Cambiare terapia?

Inviata da Giulia · 9 feb 2018 Terapia di gruppo

Buonasera, sono una ragazza di 26 anni e da tre sono in terapia. Ho cominciato poiché un grave accadimento compromise la mia già difficile situazione familiare, causandomi grossi problemi: avevo continuamente lo stimolo a piangere, pensavo ossessivamente ai miei problemi di casa senza riuscire a distrarmi, non riuscivo ad addormentarmi e via dicendo. I miei, convinti che mi servisse una cura farmacologica, mi spinsero ad andare da uno specialista consigliato dal nostro medico di base.
Lo specialista era psichiatra e psicanalista di formazione junghiana, un uomo anziano con una carriera luminosa alle spalle. Fin da subito mi ha diagnosticato un disturbo doc a causa dei miei pensieri ossessivi, ma non ha mai voluto prescrivermi farmaci, sostenendo che fosse la situazione a farmi star male, e non disturbi psichiatrici.
Io credevo che in qualche mese avrei risolto i miei problemi, sia quelli recenti che quelli irrisolti del passato, invece, dopo tre anni, sento come se il 25% dei problemi sia sparito, ma la maggior parte sia ancora presente. Molte cose sono migliorate: mi sento più sicura di me, sono andata avanti nel mio percorso universitario, ma di base sono la stessa ragazza di tre anni fa che ha costantemente una sensazione d'angoscia.
Non capisco se sia "colpa" del terapeuta, o forse della terapia, o io mi aspetti troppo. Il fatto è che io mi aspettavo consigli professionali su come gestire le cose, invece mi sembra più di andare a chiedere consigli a un papà o un nonno: spesso parliamo di viabilità, di meteo, di libri, e quando racconto i miei problemi mi dà sempre consigli pratici ma che spesso sento come scontati, come se mi bastasse chiederli a un passante per ricevere la stessa risposta. Inoltre, il medico è stato spesso molto duro nell'esprimere giudizi, cosa che mi ha resa sempre più restia a condividere cose con lui per paura di farlo di nuovo arrabbiare.
Da una parte, però, sono dipendente dal nostro rapporto, in quanto non ho padre o nonno a cui chiedere consiglio. Che fare? Cambiare tipo di terapia?

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Miglior risposta 12 FEB 2018

Gentile Giulia credo che dovrebbe parlare dei suoi dubbi con il terapeuta che la segue e se continuerà a sentirsi insoddisfatta dei risultati ottenuti cambi pure dottore.
D.ssa Tina Carone Psicologa psicoterapeuta Roma san Paolo

Dott.ssa Tina Carone Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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10 FEB 2018

Salve
leggendo la tua richiesta ho sentito fin dalle prime righe che la relazione terapeutica era ottimale nel senso di valido sostegno per arrivare al punto in cui è scattato in te il sano desiderio di emanciparti da un vissuto transferale che esige una separazione da ciò che il collega continua a rappresentare nel tuo mondo interno (padre/nonno).
Si tratta di momento particolarmente delicato e prezioso, nel quale é necessario che tu ne parli direttamente con lui, affinché si verifichi un passaggio transferale che potrebbe richiedere un cambiamento radicale nel vostro rapporto, tale da sfociare anche in una conclusione. Per ora posso dire solo questo evitando di dare consigli che potrai trovare soltanto in te stessa, indipendentemente da quanto ti dirà lui. Forse la mia risposta non potrà essere immediatamente compresa, ma per il momento è la più utile. Con questo ti saluto, pur rimanendo completamente a tua disposizione per qualsiasi approfondimento.
Dott.ssa Carla Panno
psicologa psicoterapeuta in Milano

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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