Come fare a comunicare con una famiglia che non ti ha mai realmente capito?

Inviata da Rachel · 3 ott 2016 Terapia familiare

Sono una ragazza di 26 anni e mi sono iscritta a medicina due anni fa, riuscendo a superare il fantomatico test dopo aver provato per 5 anni. Provengo da una famiglia benestante, la maggior parte medici piuttosto importanti (tra cui i miei genitori) che mi hanno sempre spinta verso questa professione in una maniera che definirei "subliminale", in quanto ritengo siano delle bellissime persone, per nulla cattive, ma vittime a loro volta della propria famiglia che ha inculcato loro, rispettivamente, una mentalità chiusa e un modo di approcciarsi ai figli a volte pessimo, fermamente convinti del fatto che io e i miei fratelli "da grandi" avremmo dovuto intraprendere carriere da professionisti, da "vincenti". Mia sorella è riuscita a ribellarsi al sistema, seguendo le sue reali passioni ma non riuscendo mai (nonostante i suoi eccelsi successi) ad essere pienamente accettata dalla famiglia, intesa in senso lato (mi riferisco a nonni, zii e cugini che dovrebbero farsi gli affari loro, ma non voglio tergiversare sull'argomento). Le mie reali aspirazioni, infatti, vergevano su Medicina veterinaria o addirittura verso una carriera nel campo della ristorazione, come Chef. Nonostante ciò che pensano i miei non ho mai espresso la reale volontà di voler fare Medicina, anche perché ammetto che la prospettiva di una vita da medico e la responsabilità che deve necessariamente prendere mi mettono parecchia ansia e terrore. Ho sempre adorato aiutare il prossimo, faccio parte della Croce Rossa, ma nonostante il mio spirito umanitario, se così si può definire, non ho la forza di sentire tra le dita scivolare via la vita delle persone, né mi sento in grado di farlo. I risultati universitari inoltre lo confermano, sono indietro e non poco e non riesco a fare più di ciò che faccio perché o sono particolarmente annoiata da ciò che studio o mi faccio prendere dal panico travolta da un flusso di pensieri ansiogeni che non mi fanno nemmeno dormire. Medicina non è che l'apice delle decisioni sbagliate della mia esistenza, non credo di aver mai scelto davvero consciamente nella mia vita, dall'abum delle figurine (mio padre mi imponeva quello dei calciatori e io volevo quello degli animali) al tipo di liceo, classico anziché scientifico, e così via. Non oso chiedere ai miei di cambiare e intraprendere un'altra strada, ho paura anche solo a parlare con loro perché so che mi disapproverebbero, sarei una delusione atroce, e si vergognerebbero di me. Sì, soprattutto mi angoscia l'idea che si vergognino di me, di avere una figlia così stupida, così inutile. Cosa devo fare? Vorrei scappare ma non saprei nemmeno come, e non cambierebbero le cose, sarei comunque fonte di vergogna.
La mia domanda è, come fare per farmi ascoltare? Come riuscire ad aprirmi davvero con loro senza sentirmi male ogni volta che ci provo?
Grazie per l'attenzione.

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Miglior risposta 3 OTT 2016

Buongiorno gentile Rachel,
ho letto attentamente la sua richiesta e desidero porle le mie riflessioni: Lei riuscirà a parlare di se ai suoi genitori solo dopo che si sarà rinforzata in se stessa verso il consolidamento delle sue passioni. Non prima. E questo perchè è come se Lei sia ostaggio delle aspettative della sua famiglia. Può iniziare subito ad occuparsi delle sue passioni, dei suoi desideri a cui sta rinunciando, attraverso un percorso psicoterapeutico ad impostazione psicodinamica dove lavorare sui suoi vissuti riguardo i dettami familiari e quanto questi, insieme alla sensazione pervasiva di venir rifiutata se realizza se stessa, stanno dirigendo la sua esistenza.
Spero di averle dato degli spunti di riflessione
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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10 OTT 2016

Gentile Rachel,
mi sorprende il fatto che lei, appassionata di veterinaria e di cucina, pur essendo condizionata dai suoi genitori, abbia avuto la costanza di provare per ben 5 volte a superare il difficile test di ingresso a Medicina.
Altra cosa che mi lascia un po' perplesso è il fatto che non si senta portata per gli studi di Medicina bensì per quelli di Veterinaria non considerando che vi è una notevole affinità tra queste due discipline.
Premesso poi che le sarebbe molto utile un percorso di psicoterapia per acquisire più assertività ed autostima, a questo punto non sono nemmeno convinto che sarebbe una buona idea, dopo tutti gli sforzi fatti per riuscire ad accedervi, abbandonare la facoltà di Medicina per iniziare qualcos'altro.
D'altra parte, per un meccanismo psicologico di "correzione della dissonanza cognitiva" è molto probabile che andando avanti e approfondendo questi studi, lei possa trovarli man mano più interessanti e gratificanti.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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4 OTT 2016

Gentile Rachel, credo di comprendere le Sue difficoltà: da un lato ha genitori affettuosi ma con aspettative verso la Sua carriera che si esprimono con il desiderio, forse non pienamente consapevole, di forzare la Sua vita nella direzione che loro ritengono la migliore per Lei. Insomma esercitano pressioni che non rispettano il Suo sentire. Questo non è bene perchè la Sua vita è Sua e Lei ha il diritto e il dovere verso se stessa di seguire la Sua strada. Queste situazioni spesso inducono nella persona che ne è oggetto sensi di colpa e paura di deludere Mamma e Papà.
L'ideale sarebbe di essere interiormente liberi tanto da poter dire loro : "cara mamma, caro papà, vi voglio bene ma non voglio seguire quello che mi consigliate perchè sento che non è la mia strada ".
Certo è più facile a dirsi che a farsi. L'aiuto di un bravo psicologo terapeuta Le sarebbe prezioso.
Resto a Sua disposizione e La saluto con simpatia. Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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