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Inviata da Mic il 1 mag 2013 Terapia di coppia

Buongiorno a tutti ,
sono una giovane, ma non troppo, neo-mamma alle prese con un matrimonio alla deriva.
Sono alla ricerca di consigli per salvare la mia famiglia. Prima sarà necessario raccontarvi qualcosa di noi.
Lui...
Quando ci siamo conosciuti era bello come il sole e dava l'impressione di essere un ibrido, un po' buffo per la verità, tra un orso ed un cucciolo di koala. Buono come il pane e al tempo stesso dotato di una rara determinazione. Cattolico di famiglia cattolicissima, questa tuttavia viveva in un'altra città e compariva poco o nulla nelle nostre prime conversazioni. Ascoltava buona musica, leggeva moltissimo e si dedicava con Amore ai suoi studi.
Io...
All'epoca ero la disperazione della mia famiglia d'origine (andata in frantumi nel corso degli anni a venire sotto il peso di bugie e tradimenti). Gentile ed educata con tutti, ma poco incline al compromesso e con un bisogno d'affetto enorme. Ribelle? Mah. Indipendente direi, ma con l'indole a far la mamma, a detta dei più. E infatti...
Noi...
Siamo andati a vivere insieme prestissimo. Ad insaputa dei suoi genitori, fratelli, amici, parenti ed affini fino alla settima generazione! Rimango incinta e lui mi chiede di abortire per non dare una delusione a suo padre. Io perdo il bambino e un pezzo di vita.
-primo dolore-
Lo amavo e tutto sembrava sopportabile, anche sentirmi sporca ed inadeguata. Dopo pochi anni scopro una sua relazione puramente platonica con una nostra amica. Gli lascio il tempo di decidere. Ci separiamo per un po' nel frattempo io comincio a somatizzare il disagio e mi ammalo. Lui torna e al tempo stesso decide di andare a vivere da solo lasciando la nostra casa.
Io torno a casa dei miei.
-secondo dolore-
Dopo un anno di cure intensive torno a studiare e a lavorare. Lui nel frattempo si laurea ed io divento la fidanzata "legalmente riconosciuta". Amen. Inizia la sgradevole frequentazione di un mondo altro in cui la mia scala di valori vale meno del santino taroccato di padre pio. Mi trasformo, mi adeguo per quieto vivere, mi converto in segreto (battesimo, comunione, cresima, esorcismo ed estrema unzione), mi faccio limare, taccio in un estremo bisogno di farmi accettare. Mia madre collabora. Mio padre anche. Lui idem.
-terzo dolore-
Lui soffre molto perché non vede realizzate le ambizioni profesionali. Competitivo, programmato a vincere cade in una drammatica depressione. Beve. Per me diventa vitale "salvarlo". Quattro anni. Comprato casa, trovato un lavoro, sposati, nuova città, soli, nuova vita, difficoltà ed entusiasmo. Lui è realizzato e può riposarsi in poltrona. Io non ricordo dove ho interotto il lavoro di tessitura della mia esistenza.
-quarto dolore-
Mi convinco che posso ripartire. Ho fatto quel che dovevo. Sono fiera di me. Non so più come si fa a vivere tuttavia (non esco, non ho più amici, sono tutti lontani, non ho un lavoro e ho interrotto gli studi) e chiedo aiuto. Lui in poltrona. Non può far nulla per me, o non vuole; sostiene che devo essere io a darmi una scrollata. Indifferenza. Solitudine. Silenzio. Urla. Pianto. Rabbia. Mi rifugio nei social network, nei blog, nei forum, cerco amici nel quartiere poi in piscina, poi... sento aprirsi una voragine tra noi. Differenze lessicali, semantiche, culturali. Un gap che limita la comunicazione. Lo invito a far parte del mio nuovo mondo. Lui in poltrona riposa.
-quinto dolore-
Mi armo di forza e accenno una ripartenza. Rimango nuovamente incinta e questa volta con grande giubilo di tutti e la benedizione della santa sede. Gioia e rielaborazione. Crescita.
-prima autentica feicità-
E siamo ad oggi.

Ho fatto chiarezza dentro di me ed ho compreso cosa voglio. Voglio tornare a vivere, una madre realizzata è una buona madre in potenza. Voglio far crecere mio figlio in un clima gioioso. Voglio ristabilire un rapporto costruttivo con mio marito. Voglio rispetto, per me, per mio figlio, per noi come famiglia, entità separata dal mondo, per le mie idee. Voglio delicatezza, voglio una persona che sappia prendersi cura di ciò che sostiene di amare. Non abbiamo più rapporti sessuali da quando sono rimasta incinta.
Ho tentato più volte di far presenti le mie istanze, anche proponendo una separazione civile, ma l'unica cosa che mi viene risposto è che sono: pesante!

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Cara Mica, in poche righe ha condensato una vita di attese, gioie e sofferenze. Mi chiedo "tornare a vivere" per lei, Mica, cosa significa davvero. Nella sua famiglia d'origine non ha trovato un posto, nella famiglia di quest'uomo ne ha trovato uno ad un prezzo altissimo, quella di annullarsi e ri-programmarsi. Ora mi chiedo, lei Mica chi è? Qual'è la sua identità? Penso abbia il diritto, ora, di effettuare un percorso per ri-trovarsi ed affermarsi. Per sè e per suo figlio. E' qui che chiede un consiglio per essere riconosiuta, amata da suo marito. Il rispetto e la delicatezza per prima cosa, le deve concedere lei a se stessa. Cerchi un lavoro che le offra la possibilità economica di intraprendere un percorso psicologico per sè. Dal suo racconto emergono una grande forza ed una potenza schiacciate: si permetta di farle uscire alla luce del sole! Le faccio tanti auguri. Dott.ssa Rossella Grassi

Dott.ssa Rossella Grassi Studio Amorevol-Mente Psicologo a Fontanella

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Grazie a tutti per le risposte. Ci riflettevo in questi giorni: esiste un NOI se esisti solo tu?
Io dove sono, chi sono. Non posso ripartire dalla coppia se non comprendo finalmente cosa sono. Quel che mi diceva, cosa che non lo assolve totalmente intendiamoci, di darmi una scrollata nascondeva una verità dolorosa. Il mio bisogno di affetto mi ha fatto nel corso degli anni diventare merce di scambio.
Mi

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Buongiorno gentile Signora,
la sua capacità di fare chiarezza dentro di Lei e di combattere per una vita familiare soddisfacente è lodevole ed è un buon punto di partenza per affrontare nel miglior modo possibile la messa in discussione degli aspetti della vostra vita relazionale familiare che tuttora la fanno soffrire. Si domandi se la sua motivazione al miglioramento potrebbe essere salda anche ammettendo che da sola più di questo ora non può più fare. Ritengo che il consiglio migliore è quello di intraprendere Lei stessa un percorso di sostegno psicologico e poi, più avanti, motivare anche suo marito per una terapia di coppia.
Cordialmente

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Salve,
lei sembra avere davvero le idee molto chiare, sa esattamente cosa desidera, forse non come ottenerlo... avendo scritto ad un sito di psicologi forse si aspetterà come consiglio quello di intraprendere una psicoterapia di coppia, ma in questo caso forse non è l'unico consiglio che vorrei darle...
essendo così capace di autoanalisi provi a chiedersi prima di tutto che possibilità di cambiamento realmente ritiene ci siano per voi come famiglia, se con questa persona ritiene sia possibile realizzare il suo progetto di donna. Una volta risposto a questa domanda valuterà se l'ipotesi di una psicoterapia possa esserle d'aiuto, anche individuale sarebbe una cosa positiva.
In bocca al lupo per tutto
dr.ssa Scipioni Alessia, Roma

Anonimo-126894 Psicologo a Roma

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Carissima Mica,
se vuole o meglio se sia lei che suo marito volete recuperare la vostra relazione vi indicherei una terapia di coppia...
Credo che il punto essenziale però sia ripartire da sé mettendosi al primo posto...se lo merita...e questo può comportare anche un percorso individuale...

Buona fortuna.

Dr. Antonio Cisternino

Dottor Antonio Cisternino MDPAC Psicologo a Torino

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