Come sbloccarsi da una resistenza psicologica?

Inviata da Sara.25 · 2 giu 2020 Ansia

Salve, sono una ragazza di 24 anni che soffre d'ansia con sintomi dal 2012, sono sempre stata una persona dal carattere molto timido e credo che questo ha influito in qualche modo. Ho subito per quasi tutto il mio percorso scolastico bullismo, più psicologico che fisico, forse la paura del giudizio della gente nasce anche da questo. Sono cresciuta in un ambiente familiare in cui le urla e i litigi erano quasi all'ordine del giorno, i miei genitori sono persone che non hanno veri e propri amici da frequentare, solo persone/conoscenti con cui fermarsi a fare due chiacchiere, sono rari i casi in cui qualcuno viene a farci visita. Tutte quelle "amicizie" o semplici conoscenze che ho avuto le ho rovinate, abbandonate proprio a causa dell'ansia e della paura. Sempre a causa di questa sorta di ansia sociale avevo abbandonato la scuola. Ho avuto vari consulti dal vivo, 2 psicologhe dell'ASL con cui avrò fatto 3 o 4 sedute, uno psicoterapeuta cognitivo comportamentale privato, ma sin dal primo incontro non stesi per niente a mio agio lì dentro. Passato qualche anno fui "costretta" ad affrontare una sorta di vacanza con un mio parente e altri miei coetanei che non conoscevo, presa dall'ansia contattai una psicoterapeuta privata, da lì in poi iniziai un percorso con lei, mi sono trovata bene sin da subito, sono riuscita ad affrontare alcune situazioni sociali, a diplomarmi e a prendere la patente anche se adesso non guido ancora da sola. Nell'ultimo anno di scuola decisi anche di voler iniziare una terapia farmacologica per i sintomi, sentivo che solo la psicoterapia non mi bastava. Ho fatto quasi 3 anni di psicoterapia (faceva riferimento allo psicodramma), tra tira e molla, arrivo a capire che il mio problema è anche la resistenza al cambiamento, da qui la decisione di entrambe (dopo averne parlato a lungo) di chiudere la terapia. Vivo con questa resistenza da qualche anno, anche se sono convinta di avercela avuta sempre. Inizio ad avere paura anche per il mio futuro, se sono ancora qui è grazie a due genitori che nel bene o nel male non mi lasciano mai sola. Ho paura di non riuscire a sbloccarmi da questa situazione, perchè so che adesso è un problema mio e nessuno in questo può aiutarmi. Ho paura di come sarà la mia vita dopo che i miei genitori non ci saranno più. Spesso ho pensieri suicidi (non ne ho il coraggio), ho iniziato ad avere questi pensieri con la nascita dell'ansia e quindi già dal 2012 ci pensavo, mi immaginavo i modi e i posti in cui farlo, ricordo che guardavo fuori dalla finestra della mia scuola dove vi era una strada in cui le macchine correvano veloci, immaginavo di buttarmici sotto. Da un pò cerco dei modi su internet su come andarsene senza soffrire troppo e mi sorprende ciò che si può leggere, ma ripeto sono solo pensieri, non ne ho il coraggio. Questi pensieri nascono dall'insopportabile sofferenza che vivo e tendo di nascondere da molti anni ormai. Sono il mio peggior nemico, sono convinta di non essere brava in nulla, mi faccio schifo come persona, sento che la mia esistenza causa sofferenza e problemi non solo a me ma anche a chi mi sta vicino. Ci sono periodi in cui sto davvero giù e passo interi giorni a starmene dentro la mia cameretta (si, vivo ancora con i miei genitori e non ho un lavoro), piango spesso, passo molto tempo su internet (penso di esserne dipendente), mi sfogo lì, spesso lo uso per distrarmi dai miei problemi. A proposito di distrazioni credo di soffrire di qualche disturbo ossessivo compulsivo (non mi sto autodiagnosticando nulla, sono solo ipotesi), sin dall'inizio dell'adolescenza ho iniziato ad avere un brutto vizio, quello di grattare via tutte le imperfezioni sulla mia pelle (es.: brufoli, croste ecc.), cercando su internet ho letto qualcosa sulla dermatillomania e mi ci rivedo molto, non è detto però che ne soffra. Da sempre ho altre brutte abitudini che in un certo senso mi aiutano a trovare un sollievo momentaneo, come ad esempio strapparsi le unghie con i denti o mangiarsi le pellicine delle labbra, negli ultimi anni mi sfogo anche con il cibo spazzatura, anche se non sono delle vere e proprie abbuffate (non ho mai sofferto di alcun disturbo alimentare, sono normopeso). Sempre negli ultimi anni mi capita di non riuscire a trattenere le lacrime in pubblico, non mi succede sempre ma a volte, alcuni hanno notato i miei occhi lucidi ma io evito di dare spiegazioni, a maggior ragione se sono perfetti sconosciuti, invento sempre una scusa. Di tutto quello che vi ho scritto ne sono a conoscenza poche persone nella mia vita, la mia psicoterapeuta, la mia famiglia e qualche parente. Mi sento senza speranza e all'interno di una trappola che ho creato io stessa ma che allo stesso tempo ho paura ad uscirne. Ho paura di rimanere così per sempre. Ho paura di risperimentare il dolore (fisico e non) per affrontare le mie paure/ansie. Volevo provare una nuova psicoterapia, ma anche qui mi frena la paura perchè mi chiedo "E se sbaglio tutto ancora una volta?", "Se non sono abbastanza motivata che ci vado a fare?", "Se ho ancora questa resistenza come mi può aiutare?".... e tante, tante altre.. Non so cosa fare..

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Miglior risposta 4 GIU 2020

Gentile Sara,
dalle sue parole emerge tanta sofferenza e tanti temi che meriterebbero un dedicato spazio di approfondimento, soprattutto per fare sì che i significati da lei associati alla sintomatologia ansiosa possano emergere in modo più chiaro ed intellegibile.
La vita ci pone di fronte a delle scelte più o meno complesse, richiedendo un posizionamento rispetto alle dinamiche contestuali. In virtù di ciò, ovviamente, l'esistere è tutt'altro che facile e presuppone anzi tanto coraggio, responsabilizzazione e, soprattutto, una scelta sul tipo di persona che vogliamo veramente essere.
Io credo che si possa scegliere come gestire la propria esistenza e come progettarsi alla luce di essa. In questo, un percorso psicologico è senz'altro di aiuto, ma le richiederà motivazione e impegno.

Spero di esserle stata di aiuto.
Resto a disposizione, se desidera.
Un caro saluto,
Dr.ssa Irene Mosca

Dr.ssa Irene Mosca Psicologo a Lucca

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5 GIU 2020

Buonasera Sara. Partirei dalla fine quando, rispetto ai dubbi se intraprendere di nuovo una psicoterapia, scrive: "E se sbaglio tutto ancora una volta?". Un percorso psicologico ha l’intento di prendersi cura della paziente. E’ un percorso che si fa in due, con ruoli diversi ma in collaborazione ed entrambi vogliono la stessa cosa: che la paziente stia meglio. Se anche ciò sfortunatamente non dovesse accadere non può comunque esserci un’implicita attribuzione di colpa nei confronti della paziente. Le dico una cosa riguardo la sua resistenza a cambiare. Tutti resistono al cambiamento, nessuno escluso, seppure con intensità diverse. I sintomi sono stati il meglio che abbiamo trovato per difenderci da una situazione difficile prima che essi stessi diventassero fonte di disagio e sofferenza. Ma rinunciarvi spaventa perché li conosciamo bene, li usiamo per gestire al meglio il mondo e noi stessi. Rinunciarvi per sostituirli con cosa? Certo che fa paura. Ma per lo stesso motivo essi non sono necessariamente una condanna a vita. E’ un lavoro lungo e faticoso e certamente bisogna essere motivati, ma è possibile progressivamente sostituire i sintomi con modi meno dolorosi e più funzionali per affrontare la vita.
Se mi permette ho la sensazione che lei abbia molta paura del giudizio degli altri al punto che finisce con l’anticiparlo, con l’immaginare le possibile critiche che potrebbero esserle mosse e finendo con farle lei a se stessa. Ma più di ogni altra cosa forse lei si sente sola.
Rispetto alla sua domanda: “Cosa fare?”. Credo che si sia in buona parte risposta. Lei non mi sembra poco motivata ad intraprendere un percorso di cura. Mi sembra più che altro tema di sentirsi responsabile del fallimento della terapia, del non essere stata capace di farsi aiutare.
Scelga un/a terapeuta che la faccia sentire a suo agio e non giudicata ed inizi la terapia al più presto.

Dott. Antonino Puglisi Psicologo a Torino

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