Come considerare la propria autostima?

Inviata da Gianmarco · 10 feb 2016 Autostima

Premetto per prima cosa che questa è una domanda molto generica che però non fa capire bene il quadro della mia situazione quindi se si può, chiederei una risposta vista la mia situazione e un'opinione che per me sarebbe davvero importante. Per iniziare spiego che da piccolo ero il tipico bambino buono giocherellone e spensierato, quello che proviene dalla tipica famiglia genuina tant'è che sono stato anche preso di mira delle volte e schernito perché leggermente in sovrappeso... Oltre questo sono sempre stato bravo a scuola e quando prendevo un brutto voto mi sentivo tremendamente in colpa come se fosse una tragedia e mi sembrava di non fare la mia parte e deludere i miei genitori nonostante loro non mi rinfacciassero nulla. Crescendo all'inizio delle superiori ho avuto lo scatto di una molla che mi ha portato a volermi riscattare e prendermi la vita mettendomi in forma e ragionando in maniera aperta, non con una mentalità chiusa su quelle poche cose che mi piacevano... Quello che intendo è che mi son detto che volevo essere una persona a tutto tondo e matura, non il bambinone che ero stato fino a quel punto della mia vita. Ce l'ho fatta dopo un annetto e tuttora non ho un brutto fisico e mostro una certa solidità morale (quest'ultima affermazione la dico senza mancanza di modestia ma perché mi sembra sia la realtà della situazione vedendo come vengo trattato ora dai miei coetanei e dalle persone che mi chiedono consigli anche sulla vita in generale mostrandomi interesse verso la mia opinione). Chiedo scusa per la lunghezza del testo ma era necessario per far capire il quadro generale, ora cercherò di andare al punto. Il problema è sorto ora che ho iniziato l'università di ingegneria meccanica infatti 1) adesso alla luce di due esami non andati bene mi sento confuso in generale infatti mi chiedo se questo mio atteggiamento verso i problemi (non mi sembra una tragedia se un esame o una prova non va perche dentro di me sento che ho i mezzi per farcela nel percorso di studi e penso che dove ho sbagliato fino al punto di trovare una soluzione che mi sembri veramente corretta). Pensando allo studio mi sono convinto che il problema fosse quello di aver iniziato a studiare veramente troppo tardi (questo conclusione l'ho tratta dal momento che gli argomenti anche li capisco ma ritrovandomi a fare una mole veramente grande di lavoro tutto attaccato penso sia normale che non riesca ad interiorizzare il tutto) e mi son promesso di iniziare a studiare fin da subito nel secondo semestre per vedere se cambia la situazione. 2) Mi chiedo perché nella mia vita quando affronto un ostacolo difficile mi impegni per superarlo ma abbia paura di applicarmi fino al 100% per paura di non farcela e abbattermi o mostrarmi stupido verso chi li vedrebbe fallire dando il 100%. Un altro dettaglio importante di me è che sono sempre stato appassionato di matematica e psicologia, sposto l'attenzione sulla seconda dicendo che ho spesso letto materiale online a riguardo del modo di pensare delle persone e interessandomi a ciò che riguarda anche la forma mentis e quanto riguarda i processi nascosti nel subconscio di ciascuno. Il fatto che sono appassionato di questo l'ho specificato per dire che sono una persona che pensa molto alla sua vita, a che senso può avere, a cosa dovrebbe veramente contare... Insomma fin da quando ho avuto lo scatto della molla all'inizio delle superiori mi sono iniziato a chiede come fare nella mai vita perché "avevo e tutt'ora ho" la paura di alienarmi dalla mia vita per dedicarmi su poche cose per poi riaccorgermi magari a 40/50 anni che ho perso i più bei anni della mia vita senza accorgermi che trascorrevano ritrovandomi così a metà vita senza il piacere di dire "ho fatto la mia vita con la consapevolezza che serviva e l'ho vissuta a pieno" (un poco come quando si respira aria di montagna a pieni polmoni e ci si sente vicini e connessi con la natura e ciò che ci circonda e nella mia situazione a 50 anni senza avere più le forze e le belle cose che la vita ti può donare a quell'età come prime esperienze, meraviglia verso lo sconosciuto, energie vitali ecc ecc). Ora capisco che mi sono dilungato su vari aspetti e che possa creare difficoltà anche nel darmi una risposta visto che le domande sono sparse in un mare di miei modi di pensare quindi cerco di aiutare dicendo che le domande che più mi assillano sono quelle dove ho scritto 1) e 2) e la 3) che scrivo adesso ovvero "come posso fare per non aver tutta questa paura di gettare inutilmente questi anni più belli della mia vita?". Grazie mille dell'attenzione e spero di ottenere una risposta da persone intelligenti che non percepiscano aria di superiorità dal mio scritto perché non è assolutamente così, anzi mi sento spesso parecchio stupido e non sufficientemente intelligente/forte rispetto a quanto vorrei esserlo nei confronti della vita e che scrivo tutto questo qua perché mi dispiacerebbe preoccupare i miei genitori che li ritengo le persone più importanti della mia boy e a cui devo tutto mentre a conoscenti e amici non penso sia il caso di dire tutte queste mie debolezze (purtroppo sono una persona molto orgogliosa). Se per caso qualcuno è interessato al mio problema sarei disposto volentieri a fornire maggiori dettagli sul mio modo di pensare e quant'altro mi venga richiesto e in caso fornirei la mia mail, non scrivo tutto tutto qua perché ritengo sia già anche troppo lungo.

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Miglior risposta 11 FEB 2016

Gentile Gianmarco,
il tuo mi sembra solo un problema di insicurezza ed ansia non ancora completamente superato nonostante i tuoi sforzi che sono comunque apprezzabili.
E' comprensibile che, specie all'inizio di un percorso universitario, qualche esame non superato può far accendere dei dubbi sulle proprie capacità specie quando si è dovuto già lottare in precedenza per vincere certe insicurezze.
Devi solo pensare che quando non si supera un esame in prima battuta, ciò accade perché ci sono degli argomenti che non sono stati ancora sufficientemente assimilati e richiedono un ulteriore approfondimento.
Anche la paura di non farcela applicandoti al 100% nasce dalla tua insicurezza ma tutto è relativo e anche il tuo applicarti al 100%, in caso di insuccesso, richiederà un ulteriore approfondimento senza pensare che più di quello non puoi dare.
Infine anche la paura di gettare inutilmente questi anni della tua vita dipende da insicurezza ed ansia perché relativa al futuro cioè a qualcosa che ancora non è.
Cerca di vivere di più nel presente, affrontando le situazioni sempre nel presente e vedrai che queste paure scompariranno o almeno si ridurranno di molto.
Una esperienza di psicoterapia dal vivo ti sarebbe utile in questo senso.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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15 FEB 2016

Caro Gianmarco,
quello che a me sembra di comprendere dalla tua lettera è che tu manifesti un pochino la tendenza a complicare molto le domande che ti girano in testa...per fortuna poi, ti dai da solo anche le risposte.
Allora partiamo dalla tua prima domanda che, semplificata sarebbe:il mio atteggiamento nei confronti dello studio è corretto? (infatti sembra che tu di fronte a disorientamento e confusione senta ugualmente la presenza delle tue capacità). Ti sei poi risposto da solo, dicendoti che il problema è stato che hai iniziato a studiare troppo tardi e ti sei ritrovato una mole grande di lavoro.
E' ovvio che, il tuo atteggiamento di fronte allo studio non è correttissimo perché tu, pur avendo tante capacità, dovresti dosare meglio gli sforzi.
La seconda domanda sembrerebbe essere questa (se ho ben capito): perché non mi impegno al 100 per 100 per superare gli ostacoli (anche se però un po' mi impegno?) Da solo (più avanti nella lettera) ti rispondi che: applicandoti in poche cose, hai paura di alienarti dalla tua vita...
La terza domanda è: come fare per non aver paura di gettare la tua vita.
Qui non c'è risposta e quindi lo chiedi a noi.
Allora, a mio parere devi imparare a semplificare e ad essere più semplice.
Devi "psicologicizzare" meno (forse hai subito troppo gli influssi degli studi di psicologia) ed essere più lineare nel pensiero, anche più pratico.
Ammettere di avere molte capacità intellettive e percepirlo chiaramente, la ritengo una buona cosa e non orgoglio.
Questa dovrebbe essere una base da cui partire però poi ci deve essere adeguato impegno.
In questo modo, impegnandoti, avrai maggior "possesso" della tua vita e maggior senso e significato; questo è importante in quanto i talenti che abbiamo sono sia per nostro vantaggio sia a servizio dell'umanità.
L'impegno è dunque un imperativo categorico per avere buoni risultati e sensazione di ben vivere essendo anche soggetto sociale" in rete" con l'intera umanità.
Non sò se mi son fatta capire.
Diciamo che mi sono impegnata e ci ho provato.
Ti saluto carissimo.
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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11 FEB 2016

Buongiorno Gianmarco,
Lei è certamente una persona molto riflessiva, pronta a interrogarsi in profondità, tanto è che si interessa anche di psicologia. Quindi dispone di risorse introspettive.
Per questo le sottopongo un dato che mi è sembrato interessante emerso alla fine della sua lunga lettera: "a conoscenti e amici non penso sia il caso di dire tutte queste mie debolezze" e "sono una persona molto orgogliosa".
Rileggendo la lettera alla luce di questo dato mi sembra appunto che la sua esigenza sia di poter controllare i vari fattori della sua vita (peso, modalità di studio, relazioni, futuro, ad esempio) in modo da non trovarsi nella sgradevole situazione di non riuscire pur essendosi impegnato al 100% ed essere quindi valutato come incapace.
Forse mitigando questa esigenza di controllo e pianificazione, anche del futuro, a favore di un maggiore sforzo di stare insieme ad altri e nel presente, accettando anche i fallimenti e "occuparsi di ..." piuttosto che "pre-occuparsi di ...." potrà esserle di aiuto.
Un caro saluto. Dott.ssa Maria Cristina Zunino

Dott.ssa Maria Cristina Zunino - Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Genova

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11 FEB 2016

Gentile Gianmarco,
gli interrogativi che lei si pone: il senso di confusione rispetto a due esami non andati come avrebbe voluto, il percepire di non impegnarsi al 100% di fronte ad un ostacolo difficile e la sensazione di "buttare via" gli anni più belli della sua vita siano segnati da un filo conduttore relativo alle aspettative ed alla paura relativa al cambiamento. Mancano molte informazioni: la sua età, la sua vita relazionale e sentimentale.. Detto questo le domande che si pone hanno a che fare certamente con una profondità di pensiero ed una buona e sempre più crescente volontà di conoscenza di se stesso e di quei meccanismi (mi passi il termine) di auto-boicottaggio che spesso emergono in relazione al "nuovo". Nella sua storia descrive molto bene di essere stato in grado di "reagire" e ridirigere la sua vita durante il liceo pertanto aggiungerei che ha anche delle buone risorse. Valuti la possibilità di contattare un professionista che l'aiuti a vedere un po' "da fuori" cosa le impedisce di compiere questo altro passo. Resto a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Damia Simona Bragalini
Psicologo Psicoterapeuta Gruppoanalista Milano

Dott.ssa Damia Simona Bragalini Psicologo a Milano

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10 FEB 2016

Gentile Gianmarco,
il fatto che Lei si sia posto una domanda del genere (e immagino che ne abbia anche altre similari) è sicuramente una cosa positiva, ma deve stare attento a non proiettarsi eccessivamente nel futuro, perché rischierebbe di non vivere appieno e godere serenamente del presente.

In qualche modo, quanto ho appena detto è la risposta alla sua domanda.
Visto però che si interessa di psicologia, mi posso permettere di esprimermi in maniera più "tecnica".

In psicologia il "qui ed ora" (lo leggerà anche in latino, hic et nunc, se vorrà approfondire) è di fondamentale importanza.
Vivere nel passato o nel futuro porta ad una serie di problemi che spesso bloccano le persone o non consentono loro di vivere appieno il presente e la realtà.

I pensieri eccessivi di preoccupazione sul passato o sul futuro possono portare a certezze granitiche e rigidità di pensiero, appesantendo il peso e le responsabilità che pensiamo di avere.

Ovviamente questo non significa non fare progetti o non considerare il passato, ma farlo vivendo nel presente, guardando quello che accade, utilizzando tutti i sensi.
Sono a sua disposizione se volesse approfondire, anche online, con consulenze di psicoeducazione.

Cordialmente,

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Psicologo a Ardea

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