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Come aiutare un amico ipocondriaco?

Inviata da esse_emme il 13 feb 2020 Ipocondria

Buongiorno,
sono una studentessa universitaria e scrivo perché ho bisogno di un consiglio. Il mio migliore amico (e coinquilino) sta vivendo un periodo molto particolare. Lui soffre di ipocondria e negli ultimi periodi questo disturbo si è particolarmente intensificato e si ripresenta con estrema frequenza, soprattutto nei periodi più stressanti (per esempio durante la sessione di esami). Lui è perfettamente cosciente di soffrire di un disturbo d'ansia ma, chiaramente, questo non l'aiuta minimamente a razionalizzare e a prendere le distanze dai suoi atteggiamenti consueti (come ricercare compulsivamente su internet i sintomi, leggere storie di persone che hanno avuto la stessa malattia che lui si è autodiagnosticato), e non gli impedisce in alcun modo di farsi divorare da un vortice di pensieri e paure che lo portano a chiudersi, e a temere seriamente di essere gravemente malato. Di solito si tranquillizza solo facendo dei controlli medici finché, insomma, non ha la prova tangibile che non ci sia nulla di cui preoccuparsi. Io non sono mai riuscita a tranquillizzarlo e a dargli sicurezza, in alcun modo. A vole cerco di sdrammatizzare e stemperare la sua ansia prendendolo in giro, con l'auspicio che veda la cosa in una prospettiva più serena e in chiave autoironica. Ma mi rendo conto che i miei tentativi sono assolutamente inconcludenti, anzi, forse addirittura controproducenti. Nemmeno sua madre è in grado di tranquillizzarlo. Al contrario, con la madre non ha un rapporto di totale apertura perché non si aspetta comprensione verso questo suo problema. Quindi tende a chiudersi nella sua stanza e in sé stesso, prigioniero delle sue paure. Ho provato a insistere per indurlo a rivolgersi ad uno psicologo e intraprendere un percorso che lo aiuti a gestire quest'ansia, e soprattutto lo aiuti a vivere in maniera più serena. Sembra intenzionato a farlo ma i suoi genitori per ora non sembrano aver colto questa sua esigenza, credono sia un capriccio e non una necessità. Quindi per ora non ha iniziato alcun percorso. Purtoppo siamo soltanto studenti, perciòper ora le nostre possibilità economiche non ci rendono del tutto autonomi. Questa situazione è divenuta veramente insostenibile e spesso lo paralizza completamente. Ho bisogno di un consiglio. Mi sento assolutamente impotente. Lo osservo e osservo il suo silenzio e le sue paure, so perfettamente che si sente solo perché nessuno gli crede (io compresa), e non so assolutamente come aiutarlo. Non riesco a pensare al modo in cui agire, nemmeno a piccoli gesti o espedienti quotidiani per distrarlo, o per alleviare un po' questa sensazione di paura ed ansia che lo opprime. Ogni volta che faccio un tentativo mi sembra di peggiorare la situazione e sono veramente in difficoltà. So perfettamente che non ho le competenze e di fatti mi sento totalmente priva di mezzi, come se mi trovassi a fronteggiare un problema più "grande" di me. Per favore, avreste qualche suggerimento per me? Avrei bisogno di una guida, di un consiglio sul modo più opportuno (o almeno sul modo meno dannoso) di comportarmi per aiutarlo a stare un pochino meglio.
Ringrazio chi sarà così paziente da leggere la mia richiesta e offrirmi un parere o un consiglio.

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Quando una persona a noi molto cara soffre, la sua sofferenza è anche la nostra. Ma, per le sofferenze, i disturbi psichici, l'unica cosa che Lei può fare è convincerlo a chiedere l'aiuto di uno specialista dei dolori dell'anima, un bravo psicoterapeuta.
Se accetterà e attuerà il Suo suggerimento allora potrà salvarsi.
La difficoltà è che non si può aiutare chi non riconosce di avere bisogno di aiuto e non vuole chiederlo.
Questa è una legge dello spirito o della psiche, se preferisce.t
Lei dice che sembra intenzionato a farlo ma, come spesso accade, si presentano problemi economici di varia natura.
Ma in realtà se vi è la necessaria determinazione, queste difficoltà possono essere superate in molti modi, un prestito da un amico, dalla banca, da un parente. Ma non è questo il problema più serio. E' la sottovalutazione dei genitori che è un indicatore delle ragioni profonde, inconsce, che si esprimono nei disturbi del Suo amico. Non è possibile in questa sede essere più precisi, senza avere molte ulteriori informazioni sulla vita del Suo amico, sulle relazioni con i genitori, in particolare la madre, dalla nascita ai sei anni circa.
Resto a Sua disposizione con migliori auguri di successo in questa difficile opera.
Dr. Marco Tartari

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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Buongiorno, sicuramente ciò che può fare è consigliare al suo amico di rivolgersi ad un terapeuta che lo possa aiutare nella gestione dell'ansia. Per quanto riguarda l'aspetto economico è importante che passi il messaggio che anche il disagio mentale è importante come dolore/disagio fisico e va curato per tempo

Dott.ssa Nadia Pagliuca Psicologo a Torino

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Buongiorno,
L’ansia è un segnale di un disagio interiore che va conosciuto nella sua origine, significato e affrontato.
Dal suo scritto colgo che l’ansia del suo amico è presente da tempo essendoci un coinvolgimento del corpo, e del pensiero cosa che accade quando il segnale non viene canalizzato attraverso la via fisiologica che è il verbale e quindi segue la via del corpo.
Credo che quello che può fare è stimolare il suo amico a chiedere un aiuto psicoterapeutico per dare una conoscenza al suo disagio.
Per quanto riguarda la difficoltà economica e i genitori, se lui avesse un problema al ginocchio che necessiti un consulto del professionista e delle cure, gli verrebbe naturale forse chiedere ai genitori che ha bisogno di aiuto.
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia

Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Psicologo a Milano

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Gentilissima esse emme,
l'ipocondria rientra nello spettro delle fobie e si cura con un trattamento specifico che dovrebbe intraprendere il suo amico, un trattamento breve. Lei come amica non ha alcun potere di intervento risolutivo, però può fare molto, ad esempio evitando nel modo più assoluto di diventare complice delle paure del suo amico, nel controllare su internet, ascoltare ogni sintomo del suo amico. Offrire conforto e aiuto in questi casi può risultare controproducente. Resto a disposizione.

Monticone Alessandra Psicologo a Asti

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Buonasera, capisco la sua preoccupazione per il suo migliore amico e la voglia di volerlo sollevare da questo disagio che sta vivendo. Da quel che ho capito il suo amico vorrebbe intraprendere un percorso psicologico mentre la sua famiglia non lo ritiene necessario e quindi non è disponibile a supportarlo economicamente. Il suo amico ha bisogno di un aiuto di un professionista e se non se ne può permettere uno privato può rivolgersi all'ASL della sua città. Si paga un ticket e si ha tutto l'aiuto che serve. Quindi quello che può fare lei è aiutarlo nella ricerca del dipartimento di salute mentale più vicino a voi e capire le modalità di accesso.
Auguri
Dottoressa Lorico

Dott.ssa Concetta Lorico Esposto Psicologo a Piacenza

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Carissima utente,
il tuo tentativo di aiutare l'amico coinquilino è lodevole, tuttavia è piuttosto difficile aiutare una persona che non percepisce la difficoltà o la minimizza. L'unica persona che puo' fare la differenza è questo amico, iniziando un percorso di consapevolezza di se, uscendo dal circolo dell'ansia.
Cio' che puo' fare è stargli vicino come amica, distrarlo quanto possibile, dimostrargli affetto ma senza esagerare. Non si carichi troppo a livello emotivo.
Rifletta inoltre: come mai è cosi' importante per lei aiutare questa persona? Quale bisogno emotivo la spinge?
Cari saluti
Dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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