Città nuova.. e Lei che è più grande...

Inviata da duke · 18 mag 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Avevo già scritto qui in passato, riguardo una situazione classica: sposato da poco e "preso" da un'altra... beh... ringrazio chi mi ha risposto, anche in tempi recenti (sebbene non me ne sia accorto che ora)... quella situazione si è chiusa, apparentemente male, ma in effetti mi ha consentito di vedere con chi mi ero imparentato e chi avevo sposato (che tra l'altro, scoprirò grazie ad un'agenzia, che aveva una relazione con uno che sulla carta doveva essere mio amico e ha pure famiglia...)... la faccio breve... denunce a mio carico infondate, maldicenze, calunnie, e la beffa finale di aver portato via tutte le mie cose (e vabè... almeno una denuncia VERA l'ho fatta io...)... da poco sono ufficialmente separato, anche se da oltre un anno e mezzo ero tornato dai miei... e adesso? beh.. adesso succede che qualcosa mi scuote di nuovo... andiamo con ordine...
Ho 38 anni, tra poco saranno 39, e da due circa insegno alle superiori; prima in una città, poi in un'altra, nessuna delle due è quella dove vivo attualmente, e viaggio tutti i giorni (breve distanza e lavoro tecnico pomeridiano).. il primo anno d'insegnamento, contrassegnato dalla concomitanza della crisi matrimoniale nel suo aspetto più pesante (vado via di casa, mi trovo querelato per motivi che si riveleranno falsi, vengo fatto atto di richiesta di separazione giudiziale), passa nel rimorso ... benedicevo ogni giorno che mi portava fuori dal contesto dove vivevo, guardavo i week-end come qualcosa che doveva passare per poter tornare ad andare via... e infatti praticamente non uscivo di casa... nonostante tutto mi capitano una serie di avventure, più o meno inattese, ma nulla di che... tra rimorso e paura, tra timore di trovarmi in situazioni poco piacevoli e sensazione di "sporco" per come stava andando la mia vita, alla fine sono scivolate via, pur lasciando un buon rapporto con le persone che ho conosciuto.
dal punto di vista professionale invece, l'insegnamento è stato la mia salvezza... ho ripreso il piacere del contatto umano, e finalmente faccio qualcosa che mi piace, che mi gratifica, tanto che ripeto sempre, a chi mi chiede se non mi stanchi cambiare provincia due volte al giorno, che no, non mi stanca, perché non sento neppure di stare andando a lavorare... parto contento e contento torno, e non chiedo nient'altro.
da quest'anno.. altra città, altra provincia, altra scuola, altri colleghi...mi faccio conoscere per come sono, sento che ogni giorno sono sempre più sicuro di me... tra i colleghi ne conosco una, che fin dall'inizio, dalle prime battute, mi dà la sensazione di essere una donna fuori dal comune... e in effetti lo è... ha 3 anni più di me, due figli, un compagno ormai futuro ex, un fisico eccezionale (per i miei canoni), e soprattutto un'intelligenza e una personalità eccezionali.
Un giorno per caso le offro il caffè, e da allora diventa un piccolo rito.. bello parlare con lei, mai una conversazione banale, si trova sempre di che conversare, anche se si tratta di vacuità, si affrontano senza dare l'impressione di dover passare il tempo, ma perché si ha piacere di parlare di qualcosa.
e così ci iniziamo ad aprire.. lei racconta a me, io racconto a lei... nasce una confidenza, una sintonia... ci scambiamo i numeri, e mi trovo ad essere in qualche modo io nelle sue corde e lei nelle mie: di me apprezza l'intelligenza, anzi... la "vivacità intellettuale", come la definisce, la sensibilità...(mi dirà tranquillamente che ho capito di lei più io in pochi mesi che molti degli uomini con cui ha avuto rapporti) e io di lei apprezzo sempre di più l'intelligenza, il portamento, la capacità di rispondere a tono e divertirci per questo, il gusto per il bello, per l'età classica (greca)... intanto si messaggia (il buongiorno non manca, ed è stato bello, un giorno che ho ritardato io, leggere il suo e leggere che si era preoccupata), ci si conosce sempre di più.. lei, dopo 3 anni di maturazione, decide di lasciare il suo compagno (io e altri due colleghi siamo gli unici che lo sappiamo al momento), e inizia la sua avventura da madre più o meno single... tanti segnali cambiano... io non faccio mistero del fatto che lei mi piaccia, lei continua a gradire sempre di più le mie attenzioni... le piace provocare, ma non per il gusto di farlo, ma perché fa parte della sua natura, non è una donna facile, e nonostante l'apparenza di donna forte, lei stessa mi ammetterà di essere fragile; insomma...dopo un libro (molto "autobiografico", nel senso che la protagonista era molto simile a lei) regalatomi per pasqua (e una prof. di lettere sa cosa significa regalare un libro...) complice un giro in moto, un giorno ci baciamo... o meglio: dopo aver parlato un poco, lei parte per prima... e io a distanza di mezzo secondo... anche io aspettavo quel momento, lo desideravo, anche se, lo dico onestamente, la sentivo e la sento "troppo" per me.
Da circa un mese, quando possiamo ci vediamo, magari le porto qualcosa delle mie parti che lì si fanno diversamente (lo facevamo da prima in effetti), ci mettiamo in qualche aula vuota e mangiamo insieme, con bacio finale... proprio ieri siamo ancora usciti in moto, e giù baci... lei da una parte ha piacere di questa situazione, dall'altra risente ancora delle energie che l'ex-compagno le aveva tolto, e che ancora le toglie, con comportamenti spesso assurdi, di cui più volte mi ha parlato.
Le mie sensazioni in tutto questo? sono combattuto e preso... combattuto da una sensazione che non provavo da un poco di tempo, da una situazione non semplice, dal fatto che ha due figli, da molte cose... non ultima una crisi di carattere logistico... la mobilità... lei ha chiesto trasferimento, per i soliti giochi di graduatorie interne che rischiano di farla diventare perdente posto, in altre scuole, ma sempre della città; io non posso (materie più specifiche), ma sono abbastanza deciso a restare.. per i ragazzi che me l'hanno chiesto, per la città che mi piace (quasi quasi mi ci trasferirei..), per quella sensazione di libertà e leggerezza che mi prende quando esco dal contesto in cui vivo, e anche per lei... si, lo ammetto, anche per lei... nonostante io sia ormai, almeno spero, in grado di bastare a me stesso.
E qui sta la mia crisi: la mobilità di quest'anno sembra sia "l'ultima"... decidere di restare fuori dalla mia provincia o tornare, e dire implicitamente basta a qualcosa di bello che sta succedendo?
certo, non ho certezze che possa esserci qualcosa... le uniche le ho da due fatti: lei non è una che dice per dire... le materie che insegna, e la sua formazione, la portano a dare un enorme peso alle parole, sia dette da lei che dagli altri... e non è una "facile", che bacia a caso... sa quello che fa, nonostante mi abbia più volte voluto chiarire che il periodo in cui l'ho conosciuta non era il migliore...
la mia posizione di fronte a tutto ciò è semplice: ho vissuto tanti anni della mia vita a preoccuparmi delle conseguenze di quello che facevo... adesso, dopo un matrimonio finito, e a conti fatti meglio così, mi sento passato dal "chissà che può succedere" al "ma si, vediamo come va a finire"... negli ultimi due anni ho visto la mia vita cambiare e risvoltarsi come un calzino: un matrimonio più "dovuto" per gli anni di fidanzamento che "sentito", quella "terza incomoda", che poi andrà a lavorare fuori e non si farà più sentire, che semplicemente mette allo scoperto dei nervi che erano già tesi, l'insegnamento che arriva come una sorpresa (concorso fatto con nonchalance, e una convocazione via mail che rischiava di essere cestinata, tanto era anonima), ma che in fondo era il lavoro che tante volte avevo immaginato mi sarebbe piaciuto fare... le avventure che mi fanno capire quanto donne e uomini siano simili, sebbene sulla carta noi siamo i porci e loro no, e poi la riassegnazione ad altra provincia, la nuova scuola, i nuovi alunni, che subito mi eleggono a loro prof. preferito, gli alunni di altre classi che non mi conoscono ma sanno chi sono e mi salutano, e poi lei, che era il caffè da offrire, la persona con cui parlare di problemi comuni, e che poi è diventata qualcuno che mi mancava durante le vacanze pasquali, e ora è la collega che mi piace, che cerco e mi cerca, e con cui un bacio o una carezza non mancano mai..
tutti questi eventi hanno portato in me la convinzione che nulla succede per caso, che tutto ha un motivo, ogni cosa è un tassello che acquista significato, basta solo lasciare che vada a posto, spostarsi e guardare il puzzle... e allora ho deciso che questi tasselli devono entrare, vivere e farsi vivere, e poi andare al loro posto... quando e come saranno loro a decidere... ad essere sincero, ho capito che forse è meglio che io lasci fare alla vita, perché forse ne sa più di me su cosa devo fare e dove devo andare...
e qui sta la crisi... mobilità, non mobilità.. scoprire che resto per qualcosa che poi non era, o andare col rimorso e il pensiero del "chissà come sarebbe andata se..."?
e poi la famiglia... sono felice ogni giorno che passa di avere una nipotina di pochi mesi, amo ripetere che almeno mia sorella ci ha pensato ha dare un poco di felicità ai miei...
Già, i miei... nonostante tutto, a casa i miei mi adorano... mio padre è stato forse il più provato dalla mia storia recente, mia madre vive col pensiero di me che torno tardi, che scappo, che corro, che devo mangiare, che vado in palestra (ho ripreso dopo essermene volontariamente privato...)... dopo un anno e mezzo che perdono il sonno per me, gli ho detto di questa simpatia... vabbé.. ovviamente potete immaginare le reazioni... "è grande, ha figli, che cosa pensi di fare?" e qui è la mia paura... deluderli, nonostante i pensieri che gli ho dato e il sonno perso per me?
Sono molto combattuto... da un lato non voglio finire come il classico prof. che ha la scuola vicino casa e si fossilizza così, perché l'altra città mi piace, è viva, più a misura d'uomo, e c'è qualcosa e qualcuno che mi hanno restituito il sorriso, mentre dall'altra ci sono i miei, mia nipote, la mia famiglia... gli amici no, quelli si sono volatilizzati quasi tutti.. schierati dall'altra parte nonostante le prove... ma questo è un altro discorso...
chiedo scusa per la lunghezza del testo, per la confusione, ma se la crisi in senso etimologico, è scelta, ho come l'impressione di averla già fatta, e non riuscire solo a dire a me stesso che è così...
Vi ringrazio sin da ora.. e se dovessi essere stato confuso... chiarirò volentieri.

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Miglior risposta 20 MAG 2016

Se dovessi affermare che ho compreso del tutto il suo problema, mentirei.
Mi pare di aver capito se scegliere tra un trasferimento per lavoro e restare nel paese dove ha questa relazione che la rende sereno.
Tenga presente che ogni scelta implica necessariamente una perdita: c'è solo da valutare qual'è il male minore ed il benessere maggiore.
Premesso questo, l'essere umano e' programmato dalla natura per avere relazioni soddisfacenti, tutto il resto, come lei mi insegna, come disse un certo Marx e' una sovrastruttura.
Conclusione:qualsiasi scelta che danneggi la Sua relazione con questa donna e' da scartare, ed accettare i danni collaterali.
Se ho capito male quello che voleva dire, mi scriva tranquillamente.

Anonimo-157342 Psicologo a Montebelluna

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23 OTT 2018

E qual è la sua domanda? Non possiamo certo prenderci la responsabilità di influenzare la sua vita facendo pendere la sua "bilancia" da uno dei lati, neppure se avessimo la fatidica sfera di cristallo o se fossimo Freud in persona! Dal poco che capiamo, come giustamente ha risposto la collega, Lei sembra avere una personalità molto dinamica ed estroversa, ma per il resto sappiamo ben poco di Lei. L'unica cosa che posso dedurre è che Lei si concede poco tempo durante la giornata per riflettere, o non ne ha proprio. L'unico consiglio che mi sento di darle, allora, è di concedersi dei momenti di introspezione, o stabilendo un breve momento (bastano 10 minuti) alla stessa ora della giornata (o perlomeno a giorni alterni) oppure con un aiuto professionale, cioè da un/una collega. Vi è anche una terza possibilità, quella di frequentare un gruppo che pratichi una tecnica di rilassamento, di yoga, di mindfulness o altro. Che ne dice?

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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20 MAG 2016

Leggendo le sue parole mi è venuta in mente l'immagine del mare in tempesta, onde tumultuose che vanno e vengono con una forza indomabile. Mi sembra che lei abbia gia' deciso la direzione da dare alla sua vita ed è inevitabile che quando scegliamo rinunciamo a qualcosa. Il cambiamento ci porta ad entrare in contatto con risorse ed energie nascoste, che spesso non sappiamo di avere. Ma ciò che è davvero importante riguarda il nostro ben-essere, obiettivo di ogni cambiamento.Il viaggio dentro di se' e' già cominciato, le auguro un buon cammino.

Dott.ssa Tiziana Gurrieri Psicologo a Catania

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19 MAG 2016

Buongiorno Duke,
il suo racconto è carico di emozioni, di situazioni, si capisce che questa donna la fa sentire "vivo", come il lavoro in questa scuola, ma nonostante ciò è come se ci fosse qualcosa che le impedisce di vivere e gioire a pieno di tutto ciò. Sullo sfondo appare sua moglie, la sua famiglia che teme di deludere, sembra sia preoccupato di non rispondere alle loro aspettative. Quindi probabilmente è proprio qui il nodo: per sentirsi veramente "bene" lei vorrebbe essere il figlio "perfetto" e ideale che fa ciò che i genitori e la famiglia si aspettano da lui, oppure vorrebbe vivere la sua vita seguendo ciò che le permette di sentirsi meglio appagato? Il suo racconto è molto ricco, ma sicuramente non possiamo essere noi a decidere per lei; le consiglierei un percorso psicoterapeutico, con un terapeuta che di fronte a lei la possa aiutare a riflettere, a cercare di comprendere i suoi pensieri in maniera più lucida, a identificare meglio le sue emozioni, facendole eventualmente domande mirate e guidandola nei ragionamenti.
Rimango a disposizione se mi volesse contattare in privato.
Cordiali saluti
Dott.ssa Angela B. Marino

Dott.ssa Angela Beatrice Marino Psicologo a Arese

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