Come costruire autostima ed essere fiduciosi?

Inviata da PaolaLamberti · 23 apr 2020 Autostima

Sono sempre stata un individuo ansioso, penso che il titolo sia già di facile comprensione di ciò che vivo quotidianamente. Parto da un fatto concreto, cioè un brutto rapporto con mio padre. Lui è una persona che ha sempre voluto che fossi qualcuno, potente, quindi a detta sua, ha sempre voluto "il meglio per me stessa", senza darmi sicurezza. È come se ogni volta che avessi bisogno di sicurezza o sostegno, lo avessi solo a livello monetario, senza un sostegno morale, oppure se voleva sostenermi, lo faceva in modo fin troppo razionale e distaccato, oppure in modo ipercritico.
Ha sempre criticato il mio modo di essere, sin da quando ebbi 6 anni. Ora, a detta sua, ha esordito una volta soltanto, dicendomi che alla sua età non la pensava come me, facendomi intendere che fossi piuttosto avanti con l’analisi di pensiero dell’ambiente circostante, sia sociale che affettivo. Ciò non mi dà la conferma della sua stima nei miei confronti (parla in modo diretto quando vuole criticarmi e indiretto quando vuole apprezzarmi, e indirettamente lo sento parlare davvero poco), probabilmente perché vivo ancora a casa con i miei genitori, seppur abbia appena terminato gli studi (parzialmente, perché vorrei continuare) e ho un lavoretto; penso che lui non riesca a vedermi come una persona indipendente. Mio padre ha un ottimo lavoro, perciò non soffro l’assenza di beni materiali, seppur io sia una persona che dà molto valore ai soldi e ai beni e perciò non ne abuso. Infatti, non sono assolutamente cresciuta in modo viziato, ma ciò che ho appena espresso è per farvi capire che, teoricamente, non sono un peso economico per lui.
Il mio lavoretto mi permette di mettere da parte i miei soldi per poterli utilizzare in un futuro, sicché il mio desiderio è di uscire dal paese, per diversi motivi che più o meno sappiamo tutti. Magari non ci riuscirò mai, ma mi piace pensare di poterci riuscire.
Durante le scuole medie, lui ebbe un periodo molto stressante lavorativamente parlando, poiché fu difficile gestire lavoro e famiglia, facendomi sentire un vero e proprio peso. Difatti, era molto scontroso con me, noncurante del bullismo che subivo a scuola. Mia madre gli riferiva degli episodi di bullismo, ma lui è sempre stato piuttosto distaccato anche con mia madre, cosicché non riuscì mai ad imporsi su mio padre, rimanendo ai miei occhi, debole ed impotente. Mi sentii molto sola, incompresa, e criticata su diversi aspetti del mio carattere, ad esempio sull’estrema sensibilità (a detta di mio padre, avrei dovuto reagire nei confronti dei bulletti a scuola, per me impossibile farmi rispettare, poiché provavo un senso costante d’insicurezza e ansia, oppure, mi disse che la mia sensibilità fosse un difetto).
Spesso ho somatizzato, ad es. episodi di disturbi gastroenterici erano all’ordine del giorno, o svenimenti. Mia madre in questo ha giocato un ruolo direi “compassionevole” nei miei confronti, cercando di capirmi e ascoltarmi, ma non è mai stato abbastanza.
Ho sempre avuto diversi problemi fra cui la socializzazione, sviluppando un senso particolarmente introspettivo ed introverso. Ovviamente ci sono stati episodi in cui mio padre mi ha insultata con frasi che non dimenticherò mai che fanno intendere una totale disistima e rifiuto nei miei confronti (avrebbe voluto un maschio e non solo: ha spesso fatto intendere che così come sono non mi avrebbe mai voluto, ed io ho sviluppato un senso di ribellione nei suoi confronti sviluppando profondamente tutti quegli aspetti per cui lui mi criticava, ad esempio, la sensibilità).
Col tempo ho letto diversi libri di psicologia (ho studiato all’università nell’area scientifica facendo, fra l’altro, molta fatica, impiegando più anni del dovuto, per insicurezza, ansia e attacchi di panico, ma ho insistito e terminato) appassionandomene troppo tardi per poter intraprendere questo genere di carriera, seppur creda che sviluppare queste abilità mi possa comunque servire nel futuro.
Un po’ mi sono ripresa da questa situazione, evitando di parlare delle mie esperienze e cercando di conoscere il più possibile. Il problema principale è che non riesco ad allontanare mio padre da ciò che mi accade, ad esempio ora che mi sono laureata, mi mette molta pressione per quanto riguarda trovare lavoro e fa spesso intendere che faccio la mantenuta (è piuttosto incoerente perché vuole che continui gli studi ma che lavori a tempo pieno?!?!?!?). Ma come può esprimersi in tal modo, dato che, dal mio punto di vista, mi sono impegnata, ho lavorato e studiato! Come è possibile che non esprima mai un giudizio positivo, anzi, giudizi e pregiudizi estremamente negativi nei miei confronti (uno dei tanti esempi, lieve: un giorno presi 26 ad un esame percui la scala di voto era 30, 26, 24 e 18 ed insufficiente, un professore piuttosto esigente e sono tornata a casa esordendo “ho preso 26!” e lui: “così poco?”, penso che anche una persona ormai matura ed indipendente si possa sentire le gambe segate da un commento del genere, da una persona che si ritiene importante)? Non mi resta che pensare che possa avere avuto diversi problemi nella sua infanzia e che per tale motivo abbia poi indossato una bella maschera di nome Narciso.
Altri episodi recenti hanno coinvolto anche litigate molto dolorose, in cui si è arrivati anche alle mani, per fortuna niente di grave, ma non sono di certo sberle, queste le abbiamo ricevute tutti

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