Come gestire figlie di madri diverse?

Inviata da Diego · 12 set 2014 Psicologia sociale e legale

Buongiorno,sono un uomo di 59 anni, separato con 2 figlie di 31 e 26 anni, e convivo con una nuova compagna più giovane di 22 anni, da quando è nata la mia terza figlia, dopo aver combattuto una guerra immane per convincere la mia compagna a non abortire. Da quando è nata la bambina la mia vita è diventata un inferno. Nel corso della nostra relazione, prima dell'evento, convivivevamo saltuariamente (ci conosciamo comunque da 2 anni). Mi sono recato nella sua città d'origine per la nascita della piccola e lì sono cominciati i guai, dato che la "suocera", nonostante la mia cordialità e affettuosità, mi ha da subito mal digerito, coinvolgendo anche la figlia e la nipote sino a buttarci fuori di casa benchè avessimo deciso di trasferirci tutti nella mia città di residenza dopo qualche tempo (io nel frattempo avrei fatto la "navetta"). Sottacendo per adesso le altre spigolosità e problematicità del nostro rapporto, è diventata insostenibile l'idiosincrasia di Sara (nome di fantasia) verso gli incontri tra la piccola e le altre mie figlie, atteggiamento palesatosi in maniera inesorabilmente progressiva sino a diventare intollerabile. Deve essere lei a dettare i tempi e i modi degli incontri tra le sorelle, a seconda della sua sopravvenuta tollerabilità all'evento. Credo il suo sia un problema di distorta percezione dei ruoli, che preesisteva alla nascita della bimba ma che riguardava solo un'assurda concorrenzialità con le mie figlie quali sue "rivali affettive". Questa concorrenzialità adesso si rafforza poiché Sara non tollera che loro avanzino "diritti" (parole sue) nei confronti della bimba. In realtà - è il codice civile oltre che il buon senso a dirlo - è anche la piccola ad essere titolare del diritto di "conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale". Sono impossibilitato a organizzare un incontro, nonostante l'ultima volta le abbia posto l'alternativa di non presenziare se non se la sentisse (macché, lei dev'essere presente e se proprio le mie figlie dovessero venire lei sarebbe scortese e glaciale tutto il tempo). L'idea che mi sono fatto, senza volermi sostituire a valutazioni professionali e senza volere sottrarmi a responsabilità anche attinenti ai miei comportamenti, è che Sara usi la piccola come una clava, uno scudo (e, a seconda, come un campo di battaglia) per "difendere" se stessa e per colpire me e le altre mie figlie che, peraltro, hanno sempre adottato un atteggiamento persino troppo discreto e tutt'altro che invadente. Tutta questa situazione mi ha sottoposto a uno stato di prostrazione rasentante l'autolesionismo estremo, ma adesso, pur sempre presenti in me propositi oscuri e nefandi, è prevalente uno stato di rabbia, anche di cattiveria, che m'induce a cercare di menare fendenti (in senso metaforico ovviamente) anziché piangere, implorare e subire. Probabilmente lei riuscirà a distruggermi comunque (ammesso non l'abbia già fatto), ma vorrei dapprima ascoltare una valutazione psicologica prima che (extrema ratio) legale, tenendo presente che la situazione potrebbe sfuggirci di mano a seguito di una serie di veti incrociati e di una serie di eventi prossimi che temo possano innescare meccanismi ulteriormente distruttivi e da noi ingestibili.
Grazie mille

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Miglior risposta 16 SET 2014

Caro Diego,
la sua analisi non lascia dubbio ad interpretazioni: lei si trova in una situazione non solo complicata, ma ad altissimo potenziale conflittuale.

E' normale che, fatta salva la sua buona volontà, lei si possa sentire dilaniato da questa situazione e che, nonostante il grave disagio che evidentemente le provoca, lei non riesca a trovare il bandolo della matassa.

A volte ci è indispensabile uno "specchio", che ci aiuti a comprendere ciò che da soli non vediamo: macchie scure sulla pelle e nodi tra i capelli sono molto più evidenti davanti a qualcosa che ci faccia capire come "ripulire" e "sciogliere".

Si rivolga con fiducia ad un professionista di relazioni. Il loro scopo è proprio questo: accogliere e restituire ciò che "vedono" e che il paziente non vede.

Uno sguardo esterno a volte è sufficiente per riattivare quei meccanismi di resilienza e auto-guarigione, indispensabili per una situazione di questo tipo.

Le auguro serenità.

Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Tecniche Psicologiche
Counselor e Mediatrice familiare

Famigliando Psicologo a Reggio Emilia

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15 SET 2014

Carissimo,
la situazione è talmente complicata che ti suggerisco caldamente di farti supportare da un/a collega della tua zona, considerando per primo il tuo stato di stress.
Auguri.
Dottssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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