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Come posso aiutare mio figlio che ha cominciato a marinare la scuola?

Inviata da Barbara il 30 ott 2015 Psicologia infantile

Buonasera, mi chiamo Barbara e ho un figlio di 14 anni che frequenta il primo anno della scuola secondaria. Ha già collezionato 14 gg di assenza su praticamente un mese e mezzo di scuola. Alla mia domanda perché non vai, lui mi risponde boh; dove vai? in giro... Dopo molta insistenza mi ha detto che lo fa con il figlio di un'amica più grande lui.... Io l'ho giustificato a scuola ma non è giusto.... Mi sento impotente, lui si chiude a riccio, alza la voce e risponde male. Gli ho proposto di cambiare, sbagliare la propria scelta è plausibile ma lui non vuole. Cosa posso fare? Lui mi ha promesso che non lo farà più, ma lo aveva già detto ed io non riesco a fidarmi di lui? Devo dirlo a scuola o tacere? Sono in un limbo.
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Gentile Barbara,
ho l'impressione che il comportamento del ragazzo non sia imputabile sic et simpliciter alla crisi adolescenziale e può rappresentare un segnale di disagio da non sottovalutare.
Ovviamente si tratta di capire da dove viene questo disagio e prima di tutto mi verrebbe da chiedere se il ragazzo ha anche una figura paterna che si interessi a lui e alle sue cose.
Se la figura paterna esiste sarebbe utile sapere qual'è il clima familiare e se lei con questa persona ha un buon rapporto oppure no. Infatti dovrebbero essere entrambi i genitori, coordinandosi, a fare gli opportuni interventi educativi sul ragazzo.
La regola aurea di una buona educazione per i figli rimane quella di una sana alternanza, a seconda della situazione e del momento, di empatia e congruenza.
Fatta salva l'empatia, qui la congruenza non è certo di colludere con i comportamenti poco responsabili del ragazzo ma di richiamarlo al senso del dovere scolastico dicendogli che dovrà trovare, dopo scuola e studio, altri spazi di tempo per uscire con l'amico.
Se i suoi interventi e quelli del padre del ragazzo non sortiranno l'effetto voluto contatti uno psicoterapeuta e si faccia aiutare.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile signora, lei forse saprà che moltissimi ragazzi quattordicenni esprimono in modo plateale il sentirsi a disagio per i cambiamenti biologici e identitari tipici dell'età. E' opportuno che lei si affianchi a suo figlio perchè questi abbia la percezione che lo sta ascoltando nel suo malessere e ne abbia un giusto riconoscimento.Non vuole essere giudicato e nello stesso tempo non desidera che i genitori si rivolgano a lui con lo stesso tono e le stesse modalità che si verificavano fino a qualche mese prima
Quali possono essere le ragioni dei suoi "filoni"? Bisogna approfondirne le cause le quali non sono sempre riportabili ad un semplice atto oppositivo: forse è stato oggetto di atti di bullismo; potrebbe essere stato deluso da un amico; potrebbe sentirsi inadeguato ad affrontare il nuovo ciclo di studi, per ognuno di questi motivi la fuga viene vista come una soluzione pronta ed efficace. Nello scoprire quale motivo impone al ragazzo una soluzione, sarà importante la vicinanza dei genitori e soprattutto la fermezza e la forza di accogliere il disagio e di gestirlo al meglio, non atteggiamenti ansiogeni e impositivi.Potrebbe semplicemente accompagnarlo a scuola,oppure, proporgli di invitare i compagni di classe a casa per studiare, collaborare con gli insegnanti nel controllo delle presenze o nell'incoraggiamento. Di piccole soluzioni ce ne sono tante ma bisogna tener presente che proprio di fronte a nuovi atteggiamenti, nuove ribellioni, cambiamenti in tutta la persona, i genitori devono,a loro volta, trasformare il modo di vedere i figli, la comunicazione, la relazione tra genitori e figli ormai lanciati verso il mondo degli adulti.
Nella vicenda dovrebbe essere presente anche il padre,deve sta? Arrivederci

dott.flaviana coviello psicologa,psicoterapeuta napoli

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Cara Barbara
in tutto questo il padre del ragazzo dov'è?
Non è affatto menzionato nella lettera:.. credo che lei si trovi da sola a gestire questo ragazzo che, al momento, le sfugge e mostra di non comprendere bene cosa e perché l'impegno della scuola sia importante.
Il ragazzo però ammette che questo suo girovagare è senza senso e nemmeno lui sa perché lo fa.
Credo che il ragazzo abbia molto bisogno di qualcuno che gli faccia comprendere bene che il tempo è un valore e non va sprecato e che il suo impegno scolastico è assolutamente necessario al futuro della sua vita.
Sebbene a 14 anni ci siano tante e varie distrazioni dovute a cambiamenti e a bisogni di conoscenza del mondo reale, la "scuola della strada" che sta frequentando suo figlio non è quella idonea alla sua formazione.
Metta molto impegno nel parlare con lui per farsi davvero capire.
Nello stesso tempo si faccia aiutare dalla scuola stessa con cui dovrebbe mantenere rapporti stretti. Faccia sentire al ragazzo che gli impedirà di fare sciocchezze varie e che è decisa a tenere le redini della situazione.
Se non riesce da sola cerchi un terapeuta sia per farsi aiutare lei, sia per aiutare il ragazzo.
Non si arrenda e vada avanti con forza per aiutarlo.
Cari saluti
Dott.Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Il periodo adolescenziale porta con sé questi vissuti di disagio, rifiuto, evitamento, ribellione. Suo figlio costruisce la sua identità affacciandosi ed interagendo con l'esterno, i compagni, gli insegnanti, ecc... Comunicare alla scuola le assenze penso sia un dovere responsabile della famiglia non solo ma anche per trasmettere un messaggio chiaro al proprio figlio, che sta crescendo rispetto alla scelta ed all'impegno intrapreso. Potrebbe essere utile dargli uno spazio per esprimersi, per far uscire le sue emozioni ed i suoi pensieri, in modo tale da approfondire e capire il suo rifiuto della scuola.

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Gentile Barbara,
le consiglio al momento di autorizzare la scuola ad assumere il ruolo punitivo e di controllo che lei attualmente fatica ad assumersi. Ma le consiglio anche di andare insieme a suo figlio da uno psicologo per cercare un approfondimento sul vostro rapporto. Da quello che lei scrive non si hanno informazioni sul padre quindi è difficile comprendere meglio la situazione familiare.

Spero di esserle stato d'aiuto.
Saluti,
Dott.re Lorenzetto Claudio

Dott.re Lorenzetto Claudio Psicologo a Ferrara

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Gentile Barbara,
concordo con le colleghe quando dicono che sicuramente suo figlio è in piena crisi adolescenziale, una fase in cui non sentendosi più piccolo, ma non essendo in verità nemmeno grande, si ritrova a sperimentare questa nuova dimensione di se e del mondo probabilmente in contrasto con le sue stesse emozioni.
È giusto che gli dia un margine di spazio per sperimentarsi in autonomia, tuttavia, comprendendo la sua preoccupazione di madre, è corretto che anche lei faccia valere e mantenere il suo ruolo di mamma specie in risposta alla reazioni eccessive del ragazzo.
La sua chiusura “a riccio” è la principale caratteristica di questa fase ed è anche la causa di possibili declini nel rapporto madre/figlio, pertanto non perda l’abitudine di parlare con lui anche di cose apparentemente poco importanti, o ritagli uno spazio altrettanto nuovo di comunicazione. Qui da mamma però dovrà seguire un cambiamento del suo registro linguistico, ovvero Barbara dovrà iniziare a parlare con lui come se fosse già uomo, dovrà esprimere moderatamente le sue preoccupazioni (non devono essere insistentemente ripetitive), cerchi però di sottolineare anche le sue capacità ed abilità, gli faccia capire che nonostante le assenze a scuola, lei da madre vuol continuare a dargli fiducia. Il messaggio spicciolo dovrà essere: stai crescendo, io ti comprendo/ti capisco, sappi che ti darò fiducia, ricorda però che sono tua madre.
La base di questi suggerimenti spiccioli è il frutto di una serie di esperienze lavorative circa la dispersione scolastica e che trova esempio alla domanda “Devo dirlo a scuola o tacere?”
Di certo dirgli ora parlo con le tue insegnanti non giova alla sua crescita, ma la percentuale così alta di assenze in così breve tempo mi porta a suggerirle, a maggior ragione se questo potrebbe farla stare meglio, di parlare con le insegnanti al fine di tenere un livello di monitoraggio più costante. Questo monitoraggio dovrà fungere principalmente da guida nella relazione e nella comunicazione tra lei e suo figlio.
Se percepisce che i comportamenti del ragazzo persistono nel tempo, allora le consiglio di confrontarsi con più specificità con la scuola e al contempo le consiglierei di contattare uno psicologo di zona e di condividere un percorso di sostegno psicologico individuale o congiunto.
Spero di essere stata chiara con i suggerimenti pratici, rimango tuttavia a sua disposizione per chiarimenti
Cordiali saluti
Dott.ssa Felicia Burnò
Psicologa a Cernusco sul Naviglio (MI)

Dott.ssa Felicia Burno Psicologo a Pioltello

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Gentile Barbara
premesso che in adolescenza il bisogno di trasgredire è normale e inevitabile, il comportamento di suo figlio sembra essere il campanello di allarme di un disagio più profondo. Infatti è tipico di questa età "agire" le proprie difficoltà piuttosto che parlarne.
Il mio consiglio è di non forzarlo a parlare, dimostrando la sua vicinanza in altri modi e aspettando che sia lui a decidere quando aprirsi. Dal momento che, immagino, queste continue assenze siano un problema, potrebbe cercare un accordo con suo figlio, in cui gli si lascia un diverso spazio di libertà e autonomia se lui si impegna a non marinare. Anche perchè giustificare le assenze potrebbe essere un modo di deresponsabilizzare il ragazzo, che in questa fase della sua vita ha bisogno da una parte di sperimentare, dall'altra di imparare gli strumenti che serviranno in età adulta, tra cui c'è anche il prendersi le responsabilità delle proprie azioni.
Suggerisco, quindi, di mostrare comprensione per il suo disagio, senza per questo minimizzare la gravità di marinare la scuola.
Spero di esserle stata d'aiuto
Saluti
Dott.ssa Chiara Ostini (MIlano)

Dott.ssa Chiara Ostini Psicologo a Milano

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Gentile Barbara
Suo figlio oltre che attraversare le ben note tempeste adolescenziali sta mettendo in atto dei comportamenti che costituiscono giustamente per lei dei segnali da non sottovalutare.Direi di continuare a monitorare questo comportamento-segnale per vedere se è un momento particolare che sta vivendo il ragazzo o,se, invece permane nel tempo costituendo un ostacolo per la continuità della scuola e per l'eventuale associarsi ad altri comportamenti disadattivi come ad esempio l'uso di qualche sostanza e il cambio del suo abituale gruppo di amici.La saluto Dott.ssa Milena Angeli Padova

Dott.ssa Milena Angeli Psicologo a Padova

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