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Come far capire a mio figlio che studiare con disattenzione è deleterio?

Inviata da manuela il 26 nov 2015 Psicologia infantile

Buonasera! il mio figlio minore ha 14 anni e mezzo, frequenta il primo anno di liceo scientifico aeronautico, la scelta è stata sua, senza nessuna spinta da parte nostra...l'inizio so che non è facile, ma vorrei che il suo impegno fosse maggiore, sembra che non abbia nessun interesse, studia poco, io sono molto presente, cerco di aiutarlo quando me lo chiede, ma i risultati a scuola sono scarsi.....la sera ripassa, mi chiede di ripetere.....devo ammettere che ha appreso; puntualmente l'indomani il compito di matematica o l'interrogazione di X è andata male....gli errori sono maggiormente di disattenzione e distrazione o addirittura confessa di avere letto il comando dell'esercizio o la traccia del testo in modo approssimativo.. sono disarmata e amareggiata, non so più come devo interagire con mio figlio, datemi un consiglio per favore,
Grazie
Manuela

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Gentile Manuela,
l'adolescenza di per sè è un periodo delicato in cui non si è più bambini e non si è ancora grandi e spesso non ci si sente pronti ad affrontare e superare le difficoltà scolastiche ed extrascolastiche.
Penso che da un lato non bisogna mortificare ma sempre incoraggiare il ragazzo in difficoltà per non comprometterne l'autostima in corso di formazione e dall'altro alternare saggiamente a seconda della necessità empatia e congruenza.
Applicare empatia significa non far mancare al ragazzo affetto, calore e incoraggiamento mettendosi nei suoi panni.
Applicare congruenza significa richiamare il ragazzo al senso del dovere e alle sue responsabilità di studente facendogli capire che viene prima il dovere e poi il piacere e il divertimento.
In tutto questo lei non dovrebbe ovviamente agire da sola ma di intesa con suo marito perchè i genitori sono due.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Cara Manuela,
è importante far comprendere a suo figlio che la motivazione scolastica, in particolare per la scelta fatta, deve essere forte.
Suo figlio è come in una fase transitoria dove mi appare come se voglia "testare" se stesso per vedere dove può arrivare con poco impegno.
Se lui stesso ha scelto questo studio vuol dire che è interessato; tuttavia ora il suo interesse deve confrontarsi in pratica con un metodo di studio valido e davvero efficace.
Parli serenamente con lui, senza svalorizzarlo ma tentando di motivarlo e di farlo entrare in una modalità di maggior interesse.
Inoltre si consigli con i professori e cerchi da loro aiuto e collaborazione.
Un caro saluto Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Gentile Manuela, mi vengono in mente due ipotesi: o il fatto è dovuto all'età adolescenziale che comporta grandi cambiamenti e disorienta o c'è una possibile difficoltà attentiva. Bisognerebbe capire se il ragazzo è sempre stato distratto e disattento fin da bambino o è accaduto qualcosa che lo ha destabilizzato in questo periodo. Sicuramente la scuola scelta non è una passeggiata e magari lui si è spaventato e demotivato, pensando di non essere all'altezza. In questi casi si innescano dei meccanismi di pensieri negativi che portano ad un circolo vizioso dal quale è difficile uscire: ho paura di non riuscire, prendo un brutto voto, allora vuol dire che non sono capace e si conferma il mio pensiero inziale e tutto riparte.
Le consiglio di parlare con uno psicologo dello sviluppo che può valutare anche le difficoltà attentive se lo ritiene necessario.
Saluti
A disposizione
Dott.ssa Valentina Dal Col (Treviso)

Dott.ssa Valentina Dal Col Psicologo a Montebelluna

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Naturalmente Manuela, tuo figlio sta provando a comunicare con te, e continua a farlo anche se tu fatichi un pochino ad ascoltarlo, devo dire. Ti chiede di seguirlo nelle ripetizioni, fa in modo tu possa vedere i suoi progressi nell’apprendimento, tuttavia al momento dell’esame, cioè del compito, esce di scena, perché se non ho compreso male fa errori banali che poi in qualche modo ne pregiudicano la valutazione finale. Domandati cosa sta cercando di dirti. Lui lo sta facendo con costanza e determinazione. E aspetta solo tu possa comprenderlo, e rispondergli nel modo più adeguato. Sta provando ad individuarsi, rispetto al “normale”, ossia al conformistico, ossia al modello condiviso. In una parola sta mettendoti alla prova, analizzando le tue frustrazioni, cioè gli stati d’animo legati a qualcosa che non ti aspetti e che lui puntualmente ti regala. Sta provando, Manuela, a vedere quanto è limitante per lui il giudizio che tu potresti avere di lui, e quanto alla fine sia grande il tuo volergli bene a prescindere. Già. È quell’ “a prescindere” che fa la differenza. Non vuole tu gli voglia bene per l’idea che tu stessa hai di lui, ma esattamente per come è. Dagli conferma di quello che chiede. Vedrai come quegli errori di distrazione non capiteranno più.

Dott. Francesco Attorre Psicologo a Barletta

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Cara Manuela,
l'attenzione è una funzione cognitiva che può essere compromessa da molti fattori. Il problema, quando una qualsiasi funzione si è disregolata o non ha mai funzionato bene, è farla tornare ad un corretto funzionamento, se non addirittura in modo straordinario. Purtroppo, se funzioniamo in un modo, continuiamo a rinforzare gli stessi circuiti e quindi cambiare risulta molto difficile. Fortunatamente siamo plastici, nel senso che possiamo modificarci.
Proprio per l'attenzione mi permetto di consigliare una tecnica di autoregolazione che si chiama neurofeedback. In Italia è relativamente poco diffusa anche se incominciano ad esserci diversi centri che la propongono, ma se cerca in rete troverà sicuramente dei centri che la propongono e maggiori informazioni sulla tecnica.
Cordiali saluti.

Brainbalance Solutions Psicologo a Roma

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Gentile Manuela,
la scelta di suo figlio è stata senz'altro impegnativa e forse il suo problema riguarda il metodo di studio non adatto al tipo di prestazione scolastica richiesta. A questo tipo di problema si associa ora anche l'ansia dovuta alla consapevolezza di suo figlio nell'aspettativa di insuccesso, ansia che blocca l'effettiva prestazione. Tutto ciò si avvita in un'escalation al ribasso, che porta alla demotivazione e ad una diminuzione dell'autostima... bisognerebbe lavorare sulla programmazione e la pianificazione dello studio adeguate alla richiesta della scuola intrapresa e iniziare ad avere i primi meritati successi che lo aiuteranno a sentirsi "studente capace" e motivato..

Cordiali Saluti
Dott.ssa Sabrina Fontolan
Psicologa, specialista in Disturbi dell'Apprendimento

Dott.ssa Sabrina Fontolan Psicologo a Piove di Sacco

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Cara Manuela, capisco bene la sua preoccupazione. L'adolescenza e' sicuramente un'età complessa dove i ragazzi sono ancora "piccoli" ma fanno di tutto per crescere. In questo senso i genitori devono aiutare i figli, cercando di aumentare il senso della fiducia in se stessi, la convinzione che ce la possono fare, rassicurazioni sul fatto che all'occorrenza mamma e papà sono pronti a dare tutto il supporto necessario. Rispetto a suo figlio, però, le difficoltà riportate, potrebbero anche far pensare che ci possa essere una vera e propria difficoltà di attenzione e di concentrazione, magari non segnalata dagli insegnanti precedenti. Potrebbe approfondire questa possibilità. Un cordiale saluto, Dr.ssa Giovanna Pasquarelli

STUDIO P e P delle dottoresse C. Paoloni e G. Pasquarelli Psicologo a Roma

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Buongiorno Manuela,
comprendo la sua preoccupazione, ma suo figlio si trova in una fase delicata, quella dell'adolescenza, durante la quale si iniziano a fare i conti con l'emancipazione dai genitori. Cerchi di non pressarlo troppo, si mostri disponibile ad aiutarlo ma faccia in modo che sia lui a chiedere un aiuto. Stare fermi è una delle cose più complicate, ma vedrà che suo figlio apprezzerà la sua presenza discreta.
Buona giornata

Dott.ssa Valeria Bugatti Psicologo a Roma

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