Come riconquistare mio figlio?

Inviata da Milena · 6 nov 2015 Psicologia sociale e legale

Mio figlio di 19 anni, dopo un litigio, è andato via di casa. Ho cercato di parlare con lui ma lui non mi risponde. È andato vivere da suo padre. I miei amici consigliano di non cercarlo più perché se lui non vuole allora è inutile. Io soffro tantissimo la sua mancanza. Devo veramente lasciarlo in pace?

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Miglior risposta 9 NOV 2015

Cara Milena,
indipendentemente dal motivo che ha spinto tuo figlio ad andare via di casa, vorrei proporti un quadro generale relativo ai ragazzi di oggi.
Oggi i ragazzi nascono arrabbiati con il mondo, quindi non penalizzarti troppo, cerca di guardare la situazione con un'altra prospettiva. Mediante risposte online non posso entrare nello specifico, di cui avrebbe bisogno la tua situazione, ma sono sicura che avere un altro punto di vista potrà aiutarti ad affrontare diversamente la situazione. Cerca, per quanto possibile, di nascondere l'ansia (preoccupazioni per lui), poiché tale atteggiamento se da un lato fa sentire un figlio molto amato dall'altro lo allontana. Un modo per avvicinare i ragazzi è l'ironia (solitamente quando vedono un genitore passare da stati ansiosi, autoritari, invischiati ad atteggiamenti più leggeri restano sorpresi positivamente e si avvicinano di più). Non farti guidare dalle paranoie, qualora avesse bisogno sarà lui a correre da te. Quando un figlio ha bisogno si rivolge ai genitori, la motivazione è legata al bisogno di essere ascoltati e non giudicati. Qualora si presentasse l'occasione cerca di farlo parlare più che puoi, con dolcezza abbassando la guardia.
Un caro saluto
Dott.ssa Serena Congiu

Dott.ssa Serena Congiu Psicologo a L'Aquila

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9 NOV 2015

Buona sera Milena. Il suo dispiacere e la sua angoscia sono comprensibili; credo però che la paura, la rabbia, il dispiacere e lo smarrimento siano sentimenti che sta avvertendo anche suo figlio. Ha 19 anni, non è più un bambino, avrà bisogno di avere la sua indipendenza ma allo stesso tempo ha bisogno di sentirsi appartenente alla propria famiglia da cui poter tornare nel momento del bisogno. Nel suo racconto non ci spiega quale sia stato il motivo del litigio, sicuramente sarà stata una situazione molto accesa e sentita per arrivare ad andarsene. Non ci dice nulla nemmeno riguardo alla separazione dal padre di suo figlio per cui non ci si può esprimere in merito, anche perchè la sua domanda non riguarda la coppia coniugale; è importante però tenere presente che a fronte dalla fine di un rapporto di coppia nel momento in cui ci sono dei figli resta un legame per la vita che è quello dettato dalla genitorialità: se anche voi siete separati come coppia, sarete per sempre uniti come genitori, per questo ogni decisione e ogni difficoltà che riguarda i figli deve essere condivisa da entrambi. Per cui quello che è importante è che lei e il padre di suo figlio parliate e capiate cosa sta accadendo con vostro figlio e insieme rispondiate a questa situazione. Se i rapporti sono conflittuali rivolgetevi ad uno Psicoterapeuta Familiare che vi aiuti a non perdere di vista l'obiettivo che è il bene di vostro figlio. Se ha bisogno di avere dei chiarimenti mi contatti senza alcun timore!
Dott.ssa Atti Maria Benedetta

Anonimo-144658 Psicologo a Ferrara

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9 NOV 2015

Salve,
pur comprendendo il tuo stato di sofferenza, mi viene da pensare che l'atteggiamento più adeguato da parte tua, sia quello di fargli compiere la sua esperienza col padre..assillarlo sarebbe controproducente. Non conosco nei dettagli la vostra storia (se vuoi, puoi farmela conoscere).Comunque se si tratta di due genitori separati, può essere scattato nel ragazzo un desiderio di colmare un suo 'vuoto'. È suo diritto fare delle verifiche e se il padre è una persona stimabile, non riconosco il tuo problema anche se, ripeto comprendo il tuo sacrificio. Resto a tua disposizione se ritieni di averne bisogno.
Dott.ssa Carla Panno
psicologa- psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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9 NOV 2015

Cara alessia, evidentemente abbiamo le stesse paure io è da tanto tempo che ci soffro per quello che ti dico di essere forte quando ti vengono questi strani pensieri. Fai qualcosa che non te li faccia pensare ed in un attimo passa. Ricordati tu sei piu forte dell'ansia, tu lo comandi il tuo cervello. Non ti abbattere mai, affronta tutto e vedrai che passera ogni cosa. Ricordati di essere determinata a ogni cosa anche se no ti va di fare le cose, falle lo stesso... vedrai che passera e ti sentirai rinascere.
Ciao alessia

Dott.ssa Raffaella Celi Psicologo a Milano

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7 NOV 2015

Milena, credo tu debba considerare il significato di una "fuga" adolescenziale: un gesto forte al fine di lasciare un segno profondo in te (senso di colpa, rabbia, risentimento, delusione, ansia e preoccupazione) e allo stesso tempo grande bisogno di "individuarsi" attraverso il vuoto della sua presenza (nel silenzio di sé tuo figlio spera tu possa riconoscerlo per ciò che realmente è e non per ciò che lui mostrava essere a te). Sei un importante riferimento per lui nella misura in cui sai essergli complice, non giudice. Consiglio che sento di darti in questo momento, non è di cercarlo, bensì di fare in modo che a lui, attraverso il filtro di suo padre, possano giungergli due messaggi importanti: il primo, che tu sei un polo di positività, dunque che sai prenderti cura di te e della tua vita e che quindi ora più che mai riempi i tuoi momenti di stimoli e di costruttività (ciò diventa elemento di attrazione nei suoi confronti); il secondo che lui riceva come feedback da parte tua ricordi positivi legati alla tua esperienza con lui (sentirsi raccontare cose belle fatte da lui nel tempo trascorso con te ha come effetto lo stimolargli il desiderio di rivivere quelle esperienze in quanto consapevole che hanno lasciato un segno positivo). Sono certo che spontaneamente ti cercherà in un tempo medio-breve. In bocca al lupo comunque!

Dott. Francesco Attorre Psicologo a Barletta

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7 NOV 2015

Salve signora Milena.
I suoi amici la consigliano di non cercarlo più, ma lei sembra soffrire per tale lontananza. Perché allora forzarsi a fare quello che non si vuole? Se per lei è importante, può comunque continuare con discrezione a inviargli dei segnali. In questa fase non importa che lui risponda. Importante è che arrivi la comunicazione che lei c'è, nonostante tutto.
Ovviamente non conosco il motivo e la storia familiare che ha portato a tale rottura, ed in una prospettiva a lungo termine sarà utile individuare gli errori commessi da entrambe le parti . Per ora sia paziente e trovi dei canali comunicativi comunque rispettosi dell'attuale rifiuto di suo figlio di interagire con lei. Il ruolo dell'altro genitore può essere molto importante in tal senso.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valentina Tomaselli - psicologa e psicoterapeuta infantile -
L'ARCO - Studio associato di psicologia

Dott.ssa Valentina Tomaselli Psicologo a Roma

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7 NOV 2015

Cara Milena
non sappiamo i motivi del litigio tuttavia posso dire che con i figli a quell'età è certo possibile che ci siano scontri; non pensiamoli mai come irrimediabili!
Si sente molto nelle poche parole scritte la sua angoscia e la voglia di rimediare.
Lei deve rimediare certamente a questo "strappo" e, seppure nel rispetto delle decisioni attuali di suo figlio, (che ora forse vuole stare col babbo), non perda occasione di farsi sentire, di essere vicina al ragazzo con ogni modo e mezzo che le si presenti. Senza assillarlo segua il suo cuore e trasmetta a lui tanto amore anche se la ragione (dei litigi) dovesse essere dalla sua parte.
Ne riparli con lui rispettando i suoi tempi. Prima ancora di farlo però si guardi davvero dentro e trovi una posizione interiore di equilibrio tra l'essere mamma, essere educatrice ed osservi con attenzione quali possano essere i suoi errori nelle parole e negli atteggiamenti, spesso infatti, il nostro atteggiamento da adulti e il nostro desiderio di aiutare i figli, si traduce in forme di arroganza che i ragazzi non accettano.
Questi i consigli che le do come professionista e come mamma.
Riconquisti suo figlio!
Un caro saluto
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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6 NOV 2015

Gentile Milena,
lei, come madre, soffre per questa situazione ( e forse soffre anche il ragazzo) per cui è sbagliato ritirarsi definitivamente e "lasciarlo in pace" ma è anche sbagliato assillarlo cercandolo in continuazione e verificando che non le risponde.
Intanto occorrerebbe capire che tipo di litigio c'è stato, su che cosa e con quali modalità, per avere una idea della entità dello strappo e di come è possibile ripararlo.
Senza aspettarsi necessariamente una risposta, le suggerisco ogni tanto ( ad es. 1 o 2 volte al mese) di mandargli un saluto dicendosi disponibile a chiarirsi meglio sul litigio avuto, adesso che gli animi si sono calmati ed aspettare se c'è qualche suo segnale.
Inoltre, se il rapporto col padre del ragazzo non è troppo squalificato, lei potrebbe contattarlo spiegandogli la situazione e chiedendo collaborazione per risolvere il conflitto avuto col ragazzo.
Se in prima battuta questi tentativi non sortiranno alcun risultato non si arrenda subito ma ci riprovi con le stesse modalità dopo qualche mese e per più volte.
Cordiali saluti.
Dr.Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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6 NOV 2015

Buongiorno Milena, nel suo post mancano varie informazioni, tra cui, a parte la separazione da suo marito, come si è arrivati al punto che, per un litigio (di che tipo?, su cosa?, ennesimo sullo stesso argomento?, etc), suo figlio sia andato via di casa.
Per quel poco che le posso dire, in queste confini, le suggerirei, come la collega ha fatto, di non stargli troppo addosso ma di dirgli (direttamente o indirettamente), che lei sarà sempre lì per lui, pronta ad ascoltarlo. Non sappiamo in che rapporti è con il suo ex marito, tuttavia, se il rapporto di coppia non ha funzionato per sé, non è detto, invece, che non possa funzionare per vostro figlio. Dunque, suggerisco alla coppia di muoversi insieme, avendo come fine il benessere di vostro figlio (e, chissà che, se i rapporti non siano troppo rovinati o definitivamente chiusi, questo non possa aiutare la coppia a ritrovarsi).
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti,
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista Postrazionalista-Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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6 NOV 2015

Cara Milena,
comprendo la Sua sofferenza e il Suo disorientamento rispetto al da farsi.
Nulla dice del motivo del litigio e della dinamica sottostante; immagino che dal padre Lei sia separata se Suo figlio ha trovato rifugio dopo il litigio da padre...
Mi venogno in mente due distinte ma interdipendenti azioni da fare:
1) nei confronti del ragazzo: mantenere aperta la disponibilità al dialogo e al confronto (es: "io sono qui, che ti aspetto, ci sono"), rispettando i Suoi tempi (forse avrà bisogno di un pò di tempo per "sbollire" la rabbia), non chiudendosi ma nemmeno ritirandosi.
Lei nella lettera manifesta sofferenza e disagio rispetto a questo distacco:
il ritiro non rappresenta una buona modalità di gestione del conflitto .. non è la soluzione!
2) nei confronti del padre: dialogare con esso, se possibile, nel tentativo di comprendere cosa sia successo e cosa sta accadendo, chiedendo a lui sostegno e aiuto nell'affrontare questo stallo con il figlio.
In bocca al lupo!
Dott.ssa Cristina Fumi
Psicologa Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Cristina Fumi Psicologo a Milano

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