Come posso risolvere?La psicoterapia non funziona...

Inviata da Chiara. 12 feb 2019 7 Risposte  · Psicoterapia

Salve , sono una ragazza di 32 anni. Scrivo perché mi ritrovo sempre, alla fine, nelle stesse situazioni, che sono più delle trappole mentali che mi costruisco che altro. Per farla breve mi ritrovo sempre sul punto di lasciare l’università, di riprendere a lavorare coi miei genitori e di accantonare quelli che penso siano i miei desideri. Il mio desiderio più grande è quello dell’indipendenza dai miei genitori; cinque anni fa mi sono iscritta all’università,continuando a lavorare part time nell’azienda dei miei genitori. Purtroppo da circa 1 anno ho un blocco con gli esami, ne ho dati 2 in un anno, e questo non ha giovato alla mia motivazione nel volerla continuare. Io vorrei fare un lavoro che non c’entri per niente con i miei genitori; ho mandato qualche curriculum ma senza successo, per cui mio padre mi ha proposto di ritornare a lavorare nella loro azienda, in un ruolo che peraltro sarebbe anche in linea coi miei studi, quindi mi dovrebbe piacere. Perché, allora, non sono felice?sono tre giorni che ho un umore pessimo e a stento mi alzo dal letto per mangiare; ricado continuamente in questi stati depressivi nonostante io abbia la possibilità di studiare, lavorare, ho un ragazzo e sono in psicoterapia da oltre 10 anni; psicoterapia che sarò costretta a interrompere per motivi personali...in 10 anni di psicoterapia non si è risolto niente; prendo anche dei farmaci ma in questi momenti di depressione ho idee suicide e vorrei solo starmene a letto. Quello che mi fa più rabbia è che ho tutti i motivi per essere felice ma non lo sono, o almeno, ricado sempre, dopo periodi migliori, in giorni o stadi depressivi... vorrei sapere se c’è un modo per risolverli, per modificare i miei pensieri, quale psicoterapia sarebbe più adatta(io ho seguito una psicoterapia psicanalitica). Vi ringrazio...

genitori , padre , lavoro

Miglior risposta

Buongiorno Chiara la psicoterapia analitica è un ottimo approccio che le è sicuramente servito.
Ma sicuramente per il problema che lei espone che è familiare è opportuno intraprendere una terapia sistemico relazionale che appunto guarda alla famiglia ovvero il terapeuta lavora considerando il contesto e le dinamiche familiari

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Gentile Chiara,

non perda la fiducia,è molto importante che lei trovi il giusto trattamento in quanto la sua condizione è invalidante e rischiosa. I trattamenti di elezione e che prevedono dunque la più alta percentuale di successi in situazioni come la sua sono la psicoterapia cognitivo-comportamentale (che permette appunto di lavorare sui pensieri disfunzionali) ed il trattamento farmacologico con SSRI e questi approcci possono essere combinati. Nel caso abbia già tentato diversi farmaci senza successo possiamo valutare l'inserimento in un protocollo di ricerca.
Si faccia coraggio e non esiti a contattarmi privatamente per qualsiasi chiarimento, posso aiutarla.

Cordialmente,

Dott.ssa Silvia Picazio

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14 FEB 2019

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Gentile Chiara,

comprendo il suo sconforto e la sua sfiducia nei trattamenti essendo in cura da dieci anni or sono. Al di là delle posizioni personali dei diversi professionisti, che possono essere disparate, le terapie di maggior successo e considerate di elezione per il trattamento della depressione sono la psicoterapia cognitivo-comportamentale (che appunto agisce sui pensieri) ed il trattamento farmacologico (anche combinato) con SSRI. In questo senso è molto importante che lei trovi il trattamento più adatto a lei perchè come ha potuto vedere la depressione è una condizine clinica molto invalidante e rischiosa. Nel caso in cui abbia già tentato varie terapie farmacologiche senza successo, possiamo anche valutare la sua inclusione in protocolli sperimentali di ricerca a cui potrei darle accesso.
Mi contatti privatamente per qualsiasi informazione.

Cordialmente,

Dott.ssa Silvia Picazio

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14 FEB 2019

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Gentile Chiara,
comprendo la stanchezza nell'affrontare queste recidive depressive che si ripresentano in modo costante, purtroppo i disagi psichici tendono a cronicizzarsi. La qualità di vita ne risente in modo significativo.
Tuttavia bisognerebbe comprendere cosa significa davvero per lei tornare nell'azienda di famiglia e se in questi anni è riuscita a sganciarsi dalla dipendenza, nello specifico genitoriale. Se questo non è avvenuto lei continua a star male purtroppo.
Prenda in considerazione anche altri approcci terapeutici quali la cognitivo-comportamentale o la strategica breve, sono metodologie che oggi funzionano piuttosto bene dal punto di vista clinico. Per quanto riguarda la terapia farmacologica occorre monitorarla costantemente, se non è impostata in modo corretto, non ha benefici; occorre una puntuale diagnosi specialistica aggiornata in base ai nuovi orientamenti farmacologici.

I miei migliori auguri
Dr.ssa Donatella Costa

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14 FEB 2019

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Gentile Chiara,
dopo 10 anni che rapporto sente di aver sviluppato con la sua terapeuta? Come si sente a rompere il legame? É una chiusura condivisa?
La psicoterapia non decide per lei, se lei desidera dire no a suo padre come mai non lo fa? Forse per lei questa dipendenza rappresenta ancora il minore dei "mali" rispetto una completa autonomia.
Provi ad approfondire ulteriormente il rapporto che ha con la sua terapeuta.

Saluti,
Dott.re Claudio Lorenzetto

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14 FEB 2019

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Gentile Chiara, prima di risponderle preciso che io mi considero uno psicologo olistico, ovvero non mi sento di appartenere ad una scuola, ma cerco di prendere il meglio da ognuna. Questo non vuol dire perdere il rigore teorico e metodologico. Inoltre uso molto la naturopatia a livello avanzato nel mio lavoro, anche con la consulenza di medici all'avanguardia.
Ebbene il suo caso richiederebbe una lunga analisi, qui non possibile perché gli elementi che fornisce sono insufficienti. Ad es. cosa vuol dire blocco negli esami? Non riesce a passare le ore adeguate a studiare? Non memorizza? Non si concentra? Raggiunge un buon livello di preparazione ma non riesce a presentarsi?
E' inutile continuare per anni una terapia che non dà risultati. Personalmente dico ai miei clienti che se non hanno un grosso miglioramento in un anno fanno bene ad andarsene.
Inoltre non ritengo molto utile la terapia psicoanalitica come trattamento della depressione.
Se ha un umore pessimo, se non riesce ad alzarsi, a mio avviso bisogna indagare approfonditamente la sua salute. Magari potrebbe avere una leggera insufficienza tiroidea, che può essere aiutata con prodotti naturali. Infine: in linea di principio sono contrario ai farmaci. Ma come mai con sintomi così seri non ha provato? Mi piacerebbe saperne di più. Se vuole mi può contattare. Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

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13 FEB 2019

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Buongiorno Chiara,
le sottolineo una sua frase: "Mi dovrebbe piacere". Questo "devo" è soffocante di per sé. Penso che il suo lavoro dovrebbe essere mirato a togliere questi vincoli, queste trappole, non ad assecondarle.
Il lavoro psicoanalitico è a volte lungo e apparentemente spaventa, ma è altrettanto vero che è il modo migliore per curare certe patologie. La depressione di cui parla può essere curata solo attraverso un lavoro di recupero della sua storia, rielaborando il suo vissuto. Ovviamente questo è un lavoro da fare senza prendere alcun farmaco, altrimenti non si può definire psicoanalisi. Io sconsiglio vivamente i farmaci, che non servono a niente se non a sedarla e farle sembrare di stare meglio solo nel momento in cui li assume. Non conoscendo però la sua storia e il dosaggio che le hanno prescritto le direi di rivolgersi ad un altro professionista con il quale impostare una terapia senza farmaci.
Lei è molto giovane, sia fiduciosa nel lavoro psicoanalitico e cerchi il modo di continuare ritrovando l'entusiasmo nella sua cura.
Rimango a disposizione
Dott.G.Gramaglia

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13 FEB 2019

Logo Gramaglia Dr. Giancarlo Gramaglia Dr. Giancarlo

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