Come prendere la terapia sul serio?

Inviata da Mia · 1 ott 2017 Psicologia risorse umane e lavoro

Buonasera, avevo già usato questo forum l'anno scorso chiedendo pareri sul cambiare o meno il mio terapeuta.
Avendo fatto una sola domanda, preferisco ridare qualche informazione utile su di me per parlare con voi psicologi: ho una diagnosi di disturbo bipolare da poco più di due anni, ho assunto farmaci per un po' di tempo ma da agosto 2015 ho interrotto l'utilizzo delle medicine sotto direttive della psichiatra che era contraria.

Ad oggi sono ancora senza farmaci e non assumo neanche aiuti naturali contro le eventuali insonnie, esempio valeriana.

Dalla scorsa estate ho ricominciato la terapia con una nuova psicoterapeuta che utilizza un approccio diverso dal cognitivo comportamentale, dopo aver ricevuto una pesante delusione dal mio vecchio terapeuta, collaboratore della psichiatra.
Nonostante l'approccio diverso mi trovo bene e ci vado volentieri.
Essendo senza farmaci, spesso sono soggetta a crisi depressive o di ansia più o meno intense. Fin'ora, anche se ci sono state, la stessa terapeuta ha continuato ad appoggiare la mia scelta di non prendere farmaci e non mi ha mai remato contro in questo. L'ho inquadrata comunque come un individuo schietto, se le cose peggiorassero tanto da richiedere una terapia farmacologica penso troverebbe il modo di dirmelo.

Il mio problema momentaneo sta nel fatto che spesso e volentieri, durante periodi più o meno depressi, come quest'ultimo che sto attraversando, faccio l'impossibile per minimizzare la situazione durante le sedute; prima di andare da lei, che comunque so benissimo se ne accorge, non avevo mai fatto caso a questa tendenza quasi disperata.
Sono una gran chiacchierona in condizioni normali, lei mi ha conosciuta così e si basa anche sul "quanto chiacchiero" per inquadrare come sto davvero, almeno è quel che penso.
Vorrei smettere di minimizzare, cercare di parlare più seriamente e in maniera intensa anche dei miei momenti più negativi e invece, dallo sforzo, quella che fuoriesce è sempre un'aura arrabbiata. Mai triste, mai depressa. Neanche quando credo di esserlo. Ho infatti lamentato il mio disagio e la mia paura circa il dubbio di non saper riconoscere davvero le emozioni che provo, temo sempre di confonderle.
Sento spesso di non trasmettere alla mia terapeuta quel che vorrei davvero trasmetterle.
Ultimamente succede troppo spesso e io non so come approcciare il discorso per sperare in una via d'uscita.
Mi sento a tratti ingiusta, come se la prendessi in giro. Non lo faccio con cattiveria, ma al contempo mi rassegno ogni volta dicendomi che non c'è poi molto da fare, che devo anche saper convivere con la depressione da sola e che mi blocco per questo. Il confine tra il mio dovere e il suo comincio comunque a non intravederlo più.

Nell'istituto in cui ero solita andare prima sapevo di avere a che fare con professionisti specializzati in disturbi dell'umore e i miei tentativi di alleggerire le situazioni non hanno mai trovato troppo riscontro.

Io trovo che la leggerezza del nuovo approccio terapeutico mi faccia a tratti bene, mi rilassa e al contempo mi fa apparire positiva, non c'è mai una volta in cui non mi metta a parlare di tutto e di più; sempre con una velata positività, con tanta ironia. A volte quell'ironia diventa però sarcasmo. A volte mi sento senza freni e senza senso. Mi chiedo che cosa sto facendo in terapia, in che modo una persona dall'altra parte mi possa aiutare se sono tanto confusionaria.

Gliene vorrei parlare, ma non so proprio come. Neanche scrivendo questo messaggio sono certa di essermi fatta capire. Spero comunque che qualcuno riesca ad estrapolare, anche di striscio, il senso di quel che cercavo di dire.

Buona serata a tutti.

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Miglior risposta 2 OTT 2017

Buongiorno Mia, lei si è fatta capire alla grande, vediamo ora se riesco a fare altrettanto.
Sembra che lei sia in contatto con la sua tristezza, ma riesca ad esprimere solo emozioni sul versante della rabbia e dell'ostilità. Ne ha un'ottima consapevolezza!
A mio parere la sua terapia sta andando a gonfie vele, rappresenta uno spazio in cui lei è come vorrebbe essere e non esattamente come si sente davvero: ma chi ha davvero tanto talento per distinguere queste due parti?
Se lei è come vorrebbe essere si sente bene, ne trae beneficio, si rilassa.
Penso che non deve avere alcun pensiero di non essere sincera nei confronti della sua terapeuta (che come lei ha scritto, sicuramente si sta accorgendo di tutto) poichè tutto quanto lei descrive fa parte del processo terapeutico in atto. Vedrà che pian piano esporrà alla dottoressa anche quello che lei considera il suo nocciolo, e assisterà al fatto che esso non è poi il centro di tutte le cose.
Potrebbe comunque ipoteticamente portare in terapia questo messaggio che lei manda a noi, così chiaro, cristallino, vero e intimo. Se ne sente la necessità.
A disposizione
Dott.ssa Lucia Moglie
Psicologa Psicoterapeuta
Ancona e Osimo

Dott.ssa Lucia Moglie Psicologo a Ancona

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2 OTT 2017

Gentile Mia,
ha espresso chiaramente ciò che sta provando.
E' fondamentale per stabilire una buona alleanza, fidarsi del depositario dei nostri più reconditi segreti, per cui penso dovrebbe dire le stesse cose alla sua terapeuta, che certamente sarà in grado di coglierne il vero significato.
Essere supportata nel riconoscimento delle sue emozioni e nella capacità di gestirle, non significa perdere quella leggerezza espositiva, che la fa sentire bene.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Vanda Braga

Dott.ssa Braga Vanda Psicologo a Rezzato

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2 OTT 2017

Gentile Mia,
se lei riconosce i suoi momenti di calo dell'umore ma riesce a far fronte ad essi senza ricorrere ai farmaci è comunque una buona cosa.
Tuttavia, se ho capito bene, per lei è come recitare di essere arrabbiata o euforica anche quando è triste forse solo per compiacere la sua terapeuta col dubbio di finire per confondere le emozioni che prova.
Se è così, dubito che il miglioramento del suo tono dell'umore sia autentico e stabile perchè relativo a questa particolare relazione terapeutica mentre invece dovrebbe essere indipendente da essa in quanto integrato nella personalità.
Pertanto le suggerirei di essere sincera e vera con la sua terapeuta come è giusto e buono che si debba essere a prescindere dalle capacità di intuizione e di lettura del paziente possedute dal terapeuta stesso.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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