Come posso ottenere un minimo di controllo sulla mia vita?

Inviata da Valentina · 13 ott 2015 Disturbi della personalità

Salve, sono una ragazza di 21 anni che da anni combatte con le proprie problematiche per le quali soffre ogni singolo giorno da anni.
Provengo da una famiglia normale (ho solo una sorella) ma molto poco unita e ho combattuto (e ancora combatto) per affermare i miei gusti in famiglia senza essere repressa o giudicata,in particolar modo da mia madre. Ho capito quasi subito che avrei dovuto nascondere la maggior parte delle mie idee ed esperienze.
Ho avuto, fin dai 13-14 anni, tendenze autolesioniste che sono sfociate in una vera e propria dipendenza da quando ne avevo 17,è durata per tre lunghi anni. Ancora adesso ho dei raptus che riesco, però, quasi sempre a controllare. Mi capita di tagliarmi ora circa una volta al mese.
Sono molto sensibile alle dipendenze, tanto che ho avuto una leggera dipendenza sia da alcool che da cocaina, in periodi separati della mia vita, he sono riuscita a chiudere dopo pochi mesi per fortuna (anche se al momento bevo abbastanza, ma senza dipendenza). Ho avuto anche un periodo di conoscenza con l'eroina, ma sono riuscita ad allontanarmene quasi subito.
Fino ad un paio di anni fa sono sempre stata una persona silenziosa, con una completa sfiducia nel genere umano e in me stessa che tutt'ora conservo. Facevo un'immensa fatica solo per trovare la motivazione per uscire dal letto. Ho smesso tutto nell'arco degli anni: pianoforte, chitarra, leggere, scrivere racconti, sport vari...ho smesso di vivere.
All'inizio ero una bambina apatica e silenziosa che è diventata una ragazza arrabbiata e fredda. Ho forti scatti d'ira,spesso lancio cose o passo quasi subito alle mani, anche quando una parte di me si rende conto che non dovrebbe. Ogni giorno cambio umore circa 100 volte, posso passare dalla felicità estrema alla depressione piú totale in un secondo, e mi succede da anni,f orse da sempre. Ho fatto a botte, ma mai con altre ragazze. Sono stata anche picchiata da 3 dei miei ex ragazzi, in un caso specifico dopo essere stata riempita di calci e pugni sono stata minacciata di morte per 4 ore, finché non sono riuscita a scappare. Da allora la mia già esistente paranoia, (ne ho svariate) di essere uccisa da un momento all'altro dalla persona che è con me, si è notevolmente rafforzata tanto che a volte dal nulla devo allontanarmi per qualche minuto fingendo una telefonata per evitare di dar fuori di testa.
Ho una grande ossessione con la morte e le cose macabre, non ho avuto molti pensieri di suicidio, è più un interesse per il fascino che scaturisce dall'argomento. Fin'ora mi sono trovata per 6 volte a guardare negli occhi una persona morire (quando ho potuto ovviamente ho provato ad aiutare, anche perché 5/6 ero da sola con la persona che si è sentita male o ha avuto un incidente).
Sono qui per chiedervi aiuto,d opo queste ed altre cose che mi sono successe unite ad un'indole caratteriale pigra e sconfortata, io non riesco più a vivere. Non ho voglia di far nulla, mi trascino in un circolo vizioso di PlayStation, canne (che fumo ogni giorno da 4 anni e senza le quali non riesco a stare), cibo e sonno (anche 10-12 ore al giorno!!!). Non faccio altro da minimo 3 anni e mi rendo conto che lo faccio per sfuggire alla vera realizzazione di qualcosa. Ho sempre sempre sempre rimpiazzato l'agire con qualche distrazione come la droga o la tv o la play, fin da bambina. Faccio programmi,mi segno 100 cose e interessi, organizzo tutto e poi non faccio nulla. Ci sono cose che mi propongo di fare o imparare da 7-8 anni! È demoralizzante, mi sento incastrata in queste sabbie mobili mentali da cui non riesco ad uscire. Ho fatto grandi passi con le relazioni sociali, ma per tutto il resto mi sembra solo che vada peggio. Ho attacchi di panico sempre più frequenti (negli anni sono andati e venuti a seconda del periodo di stress), spesso pensando alla mia famiglia cado in pensieri molto tristi e nel giro di qualche minuto mi trovo in lacrime, sempre piú nervosa, sempre più nullafacente, sempre più uno zombie, sono sfiduciata da tutti e tutto. Non ho idea di cosa sarà della mia vita e,come avrete già capito,mi sono sempre odiata.Quindi resto qua, annoiata, assegnata e impaurita a guardare la noia della mia vita che mi scorre davanti agli occhi.
Io non ce la faccio più a soffrire cosí, voglio uscire da tutte queste gabbie dorate.

Ps: non potró andare da uno psicologo finchè non troveró un lavoro, ho provato a chiedere a mia madre una volta ma non mi ha preso sul serio e ha detto che era solo un periodo. Dovrei spiegarle molte cose che non mi sento proprio di dirle.

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Miglior risposta 13 OTT 2015

Gentile Valentina,
ci racconti pezzi della tua vita dolorosi e traumatici che ti hanno segnato e ti hanno fatto reagire male innescando dinamiche di rabbia e di violenza su te stessa e su altri ma dici pochissimo su quella che è stata la tua vita dalla nascita alla preadolescenza e adolescenza.
Infatti dici solo che nella tua famiglia, poco unita, ti sei sentita repressa e giudicata soprattutto da tua madre ed hai preferito nascondere le tue idee ed esperienze.
Di sicuro i problemi sono nati da questa scelta sbagliata di chiusura e di isolamento all'interno di un sistema famiglia di cui non conosciamo le dinamiche del passato nè quelle del presente. Nulla dici anche riguardo al rapporto con tuo padre e con tua sorella e nemmeno se quest'ultima è più grande o più pccola di te.
Ora che hai sperimentato negli anni che la vita al di fuori della tua famiglia è stata, credo, peggiore di quella che era all'interno della stessa forse dovresti cambiare direzione ed iniziare a tentare di far nascere in questo ambito familiare un minimo di fiducia e di relazioni più sane.
Siccome tutto questo è molto difficile che tu possa farlo da sola, devi farti aiutare dalla psicoterapia.
Prova a dire a tua madre che non si tratta solo di un periodo di malessere come ha detto quella volta che non ti ha preso sul serio e che sei passata attraverso 8 anni di sofferenze e traumi.
Forse questa volta ti prenderà più sul serio e ti pagherà la psicoterapia ma se non dovesse farlo recati al consultorio familiare della tua città e chiedi di essere aiutata con una presa in carico che noi online non ti possiamo offrire.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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24 OTT 2015

Gent Valentina
da ciò che racconta della sua vita appare una gran solitudine, molta rabbia ed una gran paura di affrontare il mondo. Tutto ciò la porta a rifugiarsi nel sonno, a farsi del male e a cercare qualcosa da cui dipendere . L'elemento positivo sta nel fatto di essersi resa conto di non poter andare avanti così . Inoltre lei dimostra sensibilità nel momento in cui racconta di aver aiutato persone che si sono sentite male . Il consiglio è quello di iniziare un lavoro psicoterapico o rivolgendosi ad un servizio dell'ASL magari facendosi indirizzare dal medico di base oppure cercando un lavoro per potersi pagare la terapi.
Con i migliori auguri
Dott.ssa Paola Pique'

Dott.ssa Paola Piquè Psicologo a Mestre

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20 OTT 2015

Ciao Valentina,
ho letto che dici di avere ossessioni, paranoie ecc. e che ti definisci una ragazza arrabbiata e fredda. Altrettanto chiaro appare che hai un "grande" desiderio di raccontarti e probabilmente di sapere gli altri cosa pensino di te. Sembra ravvedere un soggetto ricco di sostanze e povero di forma. Fai bene a raccontarti e ad usare questo canale, ma non potrai qui individuare chi sei, i modi per fare psicoterapia ti sono stati indicati dai colleghi anche senza avere grandi risorse, quindi devi solo passare all'azione.
Sai passare dal "raccontarti" al "raccontare" può essere il modo attraverso cui puoi liberare la rabbia autodiretta verso un obiettivo che va oltre te stessa e nello stesso tempo edifica una forma entro cui puoi soggiornare.
Valentina puoi farcela, devi dirigere la tua intenzionalità, ora ferma nel "raccontarti", verso il "raccontare". La psicoterapia è la scelta giusta.
Saluti
dr. Giuseppe Ceparano (psicologo - psicoterapeuta di Mugnano di Napoli)

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14 OTT 2015

Gentile Valentina,
considerata la sua giovane età e l'appartenenza al gruppo familiare, credo che otterrebbe i migliori risultati se potesse farsi seguire da uno psicoterapeuta assieme ai suoi genitori o a quel genitore che lo psicologo ritenesse più capace di aiutarla.
La risposta di sua madre in questo senso è tutt'altro che incoraggiante, ma tenga presente che è molto più probabile ottenere una cosa se la si chiede insistentemente piuttosto che una volta sola. Le consiglio perciò di insistere e magari far leggere ai suoi genitori qualcosa sull'opportunità di una loro collaborazione.
Il medico di base potrebbe aiutarla in tal senso?
Mi sembra molto probabile che ci siano forti fattori di insoddisfazione e disagio che coinvolgono la sua attuale rete familiare e sociale e che tuttavia possono essere alleviati o risolti da una buona psicoterapia.
Se i suoi genitori non volessero collaborare può andare da sola, anche se probabilmente con minori risultati.
Può provare anche ad andare all'ASL di competenza.
saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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13 OTT 2015

Buonasera Valentina, lei ha bisogno di aiuto. Il fatto che dice di non poterselo permettere è una scusa, un auto-inganno da manuale, visto che le canne o altre spese (come l'alcol o altro) le sostiene. Inoltre ci sono i consultori e/o le ASL dove basta il ticket per un terapeuta. Infine, alcuni terapeuti privati eseguono terapie pro-bono, ovvero gratuite. Quindi le possibilità ci sono, dipenderebbe da lei. Però mi chiedo: riesce a reggere emotivamente che lei abbia la responsabilità di raddrizzare da sola la sua vita (visto che i familiari, da come li racconta, sembrano assenti)? Tutto ciò che ha raccontato, sembra averlo vissuto una persona del doppio, almeno, della sua età. Ormai lei è già grande ma, questo, potrebbe, al momento, essere un punto a suo favore: ovvero cominciare a fare delle scelte per Sè ed il suo bene. Da quello che ha scritto sul post, sembra che non si sia sentita troppo "vista" o al centro dell'attenzione (mia ipotesi), se non quando non era il caso, da parte dei suoi cari. Credo che debba "per forza" appoggiarsi ad uno specialista (di qualunque ambito) che riesca a risollevarla almeno quel tanto che basti affinché poi lei possa camminare con le sue gambe.
Più di questo, in ambito telematico, non posso dirle, quindi è meglio che mi fermi: solo, tuttavia, che dovrebbe farsi aiutare, perché è arrivato il momento giusto, e l'aver scritto il post può essere un indicatore molto importante rispetto al fatto che anche lei, emotivamente, più che di testa, si sia ormai convinta di questo. Mi scusi per la durezza iniziale (tuttavia riscriverei le stesse cose), ma alcune situazioni mi colpiscono molto.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti,
Psicologo/Psicoterapeuta Costruttivista, Postrazionalista-Roma.

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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