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Cambiare facoltá a 20 anni

Inviata da Francesca il 10 apr 2018 Orientamento scolastico

Buongiorno! Sono una studentessa al secondo anno di medicina e vorrei esporre la mia situazione, al momento piuttosto critica. Al termine della maturità, ho scelto di trascorrere un periodo di vacanza e di trovare risposta alla scelta universitaria. Al liceo me la cavavo in molte materie, quindi l'eccellenza in una determinata materia di certo non poteva costituire un criterio differenziale per scegliere l'una o l'altra facoltà. Sono sempre stata più appassionata di materie che prevedessero la costruzione di un discorso o l'esposizione di un ragionamento ponderato, ma non di una materia in particolare. Delle materie come storia o letteratura mi affascinava soprattutto l'idea di poter usare le parole, ponderando il precipuo significato di ciascuna, al fine di elaborare un discorso. Le materie in cui andavo meglio erano latino e greco, forse proprio perché mi consentivano di analizzare un testo, estrapolarne il significato e usare i termini per me più indicati. Ho sempre apprezzato anche la controversia, nel senso che mi piace spiegare il perché di una mia posizione rispetto ad un determinato argomento, cercando di capire anche il punto di vista dell'interlocutore. Al momento della scelta, ho pensato di provare il test di medicina perché mi attraeva l'idea di poter aiutare gli altri e di studiare per fare del bene, ma anche perchè non avevo in mente nessun altra facoltà, tranne Giurisprudenza, l'unica che ho escluso a priori perchè sconsigliatami da chiunque e perché non pensavo di esserne all'altezza. A quel punto, mi sono goduta le vacanze della maturitá e, poco piú di un mese prima dal test, ho cominciato a prepararmi per quella prova, eppure il solo fatto di aver cominciato a studiare per il test cosí tardi mi faceva pensare che forse non ci tenessi poi cosí tanto e che non fossi proprio sicura della mia scelta. Avevo proprio la sensazione di non essere completamente sicura e in pace con me stessa. Sono sempre stata una persona che dá sempre il massimo solo in quello in cui crede davvero, quindi non mi sembrava possibile che per quel test tutta la mia determinazione fosse così poca. Contro ogni mia aspettativa, passai il test e a quel punto quello sembrava un segno del destino per dirmi di andare avanti e almeno cominciare a studiare le basi. Ero molto curiosa all'inizio di conoscere le nuove materie, di studiare in un ambiente formativo completamente diverso da quello del liceo. Approcciandomi alle varie materie, sicuramente non mi dispiacevano, però notai dall'inizio come non mi dessero mai piena soddisfazione. Sentivo di aver studiato la lezione del giorno, ma mai di averla compresa, elaborata, assimilata. Agli esami orali, poi, non riuscivo a costruire quei discorsi a cui alludevo, era come se non riuscissi mai ad esprimermi al meglio. Per me questo era fonte di frustrazione, perchè mi sembrava che quel percorso non mi rispecchiasse al 100%. Con il tempo, ho cercato di autoconvincermi che quello fosse solo un periodo di transizione, che fosse normale la mancanza di passione per le materie del primo anno, in quanto propedeutiche e non troppo attinenti con il mondo della medicina. Cosí, cercavo di mostrarmi serena e motivata ad andare avanti. All'inizio del secondo anno, però, approcciandomi alle nuove materie, mi sembrava di essere tornata al punto di partenza. Non mi appassionavo davvero: cioè, l'idea di studiare i processi della biochimica mi sembrava interessante, ma poi nella realtà dei fatti tornava sempre quella sensazione fastidiosa, come se non riuscissi mai a dare il mio meglio. Era difficile ammetterlo, in primis a me stessa, che non fossi portata per quel mondo, o che semplicemente la mia strada fosse un'altra. Non volevo dirlo ai miei genitori, sapendo quanto avessero investito su di me, che sono sempre stata brava a scuola, e che erano orgogliosi di avere un futuro medico in famiglia. Non riuscendo ad impegnarmi al massimo, mi autoconvincevo che avrei dovuto studiare di piú, impegnarmi di più, fare di più. Cosí, ho cominciato ad isolarmi, a stare sempre più a casa, perché non mi sentivo più determinata, forte, motivata. Mi sono chiusa a riccio, perché non volevo che nessuno sapesse di questo mio "fallimento", cioè del fatto che avessi scelto una facoltà non adatta a me. È ormai da qualche tempo che si è fatta strada in me l'idea di studiare Giurisprudenza, benché sappia delle difficoltà immani legate al percorso post-laurea. Eppure, sono partita proprio dalla facoltá che per prima ho escluso perchè mi attraeva il mondo della giustizia e la tutela dei diritti dei cittadini (e non solo). Non avendo mai studiato diritto al Liceo, per pura casualità (o forse no?) ho trovato in una biblioteca vicino a casa mia il Codice Penale, ho cominciato a leggerlo e non riuscivo più a smettere. L'ho letto in 4 giorni, ed era come se per la prima volta avessi ritrovato la passione e l'entusiasmo che fanno parte del mio carattere. Ho comprato un Manuale di Diritto Privato, ho letto un capitolo e ho cominciato a ripeterlo. Sentivo di potermi esprimere al meglio, di poter dare tutta me stessa e non mi accorgevo di come il tempo passasse. Riuscivo a impostare un discorso come se fosse un'arringa e mi sentivo davvero felice, perché finalmente potevo usare le parole e analizzarne il significato. Ho sempre avuto un senso del dovere e dell'etica molto spiccati e ho sin da piccola un sogno che ho sempre creduto impossibile da realizzare, ma per cui una Laurea in Giurisprudenza è necessaria. Il mio obiettivo è quello di trasferirmi in un'altra città, in cui so che c'è un'ottima facoltà di Giurisprudenza, pagarmi gli studi con il lavoro che ho cominciato da qualche mese e con i risparmi che mi sono messa da parte perché "nella vita non si sa mai", anche perché questo mi permetterebbe di studiare quello che amo davvero e allontanarmi dai miei genitori, che ad oggi non mi pagheranno gli studi perché giustamente ho già fatto spendere loro abbastanza per questi due anni all'universitá. Ora, il problema in questo momento è la mia situazione famigliare, nel senso che ho accennato a mio padre il fatto di non essere sicura della scelta di medicina e mi ha urlato insulti e offese per una settimana. Purtroppo mio padre è violento, fisicamente e soprattutto psicologicamente, quindi qualsiasi decisione vada contro la sua volontà per lui diventa semplicemente un capriccio da parte mia o un mio desiderio di fargli del male. Mia madre, per quanto sappia e comprenda il mio desiderio di andare per la mia strada, per ora non intende prendere posizione. Il punto è che ora sono al secondo anno, e in questi due anni ho provato ad appassionarmi a medicina, ho fatto di tutto per farmela piacere proprio perché avevo tremendamente paura della reazione di mio padre, che, da due anni a questa parte (da quando i miei si sono separati), ha degli episodi di rabbia incontrollata (circa uno/due a settimana) con offese e coltelli/oggetti che volano per la casa, tutto contro di me, dato che sono l'unica a vivere con lui. Con le sue parole mi ha fatto sentire inferiore a chiunque, ha minato qualsiasi mia sicurezza o progetto, ridendomi in faccia ogni qual volta gli accennassi alla mia volontà di fare qualsiasi cosa, perché tanto non ne sarei stata capace, tanto che non augurerei a nessuno quello che ho subito negli ultimi anni da una persona che ancora oggi dice di volermi bene. Ora per necessità e per paura che mi possa fare di peggio, mi sono dovuta allontanare dalla sua casa e vivo con mia mamma. So che di sicuro avrei dovuto cambiare prima facoltá, il fatto è che volevo dare serenità alla mia famiglia, in particolare a mia mamma, e soprattutto avevo terrore della reazione di mio padre. So anche di essere in ritardo, però allo stesso tempo non vorrei mai essere un medico frustrato e poco appassionato, perchè avrei a che fare con la salute delle persone. Mi scuso per il papiro lunghisshimo, vorrei chiedere solo qualche consiglio da parte di una persona "esterna" alla situazione in modo tale da trovare una soluzione, soprattutto con i miei genitori che ormai so già di aver deluso tanto.

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