Come scardinare un'ansia che dura da tempo

Inviata da Anonimo il 13 mar 2016 1 Risposta  · Ansia

Salve!
Mi chiamo Alessio e ho 36 anni.

Premesso che sono una persona emotiva, ansiosa e ho la tendenza a pensare molto, rimuginando spesso sulle cose passate o su quelle che devo fare n futuro. Il mio problema nasce qui.
Ho sin dai tempi in cui frequentavo le scuole medie, una paura enorme di sbagliare, di andare in errore... la cosa mi mette ansia, mi terrorizza e mi blocca parecchio. In quelle situazioni, mi sento, come fossi preoccupato, poco lucido nel dover svolgere il compito a cui sono destinato... Purtroppo questo, influisce e ha sempre influito, lasciandomi poco spazio per tante cose che avrei voluto invece provare a fare, ma che a causa di questa "paura", ho sempre lasciato perdere ed evitato di fare. Non che sia così insicuro, anche se le mie radici sono di una persona insicura, è proprio il timore di sbagliare, di sentirmi sotto pressione e avere delle forti responsabilità che mi creano problemi.

I miei problemi ruotano tutto a un'ansia, a una forte emotività, a un'agitazione interiore così forte, da bloccarmi l'azione... Volevo fare delle domande:

1)La mia estrema soggezione, l'imbarazzo che provo davanti alle persone in certe situazioni, al giudizio che posso subire dalle stesse, a una eventuale brutta figura che potrei fare davanti agli altri, mi ha sempre fatto evitare certi ambienti, certe situazioni sociali, etc... è strettamente correlato alla mia estrema analicità, rimuginazione ed eccessivo pensare che mi contraddistingue? Entro nel dettaglio: possibile che certe difficoltà siano causate soprattutto o esclusivamente da un'ansia di fondo che genera e blocca sul nascere qualsiasi tipo di azione e potrebbe essere, quindi, un unico problema legato all'ansia? Cioè, il rimuginare, il fatto di "anticiparmi" mentalmente a livello interiore, come le cose si presenteranno, è tutto un problema legato all'ansia?
Faccio un esempio: l'andare dal medico (qualsiasi esso sia) - dover ricontrare un parente o un amico che non vedo da anni - un possibile incontro di lavoro, sono causa di un'ansia e una soggezione tremenda e devo veramente forzarmi per andare incontro a queste cose. Naturalmente, c'è una scala di valori dell'ansia: si va da piccole cose in cui è magari controllabile, ad altre più grandi ed importanti.
2) L'ansia e l'insicurezza viaggiano a pari passo? Non posso negare che da ragazzino ero molto insicuro, oltre che ansioso; l'ansia che ho potrebbe derivare anche da una fonte di insicurezza avuta quando ero ragazzino/ bambino?
Devo aggiungere che ho avuto una vita familiare difficile , spesso contrassegnata da conflitti e la cosa ha affossato ancora di più certi miei problemi.

3) In tutto ciò, la sensazione è che mi manchi "energia" per cambiare, per migliorare e rendere la mia vita migliore. Questa "poca energia" può essere determinata da quest’ansia di fondo che circola costantemente in me? Può essere che per "contrastarla, combatterla", mi costringa a praticare uno sforzo, che, però, mi porta via energie preziose e che quindi vengono a mancare nel momento in cui devo "prendere una decisione" o fare qualcosa di importante per la mia vita.? Questa è solo una mia riflessione, ma vorrei capire se posso aver ragione.
Chiedo scusa per le domande, chiedo scusa per l'eccessiva analisi, ma sono arrivato a un punto in cui devo necessariamente fare chiarezza sulla mia vita e su ciò che devo combattere.

Vi chiedo infine: con problemi di questo tipo, che tipo di terapia sarebbe consigliabile?

Cognitivo comportamentale, sistemico relazionale?

capire

Miglior risposta

Buongiorno Alessio,
mi spiace dover rispondere in maniera generica ad una richiesta così specifica e ben formulata, ma purtroppo ciò che sembra essere la sua necessità (ben condivisibile e accettabile!) di fare chiarezza su di sé, su ciò che le accade e su come possano essere intrecciate tra loro le varie difficoltà e aspetti di personalità che nota in lei stesso (insicurezza, ansia, rimuginio, timore del giudizio, esperienze passate, ecc..) richiede un lavoro congiunto, terapeuta/persona, di esplorazione ed elaborazione.
Ciò che ha ipotizzato potrebbe essere possibile, così come potrebbero essere possibili altre sequenze di "concatenamento" e consequenzialità. Certamente i fattori da lei elencati sono tutti elementi fortemente intrecciati tra loro, in grado di innescare processi di mantenimento ed amplificazione delle difficoltà che presenta.
Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale risulta particolarmente valido nell'affrontare e trattare problematiche legate all'ansia e alla gestione delle emozioni, ma anche all'esplorazione del passato e alla sua influenza sui comportamenti attuali, tramite varie strategie, tra cui quella della Schema Therapy. Ad ogni modo, l'elemento essenziale e imprescindibile di una buona terapia è l'alleanza e il clima di fiducia e apertura che si riesce a creare tra terapeuta e persona. Per questo alcune volte può essere necessario ricercare appositamente un professionista che ispiri simpatia, accoglienza e sicurezza.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi

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