Cambiare psicoanalista!

Inviata da Duke · 1 mag 2017 Psicoterapia

Salve sono un ragazzo di 25 anni, che ha intrapreso una psicoanalisi da quasi un anno. Prima avevo fatto un intervento di psicoterapia, ma la vecchia terapeuta mi ha detto che per lei avevamo ottenuto i risultati prefissati, ed in effetti fu così. Non soddisfatto, decisi di continuare a scavare dentro me e sono finito a fare psicoanalisi. Ho iniziato subito con una cadenza a tre volte a settimana, e già dall'inizio la mia dottoressa sembrava fredda, non mi sentivo perfettamente a mio agio, ma credevo fosse l'approccio analitici ad essere diverso dalla scorsa terapia. Negli ultimi mesi ho notato moltissimi miglioramenti e cambiamenti, è indubbia la sua bravura nonostante le mie perplessità di reciproca affinità, e credo di aver preso consapevolezza di tante cose, e molte altre ne ho elaborate. Infatti un mese fa chiesi alla mia analista di ridurre le sedute da tre a due, in quanto preferisco usare quel tempo - impiego un'ora ad andare ed un'ora a tornare - per vivere. Non prese bene questa mia decisione, tanto è vero che ho dovuto impormi dopo molte insistenze. Diceva che era dannoso per la mia analisi, che fare due sedute sarebbe stato fare una psicoterapia analitica. E proprio in questo ultimo periodo ho notato che la stessa dottoressa si ostini a propormi "diagnosi" di comportamenti che credo di aver superato, elaborato, e per i quali mi sto mettendo in gioco. E' come se parlasse sempre della stessa problematica iniziale, come un deja-vù e fossi sempre immobilizzato lì. Nonostante io le abbia "gridato" per un mese che si sta sbagliando, che anzi, in nuove situazioni sto reagendo diversamente, mi propone la sua visione come fosse una fissazione che in un certo senso mi fa sentire bloccato esattamente come un sogno in cui non si riesce a correre. Detto questo sto seriamente pensando di cambiare terapeuta, cosa che ho pensato a volte e se non ho agito questo pensiero è perché pensavo potesse essere una resistenza e, perché, parlandone con lei, mi ha sempre persuaso a restare, ma inizio a sentire che non ne traggo benefici, specie dopo l'ultima seduta in cui mi sono sentito giudicato e non affatto compreso. E' come se io fossi partito per un viaggio e la mia analista mi voglia sempre nel mio stadio iniziale, non comprendendo le mie intenzioni nonostante è più di un mese che le mostro ciò che penso e provo. Mi piacerebbe avere dei pareri, vi ringrazio.

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Miglior risposta 2 MAG 2017

Gentile Duke,
mi pare qui ci si trovi di fronte ad una posizione divergente. Lei ritiene di aver raggiunto buoni risultati dalle due esperienze di diversa psicoterapia che ha sperimentato. La sua analista al contrario non è d'accordo. Credo che un buon indicatore della situazione , sia il suo stato d'animo. Se è arrivato ad un punto in cui il disagio è molto più grande dell'agio e del beneficio, non le rimane che seguire la sua propria volontà, magari chiedendo un momento di sospensione degli incontri per riflettere sul da farsi.Cosa corretta da parte degli psicoanalisti, sarebbe comunque informare che l'analisi, di qualunque tipo d'analisi si tratti, è prima di ogni altra cosa un esercizio di libertà e, se lei oggi ha delle perplessità o ritiene di aver raggiunto già buoni risultati, che si tratti di una forma di resistenza o più semplicemente di una difficoltà ad accettare regole del setting troppo rigide, deve potersi sentire libero di parlarne apertamente con la professionista, esprimendole i motivi della sua difficoltà a procedere oltre (già questa sarebbe una prova di grande maturità) e quindi, educatamente congedarsi.

Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuseppina Cantarelli.
Psicologa-Psicoterapeuta,
Psicoanalista Junghiana
Parma

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli Psicologo a Parma

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2 MAG 2017

Buon giorno Duke è evidente che la "relazione" con la tua analista si trova di fronte ad un nodo che vorresti sciogliere ma per la diversità che contraddistingue i soggetti della relazione per il momento non ti è dato vedere i termini stessi di questa possibile risoluzione. Di solito il lavoro analitico prosegue fino a che il pz. interiorizza la figura terapeutica. È importante come tale figura viene rappresentata in sogno oltre che nelle tue fantasie. Dipende dal tipo di analisi che hai scelto il valore che la funzione terapeutica acquista una volta che il processo terapeutico.

Dott.ssa Annalisa Fabbri, psicoterapeuta, Padova

Studio Associato di Psicologia e Arteterapia Psicologo a Padova

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