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Come posso aiutare mia figlia bambina 7 anni?

Inviata da Chiara · 10 feb 2016 Psicologia infantile

Buongiorno,
La mia bambina ha da poco compiuto 7 anni ed ha un fratellino di 6 anni.
Entrambi i bambini sono molto svegli ed intelligenti, ma con la bambina io e mio marito siamo adesso in estrema difficoltà. Come spiegavo la bambina è intelligente e molto matura, purtroppo ha il rigetto di andare a scuola e si comporta molto male con le maestre e i suoi compagni. Alle maestre risponde male e a tono e ai suoi compagni fa continuamente dispetti per questo le maestre non sanno come gestirla e nonostante a casa facciamo di tutto per fargli capire che a scuola ci deve andare e deve comportarsi bene, mettendola anche in punizione lei capisce ma il giorno dopo non ce la fa a stare a scuola e continua a comportarsi male e maleducatamente. Per questi i maestri avrebbero optato anche per un maestro di sostegno...mi confondo le idee in quanto sono sicura che non si tratti di un ritardo o altro, sicuramente è vero non la sanno gestire..ma non so più cosa pensare perché secondo me c'è qualcosa sotto perché la bambina si debba comportare così e non so come aiutarla e scoprire cosa la turbi così tanto.
All'asilo non ha mai dimostrato questo tipo di atteggiamento e il fratellino nella classe accanto è un amore.. vorrei aiutarla e sto valutando se mandarla da una psicologa, forse anche con me e non sola per capire se possiamo aiutarla, non lo so, ma il sostegno credo più che sia un accomodatura che una necessità. Avete qualche consiglio per favore?

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Miglior risposta 10 FEB 2016

Buongiorno Chiara,
prima di pensare all'insegnate di sostegno le consiglio di rivolgeri ad uno psicologo infantile che possa fare una valutazione delle problematiche che lei ha evidenziato e che potrebbero essere ascrivibile a un problema più emotivo o comportamentale.
Nella valutazione verranno testate le abilità cognitive, gli apprendimenti, e un esame neuropsicologico. Ultimo aspetto, ma non il meno importante, l'aspetto emotivo.
Solo dopo una attenta valutazione sarà possibile capire quali strategie si potranno mettere in campo per aiutare la sua bambina.
Un caro saluto e se dovesse avere bisogno mi contatti in privato.

dott.ssa Miolì Chiung
Studio di Psicologia Salem
Milano - Agrate - San Donato M.se

Anonimo-125892 Psicologo a Milano

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6 SET 2017

Gentile,
il mio consiglio è di provare ad instaurare un dialogo con sua figlia, chiedendole in modo semplice e rassicurante il perché di questo suo comportamento, provando ad ascoltarla e a capirla senza troppe forzature. Sarebbe importante effettuare una valutazione con un collega, in modo da trovare le strategie e la giusta guida per valorizzare le ore trascorse insieme.
Per approfondimenti non esiti a contattarmi.
Un saluto
Dott.ssa Ilaria Albano - Psicologa a Roma

Dott.ssa Ilaria Albano Psicologa Psicologo a Milano

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12 FEB 2016

Gentile Signora Chiara,
Le consiglio innanzi tutto di provare a pensare attentamente assieme a Suo marito al periodo in cui sua figlia ha iniziato a manifestare i comportamenti da Lei descritti. Probabilmente potrebbero venirvi in mente degli eventi concomitanti che possono aver turbato la bambina e che possono anche aiutarvi nel dialogare con lei rispetto a ciò che la turba. La consulenza di un/a psicologo/a può esservi utile e deve essere prima di tutto rivolta a Voi genitori prima di coinvolgere la piccola.
La richiesta di un insegnante di sostegno è attualmente precoce e immotivata in quanto dovrebbe essere sostenta, come diceva giustamente Lei, da un ritardo cognitivo certificato da un Servizio pubblico di Neuropsichiatria e/o Psicologia dell'Età Evolutiva. La consulenza di un professionista potrebbe aiutarvi a orientarvi meglio.
Nella speranza di esserLe stata d'aiuto, porgo cordiali saluti.
Dott.ssa Silvia Baldi - Psicologa Torino

Dott.ssa Silvia Baldi Psicologo a Torino

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11 FEB 2016

Cara mamma, capisco le sue preoccupazioni e i suoi dubbi.Anch'io penso che l'insegnante di sostegno potrebbe essere in questa fase uno strumento che serva da facilitatore' comportamentale o relazionale sia per gli insegnanti sia per sua figlia e non come supporto negli apprendimenti.Penso che potrebbero esserci cause diverse sottostanti ai comportamenti di difficile gestione di sua figlia che vadano ricercercati anche al di fuori dal contesto scolastico. Sarebbe utile un approfondimento piu' ampio che comprenda raccogliere informazioni anche sul vostro sistema famigliare. Il comportamento di sua figlia potrebbe essere legato al rapporto con il fratello "quasi gemello" o con voi genitori o sentirsi inadeguata o inferiore ai vostri occhi....e i nonni??? anche loro potrebbero avere un ruolo?? Sarebbe utile quindi rivolgervi ad una psicologa per approfondire prima con i voi genitori tali dinamiche e successivamente se necessario aporofondire il problema
con la bambina.
Spero ti esserle stata utile.
Buona serata!Dott.sss Ramona Carlotti.

Dott.ssa Ramona Carlotti Psicologo a Bassano Bresciano

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11 FEB 2016

Gentile Chiara,
non credo che ci siano i presupposti e nemmeno la esigenza di un insegnante di sostegno per la sua bambina.
Credo invece che sia necessaria una valutazione psicologica della bambina a seguito di colloqui clinici anche con voi genitori per comprendere i motivi della intolleranza alla scuola della bambina stessa e dei suoi comportamenti oppositivi.
Solo dopo aver compreso questi motivi si potrà procedere con l'intervento terapeutico più adatto.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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11 FEB 2016

Gentile Chiara,
Da quello che scrive emerge che la bambina manifesta questa problematica da poco tempo, sarebbe necessario peró collocare temporalmente in termini esatti la comparsa di questi comportamenti: riferisce che all'asilo non vi erano problemi, in prima elementare invece come si comportava? È successo qualcosa prima che manifestasse tali comportamenti? A casa come si svolge la sua giornata? La scelta di un insegnante di sostegno come evidenziano i colleghi è legata a bambini con accertati ritardi evolutivi, nel caso di sua figlia non ne sussistono gli elementi, pertanto quello che può fare è chieder maggiori indicazioni su questa scelta agli insegnati e comunicare loro le sue perplessità al riguardo. In secondo momento può rivolgersi a una figura professionale ( psicologi e/o psicoterapeuta con competenze specifiche nel ramo dell'età evolutiva) che valuti un percorso idoneo, anche con la presenza di voi familiari, almeno in primo momento.
Con l'augurio di esserle stata d'aiuto le lascio un caro saluto e qualora avesse bisogno non esiti a contattarmi.
Dott.ssa Di Rosa Raffaella
Psicologa clinica e dell'età evolutiva, Psicodiagnosta, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Villaricca (Napoli).

Dott.ssa Di Rosa Raffaella Psicologo a Villaricca

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11 FEB 2016

Gentile Chiara,
penso che un insegnante di sostegno senza una certificazione non sia possibile averlo. Per tale motivo, prima di procedere verso questa scelta, sarebbe opportuno sottoporre la bimba ad una serie di valutazioni da parte di un neuropsichiatra infantile di fiducia. Solo dopo si potrà capire se ci sono problematiche che vanno gestite all'interno della classe oppure se ci sono indicazioni per richiedere una certificazione. Mi suona come un campanello d'allarme l'osservazione da lei fatta sul fratellino "che è nella classe accanto e che è un amore...". Quindi prima di parlare di insegnante d'appoggio meglio verificare che ci siano veramente i motivi per richiederla.
Cordiali saluti
dott. Anna Ambiveri
Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Anna Ambiveri Psicologo a Torino

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11 FEB 2016

Gentile Chiara la prima cosa che a mio avviso bisogna fare è rivolgersi a uno psicoterapeuta della sua zona che dopo un primo colloquio con voi genitori,vedrà la piccola e attraverso colloqui ed esami diagnostici di approfondimento potrà meglio capire cosa crea questo disagio in lei..A mio avviso ritengo sia più un problema comportamentale che con un percorso adatto si potrà risolvere e gestire..
Resto a disposizione per un qualunque chiarimento
Cordialmente
Dott.ssa Battilani Cristina

Dott.ssa Battilani Cristina Psicologo a Parma

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11 FEB 2016

Cara Chiara
non mi sembra proprio una buona idea quella di un insegnante di sostegno che, a mio parere, in questo caso, creerebbe più confusione ancora e, la cui presenza, instillerebbe nella mente della bambina, l'idea che lei sia bisognosa di supporto quando, in realtà, deve correggersi e superare questo momento critico.
Addirittura, a mio parere,la presenza di un l'insegnante di sostegno, potrebbe consolidare, in qualche modo, nella bambina, l'idea di poter agire comportamenti sbagliati perché è lei che ha qualcosa che non va.
In realtà, il messaggio da trasmettere dovrebbe essere diverso e cioè: tu vai bene ma è il tuo comportamento ad essere sbagliato.
Non credo nemmeno che le punizioni siano una modalità utile.
Quindi che fare?
Intanto, cercare di comprendere quali sono i veri sentimenti interiori della bambina, comprenderli e lavorare su questi.
Posso essere daccordo che i genitori e le maestre possano non farcela da soli.
In questo caso è necessario l'intervento di uno psicoterapeuta infantile.
Cordiali saluti
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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11 FEB 2016

Il docente di sostegno viene assegnato alla classe quando in questa ci sia un bambino che abbia una diagnosi chiara dell'ASL di competenza di un handicap. Nel caso di sua figlia, da ciò che mi scrive, non mi sembra il caso quindi vista la situazione non avrebbe molto senso. Le difficoltà di sua figlia sono di natura comportamentale e potremmo immaginare ad un disturbo oppositivo provocatorio se volessimo fare una diagnosi seppure basandoci su scarse informazioni. Ma questo per ora teniamolo in sospeso. Io vi consiglio vivamente di consigliarvi con uno psicologo o uno psicoterapeuta esperto non solo per sua figlia ma per entrare in contatto anche con le vostre difficoltà. Avere un punto di vista esterno che non clinicizzi necessariamente la situazione potrà aiutarvi. Resto a disposizione per chiarimenti. Dott. Giuseppe Esposito psicologo e psicoterapeuta a Piano di Sorrento (NA).

Dott. Giuseppe Esposito Psicologo e Psicoterapeuta Psicologo a Piano di Sorrento

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11 FEB 2016

Buongiorno,

Sono una psicologa infantile, esperta in disturbi di apprendimento, problemi attentivi e scolastici -è riconosciuta in questo dalla mia regione e dal mio ordine- oltre che una psicoterapeuta, e pertanto le parlo da tecnico esperto in problematiche e normative sull'infanzia.

Prima di suggerimenti operativi è bene fare chiarezza.

Le insegnanti le hanno dato una falsa informazione o non vi siete intese sulla terminologia, l'insegnante di sostegno fa riferimento ad una normativa, la legge 104, ben precisa e definita, che riguarda un diritto al sostegno alla classe, per le problematiche di disagio di un bambino affetto da disabilità (un tempo definita handicap) sia esso cognitivo o fisico. Punto. L'insegnante di sostegno NON PUÒ ESSERE AFFIANCATO AD UNA MINORE CHE NON ABBIA UNA CERTIFICAZIONE DI QUESTO TIPO, fornita dai servizi territoriali pubblico previo accertamento commissione disabili; né tantomeno in presenza di problemi comportamentali in prima elementari, per una bimba normo-dotata (così si dice, anche se può non suonare bene), come sembra essere sua figlia. Può essere che le insegnanti abbiamo un altro allievo in classe di sua Figlia, che abbia diritto ad un insegnante di sostegno e tale risorsa pensino di suddividerla su altri allievi, ma questo costituisce un abuso legale nei confronti del minore a cui sia stato assegnato (in altre parole le risorse della 104 devono dedicarsi alla classe per le esigenze dell'alunno a cui è destinato al sostegno, e non dedicarsi ad altro) e il genitore di un minore disabile che subisce tale pratica può denunciare le insegnanti.

Diversamente, se la figura di cui le hanno parlato non è un insegnante di sostegno, bensì una figura parallela ma diversa, presente in molte scuole oggi in Italia, come un educatore o un insegnante in ore di compresenza (che però, quest'ultimo, non dovrebbe esserci più da normative vigenti), allora il discorso cambia, non si tratta di sostegno ma di altro, è legale e potrebbe essere valutato. L'educatore è di norma pagato dal comune come risorsa alla scuola in più, e viene impiegato sulle classi o su singoli casi segnalati dalle insegnanti in accordo con le famiglie, spesso per problematiche attentivi e comportamentali, ma anche come integrazione alle ore di sostegno assegnate ai disabili che spesso sono poche e pertanto insufficienti.
Quindi come primo step bisogna fare chiarezza su cosa le propongono effettivamente a scuola, prima di "accettare" o meno.

Venendo all'intervento io le suggerisco una consulenza con la minore e con voi, presso un/una collega che si occupi di infanzia, che lavori in collaborazione con chi si occupa di problematiche familiari e/o genitoriali, per affrontare insieme a vostra figlia il disagio (forse emozionale forse di altro genere) che sta manifestando nei confronti della scuola primaria. Magari effettuando prima una valutazione seria, fatta di colloqui e test, che possa portare ad avere una RELAZIONE scritta, con ipotesi diagnostiche sul problema ed un piano di intervento proposto in maniera chiara e condivido con il contesto scuola e le insegnanti di riferimento; muovendo così i primi passi per affrontare un vero percorso di aiuto per vostra figlia.

Le serve pertanto un servizio pubblico, o un contesto privato, che possa effettuare tale valutazione e affiancarvi nel problema -voi genitori e la scuola- e che vi proponga in seguito psicoterapia infantile, aiuti a scuola, percorsi logopedici o Neuropsicomotorio o altro ancora, si può dire solo dietro osservazione del singolo caso, non prima. Potremmo trovarci in presenza a decine di motivazioni diverse per il disagio che la piccola manifesta, mai fare ipotesi con i minori prima di aver stilato una dettagliata anamnesi con i genitori, aver osservato il bambino/a, averli incontrati e valutati con strumenti adeguati (test, giochi, colloqui, disegni.. Tutte cose non traumatiche ne invasive per il piccolo, ma fondamentali per raccogliere giuste informazioni circa il problema). Chi si occupa di bambini Sa Tutto questo molto bene.

Se avesse qualsiasi dubbio in merito non esiti a contattarmi, le spiegherò a voce meglio e a seconda della sua regione di appartenenza posso suggerirle centri specializzati e validi per un percorso di questo tipo -se non sapesse come muoversi da sola- non sempre come genitore si hanno informazioni adeguate, ed i professionisti sono lì per dare indicaZioni. Non si preoccupi che in il giusto percorso si può fare molto.

Buona giornata,
Dott.ssa Elena Bellia
Psicologa & Psicoterapeuta
Savona provincia & Genova città

Dott.ssa Elena Bellia Psicologo a Albenga

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11 FEB 2016

Buongiorno Chiara,
credo che come prima cosa sia importante cercare di parlare quanto più possibile con sua figlia, cercando di capire da lei in prima persona cosa non le piace della scuola o se è capitato qualcosa..mostrandosi comprensivi e dandole un po' di tempo. In secondo luogo, consiglierei un colloquio per voi genitori, con un terapeuta dell'età evolutiva, per iniziare a capire come mai sono falliti gli stratagemmi finora utilizzati, e se ci sono altre strade che possiate intraprendere per gestire questa attuale riluttanza verso la scuola. I bambini infatti possono rifiutare l'ambiente scolastico per svariati motivi, da prese in giro di compagni, a scarsità di stimoli positivi (in altre parole perchè si annoiano e non lo trovano interessante!), a timori legati alle prestazioni scolastiche, a sensazioni di inferiorità o difficoltà di studio, a questioni che esulano dalla scuola la quale però viene presa come "strumento" per attirare un'attenzione verso di se (in questo senso quindi per richiamare i genitori o altre figure di riferimento alla vicinanza e all'ascolto). Fintanto che la motivazione resta sconosciuta, le risoluzioni adottate potrebbero provocare inasprimento della situazione, anche se oggettivamente possono essere considerate soluzioni adeguate. Dal momento che la questione potrebbe essere ampia e sfumata da inquadrare, credo sia importante un consulto di voi genitori con un terapeuta, che poi magari avrà modo di fare qualche incontro anche assieme alla bambina, per valutare il suo stato di benessere.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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11 FEB 2016

Gentile Chiara,
prima di pensare ad un insegnante di sostegno, che tra l'altro non saprei come burocraticamente le insegnanti potrebbero assegnare, visto che vengono assegnati solo per l'handicap certificato in base alla legge, concordo appieno con le colleghe. Si rivolga ad un collega della zona che andrà ad indagare le abilità cognitive della bambina, le abilità negli apprendimenti, che potrebbero essere inficiate e non comprese dalle insegnanti, e portare ad un rifuto della scuola, nonchè la parte emotiva di sua figlia. Solo con un'indagine approfondita della situazione si potrà aiutare la bambina.
Cordiali saluti
Dott.ssa Sabrina Fontolan

Dott.ssa Sabrina Fontolan Psicologo a Piove di Sacco

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11 FEB 2016

Gentile Chiara,certamente l'ingresso nella scuola primaria è un momento della vita critico e importante. Da quel che lei dice questi comportamenti della bambina sono emersi dal momento dell'ingresso, poiché non si verificavano alla scuola dell'infanzia. Mi incuriosisce sapere se la bambina manifesta tale atteggiamento in altri contesti (sport, babysitter ecc..).
In ogni caso prima ancora di muoversi per un sostegno scolastico reputo necessario che voi vi rechiate da uno psicoterapeuta esperto nelle problematiche familiari o dell'infanzia; infatti, cosi come dice lei, è possibile che il comportamento della bambina sottenda qualcosa,qualche altro disagio o malessere. Inoltre lo psicologo può individuare, tramite l'osservazione nel contesto familiare o tramite l'invio ad una valutazione, la necessità di un sostegno, se emergerà una qualche forma di disagio comportamentale o cognitiva.
A disposizione
Dott.ssa Moglie L.

Dott.ssa Lucia Moglie Psicologo a Ancona

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10 FEB 2016

Buongiorno Chira,

si tratta di comprendere cosa realmente pensi e senta Sua figlia, in questo momento della scuola, dell'impegno cognitivo e comportamentale che le viene richiesto da Voi e dalle maestre: i bambini attraverso gli agiti comportamenti (e il rifiuto di andare a scuola è un comportamento) comunicano qualcosa di sè, le proprie emozioni e i propri sentimenti, i propri malesseri e disturbi.
E' accaduto qualcosa di particolare negli utlimi tempi?
Un evento critico e stressante?

E' bene si rivolgersi a uno psicoterapeuta perchè possa aiutarvi a comprendere meglio il momento che state vivendo di forte ansia e stress a livello famigliare: valuti la possibilità di consultare un professionista inizialmente per voi due genitori. E' il primo passo da fare.
Un caro saluto e se avesse ancora bisogno, mi contatti in privato.

Dott.ssa Cristina Fumi
Psicologa Psicoterapeuta
Milano

Dott.ssa Cristina Fumi Psicologo a Milano

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10 FEB 2016

Buongiorno gentile Signora,
sembrerebbe che sua figlia esterni a scuola un disagio interiore che in famiglia non riesce ad esternare. E' come un grido di aiuto che la piccola lancia per essere ascoltata. Più che l'imperativo"a scuola devi comportarti bene" sarebbe il caso di chiedere alla piccola cosa la rende cosi irrequieta a scuola, attraverso un ascolto attento, non giudicante e senza suggerirle risposte, anche attraverso l'uso di fiabe e di disegni, cercare di afferrare cosa sta dicendo la bambina. Sono daccordo con lei che il sostegno in classe potrebbe essere ancora prematuro applicarlo, mentre per un intervento psicologico le suggerisco di intraprenderlo per prima lei, signora, e vedere cosa emerge riguardo le modalità genitoriali e riguardo gli ultimi eventi in famiglia che potrebbero aver turbato la bambina, Ma non solo, sentire il suo parere di madre riguardo la scuola potrebbe dare indicazioni importanti per valutare poi un aiuto psicologico per sua figlia con una psicologa psicoterapeuta dell'età evolutiva.
Spero di averle dato degli spunti di riflessione.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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