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Bisogno di imparare a Vivere.

Inviata da Manuela Minaya il 22 lug 2017 Psicologia risorse umane e lavoro

Sono Manuela e ho 33 anni.
È difficile per me spiegare quale sia il problema, in verità i problemi che ho sono troppi fra cui il maggiore credo che sia l'incapacità da parte mia di dare il giusto peso a questo problemi, di esserne realmente consapevole o comunque di avere lo stimolo giusto che mi porti a risolverli.
Credo di aver perso la cognizione della mia vita.

I miei problemi hanno origine fin dai miei primi ricordi, ricordo che la prima cosa che ho pensato quando la coscienza si è svegliata è quella che tutt'ora penso: mi sono persa... Cosa devo fare qui?

Mi sono appigliata e visceralmente legata a mia madre che nel corso degli anni per me è sempre stata l'unico punto fermo, l'unico spunto di riflessione per me. Li dove riflessione sta per un semplice riflesso di me stessa dentro di lei.
Questo mi è sempre bastato, non ho mai desiderato altro, non ho mai sviluppato grandi ambizioni. Quel che ho fatto nella vita era una naturale volontà di compiacerla, per pura gratitudine e amore.
Da bambina avevo il terrore di poterla perdere, crescendo ero serena perché non potevo perderla. Mi sbagliavo.

Sono cresciuta nella stupidaggine tipica di una ragazzina ben voluta, accudita, forse un po' viziata. Nulla di diverso da tante famiglie "normali", studiato come mio dovere e cercavo la mia strada fra amici e divertimenti. questo fino ai 25 anni.

A 25 anni qualcosa era già cambiato, ancora oggi non capisco cosa. O meglio io ero cambiata e non capisco ancora bene il perché. È come se avessi sbagliato in qualcosa e ho cominciato a punirmi. Sono stata troppo severa nelle punizioni.

Ma quanto è avvenuto da quel momento in poi ha distrutto completamente la mia vita. In soli tre anni ho perso mio padre e... mia madre.
Inutile dire che la perdita di mia madre è stato... veramente troppo. Credo che una parte di me si sia completamente spenta per sopravvivere.

Sono sola. Mi sento sola. Non è la compagnia a mancarmi... È qualcosa di più grande. Qualcosa di devastante che mi distrugge dall'interno mentre sorrido è sorrido è continuo sempre e solo a sorridere e a tacere. Restando spenta, completamente.

Quindi è questo il problema? Oh no.
Non sono assolutamente in grado di sopravvivere in questo mondo. Non ho lavoro, non ho soldi, non ho qualifiche, non ho esperienze, non ho più carattere. Mentre sorrido dentro ho miliardi di paure che mi spengono addirittura il respiro.

Un anno e mezzo fa, avevo deciso di dare una svolta, di dare una scossa. Sono partita un po' all'avventura per tentare disperatamente di provare a sopravvivere e a vivere.

Credo di aver commesso un errore nell'innamorarmi. Il mio viaggio si è prolungato fino a stagnarsi.
Vivo a mille kilometri dalla casa del mio passato, della mia "famiglia" in un paesino che non offre niente.

Ero così felice quando l'ho conosciuto, credevo la mia vita sarebbe diventata così banalmente è perfettamente normale. L'amore, il lavoro, una casa, un cane e chissà...
E invece lui non è il mio principe azzurro.

Vivo in una piccola stanza di una piccola casa con gente dalla testa troppo piccola, legata ad un uomo che vede in me solo un peso questo perché mi sto ammalando. Non so più se nel fisico o nella testa o in entrambi. Si solo che non riesco più ad uscire da questa piccola stanza di questa piccola casa con questa piccola gente dalla testa troppo piccola che mi punta gli occhi addosso, mi giudica continuamente e mi fa sentire sempre e solo più inadeguata.

Vorrei scappare, sparire, dissolvermi ma senza soldi, senza salute, l'unico soluzione sarebbe morire in mezzo ad una strada. È allora resto immobile ferma stritolata fra mille paure.
Paura di restare, paura di andare via, paura di morire, di soffrire, paura di sprecare la vita, di non potermi più muovere, di non potermi realizzare, di non poter più amare, di non essere più felice, di morire male, sola in mezzo ad una strada, di pensare che mia madre possa vedere tutto questo è soffrire, paura di perdere comunque l'unica persona che ora si prende cura di me nel bene e nel male, paura che ormai sia bruciato tutto, che non si possa più recuperare, paura di metterci troppo a morire. Paura di provvedere.
Mi sento completamente anestetizzata da tutte queste paure, così tante che il cervello si spegne, io mi spengo.

A volte penso ed è devastante, più spesso mantengo la quiete e non penso a niente. Come se ci fosse un vuoto infinito dentro di me. C'é solo una sottile, continua, sofferenza di fondo.

Tutti pensano che io stia bene, che io sua serena al punto tale da ODIARMI perché non faccio niente... Perché infondo non ho nessun problema giusto?
Sono apparentemente "sana"? Sono apparentemente serena. Sono apparentemente una persona intelligente e stupida nello stesso momento.

Mi sento stanca da morire. Così stanca che anche restare inchiodato al letto mi sfinisce, anche svegliarmi solamente... Mi sfinisce.

Ma infondo, dentro di me continuo a sentire quella vita che urla a squarciagola furibonda e gioiosa, desiderosa, capricciosa che dice ancora: io voglio vivere! Io voglio essere felice! Voglio tutto quello che la vita offre! Voglio essere fiera di questa mia dannatissima vita.

Ho bisogno di aiuto, un aiuto che sappia potare l'erba cattiva e i rami morti e che sappia far rinvigorire e fiorire quella parte che spinge da dentro perché vuole uscire fuori.
Voglio intraprendere un percorso nuovo, voglio degli impegni. Voglio vivere.

Ma non ho soldi e ho anche un problema di salute che non mi permette grandi spostamenti.
Temo che nessuno potrà aiutarmi.

Ho visto che in questo paese non c'è alcun supporto psicologico gratuito.
Come posso fare?

Chiedo scusa per la lunga lettura, non è che un riassunto striminzito dell'intero quadro di pensieri ed emozioni che mi porto dentro, purtroppo.

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