad alimentare rancori e dispiaceri e riescono molto difficilmente a mettere la famosa pietra sopra. Tu, il più piccolo e volenteroso, potresti proporre singolarmente a ciascuno dei tuoi fratelli ad incontrare tuo padre per un colloquio dove possano emergere le emozioni di ognuno di voi. Certo ci vuole la volontà di entrambe le parti...Auguri dr. Annalisa Lo Monaco

Dott.ssa Annalisa Lo Monaco Psicologo a Roma

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30 NOV 2016

Gentile Emmanuele,

dalle sue parole si comprende come la sua famiglia sia bloccata nel dolore. Lei parla di rancore, io inserisco anche il rancore nel grande "secchio" della tristezza. Il punto è che al di là di come lo vogliamo chiamare non cambia la situazione di stallo nella sofferenza e nel lutto.

In questo "secchio" si accumulano la scomparsa di suo fratello, la separazione dei vostri genitori, il rancore tra loro, la distanza tra i suoi fratelli e vostro padre, e chissà cos'altro.

La invito a riflettere sul perchè? Come mai lei si è fatto carico di smuovere questo stallo e tirar fuori il contenuto del "secchio"? Come mai si carica del disagio di suo padre, della sofferenza di sua madre, della rabbia dei suoi fratelli?

E soprattutto lei dov'è? Riesce a pensare alla sua vita, ai suoi progetti, alle sue relazioni o è anche lei incastrato nel "secchio" con tutt'e due i piedi?

Infine una sensazione: non è che si aspetta che per uscire dal tunnel o si esce insieme o lei da solo non ce la fa'? Perchè lei può decidere se continuare a sguazzare nella torbida acqua del "
secchio" o prendere un asciugamano e costruire il fiume della sua vita!

So che sono tante domande ma non deve rispondere subito, si faccia solo guidare nella sua riflessione.

Mi auguro di risentirla e che le vicende possano distendersi.

Studio Medico Associato Psicologo a Roma

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