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come mi dovrei comportare con il mio terapeuta?

Inviata da Anonima il 22 mar 2017 Psicologia risorse umane e lavoro

Salve vi scrivo perché sto affrontando (forse) un periodo di incomprensione con il mio terapeuta e non so come comportarmi.
Sono in terapia dal mio psicologo da circa due anni. Ho iniziato la terapia perché allora mi trovavo in uno stato di forte depressione causata da numerosi fattori: la fine abbastanza traumatica del mio matrimonio, il mancato supporto della mia famiglia, le difficoltà a relazionarmi e ad ambientarmi in una nuova città, in cui mi sono dovuta trasferire per lavoro e l'incertezza del futuro.
All'inizio ho avuto con lui piccole incomprensioni dovute essenzialmente alla lingua (comunichiamo infatti in inglese) e forse al troppo dolore che provavo in quel momento che mi impediva di aprirmi totalmente. Ad ogni modo le cose sono presto migliorate soprattutto grazie alla sua dedizione e volontà ad aiutarmi. Per facilitare la comunicazione tra noi mi ha consentito di comunicare con lui anche tramite e-mail tra una seduta e l'altra, specialmente nei momenti più critici e quando le sedute erano distanti tra loro. Da circa due mesi io e il mio attuale compagno (siamo insieme da circa un anno) abbiamo iniziato sempre con lo stesso psicologo una terapia di coppia. Io e il mio partner ci amiamo ma abbiamo alcuni problemi con sesso (lui a volte manifesta problemi di erezione e di eiaculazione precoce, problemi che aveva già da prima del nostro rapporto), che come potete immaginare ci portano a frustrazione e talvolta ad incomprensioni.
All'inizio il mio psicologo ha un po' indugiato ad iniziare una terapia di coppia perché riteneva di sapere già troppe informazioni sul mio partner e avrebbe preferito partire da zero. Ad ogni modo ha poi deciso di seguirci personalemte. Tuttavia da quando abbiamo iniziato la terapia di coppia il mio terapeutaa ha cambiato completamente approccio con me. Mi ha detto che ora vorrebbe comunicare con me solo quando siamo tutti e 3, cioè non vuole che io abbia sessioni private con lui né tanto meno che gli scriva e-mail se non per organizzare le date di appuntametno. Credo che faccia questo perché vuole incentivare una comunicazione aparta tra me e il mio partner e vuole che eventuali tensioni tra noi escano fuori e non rimangano solo tra me e lui (il terapeuta). Inoltre, forse, crede che sia giunto il momento per me di staccarmi un po' da lui e magari credere un po' più nella figura del mio compagno (ma questo è solo un mio pensiero che potrebbe essere vero o meno).
La mia sensazione è che la terapia di coppia stia andando abbastanza bene. Vedo soprattutto che il mio compagno ne sta traendo un gran beneficio. Tuttavia sento personalmente di aver perso un po' il supporto da parte del mio terapeuta. A volte vorrei dirgli così tante cose che nelle sessioni di coppia non trovo il tempo e il modo di dire perché ovviamente devo dare spazio anche al mio partner. Inoltre non so perchè ma mi trovo in imbarazzo a parlare di alcune cose tutti e tre insieme. Magari le direi comunque ad entrambi ma separatamente. Inoltre nelle ultime sessioni mi sono sentita un po' a disagio, un po' rimproverata dal mio psicologo, per qualcosa che ho detto o fatto. So che probabilmente non era nelle sue intenzioni rimproverarmi o farmi sentire in questo modo. Tuttavia già ogni incomprensione con il mio partner mi fa sentire responsabile. Ho paura che il mio comportamento nel rapporto possa peggiorare i nostri problemi nel sesso. E l'essermi sentita giudicata dal mio psicologo di certo non mi ha aiutato. Ho provato a comunicare queste mie brutte sensazioni al mio psicologo tramite email ma la sua risposta è stata ancora una volta che vuole discutere tutti e tre insieme, che posso discutere qualsiasi cosa io voglia nelle nostre sessioni di coppia, inclusi i miei eventuali problemi con lui. Beh ammetto che la sua risposta mi ha fatto sentire ancora più a disagio perché ho pensato che sono stata veramente stupida a scrivergli questo via mail visto che egli già mi ha detto che non vuole comunicare con me in questo modo. Ora mi trovo ancora più in imbarazzo a parlarne di persona tutti e tre perché mi sento una stupida di fronte al mio psicologo e sembra che chissà che devo nascondere di fronte al mio ragazzo... Sapreste darmi qualche consiglio?

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Gentile Anonima,
Io penso che il collega sia andato incontro ad una collusione di ruoli.
In genere, infatti, è preferibile che la terapia individuale e quella di coppia non siano seguite dallo stesso specialista, proprio per evitare i problemi, più che leciti, che lei riscontra.
L' ideale sarebbe stato proseguire il percorso personale con il suo terapeuta di fiducia ed intraprendere un nuovo percorso di coppia con un altro collega.
Dato che le cose si sono svolte in modo diverso, e vista l' impossibilità di comunicare privatamente con il suo terapeuta, tutto ciò che posso consigliarle di fare è di affrontare questa difficoltà al prossimo incontro di coppia al fine di trovare, insieme, una soluzione.

Le faccio un grande in bocca al lupo e resto a disposizione.

Dott.ssa Ilaria Visconti - Firenze.

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Buongiorno,

se prova ad affontare questi temi con il suo psicologo sono sicura che valutarete insieme il da farsi per queste difficoltà.
Buona giornata

Dott.ssa Ilaria Albano
Psicologa a Roma

Dott.ssa Ilaria Albano Psicologa Psicologo a Milano

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Buonasera Anonima, le difficoltà che lei sta incontrando ora in questa terapia di coppia sono proprio quelle (tra le altre) per cui ci viene indicato fortemente (a noi terapeuti) di non confondere/ambiguizzare i vari setting (tanto che, da quello che anche lei riferisce, anche il collega aveva delle remore iniziali). Ora, visto che il "danno" (a mio parere) è fatto, le consiglio di seguire le attuali indicazioni del terapeuta: ovvero trattare questa terapia come solo di coppia, voi due non sentirvi più da soli (con alcun mezzo) senza il suo compagno e, se nel tempo, si riuscirà a trovare una stabilità egualitaria tra voi tre bene, altrimenti o lei torna in terapia individuale con questo collega e ne cominciate uno di coppia con un altro o, viceversa, lei ne comincia uno nuovo con un collega diverso e rimanete in coppia con l'attuale. Da ultimo, ed è quella che, personalmente, preferisco e la inviterei a fare è quella di cominciare una terapia di coppia con un collega nuovo e, nel caso sentisse la necessità di una terapia individuale, di cominciarene anche qui una nuova con un altro collega. Ormai, da come la vedo io, la vostra relazione (tra tutti e tre) clinica è inficiata da vari fattori che, costantemente e inconsciamente, condizionano e continueranno a farlo anche in futuro la vostra terapia non facendovi raggiungere i vostri obiettivi terapeutici.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Buongiorno Anonima, ci sarebbero da conoscere una serie di situazioni e scelte che hanno portato forse non troppo chiaramente al passaggio dalla terapeia individuale, a quella di coppia. Ciò su cui mi concentrerei adesso è un fattore: lei si è trovata bene, in questo rapporto terapeutico e anche all' inizio della terapeia individuale c' era stato qualche attrito, poi risolto grazie alla dedizione del suo terapeuta. Ora che inizia un altro percorso si presentano di nuovo percezione di disagio e piccoli attriti, ma il suo compagno pare soddisfatto della terapeia e questo immagino possa portare la coppia a superare i motivi della frustrazione. Se lui cedesse ai suoi bisogni di avere un rapporto preferenziale dovrebbe abbandonare la terapia di coppia e sarebbe un peccato perchè è una persona con cui avete trovato entrambi una sintonia. Porti tutte le sue emozioni in terapia, porti la verità di ogni sua sensazione, percezione, pensiero anche sciocco. Sfrutti al massimo la sintonia che entrambi avete trovato con questo professionista.

Cari saluti
Dr.ssa Simona Coscarella
Psicologa - Psicoterapeuta Cosenza

Dr.ssa Simona Coscarella - Studio di Psicoterapie Brevi Strategiche Psicologo a Cosenza

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