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Come aiutare mio figlio Sam di 17 anni malato di epilessia e affetto da autismo

Inviata da Toni il 26 apr 2015 Autismo

Salve, sono Toni il padre di Sam. Da quando mia moglie e' morta mio figlio e' diventato sempre piu' depresso, non esce quasi mai da casa tranne quando andiamo insieme in campagna dai nonni, si rifugia sempre nei suoi libri e vive in un mondo tutto suo. Dalla nascita Sam ha avuto una lesione cerebrale che gli ha causato una forma di epilessia molto grave con scosse, tremori e perdita di coscienza. Quando ha iniziato l'asilo nido io e mia moglie ci siamo accorti che rifiutava il contatto con gli altri bimbi, preferiva giocare spesso da solo, non parlava quasi mai, non sapeva ancora disegnare e non si affezionava a nessuno. Le maestre d'asilo dicevano che nostro figlio non era un bambino normale perche' presentava disturbi al cervello percio' ci avevano consigliato di portarlo da un neurologo. L'inizio della scuola elementare non fu affatto facile perche' molti bambini lo prendevano in giro dato che era epilettico ed aveva gravi difficolta' in matematica percio' lo consideravano diverso. Gia in prima elementare avevamo chiesto l'aiuto di un insegnante di sostegno in grado di poterlo aiutare meglio perche' non riusciva a imparare bene i numeri, aveva difficolta' a fare i calcoli anche quelli piu' semplici, aveva problemi ad imparare l'orologio, non riusciva nemmeno a disegnare delle linee geometriche e confondeva la destra e la sinistra. Dopo un po' di tempo grazie all'aiuto dell'insegnante di sostegno Sam era riuscito a svolgere alcuni calcoli semplici che prima non sapeva fare invece nei problemi di matematica e di geometria ha avuto sempre delle grandi difficolta' che non sono ancora stati superati. I problemi relazionali ci sono sempre stati fino ad ora , non comunica con nessuno dei compagni di classe, sta sempre da solo , con me parla poco , ha difficolta' ad esprimersi e vive in un mondo di solitudine. Io e mia moglie eravamo molto preoccupati e spaventati per il suo comportamento e per i suoi movimenti strani e stereotipati simili a quelli autistici cioe' apriva e chiudeva le mani, saltava spesso e chiudeva gli occhi. Cosi' siamo andati da una brava psicologa per capire meglio se nostro figlio soffriva anche di autismo. Il risultato fu che Sam soffriva di un autismo medio grave che gli impediva di comunicare con il mondo esterno. Adesso mio figlio ha diciassette anni e va al quarto superiore ed e' aiutato da una bravissima e stimata insegnante di sostegno che sta molto tempo con lui. Sam ama tanto studiare la storia e la letteratura che sono le sue uniche materie preferite e sogna di diventare un poeta infatti passa la maggior parte del tempo a scrivere poesie perche' solo scrivendo riesce a esprimere le sue emozioni e di questo sono molto felice. Pero' non so come aiutarlo perche' lo vedo sempre piu' triste dato che ha ancora queste crisi e non riesce a fare una vita normale come tutti gli altri. Io non so piu' come andare avanti , ormai mi sento a pezzi perche' mio figlio non riesce piu' a sorridere. Vi prego aiutatemi!!!

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Buongiorno gentile Toni,
la cosa migliore da fare è ricontattare la psicologa che ha seguito suo figlio in passato e richiedere un percorso psicologico che lo sostenga a lungo. La psicologa lo conosce bene ed è un punto di riferimento conosciuto per il giovane. Più che tentare strade sconosciute è importante il saldo punto di riferimento conosciuto in modo tale che il giovane possa sentirsi sicuro di essere compreso ed accettato.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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Buongiorno,
dati i due disturbi del figlio consiglio un approccio multidisciplinare: psicologo dello sviluppo, psicomotricista, educatore, neuropsichiatra infantile ma credo che lo avete e se possibile un supporto psicologico per lei.

Angelo Feggi

Dott. Angelo Feggi Psicologo a Genova

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Buongiorno Toni,
sono molto contenta di come lei, con la sua tenacia e l'amore di un padre, sia riuscito ad affrontare la situazione con suo figlio, che in effetti ha fatto molti progressi fino a raggiungere forse anche dei buoni livelli di autonomia.
Il problema che affligge adesso entrambi mi sembra essere quello legato al cosiddetto "mondo interno" del ragazzo, fatto di emozioni e sentimenti che purtroppo risulta spesso inaccessibile a chi è affetto da una sindrome autistica.
Io le consiglierei di parlare con la psicologa dalla quale suo figlio è seguito per mettere a punto un programma di training per imparare a riconoscere e gestire le emozioni, in quanto può darsi che la frustrazione di suo figlio in questo momento delicato della vita in cui va verso l'età adulta, derivi dal fatto di provare qualcosa dentro (emozioni, sentimenti, bisogni...) che non riesce a tirare fuori.
Spero di esserle stata d'aiuto.
La saluto cordialmente
Dr. Antonietta Mastrandrea, Psicologa

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