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come si fa a fidarsi di uno psicologo?

Inviata da sandro il 6 nov 2013 Relazioni sociali

Vi ho gia scritto, ma non per questo credo di meritare meno attenzione. Se sono ancora qui a scrivervi è perché non ce la faccio a dare le mie generalità ad una psicologa telefonica di un servizio regionale, anche perché, come lei mi ha ben specificato, i miei 20 anni oramai che sono senza lavoro sono stati una protezione per evitare di stare male, solo che sono stati una strategia fallimentare. Ora mi trovo in una situazione complicatissima, che io non esito a definire senza speranza. Sono qui, come un parassita, senza forma, senza forza, senza obbiettivi, che ciabatto per casa, sempre più stanco fisicamente, con problemi non solo di lavoro ma anche di un diabete che non curo perché oramai non me ne frega più nulla. Anzi, a maggior ragione, se un giorno sarò cieco o senza gambe almeno mi daranno uno straccio di pensione che io, nella mia testa stramaledetta che ho, non sono stato capace di crearmi con un lavoro come tutti. Sono veramente un caso umano, se ci fosse ancora il maurizio costanzo show sarei perfetto per essere il nuovo caso da palcoscenico. Non riesco a fidarmi di nessuno, soprattutto della vostra categoria. Siete senza sensibilità, non comprendete il dolore profondo di una persona come me, ma giudicate e trattate le persone come manichini, dando loro delle etichette (maniaco, paranoico, psicotico ecc......), ma senza accogliere la loro sofferenza e condividendola empaticamente.Ultimamente alle iene hanno mostrato diversi psicologi clinici laureati col massimo dei voti, che però hanno abusato dell' ingenuità dei loro pazienti e portandoli alla devastazione (una psicoterapeuta ha fatto fare sesso ad una paziente anoressica con un vecchio porco schifoso che diceva di curare le energie della vagina attraverso dei rapporti sessuali curativi.....poi un' altro psichiatra, tra l' altro presidente dell' ordine degli psichiatri della regione lazio ha abusato sessualmente di sue pazienti giovani (17 anni)in studio, con la scusa che fare sesso con loro le avrebbe riaperte alla vita....e ieri, sempre una psicologa clinica,laureata col massimo dei voti e lode trattava la sua colf come una servaccia, offendendola, denigrandola e dando del "negro di merda" all' altro suo collaboratore familiare, soltanto approfittando del loro bisogno di lavorare......PSICOLOGI ve ne rendete conto ?????
Ecco perché io non posso fidarmi, non so mai che razza di persona io abbia di fronte. So solo una cosa, che gli psicologi pubblici FANNO SCHIFO e hanno portato al suicidio molta gente, compreso un mio familiare, mentre quelli privati, che dovrebbero essere a disposizione di chi sta male, favorendoli economicamente, SONO SOLO LI A FARE QUATTRINI, chiedendo cifre che per un disoccupato sono un attentato.
Come faccio a fidarmi di questa categoria di personaggi che si credono di poter fare il buono e il cattivo tempo nella testa delle persone, senza rispettare minimamente l' ESSERE umano che hanno di fronte, ma utilizzandolo solo come una fonte di guadagno ?
E se poi la terapia non funziona la colpa E' SEMPRE del paziente, perché non ha collaborato, oppure come dicono quelli bravi perché non è "STRUTTURATO".
Io dico a tutta questa gente VERGOGNATEVI, ecco cosa dovete fare VERGOGNARVI.
E fuori il panorama è sempre più desolante, poiché se non si va da uno psicologo si rischia di cadere nelle braccia di ciarlatani senza scrupoli, tra cui terapeuti new age che ti condizionano a credere a cose magiche o spirituali che dir si voglia, senza alcun fondamento scientifico o base razionale.
Bene, io non ce l' ho fatta a dare i miei dati completi a quella psicologa che sembrava essere ben disposta verso di me. Non ce la faccio perché ho paura di stare male poi con me stesso, col TERRORE che ora sanno chi sono, dove abito, ecc...
Ho il terrore di fare questo passo, e senza questo passo la psicologa mi ha detto che non si può procedere, poiché io devo prima dimostrare di avere un briciolo di fiducia in lei e nel servizio.
Quindi mi tocca salutarla e lasciar perdere anche qui. SONO SOLO, non ho nessuno, non ho un soldo che è uno e se non avessi un genitore anziano che mi mantiene io sarei gia da tempo buttato in mezzo a una strada.
Non credete voi, in tutta franchezza (vi prego siate spietati oramai non me ne frega più nulla),,,CHE SIA MEGLIO PER ME STUDIARE UN BUON METODO PER FARLA FINITA? non mi sembra che per uno disoccupato da una vita e oramai 52 enne ci sia qualche speranza....SIATE FRANCHI E SINCERI, velo chiedo per favore.

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Ciao Sandro,

gli psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, sono persone e in quanto tali, lei ne può trovare di bravi e non, di persone con difetti e perchè no, anche loro con le loro sofferenze.
Il tutto sta a trovare la persna più giusta per lei.
Il fatto di "etichettare" il paziente effettivamente fa molto male, ma è necessario per cercare di curarlo, se un denutista dice che lei ha una carie lei si offende? no, ma è chiaro che il fatto di sentirsi dire depresso, paranoico etc...fa più male, semplicemete perchè le persone sulla base di questo nel mondo, ti giudicano e lo fanno solo per paura, se ne freghi.
Mi spiace che lei abbia trovato solo psicologi non empatici, non umani e calorosi e che questa sua visione/esperienza si sia avvalorata guardando la TV, dove ovviamente si parla di tutti quei casi limite, negativi, di scandalo, sia nel mondo medico che non.
E' vero sono accadute cose brutte, ma uno che fa? ha la carie e se la tiene perchè esistono dentisti cialtroni? no, cerca un dentista affermato o comunque del quale sia rintracciabile il curriculum e altre informazioni di lavoro.
L'unica strada per lei è quella di trovare uno psicologo tramite il passa parola.
In questo modo potrà fidarsi di più, perchè un suo amico/a, conoscente i è trovato molto bene o magari vedendo giudizi positivi su un sito, può farsi lei un'idea.
Le posso assicurare che nessuno psicologo ha interesse a venire a trovarla a casa o possa fare qualcosa con i suoi dati, inoltre non serve darle l'indirizzo di casa! basta il suo nome e numero di telefono.
Chiaro se lei chiama il servizio pubblico, aihmè deve affidarsi, ma lì è tutelato dal SSN.
Infine è chiaro che se lei non ci crede, non funzionerà e per ironia della sorte, la sua attenzione si focalizzerà sempre su fatti e persone che le confermeranno questa visione.
Lo psicologo guadagna (molto poco le dico rispettoa ciò che fa) aiutando le persone e in questo non è differente da un chirurgo o un dentista. Anche loro approfittano delle sofferenze delle persone?
Cosa faremmo tutti se non esistessero?
Sul fattore NEW AGE è chiaro che le dico di diffidare e di appoggiarsi al SSN (dipartimenti di salute mentale) dove lei ha dei diritti come disoccupato e malato di diabete.
Affidarsi è l'unico modo per guarire, mi dispiace, non c'è un'altra strada. Contatti di DSM più vicino a casa sua, può provare almeno e se non si trova bene, cambiare.

Un Caro Saluto.

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Visto che chiede franchezza...
Dopo tanta rabbia concludere la mail con un "per favore" mi ha fatto sorridere.
Lei ha tanta voglia di credere e di poter essere aiutato, ma ha altrettanta paura. Scrive "terrore" addiritura.
Il suo caso visto così a grandi linee sembrerebbe richiedere l'ausilio farmacologico integrato a quello terapeutico.
Decida. Vuole davvero aiuto o vuole continuare a nascondersi dietro tanti racconti di colleghi "stronzi" che non hanno fatto il loro lavoro?
Ma lei, che cosa vuole realmente?
Vuole un alibi così potrà proiettare su altri, sugli psicologi le sue sconfitte? il suo malessere? la sua sofferenza?
Risponda prima a queste domande, ma sinceramente!!
Cerca un alibi?

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Gentile Sandro, innanzitutto la ringrazio a titolo personale per la sua schiettezza, ma le devo comunque far notare come traspare tra la rabbia che comunica l'idea di essere speciale più degli altri.Di come sia alla ricerca di scappatoie per essere assistito dalla società ( pensione di invalidità,caso umano al Costanzo Show ecc..).
La sollecito ad attivarsi verso un rapporto psicoterapeutico che possa farla sentire una persona accolta come 'normale'.La fiducia tra paziente e psicologo è un elemento che è sempre in discussione e che richiede un lavoro costante.
Non nasce al primo colloquio.
Le assicuro infine che nel pubblico è pieno di colleghi volenterosi, sensibili e competenti. Glielo dico pur non lavorando nel pubblico.
Provi a darsi una ulteriore possibilità per stare bene come persona speciale ma tra persone speciali.
Cordiali saluti,
Dott.re Lorenzetto Claudio
psicologo psicoterapeuta di Ferrara

Dott.re Lorenzetto Claudio Psicologo a Ferrara

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Gentile utente,
purtroppo esistono dei ciarlatani, approfittatori e "pocodibuono" anche nella nostra categoria. Allo stesso tempo ciò non significa che tutti siano uguali, altrimenti è razzismo, no? Allo stesso tempo forse dovrebbe imparare ad "affidarsi". Le situazioni senza speranza non esistono, esistono persone che credono a questo in alcuni momenti della vita.

Dr Mori, Psicologo Sessuologo Psicoterapeuta Psicologo a Siena

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 Sandro! Quanto dolore, quanta delusione, quanta rabbia si legge in questa sua. Neanche c'é da provare a giustificarsi, a non trovar colpe in una parte della categoria dell' "Essere umani" al quale anche questi "psicologi" appartengono ed al quale appartengo.  Ecco ... categoria! Il termine "dottore" ci viene, ad un certo punto della nostra vita, riconosciuto da un sistema e senza tale termine è certo non sia possibile entrare in contatto professionale con chicchessia. Devo darle ragione che, come in tutte le professioni, un titolo non fa dell'uomo un essere in grado di comprendere l'altro profondamente ma nel nostro complesso e duro lavoro è d'obbligo trovare la strada per adoperarci a portare con noi il dolore dell'altro. "Comprendere", in etimo, è il "prendere con se", facile a dirsi, molto complesso da mettere in pratica anche perché il prender a se è una qualità che, difficile da imparare, è spesso una forma di empathos che potrebbe quasi dirsi innata in taluni. Non possiamo dilungarci molto in questo contesto, non servirebbe forse neanche a chissà cosa ma mi conceda una riflessione: "uno contro tutti" è cosi che lei si sente? Non c'é forma dell'umano esseCi (esser con ... ) che lei avverte se non in un anziano genitore che l'aiuta nel sostentamento? Ci dia una possibilità,  sig. Sandro; conceda ad un esser umano, quale la sua simile al telefono, e le fornisca un po di se, foss' anche il suo nome e cognome. Si riconosca all'altro, nel suo dolore, affidi al suo nome e quindi a se stesso una parte anche piccola del suo tormento, concedendosi di dividerlo per un piccolo momento con una persona che non sia solo lei. Porre un fine a se stessi non è un porre fine al mondo; l'esistenza, cosi come la morte, si appartengono e Ci appartengono. Non c'è soluzione di continuità tra questi due modi dell'esistenza, tra la vita e la morte.  Nessuno di noi ha potere sull'altro, quindi non chieda ad un altro suo simile cosa e come fare per continuare un'esistenza; saremmo perciò solo ipocritamente giudicanti ( come lei afferma) o peggio onnipotenti ma consideri che abbiamo però possibilità di vivere e, in tale esperienza, fare del nostro percorso un ex sistere. Concludo dicendole che lei, Sandro, in questa sua ha toccato temi d'una profondita immensa, filosoficamente profondi, di una complessità tale da riconoscerle merito d'un'analisi dell'esistenza estremamente complessa e degni d'un Sarte o di un Heidegger ai quali rispondere resta un lavoro degno delle sue dolorose considerazioni. Mi raccomando ... Forza!

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Gentile Sandro,
nessuno la può obbligare a rivolgersi ad uno psicologo o a uno psichiatra se lei non se la sente o se ha tutti questi dubbi. Non esistono situazioni "senza speranza", ma solo persone che talvolta si sentono così disperate da non riuscire a vedere uno spiraglio di luce. Comprendo la sua rabbia, ma in questi casi non si può generalizzare. Probabilmente il trattamento più idoneo al suo caso è quello di tipo integrato che prevede un percorso di psicoterapia in parallelo con una cura psicofarmacologica.
Visto che trova difficoltà con questi specialisti, ha provato a parlarne con il suo medico di famiglia? Potrebbe essere un buon inizio.

Cordiali saluti,
Dott. Giuseppe Del Signore - Psicologo Viterbo

Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo a Viterbo

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