Come convincere mio fratello depresso a farsi aiutare?

Inviata da Valeria · 29 ago 2018 Depressione

Buongiorno, vi scrivo per una situazione famigliare estremamente complessa e delicata, che, probabilmente, ha origine da orribili eventi cui sono stata protagonista da bambina.
In parole povere, sono stata vittima di violenza sessuale da parte di nostro padre per diverso tempo. Io, allora, avevo deciso di tenere il tutto segreto, in quanto volevo preservare il nucleo famigliare e pensavo che parlando avrei invece rovinato la famiglia. E tutto ciò è effettivamente rimasto un segreto, anche dopo che il periodo di queste violenze si è concluso, fino a quando sono stata molestata nuovamente da un estraneo. Ho raccontato i due fatti e da allora il carattere di mio fratello è cambiato radicalmente, seppure con gradualità. Da un ragazzo "normale", per così dire, è divenuto chiuso, aggressivo, apparentemente insensibile nei confronti di mia madre e me.
Ora che sono passati sei anni, dalla rivelazione, io sto relativamente bene: ho un fidanzato, col quale convivo da un anno, ho lavorato e ora inizierò l'università. Il test di Rorschach che ho fatto a marzo, mostra che ho ancora dei sintomi depressivi, ma la mia vita va avanti, ho intenzione di continuare il percorso psicologico in futuro e non ho più pensieri suicidi.
Mia madre sta male, ma sa che dovrà fare terapia e riconosce di non essere serena e che ha bisogno di aiuto.
Mio fratello invece... non parla quasi mai con mia madre; aspetta che tutti siano andati a dormire per uscire dalla camera per mangiare la sera; esce moltissimo con i suoi amici evitando eventi familiari come cene con me o uscite pur sapendo che le organizziamo in vista del mio trasferimento per l'università; per piccoli fatti fastidiosi (ad esempio perché la cena non è venuta particolarmente buona), la sua reazione è esagerata e caratterizzata da un comportamento violento e aggressivo, con tanto di calci e pugni a muri, porte e mobili vari; nei confronti di mia madre sembra provare vero e proprio odio, la evita e le manca di rispetto continuamente, per quanto lei assecondi i suoi desideri; sostiene che non gli importa niente del suo futuro e che, anche dovesse morire a vent'anni (ne ha quasi 22), non gli importerebbe nulla; non ha un lavoro, la patente e non gli interessa di averli; non parla mai della sua vita, né di momenti belli, né di quelli più spiacevoli.

Una volta, circa un anno fa, durante una discussione, si è aperto, dicendomi, in lacrime, che si sentiva in colpa perché non sapeva cosa sentire nei confronti di suo padre, poiché dovrebbe odiarlo, ma prova anche dell'affetto nei suoi confronti. Non l'ho giudicato in alcun modo, ma l'ho confortato e abbracciato. Però in seguito non si è più confidato con me...

Io tra poco andrò a studiare e mia madre all'estero dalla sua famiglia e lui rimarrà da solo per quasi un mese. Abbiamo paura che possa compiere gesti estremi e farsi del male, ma non riusciamo a convincerlo a parlarne con un professionista, né con noi.
Come possiamo fare sì che si apra con almeno una di noi, in modo da poterlo capire meglio e, gradualmente, convincerlo a intraprendere un percorso psicologico?
Una persona non dovrebbe vivere così, tantomeno a vent'anni, e io e mia madre stiamo riconsiderando i nostri progetti futuri per non lasciarlo solo...

Scusate per il tempo che vi ho rubato e grazie in anticipo per le vostre risposte

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Miglior risposta 29 AGO 2018

Gentile Valeria,

la situazione che descrive non è di facile gestione, ma sicuramente il fratello, allo stato attuale, non si lascia certo aiutare da voi familiari dai quali rifugge anche per gli aspetti relazionali più banali. Se lui mantiene dei rapporti amicali normali, si potrebbe far leva su una persona che lui considera autorevole per indirizzarlo ad accettare un sostegno psicologico del quale sicuramente necessita e che potrebbe migliorare la sua situazione e indirettamente anche la vostra.

Cordiali saluti.
Dott. Alessandro Visini
Psicologo - Brescia

Dott. Alessandro Visini Psicologo a Cellatica

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