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Inviata da sara · 29 apr 2016 Terapia familiare

Buongiorno, mio figlio di 21 anni diplomato ragioniere da 2 anni. Al 5 anno si è ritirato, ha ripetuto l'anno ed è riuscito a conseguire il diploma. Ho sempre dovuto faticare a farlo studiare, gli ero sempre addosso perché facesse il suo dovere. È sempre stato un ragazzo un po insicuro forse perché il padre l'ha sempre criticato e insultato. Dopo la scuola ha fatto un tirocinio di un anno presso il comune. A distanza di 3 mesi dalla fine del tirocinio non sta cercando nulla. Io lo sprono a darsi da fare, gli porto a casa offerte di lavoro, indirizzi mail a cui inviare il cv ma purtroppo nessuna risposta. Non so più come aiutarlo perché possa reagire.
Grazie Sara

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Miglior risposta 30 APR 2016

Gentile Sara,
non è infrequente che i ragazzi mostrino una difficoltà nel passaggio dagli studi al lavoro; ma le motivazioni possono essere chiaramente diverse.
Nel caso di suo figlio - come ha giustamente osservato - è possibile che si vi sia una insicurezza di fondo, peggiorata dall'atteggiamento critico del padre.
Tuttavia, sono molti i giovani che avvertono incertezze verso il futuro e che posticipano quindi la propria indipendenza, ma soprattutto il contatto con un mondo del tutto nuovo e qualche volta spaventoso.
Quello che sento di dirle è che - per quanto il suo atteggiamento di madre sia amorevole e attento con l'instancabile ricerca di un posto di lavoro - forse bisognerebbe cambiare strategia.
Esistono infatti diverse iniziative e sportelli di ascolto, mirati all'orientamento dei giovani al lavoro, ed hanno lo scopo di tutelare proprio questa fase di passaggio; così come diversi sono i colleghi che se ne occupano presso uno studio.

Credo che un intervento di questo tipo possa tornare utile in quanto eviterebbe di patologizzare il vissuto del ragazzo, ma piuttosto lo aiuterebbe a chiarirsi le idee sulla strada da prendere, sul tipo di ambiente in cui vorrebbe lavorare, sulle preoccupazioni che può avere rispetto al futuro o al tipo di lavoro.
Essendo questo un servizio esclusivamente dedicato ai giovani, potrebbe inoltre dargli la sensazione di essere meno solo, in quanto altri giovani come lui affrontano la stessa difficoltà. In questo modo - forse - riuscirebbe a comprendere al meglio le sue preoccupazioni senza avere la percezione che si tratti necessariamente di qualcosa di grave.
Se poi in seguito ai colloqui di orientamento dovesse emergere che questo disagio è legato ad una problematica di altra natura e importanza, allora in quel caso potrebbe essere utile un intervento psicoterapico.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Maria Francesca Ciotta
Psicologa | Napoli

Dott.ssa Maria Francesca Ciotta Psicologo a Napoli

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5 MAG 2016

Buongiorno sara
Provi a fare delle domande più approfondite a suo figlio per capire i motivi del suo rimandare; sicuramente l'entrata nel mondo del lavoro è difficile e richiede un po' di tempo. È probabile che ci siano dei problemi di inadeguatezza e di insicurezza alla base del suo rifiuto quindi le consiglio di parlarne con uno specialista della sua zona

Dott.ssa Rossella Boretti Psicologo a Prato

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3 MAG 2016

Gentile mamma,
suo figlio ha bisogno ora di riorientarsi psicologicamente per poter entrare nel mondo del lavoro; il passaggio scuola-lavoro non è immediato.
Quello che può aiutarlo è la stessa cosa che lo ha aiutato in precedenza e cioè qualche "punturetta" di fiducia e il sentire di essere considerato soggetto valido.
È certamente probabile che l'azione criticante del babbo lo abbia mantenuto in uno stato di difficoltà nel fargli riconoscere le sue capacità e nel farsi un poco "strada nel mondo", comunque tre mesi non sono tanti e ...con un po' di aiuto si metterà in moto pure lui.
Se l'apatia dovesse persistere o peggiorare occorre chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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2 MAG 2016

Buonasera Sara,
cosa dice suo figlio della sua situazione lavorativa? la vive come un problema, se sì in che termini? cosa,eventualmente, lo blocca? lei sicuramente e molto premurosamente lo segue, così come credo il padre, ma a 21 anni si hanno delle idee in testa, qualunque siano, o anche ansie, paure, timori....allo stesso tempo oggi, a 21 anni, è abbastanza frequente non trovare lavoro visti i tempi di crisi e di allungamento dei tempi per i giovani (sigh) di entrata nel mondo del lavoro. Credo che bisognerebbe che suo figlio parlasse e spiegasse come sta. Potrebbe scrivere lui qui, o chiedere aiuto e consulenza direttamente a qualche psicologo/a della sua zona.Oppure sentire i Centri per l'Impiego che fanno percorsi di inserimento lavorativo e comunque sostengono i giovani in questo campo. Provate ad informarvi insieme a vostro figlio.
Magari questo potrebbe essere un aiuto che potrebbe dare, oltre tutti gli altri in cui già amorevolmente si prodiga, a suo figlio, magari insieme al padre.
Spero di esserle stata un pò di aiuto.
Cordiali Saluti
D.ssa Rosarina Ventura Costa

Dott.ssa Rosarina Ventura Costa Psicologo a Pescia

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1 MAG 2016

Gentile Sara,

lei ha già fatto molto per suo figlio. Le suggerisco però di cambiare strategia, smettendo di reperire annunci di lavoro e cercare il lavoro al posto suo, ma aiutandolo ad aiutarsi da solo. Mi spiego meglio, credo che sia più utile per suo figlio rivolgersi a dei professionisti che possano offrirgli un aiuto nell'orientamento al lavoro. Questi servizi talvolta sono svolti in gruppo in modo che suo figlio possa confrontarsi con altri coetani nella sua stessa situazione.
E' possibile che suo figlio non prenda inziative nella ricerca del lavoro per paura di sbagliare, di fallire e di non essere scelto e subire le critiche del padre possibili o presunte.
Provi a non attivarsi e a suggerire a suo figlio un servizio di orientamento, qualora la situazione non cambiasse può rivolgersi ad un/a psicoterapeuta per fare un lavoro sulla sua identità e sull'autostima.

cordiali saluti

dott.ssa Monica Salvadore
Torino

Dott.ssa Monica Salvadore - Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Torino

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29 APR 2016

Gentile Sara,
è probabile che suo figlio si viva ancora una sensazione di inadeguatezza e di incapacità e che pertanto sia restio a prendere delle iniziative per evitare di incappare in possibili insuccessi che vivrebbe come conferme del sentirsi incapace.
Il suggerimento è allora di incoraggiarlo ad affrontare le difficoltà e, quando non va bene, a riprovarci.
Più utile può essere un percorso di psicoterapia che riesca ad elevare il suo basso livello di autostima.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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