Come farla finita..!

Inviata da Mattia · 18 gen 2016 Trauma psicologico

Come ogni coppia all’inizio è sempre rose e fiori, poi.
Convivo da 15 anni ed abbiamo un figlio di 13 anni, lei è affetta da sclerosi multipla.
Eravamo ancora fidanzati quando si sospettava della malattia, ed io le sono sempre stato vicino.
Dopo la nascita di nostro figlio gli viene confermato il tutto, immaginate lo stato d’animo, non sto neppure a provare a descriverlo. In ogni modo si va avanti, ma la nostra relazione piano piano si va a farsi friggere...Poche o quasi nessuna manifestazione di affetto da parte sua, il sesso si faceva tre, quattro volte all’anno! Ho sempre cercato di dialogare, di trovare soluzioni che potessero migliorare la nostra relazione, discutendo anche delle problematiche della malattia stessa, di come altre donne hanno cercato di conciliare la vita di coppia. Ho cercato di farci aiutare dal qualche terapeuta, ma lei si è sempre rifiutata, non ci ha mai voluto provare. Ma la cosa che mi ha sempre fatto incazzare era la sua risposta ogni volta che discutevamo dell’argomento “Tu pensi sempre e solo al sesso”. Posso capire i momenti no nel fare sesso ma non posso comprendere la mancanza di scambi affettuosi!!!! Lei passava ore a letto, davanti al pc, non preoccupandosi ne di me ne di nostro figlio, esisteva solo il pc. Non appena si pranzava e cenava, andava (tutt’ora è così) a letto, non perché sta male, ma a stare davanti al pc, cellulare ed altro. Quante volte gli ho detto di darsi una regolata, di stare un po’ con noi a vedersi un film, ad interagire con nostro figlio e con me! Niente da fare.
Dopo sei anni vissuti in questo stallo, sono letteralmente scoppiato!!! Presi la decisione di andare via. Ovviamente lei non era d’accordo, ma io stavo male troppo male per continuare.
Dopo un anno di separazione ritorniamo insieme. Le cose sembravano andare bene ma dopo qualche mese piano piano ritornano le vecchie abitudine. Il vecchio detto la minestra riscaldata non è buona è vero.
Tento con tutte le mie forze e capacità, per la milionesima volta, di affrontarla, finché un giorno mi chiede di lasciare a lei gestire il rapporto sessuale. Io acconsento, anche se dentro di me non ci credevo. Infatti in un anno l’abbiamo fatto non più di cinque volte! Quante volte gli ho manifestato il mio stato d’animo, non sentirsi amato ed accettato come uomo.
Ora mi sento più frustrato di prima, incazzato con me stesso per essere ritornato, per aver creduto nella storia. Sono arrivato anche di riproporle di andare a fare terapia di coppia, questa volta accettata ma durata solo 4 sedute.
Un anno e mezzo fa, succede un piccolo increscioso episodio, che ci porta a discutere apertamente con lei di troncare la relazione in comune accordo, cercando di farlo nel migliore dei modi per nostro figlio, perché per lui sarebbe un grosso trauma e per la seconda volta!
Dopo un mese da questa decisione, arriva un grosso guaio, a lei viene diagnosticato un cancro al seno. Non sto a descrivere tutto il dramma, lascio immaginare. Ovviamente viene messo da parte tutto, ed io sto al suo fianco a combattere quest’altra battaglia (non bastava la sclerosi multipla).
Fa l’intervento, la chemio e radio fino a settembre 2015. Poi deve fare un’altra terapia una volta al mese in ospedale e prendere un farmaco per 5 anni che le porta una menopausa forzata. In tutto questo periodo di 10 mesi gli sono sempre stata vicina e non ho mai preteso nulla ovviamente.
Ma la menopausa ha tirato il peggio di se, non solo nei miei confronti ma anche di nostro figlio. Francamente io non resisto più e a peggiorare la cosa ci si è messo anche il lavoro. Un declino tale da aver accumulato debiti con l’erario. Non ho la forza ne di reagire ne di impegnarmi più di tanto nel lavoro e nella vita. Attualmente, sono 7 giorni che dormo sul divano, ho un rifiuto totale di entrare in camera da letto. Sarà colpa della malattia. Non lo so! Ho sempre ribadito come mi sentivo, un uomo non amato e non accettato e davanti queste mie affermazioni, non gli ho mai visto fare un cenno, anzi si incavolava di più dicendomi di andare da un bravo psicoterapeuta!
L’unico mio pensiero ora è solo mio figlio.

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Miglior risposta 19 GEN 2016

Caro Mattia
il suo è un racconto sincero e toccante di quanto succede nelle famiglie colpite da una disgrazia grande come può essere una malattia importante.
Bisognerebbe fare varie e profonde considerazioni e forse non è possibile parlare di tutto in questa sede perché sono argomenti complessi e molto molto delicati.
Qui però io voglio risponderle e rivolgermi a lei, soprattutto in riferimento al suo stato attuale.
Probabilmente lei, sfinito e provato da tutte le cose che descrive, ora si trova in un momento critico "ad un passo dalla resa"... Non deve farlo! Non deve arrendersi!
Il fatto di aver portato avanti coraggiosamente per tanto tempo le sue ragioni di marito e di coniuge consapevole e che avrebbe tanto desiderato mantenere vivo il rapporto e la speranza rimasta di star bene le fanno onore.
Sua moglie, a fronte della malattia, si è chiusa in se stessa e rifugiata in evasione al pc, credo coltivando cupi pensieri; non è riuscita a reagire e a prendere forza da lei.
Questa credo sia stata la sua delusione più forte.
Mattia, tutto questo però ora deve essere elaborato e digerito; senza colpa di nessuno, una disgrazia si è abbattuta sulla sua famiglia, ma siete ancora tutti lì.
Occorre continuare a fare quello che c'è da fare, occorre mantenere una unità, seppur disunita.
Lei ha fatto un percorso iniziatico e suo figlio era lì. Ha osservato e nel frattempo è cresciuto. Avrà le sue idee in testa e avrà modo di valutare, di omprendere..lei, sua moglie, la vita, i problemi.
Se suo figlio saprà distillare saggezza da tutto questo e non solo traumi, sarà anche per suo merito; ma lei non deve mollare ora, per nessun motivo.
Si alzi dal divano e stia con semplicità vicino a suo figlio, anche a sua moglie, perdoni tutto, le assenze, le brutte sensazioni, continui ad essere umano; non eroe, come forse ha fatto fino ad ora, ma umano, questo sì.
Ripeto con semplicità.
Un caro saluto
Dott.
Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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30 AGO 2016

Gentile Mattia,
comprendo la sua sofferenza, rabbia e impotenza di fronte alle malattie di sua moglie, ai suoi comportamenti e ai problemi economici.
Spesso una malattia invalidante come la sclerosi multipla cambia molto il modo di pensare e di comportarsi: si ha davanti a sé solo il pensiero che il proprio corpo è destinato a un inesorabile declino. Il rapporto con il proprio corpo e con il sesso di conseguenza cambia, vivendolo spesso con vergogna. Questo forse è anche ció che sta capitando a sua moglie.
Leggo con molta sofferenza tutti i tentativi che ha fatto e che non sono andati in porto, compreso il tentativo di andare in terapia insieme. Non so se sua moglie sia stata reticenti a questi tentativi per il tono che ha usato con lei o perché magari non si è sentita compresa nella sua situazione di salute. Per quanto le è possibile, cerchi di sostenerla ed essere presente per lei, proponendole le cose dolcemente e senza forzarla. Le faccia capire che comprende la sua sofferenza del corpo e dell'anima. Forse proponendo le cose diversamente, sua moglie sará piú propensa ad accettare le sue proposte. Se neppure in questo modo sua moglie le viene incontro e rifiuta di venire in terapia, consiglio a lei, Mattia, di intraprendere un percorso con uno/a psicologo/a della sua zona per avere un sostegno e un aiuto per gestire tutta questa situazione.
Le auguro tutto il meglio.

Cordiali saluti,

dott.ssa Elisa Canossa, psicologa psicoterapeuta, Sustinente (Mantova)

Dott.ssa Elisa Canossa - Studio di psicologia e psicoterapia Psicologo a Sustinente

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19 GEN 2016

Gentile Mattia,
Dal suo racconto traspare l'immenso dolore che ha provato e che sta provando attualmente a seguito della situazione che descrive e si evince un senso di responsabilità forte, quasi di colpa verso la sua compagna. Ha sacrificato la sua vita per la sua famiglia e tutto ciò è molto nobile, tuttavia questa predisposizione alla cura e alla presa in carico che la caratterizza l'ha portata però a mettere da parte se stesso e la sua salute mentale. Ora è giunto il momento di pensare direttamente a lei, così facendo aiuterà senza dubbio anche la sua famiglia, soprattutto suo figlio, di primaria importanza in questo momento. Intitola il suo quesito "come farla finita", personalmente credo che in realtà solo iniziando un percorso terapeutico che la aiuti ad uscire da questa impasse e trovare una nuova strada percorribile potrà scoprire nuovi modi, soluzioni e alternative alla vita che ha condotto sin ora, partendo appunto da se stesso. Spero di esserle stata d'aiuto e qualora avesse bisogno non esisti a contattarmi privatamente.
Un caro saluto.
Dott. Ssa Di Rosa Raffaella

Dott.ssa Di Rosa Raffaella Psicologo a Villaricca

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