Come mi preparo alla morte di mia madre?

Inviata da Madre malata terminale · 2 giu 2016 Elaborazione del lutto

Mia madre è gravemente malata e i medici ci hanno detto che è solo questioni di mesi. Non so cosa mi aspetta, la vedo che sta peggiorando e non vorrei che soffra. ....ma allo stesso tempo vorrei tenerla sempre con me.....penso che lascia mio padre da solo mio fratello e a mia sorella ventenni ....Perché a noi? Mi domando spesso perché? Eravamo una famiglia, felice......Non è giusto....

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Miglior risposta 3 GIU 2016

Buonasera, sono rimasta molto colpita dalle sue pochissime parole, evidentemente la situazione è al momento sovrastante, e ancora mi colpisce il tratteggiare una sensazione di grave ingiustizia. Non siamo preparati alla morte, nessun uomo forse lo è visto che portiamo con noi dalla nascita la contraddizione di una consapevolezza della fine di tutte le cose e il desiderio di infinito. Se ci pensiamo è quello che ci sostiene ogni giorno nel tirarci su e fare del nostro meglio. Ma in questo momento lei è tutta dentro questo dolore ed è anche giusto così, è il dolore che ci permette di accompagnare empaticamente sua madre in questo ultimo percorso e essere ancora figlia e sorella. Come non possiamo allontanare la morte da noi, non dobbiamo neanche allontanare il dolore che ci permette di vivere e conoscere e condividere quello che ci è dato da condividere.
"Perché a noi?", la rabbia per ciò che perdiamo ci mette in questa condizione, una condizione da attraversare e che, se non ci rinchiudiamo, permetterà di trasformarla in amore.
Le auguro tanta forza.
Eleonora Seta

Dott.ssa Eleonora Seta Psicologo a Torino

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6 GIU 2016

Cara, non esiste un manuale, né delle indicazioni che ci possano preparare ad affrontare la fine delle cose, la perdita di chi amiamo. Non saremo mai pronti, ed ogni volta non sarà più facile della precedente. La ricerca psicologica e psicoanalitica, negli anni ha individuato delle fasi che più o meno si ripetono in ogni persona che vive un lutto o una separazione:

1) Negazione/Rifiuto (in principio si nega il lutto come naturale meccanismo di difesa);
2) Rabbia (quando si realizza la perdita, subentra un enorme carico di dolore che provoca una grande rabbia alle volte rivolta verso se stessi o persone vicine o, in molti casi, verso la stessa persona defunta);
3) Negoziazione (si tenta di reagire all’impotenza cercando delle risposte o trovando soluzioni per spiegare o analizzare l’accaduto);
4) Depressione (ci si arrende alla situazione razionalmente ed emotivamente);
5) Accettazione (si accetta l’accaduto, riappacificandosi con esso, spesso sperimentando fasi di depressione e rabbia di natura moderata, volte a riconciliarsi definitivamente con la realtà).

Lei, purtroppo, ha già cominciato ad elaborare questa perdita, come tutti i familiari di malati terminali e forse adesso è già nella fase della rabbia. Nei casi come il suo si aggiunge, forse, la pena, nel vedere l' amato soffrire a dismisura e perdere sé stesso, giorno dopo giorno. Forse presto arriverà la terza fase, forse no. Sebbene le fasi siano abbastanza certe, il tempo che ci si impieghi ad arrivare
all' ultima è un fatto del tutto personale. Ci saranno giorni in cui probabilmente si alterneranno a distanza di pochi minuti e le sembrerà di impazzire.

Mi sento di suggerirle solo una cosa: le viva tutte fino in fondo. Accolga il dolore la rabbia, la depressione, pianga tutte le lacrime che vogliono uscire, rompa qualcosa se sente di volerlo fare, urli e assecondi tutte le emozioni che la verranno a trovare. Non c'è veleno più grande del dover dimostrare di essere forte, saggia, comprensiva. Dover dimostrare agli altri e a noi stessi di stare bene.
Si conceda di non stare bene, si conceda di soffrire e di non dover dimostrare nulla di diverso da ciò che è. Solo così quelle fasi faranno il loro naturale corso.
Quando ci neghiamo le emozioni ce le trasciniamo dietro per tutta la vita.

Dr.ssa Simona Coscarella
Psicologa-Psicoterapeuta Cosenza

Dr.ssa Simona Coscarella - Studio di Psicoterapie Brevi Strategiche Psicologo a Cosenza

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6 GIU 2016

Buonasera, la malattia terminale è spiazzante...
Ci delute, strazia e lascia apparentemente soli...
Ho seguito moltissime persone in fase terminale ed altrettante famiglie che si preparavano a lasciare il proprio caro... Non c'è una risposta univoca alla sua domanda...
Il percorso possibile segue delle tappe piuttosto definite ma ogni percorso ha poi uno sviluppo assolutamente unico....
La prima cosa da fare è "ridimensionare" tutto il proprio mondo, lasciare che i ricordi siano tali e non metro di misura del possibile futuro.. come fare?! Dare ora molto senso ed importanza al presente, così da sapere che non si lascera nulla al caso e non vi sarà spazio per i rimpianti.
Poi si procede, ma un passo alla volta..
Dia uno svuardo ad i miei articoli, uno in particolare è sulle malattie terminali.
A Sua disposizione
Le auguro il meglio, in ogni situazione.
Dott. Fabio Glielmi
Roma

Dott. Fabio Glielmi Psicologo a Roma

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3 GIU 2016

Cara
che tristezza... è una situazione molto difficile che richiede tanto coraggio.
Il coraggio serve per fare anzitutto coraggio alla tua mamma e poi per dare risalto e luce ad ogni attimo con lei.
E' molto difficile poter allontanare la tristezza che ci comunichi e che è certo adeguata alla situazione; in parte questa tristezza va accettata come inevitabile.
In questo contesto però il legame diventerà anche molto forte e sostanziale, essenziale, dunque cerca di viverlo con tutto l'amore e la semplicità possibile.
Fai sentire comunque tua mamma importante fino alla fine nel dare l'esempio di una donna con dignità e mamma molto amata.
Chidile quali valori di vita ritiene più importanti e "scolpiscili" nel tuo cuore perché questi saranno la tua eredità.
Se credi nell'aldilà, ora è il momento di mettere in primo piano la tua fede.
Se non ci credi, credi comunque che l'amore unisce e tiene sempre unite le persone, non col ricordo sbiadito ma con la forza di esempi di vita, coraggio e i valori e le direttive che tua mamma ti avrà trsmesso.
Lo so, niente può consolarti in questo momento.
Ti abbraccio!
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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2 GIU 2016

Buonasera, in questi casi consigli, pareri, pacche sulle spalle metaforiche scivolano, spesso, via. L'unica cosa che mi viene da dirle è quella di cercare di non evitare, per quanto possibile, la relazione affettiva (per proteggersi, per proteggere lei, per ricordarla in un certo modo, per evitare di vederla soffrire, etc.) con sua madre. Soprattutto, tutti gli effetti emotivi che questa situazione le/vi crea. Provi ad assorbire tutto ciò che può di questo legame, in modo da integrarlo, nel tempo, in modo sempre più stabile e che possa rimanere come un criterio affettivo interno cui potersi riferire ogniqualvolta ne avrà bisogno o voglia. Essere vicini emotivamente, in questi frangenti, è straziante e doloroso in modo praticamente insopportabile, tuttavia, sempre con i dovuti tempi, questo offre la possibilità di trasformare questo dolore in un amore, se possibile, ancora più grande e cementato verso sua madre.
In bocca al lupo,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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