Come fidarmi di nuovo di me stessa?

Inviata da Aysha · 31 gen 2014 Autostima

Salve,
a lavoro ho commesso un errore, un grave errore, e sono stata licenziata. Non riesco a perdonarmi per questo. Ho rovinato tutto, oltre ad aver fatto una pessima figura. E' passato più di un anno da quel momento ma ancora ci penso e non riesco ad andare avanti. Non capisco se l'ho fatto perchè amareggiata, (non mi sentivo abbastanza riconosciuta e premiata per ciò che facevo) e credevo, cosi facendo, che avrei "punito" l'azienda, mentre poi invece chi ne ha subito le conseguenze ovviamente sono solo io.
Oppure non capisco se inconsciamente l'ho fatto per punire me stessa (sembra infatti volessi essere praticamente palesemente scoperta).
Ero delusa e poco soddisfatta dei miei risultati professionali e di essere arrivata "solamente" sin li. Avevo sempre creduto, invece, di poter fare molto di più e che avrei fatto molto di più.. Comunque sia, qualunque sia la ragione dietro il mio gesto e l'accaduto, ora son qui, ancora, e non riesco a superarlo.
Ho paura di sbagliare di nuovo, non mi fido delle mie azioni, idee e decisioni. E non procedo, non vado avanti. Ho un progetto che ancora non sono riuscita a far decollare. A volte penso che forse non è la cosa giusta, se non ne sono ancora sicura e non l'ho fatto ancora partire. Solo ultimamente sto pensando che forse ho soltanto troppa paura e troppa poca fiducia in me. E temo le conseguenze di un altro errore. E in questo caso, trattandosi di un progetto imprenditoriale avrebbero un certo peso.
Che ne pensate? Qualche consiglio per superare lo stallo?
Grazie mille in anticipo per il vostro aiuto.

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Miglior risposta 3 FEB 2014

Gentile Aysha
La fiducia e la possibilità di perdonarsi sono temi molto delicati e complessi. Mi pemetta di dirle che dal mio punto di vista lei ha una buona capacità cognitiva di comprendere questa sua delicata esperienza ma probabilmente la componente emotiva che compromette questa sua difficoltà a mantenere la fiducia in se stessa e a perdonarsi ha radici più profonde in cui c'è la sua storia di vita.Solitamente in situazioni di frustrazione se la propria autostima è ben strutturata ci si confronta col disagio o al massimo si fanno delle scelte orientate alla tutela per se stessi senza necessariamente ricorrere ad esperienze in cui costringono a far cadere il pilastro interno rappresentato appunto dalla fiducia.Ci sarebbe molto da riflettere. Se non dovesse superare questo suo difficile momento la invito a considerare un serio percorso di psicoterapia per cui possa avere la possibilità di comprendere altri aspetti di sè che probabilmente agiscono su un piano emotivo più profondo che intralciando sani progetti di vita. Resto ovviamente disponibile. Un caro saluto. Dott.ssa Marialba Albiisnni Psicologa, Psicoterapeuta Iscr. Ordine del Lazio- Roma e Provincia

Dr.ssa Marialba Albisinni Psicologo a San Cesareo

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6 FEB 2014

Gent.ma Aysha,
riconoscere un proprio errore è salutare è già sulla buona strada per rimediare. Altra cosa è colpevolizzarsi e continuare a farlo sino a mettere in serio dubbio la propria fiducia. E' ovvio che l'evento da lei descritto seppur sotteso a motiviazioni per le quali non esprimo giudizio, l'hanno indotta a manifestare un comportamento lesivo nei confronti del suo datore di lavoro che a sua volta ha prodotto il suo licenziamento e quindi il danno si è esteso a sè stessa con il risultato di cui parla. La consapevolezza del suo operato l'ha posta in una condizione di autoriflessione e introspezione ma, nonostante questo non riesce a venirne fuori. Anche se conscia dell'errore e comunque certa di aver commesso una sciocchezza che poi si è rivelata alquanto grave, non le risolve il problema e, di contro la pone in una condizione di auto-sfiducia. La prima cosa che mi passa per la mente e le passo è questa: lei vive ancora oggi un disagio dovuto ad un evento che ormai appartiene al passato e per il quale ha già pagato con il licenziamento. E' ora che nei suoi pensieri passi questo messaggio, l'azione posta in essere non puo' piu essere modifica, non puo' tornare indietro, ma sicuramente nel prendere atto di questo faccia un'evoluzione in positivo ovvero un apprendimento dall'errore commesso. In termini pratici l'invito è a trasformare questo disagio dovuto ad un comportamento "irrazionale" in una risorsa razionale e investire su sè stessa proprio per un nuovo modo di percepirsi sotto l'aspetto professionale ed imprenditoriale orientandosi verso un cambiamento che diventi una sfida verso il futuro. Probabilmente ha difficoltà a vedere sotto un altro punto di vista l'evento e quindi rielaborarlo attribuendo ad esso un nuovo senso ed un nuovo significato, per cui il suggerimento è quello come evidenziato da altri colleghi che le hanno fornite risposte in merito: valuti la possibilità di farsi aiutare da un terapeuta e vedrà che invertendo il senso di marcia, recupererà fiducia e stima di sé stessa investendo in professionalità che la porterà ad emergere in un nuovo lavoro.
Cordialità.
Dott. Pietro Tranchitella

Dott. Tranchitella Pietro Psicologo a Nichelino

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4 FEB 2014

Salve a tutti e grazie per le vostre risposte.
Mi pare siate quasi tutti concordi nel suggerirmi un supporto terapeutico.
Anche io me lo suggerisco. Sento di averne bisogno e sapendo già di che si tratta (avevo intrapreso un percorso con una psicologa quando ancora lavoravo in azienda e l'ho terminato un mese dopo il licenziamento, immaginerete il perché..) credo fortemente che in questo momento mi potrebbe essere d'aiuto. Sto cercando di capire fin quando potrò farne a meno e se riuscirò a venirne fuori da sola. Non perché io voglia fare l’eroina, ovviamente.
Probabilmente comunque sarà impossibile visto il resto della storia che vi sto per raccontare.
Credevo di conoscermi fino ad un anno fa, appunto.
Quando volevo qualcosa facevo di tutto per ottenerla e tendenzialmente la ottenevo. Mi consideravo una persona equilibrata, con una buona, credo, capacità di auto-analisi e molta determinazione. Credo che tutti mi considerassero, e continuino a farlo, molto sicura di me. E' quello che ho sempre dato a vedere. In effetti sono sempre stata brava in tutto, o quasi, quello che facevo (prima della classe, danza classica, laurea, master, parlo diverse lingue, ho viaggiato parecchio e lavorato altrettanto) e se ripenso alla mia vita sono riuscita quasi sempre in tutto. Ho fatto tante cose e vissuto tante esperienze diverse. Sono fiera ed orgogliosa di me. In fondo credo di essere una persona in gamba. Ma non abbastanza ovviamente. Mai abbastanza per i miei obiettivi…

Poi non so cos'è successo. Come ha scritto qualcuno, sono caduta in una buca.. bella profonda a quanto pare :) (conservo sempre un certo senso di ironia) e ora sto provando a risalire.
Credo che molto di tutto ciò risalga al rapporto con mia madre. Non è sempre cosi in fin dei conti?

(Qualcuno mi diceva che stavo ignorando gli altri aspetti della mia vita. Altroché.. li ho ben impressi e presenti nella mia mente 24 ore su 24).

Arrivo al dunque. Mia madre é depressa. O almeno io credo. Non sono un'esperta, ma i sintomi li ha tutti. Credo lo sia sempre stata, almeno da quando sono nata io, ma con gli anni è peggiorata sempre di più. Lei da la colpa di tutto a mio padre. Ovviamente il problema è tutto suo.
Son cresciuta con due genitori che litigavano per qualsiasi stupidata e con una madre maniaca della pulizia.
La nostra casa sembrava una di quelle che si vedono nei giornali di arredamento. Costantemente perfetta.
Come la mia vita d'altronde, o il modo di viverla almeno. Sono sempre stata una brava ragazza. Una di quelle che fa sempre la cosa giusta. Un po’ ribelle da adolescente, ma sempre con moderazione.
Non ho mai dato motivo di dispiacere ai miei, insomma. Sempre rispettato le regole. Il massimo dell’irregolarità sarà stato attraversare le strisce col rosso e salire sul tram senza biglietto.
Vi dico tutto questo perché capiate quanto mi possa pesare saper di aver fatto una sciocchezza simile a lavoro. E’ come se mi fosse crollato il castello perfetto che mi ero costruita. Una macchia indelebile nella mia carriera, nella mia vita e nella mia coscienza.

Tornando a mia madre, ho sempre saputo che lei in fondo non stesse bene. E ricordo da piccola tutti i miei sforzi per renderla felice. Invano, ovviamente. (Avevo cominciato ad affrontare questo aspetto in terapia).
Solo quest'anno la situazione è degenerata e io sono riuscita a far capire anche agli altri membri della famiglia che lei ha bisogno di essere aiutata. E quindi, l'ho portata "per mano" (noterete la sottolineatura: mi sembra di esser io sua mamma e sono arrabbiata con lei per questo) da una psicoterapeuta.
Totalmente inutile, lei rifiuta di andarci ed è tornata nel suo baratro. E se non mi do una mossa ci finisco pure io con lei… :)
Ho capito che se lei non vuole, non c'è niente che io possa fare. Non è facile per un figlio vedere il proprio genitore che soffre e non poter far niente. In realtà vedo tutta la mia famiglia (padre e sorella minore) che soffre e non so cosa fare. Non posso far niente probabilmente. Sto provando a farmene una ragione.
Anche perché io, dal mio canto, ho anch'io qualche problemino da risolvere..e la mia vita da vivere soprattutto! So che dovrei essere più egoista e difendermi da questa situazione. Anche io ne sono vittima in fondo. Ci sto provando. Ma è molto difficile far finta di niente. Passo ore al telefono con mia sorella a parlare solo di lei e di loro. A volte neanche ci chiediamo come stiamo noi. Per fortuna che almeno non viviamo assieme a loro, ma in città diverse.

Insomma, per chiudere questo romanzo: sto provando a superare il trauma del licenziamento, a convivere con una mamma depressa, e a fare i conti con me stessa, la mia insoddisfazione e perdita di fiducia ed autostima.
E poi mi domando perché non riesco ad aprire la mia attività mentre sento al tg di imprenditori che si suicidano quotidianamente…
Sto provando a suddividere il macro problema in tanti piccoli problemini.
Mi domando: dovrei forse rinunciare a questo progetto imprenditoriale e mettermi a inviare curriculum e cercarmi un lavoro punto e basta? Se non altro così facendo eliminerei lo stress economico che si somma a tutto il resto..

Mah…forse chiedo veramente troppo a me stessa.

Da dove cominciare a sciogliere il bandolo della matassa?

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3 FEB 2014

Salve Aysha!
Immagino le sue sensazioni e i suoi sentimenti, soprattutto quelli rivolti verso se stessa!
E' importante che lei riesca a capire e a dare un senso all'accaduto; solo così, questo, potrà smettere di tormentarla.
E' importante che lei impari a conoscersi e a capire come mai, sia dovuta arrivare " all'autosabotaggio" , (se così fosse stato!) mettendo in difficoltà se stessa e l'azienda per cui lavorava, per comprendere le sue vere volontà e desideri. Mi chiedo se generalmente si ascolta, si sente, entra in contatto con le sue emozioni, oppure se lo fa solo quando queste premono per uscire in maniera così esplosiva e anche incontrollata. Certe sensazioni, legate a pensieri magari inaccettabili, più si reprimono e più si alimentano.
In questo quadro, mi sento di consigliarle un consulto ed eventualmente un percorso psicoterapeutico, per conoscersi e avere così un maggior controllo sulle sue azioni, perché possa recuperare una maggiore padronanza di sé, dei propri desideri e impari ad ascoltarsi distinguendo quello che vuole veramente lei e ciò che richiedono le circostanze.
Si può perdonare solo dopo aver capito!
Cordialemente!
Dott.ssa Ilaria Raia
Psicologa Psicoterapeuta dell'adolescenza e del giovane adulto ad indirizzo psicodinamico, Cecina (LI)

Dott.ssa Ilaria Raia Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Cecina

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3 FEB 2014

Il problema non è tanto l'errore che pensi di aver commesso ma il valore e il peso che questo ha assunto per te, che senz'altro si è sovraccaricato di significati che vanno al di là del fatto oggettivo. Si tratterebbe dunque di collocare il posto che nella tua vita ha preso questo che chiami errore, e di misurarlo con gli ideali, forse troppo spinti, che ti hanno fin qui guidata.

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3 FEB 2014

Cara Aysha, mi colpisce dalle sue parole l'utilizzo del termine "errore" rispetto a delle scelte intenzionali che dovrebbero essere da lei portate avanti. Per quale motivo, dunque, definisce errore un comportamento del passato da lei messo in atto e, maggiormente, perché dovrebbe errare nuovamente? Si chieda se, oltre a mettere in atto comportamenti autodistruttivi (come quello che l'ha condotta al licenziamento o quello che oggi la costringe a uno stallo) ha le competenze, le risorse, la capacità di agire per realizzare i suoi obiettivi/progetti...Un lavoro di autoconsapevolezza, di sviluppo dell'autostima, di contatto con le sue emozioni (delusione, amarezza, paura, rabbia, vergogna, ecc...) potrebbe aprirle un varco per ripartire. In bocca al lupo
Dott.ssa Amalia Dodaro

Dott.ssa Amalia Dodaro Psicologo a Cosenza

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3 FEB 2014

Cara Aysha,
Trovo molto interessante l'analisi che lei stessa sta facendo del suo gesto, ritengo sia una persona attenta e riflessiva. Purtroppo però, come lei stessa ha detto, il problema è che nonostante sia passato un anno lei si sente ancora bloccata ed insicura, sembra aver perso fiducia nelle proprie capacità. Questa insicurezza le sta impedendo di andare avanti con la propria vita nonostante dimostri di avere idee e spirito di iniziativa. Le consiglio quindi di chiedere l'aiuto di un professionista che possa aiutarla a superare questo momento di difficoltà.
Le auguro di andare avanti con la sua vita,
Dott.ssa Michela Blandino

Anonimo-136300 Psicologo a Sacile

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3 FEB 2014

Salve,
Se da un lato la tua richiesta mi sembra ricca di dettagli, dall altra mi pare confusa: sembra che l errore commesso un anno fa tu li descriva come quasi intenzionale, mentre adesso temi un errore derivante da tue lacune.
Sicuramente puoi lavorare sulla sicurezza e l autostima, ma è assai più importante che tu ti renda conto che se ti fissi su una cosa perdi di vista tutto il resto, quindi cerca di investire di più su piani di vita differenziati, non solo sul lavoro e sulla tua insicurezza.
In bocca al lupo.
Saluti

Dott.ssa Sabina Marianelli Psicologo a Roma

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3 FEB 2014

Gentile signora,
le consiglierei per superare questo vissuto di disagio una psicoterapia con l'uso della tecnica EMDR, che le consenta di superare il trauma e rimettersi in gioco nel mondo lavorativo, lasciandosi alle spalle la spiacevole esperienza di fallimento vissuta.
Cordialmente, dott.ssa Claudia Pianca

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3 FEB 2014

Gentile Aysha
da ciò che scrive lei sa che la fiducia è una componente psicologica importante affinchè si possa agire nel mondo in modo più sicuro e poter perseguire i propri progetti di vita. Come a volte capita, nella mancanza di apprezzamento da parte degli altri può scaturire un legittimo senso di frustrazione che può portare a confrontarsi, oppure, a fare scelte orientate alla tutela verso se stessi senza necessariamente ritrovarsi a fare i conti con l'ingiusta devastazione dei propri pilastri interni. Probabilmente come dice lei la fiducia è sempre stata precaria oppure inevitabilmente lo è stata in un momento particolare in cui si avrebbero voluti fare dei cambiamenti importanti.Solo con una seria psicoterapia si potrebbero comprendere queste sue complesse paure e questi suoi probabili sabotaggi senza possibilà di persdono. Se non dovesse risolvere questo suo momento di confusione la invito a considerare la possibilità di comprendersi in modo più approfondito in un contesto di psicoterapia e avere gradualmente la possibilità di strutturare in modo più solido la sua fiducia. Penso che lei abbia un buon livello cognivo per comprendere questa sua particolare espserienza ma a volte la componente emotiva va rivista ed integrata in un contesto relazionale ben protetto e tutelato, perchè in tutto questo c'è la sua storia di vita. Un caro saluto Dott.ssa Marialba Albisinni - Psicologa - Psicoterapeuta. Roma e Provincia

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3 FEB 2014

Gentile Aysha,
un percorso psicoterapeutico di riprogrammazione mentale e comportamentale diventa necessario, ma più ancora capire le cause di ciò che ha fatto in modo da evitare che agiti passati ritornino in futuro
paolo zucconi, sessuologo clinico e psicoterapeuta comportamentale in friuli venezia giulia

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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3 FEB 2014

La fiducia in sè stessa e nelle proprie azioni passa anche attraverso il riconoscimento dei propri errori e dei propri limiti. Probabilmente le sue reazioni sono state impulsive e sproporzionate rispetto alle finalità che lei sperava di raggiungere, o forse non aveva sufficientemente valutato le possibili conseguenze, sopravalutando le sue forze. Tutto ciò oggi può servirle per affrontare nuove situazioni lavorative con maggiore responsabilità e prudenza, soprattutto con maggiore consapevolezza di sè e delle sue possibilità. Questo le servirà a riconquistare gradualmente la stima di sè e la fiducia nelle sue capacità. Si rimetta in gioco e affronti la nuova situazione , tenendo conto della sua precedente esperienza, ma senza farsene bloccare.
Auguri.
Lilia Di Rosa

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3 FEB 2014

ciao Aysha,
da ciò che scrivi sembrerebbe che per te abbia una grande importanza il giudizio degli altri: il tuo "valere" ed "essere adeguata" dipende, prima che da come tu vedi te stessa, da come i tuoi colleghi e datori di lavoro ti vedono. Forse questo succede perché non hai pienamente fiducia nelle tue capacità. Mi sembra anche che trapeli dalle tue parole molta rabbia sia nei confronti di te stessa che nei confronti dei colleghi. Cerca di capire in primo luogo ciò che tu veramente e vuoi e quali sono le tue priorità. Mettiti in gioco in prima persona. Sbagliare capita e fa parte della vita. Quante volte sei caduta e poi ti sei rialzata da sola? Anche questa volta ce la puoi fare.

Dott.ssa Raffaella Ceccarelli Psicologo a Cesena

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3 FEB 2014

Cara Aysha,
l'autostima e la perdita nei propri potenziali a volte possono fare la vita alla persona amara. Non si scoraggi, cerca dentro di sè le forze per poter emergere di questo stato di temporanea perdita. Gli sbagli sono consensi alle persone no? E' cosi che imapriamo . Le consiglio comunque di rivolgersi ad uno specialista per ritrovare insieme il perso. Lavoriamo anche on-line se l'ha interessa.
In bocca la luppo

Dott.ssa Stoyanka Georgieva Psicologo a Omegna

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3 FEB 2014

Gentile Aysha,
forse le ragioni dello stallo in cui si trova non sono solo quelle legate alle sue incertezze lavorative. Il suo pensiero, così come appare dalla domanda che ci rivolge, sembra completamente "saturato" dalla componente lavorativa, non lasciando spazio ad altri aspetti della sua vita (relazioni familiari, amicali, sentimentali,...).
Spesso i pensieri si appiccicano ad alcuni aspetti per non avere a che fare con altri.
Forse sarebbe opportuno che si rivolgesse ad un collega per comprendere meglio la situazione.

Restiamo in ascolto

Dr Mori, Psicologo Sessuologo Psicoterapeuta Psicologo a Siena

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3 FEB 2014

Gentile Aysha gli errori sono umani e proprio per questo si dovrebbe avere la forza per capire cosa non è andato e migliorare quell'aspetto. Dal suo racconto però, non è chiaro se l'errore sia stato volontario o casuale, non è chiaro quindi, se è voluto e per questo ricercato. Se così fosse, non si potrebbe parlare di errore bensì di decisione e quindi dovrebbe gestire diversamente questa situazione. Come per gli errori, anche le decisioni sbagliate insegnano qualcosa. Da come scrive mi fa pensare ad una persona che nel cammino della sua vita è caduta in un fosso e da qui non riesce ad uscire perchè non ha i mezzi per poterlo fare. L'esperienza, l'appoggio di una persona, la sperimentazione di una soluzione, sono alcuni dei mezzi che servono per continuare il cammino. Adesso lavora? Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo per comprendere meglio e con i dovuti tempi questa situazione che è piuttosto consolidata in lei. Con il giusto apporto riuscirà ad allontanare l'idea di un possibile fallimento.

Saluti
Dott. Michele Matera

Dott. Michele Matera Psicologo a Bologna

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3 FEB 2014

Buongiorno gentile Aysha,
la situazione che descrive merita un ascolto attento e di persona in quanto è interessata un'area di importanza cruciale nella vita dell'individuo: il lavoro. Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta per intraprendere un percorso di psicoterapia dove analizzare le sue problematiche.
Cordialmente

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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3 FEB 2014

Gentile Aysha,
visto che da sola non riesce a superare e a dare un senso all'evento che l'ha portata al licenziamento, fare una consulenza psicologica di persona potrebbe essere utile, soprattutto in relazione alla sua tendenza ad "auto-sabotarsi".

Cordiali saluti,
Dott. Giuseppe Del Signore - Psicologo, Psicoterapeuta Viterbo

Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo a Viterbo

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