Bimbo di 1 anno si lamenta tanto!

Inviata da MS99 · 16 feb 2026 Psicologia infantile

Il mio bimbo ha 1 anno, ma già da quando aveva 4/5 mesi ha iniziato a lamentarsi ( e spesso anche piangere ) quando eravamo fuori casa o in casa dei miei genitori dove comunque c’è tanta gente e molto caos. Invece dai 7/8 mesi circa ha iniziato a lamentarsi ( urlando ) quando appunto non vuole stare in un luogo. A casa va meglio, però se inizia ad annoiarsi lo fa pure. Alla visita dalla pediatra ha iniziato ad inarcarsi e muoversi tutto quando la dottoressa l’ha sdraiato sul lettino e voleva prendere la misura. Ad un certo punto l’ha dovuto vistare in piedi ed in braccio a me. La pediatra ( stranita) ha detto che solitamente i bambini iniziano a fare così dai 15/18 mesi circa, e quindi mi sono preoccupata. Il mio bimbo sembra più nervoso rispetto ad altri? Si lamenta spesso, é vero. Ma ha anche momenti tranquilli, sorride, gioca, interagisce tanto con noi genitori ma anche con i nostri amici quando ci giocano. É molto attivo e intelligente. Però il fatto che non posso uscire di casa perché dipende dove andiamo si sta a lamentare per molto tempo, é una cosa che non capisco…perché vedo altri bimbi stare tranquilli anche in posti affollati. poi il cambio pannolino e il momento di vestirlo o mettere il giubbotto é un incubo. É una fase? Passerà? Sembra ci sia qualcosa che non va?

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Miglior risposta 17 FEB 2026

Gentile mamma,

comprendo profondamente il tuo senso di smarrimento nel vedere il tuo bimbo reagire in modo così intenso a situazioni che per altri sembrano naturali. La reazione della pediatra ha alimentato la tua ansia, ma vorrei aiutarti a leggere questi segnali sotto una luce diversa, meno allarmante e più orientata alla comprensione della natura unica di tuo figlio.

Quello che descrivi — il disagio nel caos, l'inarcarsi sul lettino, la fatica nel momento del vestirsi — non è necessariamente 'nervosismo' o un capriccio precoce. Potrebbe trattarsi di una iper-sensibilità sensoriale. Esistono bambini che hanno un sistema nervoso molto raffinato e ricettivo: per loro, un ambiente affollato o il tocco di un estraneo non sono solo fastidiosi, ma vengono percepiti come una vera e propria invasione sensoriale. Il suo 'lamento' è in realtà una comunicazione: ti sta dicendo che il suo sistema è in sovraccarico.

Nella mia visione della Sistemica dell'Anima Mundi, considero questi bambini come delle 'antenne'. Sono anime molto sensibili che percepiscono le frequenze dell’ambiente circostante in modo amplificato. Il fatto che a casa sia sereno e interagisca bene dimostra che la sua base affettiva è solida e che lui è, come dici tu, molto attivo e intelligente.

Non c'è nulla di 'sbagliato' in lui. Semplicemente, il suo tempo di maturazione per la gestione degli stimoli esterni segue un ritmo diverso. Invece di forzarlo a stare in posti affollati 'perché gli altri ci stanno', prova a rispettare i suoi tempi, offrendogli ambienti più protetti. Il momento del cambio o del giubbotto può essere vissuto come una limitazione della sua libertà di movimento o una stimolazione tattile eccessiva: prova a trasformarli in momenti di gioco molto lento, avvisandolo sempre di ciò che stai per fare.

Questa è una fase di adattamento tra la sua natura sensibile e il mondo esterno. Con la giusta osservazione e senza ansia, vedrai che imparerà a regolare queste risposte. Sei la sua bussola: se tu resti calma e accogli la sua sensibilità, lui si sentirà al sicuro nel mondo.

Dott.ssa Maria Pandolfo

Maria Pandolfo Psicologo a Pisa

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18 FEB 2026

Capisco bene la sua preoccupazione, ed è importante dirle subito una cosa: da quello che descrive non emergono segnali di “qualcosa che non va”, ma il profilo di un bambino molto piccolo con una sensibilità elevata agli stimoli.
Alcuni bambini, già nei primi mesi, sono più reattivi al rumore, al caos, ai cambi di ambiente e alla manipolazione del corpo. Luoghi affollati, molte persone che parlano insieme, visite mediche, cambio pannolino o vestirsi possono risultare per loro sovrastimolanti. Il pianto, l’inarcarsi, l’irritabilità non sono capricci né segnali di nervosismo patologico, ma modalità di comunicazione: sta dicendo “per me è troppo”.
Il fatto che a casa vada meglio, che abbia momenti di tranquillità, che sorrida, giochi e interagisca bene con voi e con gli altri è un indicatore molto positivo di sviluppo emotivo e relazionale. Anche essere molto attivo e curioso rientra spesso in questi profili di bambini più intensi dal punto di vista sensoriale.
Il commento della pediatra può averla allarmata, ma è importante sapere che le tappe di regolazione emotiva non sono uguali per tutti. Alcuni bambini manifestano prima la protesta e il rifiuto, altri più tardi. Questo non significa che ci sia un problema, ma che il suo bimbo ha probabilmente meno tolleranza alla frustrazione e agli stimoli, e avrà bisogno di più accompagnamento.
Spesso si tratta di fasi, che migliorano con la crescita e soprattutto quando il bambino acquisisce più linguaggio e più possibilità di controllo. Nel frattempo può aiutare
-anticipare con calma ciò che sta per succedere
-ridurre, quando possibile, ambienti troppo caotici
-rendere più prevedibili i momenti critici (vestirsi, cambio)
-contenere emotivamente, senza forzare
Il confronto con “gli altri bambini” è comprensibile, ma rischia di aumentare l’ansia: ogni bambino ha il suo temperamento. Se nel tempo la fatica dovesse aumentare o se lei si sentisse molto limitata o sopraffatta, un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva può essere utile, non perché ci sia un problema, ma per capire come sostenerlo nel modo più adatto a lui.
Sta osservando suo figlio con attenzione e cura: questo è già il fattore di protezione più importante.

Federica Mileto Psicologo a Lecce

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18 FEB 2026

Buonasera,
capisco la sua preoccupazione, soprattutto dopo l’osservazione della pediatra. Quando si è genitori, ogni confronto con “gli altri bambini” può far nascere dubbi.
Da ciò che descrive, il suo bimbo mostra diverse competenze positive: sorride, gioca, interagisce con voi e con altre persone, è curioso e attivo. Questi sono segnali importanti di uno sviluppo relazionale e cognitivo adeguato.
Il comportamento che racconta – lamentarsi o piangere nei luoghi affollati o caotici, irrigidirsi durante la visita o il cambio – può essere legato a diversi fattori del tutto fisiologici a questa età:
- Sensibilità agli stimoli: alcuni bambini hanno una soglia più bassa alla stimolazione sensoriale (rumori, luci, tante persone). I contesti affollati possono sovraccaricarli e la lamentela diventa un modo per comunicare disagio.
- Ricerca di controllo: intorno all’anno inizia una fase di maggiore consapevolezza e bisogno di autonomia. Situazioni come il cambio pannolino o essere sdraiati contro la propria volontà possono generare frustrazione.
- Temperamento: ogni bambino ha un proprio stile. Alcuni sono più adattabili, altri più sensibili o reattivi. Non significa che “ci sia qualcosa che non va”, ma che il suo bambino potrebbe avere un temperamento più intenso o vigile.
Il fatto che la pediatra abbia detto che “di solito succede più avanti” non indica necessariamente un problema. Le tappe evolutive non sono rigide e non tutti i bambini seguono le stesse tempistiche.
Può essere utile osservare:
- Quanto durano questi momenti di disagio?
- Riesce a calmarsi con la sua presenza?
- Ci sono contesti in cui tollera meglio l’ambiente esterno (meno persone, tempi brevi, routine prevedibili)?
Spesso aiutano piccole strategie: anticipare verbalmente ciò che sta per accadere (“adesso ti cambio, poi andiamo a giocare”), ridurre la durata delle uscite, scegliere ambienti meno affollati, mantenere rituali rassicuranti.
Se il bambino mantiene buone capacità di contatto, gioco e interazione – come lei descrive – questi comportamenti rientrano più facilmente in una fase evolutiva e in caratteristiche temperamentali. Con la crescita e con l’aumento delle competenze comunicative, molte di queste reazioni tendono a modularsi.
Se però la sua preoccupazione persiste o nota difficoltà marcate anche in altre aree (sonno, alimentazione, assenza di contatto o di risposta sociale), può essere utile un confronto con uno specialista dell’età evolutiva.
Il fatto che lei osservi con attenzione suo figlio è già un grande segno di cura.
Un caro saluto

Clelia Devoto Psicologo a Sarzana

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17 FEB 2026

Buonasera,
capisco la tua preoccupazione. Quando una pediatra fa un’osservazione che suona come “è presto per questo comportamento”, è naturale iniziare a confrontare il proprio bambino con gli altri e chiedersi se ci sia qualcosa che non va.

Da quello che descrivi, però, il tuo bimbo mostra molte competenze positive: sorride, gioca, interagisce, è attivo, curioso, coinvolto con voi e con gli altri. Questo è un elemento molto importante.
I comportamenti che racconti, lamentarsi nei luoghi affollati, irrigidirsi durante la visita, protestare al cambio o quando viene vestito, possono essere letti come segnali di una sensibilità temperamentale piuttosto marcata. Alcuni bambini sono più sensibili agli stimoli: rumore, movimento, persone nuove, cambi di posizione, manipolazioni del corpo. Non è un “problema”, ma una caratteristica individuale.

Un ambiente affollato o caotico, che per altri bambini può essere neutro, per un bambino più sensibile può risultare sovrastimolante. Il lamentarsi o urlare diventa allora un modo per comunicare disagio o bisogno di regolazione. A un anno di età le competenze per autoregolarsi sono ancora in costruzione, quindi si affidano molto alla protesta corporea e vocale.
Anche l’inarcarsi sul lettino della pediatra o opporsi al cambio pannolino è piuttosto frequente in bambini molto attivi e con un forte bisogno di controllo motorio. In questa fase stanno sperimentando autonomia e movimento; essere sdraiati e “contenuti” può essere vissuto come una limitazione frustrante. Alcuni lo esprimono in modo più deciso di altri.

Il confronto con “gli altri bimbi tranquilli” spesso è fuorviante, perché ogni bambino ha un temperamento diverso. C’è chi è più adattabile e chi più reattivo; chi si abitua subito ai contesti nuovi e chi ha bisogno di tempi più graduali. Nessuno di questi profili è di per sé patologico.
Il fatto che a casa stia meglio e che abbia momenti sereni suggerisce che riesce a stare bene quando il livello di stimolazione è per lui adeguato. Potrebbe aver bisogno di ambienti più prevedibili, transizioni più dolci, anticipazioni verbali (“adesso andiamo dalla nonna, ci sarà un po’ di rumore”) e magari di tempi di permanenza più brevi nei contesti molto affollati.

È comprensibile chiedersi se sia “una fase”. Sicuramente nel secondo anno di vita cambiano molte cose: maturano le capacità di regolazione, il linguaggio, la comprensione. Molti bambini che a un anno sono molto reattivi diventano più stabili man mano che acquisiscono strumenti per esprimersi e sentirsi più competenti.
Naturalmente, se nel tempo dovessi notare difficoltà più ampie (ad esempio una marcata assenza di contatto o interazione, regressioni, o un disagio costante e pervasivo in ogni contesto), allora avrebbe senso approfondire. Ma da ciò che racconti non emerge qualcosa che “non va”, quanto piuttosto un bambino vivace, sensibile e con una forte intensità emotiva.

A volte la domanda non è “è troppo nervoso?”, ma “di che cosa ha bisogno per sentirsi regolato?”. Osservandolo con questa chiave potresti iniziare a cogliere piccoli segnali precoci di sovrastimolazione e intervenire prima che il disagio esploda.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

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17 FEB 2026

Buonasera, provo a risponderle con prudenza, perché parliamo di un bambino molto piccolo e, a questa età, le differenze individuali possono essere ampie senza che questo significhi necessariamente che “ci sia qualcosa che non va”.
Da ciò che descrive, suo figlio ha momenti in cui si lamenta o urla quando è in ambienti affollati o caotici, quando viene manipolato (visita pediatrica, cambio pannolino, vestizione) o quando si annoia. Allo stesso tempo, però, racconta anche che sorride, gioca, interagisce con voi e con altre persone, è attivo e curioso. Questo è un elemento importante: non descrive un bambino chiuso o disinteressato alla relazione.
Molti bambini, già nel primo anno di vita, possono mostrare una maggiore sensibilità agli stimoli: rumori, confusione, cambiamenti di ambiente, contatto fisico “imposto” (come durante una visita o il cambio). Alcuni hanno un temperamento più reattivo, altri più adattabile. Il fatto che reagisca in modo intenso non equivale automaticamente a un problema clinico.
Capisco però la sua preoccupazione, soprattutto dopo il commento della pediatra. È comprensibile che una frase del genere possa far nascere dubbi. Tuttavia, confrontare rigidamente le tappe (“di solito succede a 15/18 mesi…”) può generare ansia, perché lo sviluppo non è identico per tutti.
Non mi sentirei, da quello che scrive, di patologizzare un comportamento in un bambino di un anno. Mi sembra più prudente osservare l’andamento nel tempo: la capacità di calmarsi con il genitore, la qualità dell’interazione, la crescita complessiva.
Detto questo, può essere utile porsi anche una domanda più ampia: ci sono stati cambiamenti, tensioni o eventi significativi nel contesto familiare che potrebbero aver inciso sul clima emotivo? I bambini così piccoli non “capiscono” razionalmente, ma percepiscono molto l’atmosfera. Non è una colpa di nessuno, ma a volte interrogarsi sul contesto aiuta.
Se la preoccupazione persiste o aumenta, può valutare un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva (a mio parere meglio se di orientamento psicoanalitico), non perché ci sia necessariamente un disturbo, ma per avere uno spazio di osservazione competente e rassicurante. Diverso è invece l’allarmarsi sulla base di confronti con “altri bambini”: ogni bambino ha il proprio ritmo e il proprio temperamento.
Capisco che possa essere faticoso gestire le uscite, il cambio, la vestizione.
Ma, da ciò che racconta, potrebbe trattarsi di una fase legata alla crescita e alla maggiore affermazione della sua reattività.


Un cordiale saluto,
Dott. Valentino Moretto

Dott. Valentino Moretto Psicologo a Salerno

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17 FEB 2026

Capisco bene la sua preoccupazione, ma da ciò che descrive non emergono elementi che facciano pensare necessariamente a qualcosa che “non va”. Intorno ai 6–8 mesi, e ancor più avvicinandosi all’anno di vita, molti bambini iniziano a mostrare una maggiore sensibilità agli stimoli esterni e ai cambiamenti dell’ambiente. Luoghi affollati, rumorosi o molto stimolanti possono risultare per loro impegnativi da gestire, soprattutto se hanno un temperamento più sensibile o reattivo.
Anche il fatto che durante la visita pediatrica si sia irrigidito non è un comportamento insolito: può trattarsi semplicemente di una reazione a un contesto nuovo o al contatto con una persona poco conosciuta. Il fatto che si sia lasciato visitare più serenamente stando in braccio a lei è del tutto coerente con il bisogno di sicurezza e contenimento tipico di questa fase evolutiva.
Allo stesso modo, il momento del cambio pannolino, della vestizione o del mettere il giubbotto rappresenta spesso una piccola “sfida” intorno all’anno di età. In questo periodo il bambino sviluppa un forte desiderio di movimento e di autonomia: essere fermato o trattenuto può generare frustrazione e quindi opposizione. Non è un segnale di problema, ma un’espressione del suo sviluppo.
Un aspetto molto rassicurante è ciò che lei racconta alla fine: sorride, gioca, interagisce con voi genitori e con le altre persone, è attivo e curioso. Questi sono indicatori importanti di uno sviluppo relazionale e cognitivo adeguato.
Ogni bambino ha un temperamento diverso. Alcuni si adattano con facilità a contesti caotici e ricchi di stimoli, altri hanno bisogno di tempi più graduali, routine prevedibili e ambienti meno intensi. Non è una gara tra bambini e non è, di per sé, un indicatore di difficoltà.
Può essere utile, nella quotidianità, anticipare con calma i cambi di ambiente, limitare quando possibile le situazioni troppo rumorose o prolungate, mantenere routine prevedibili e trasformare momenti come il cambio o la vestizione in occasioni di gioco o distrazione. Accogliere le sue emozioni senza leggerle come “capricci” aiuta il bambino a sentirsi compreso e sostenuto.
Nella maggior parte dei casi si tratta di una fase legata alla crescita e alla maturazione emotiva, che tende a migliorare con il tempo. Naturalmente, qualora dovesse notare una perdita di competenze già acquisite, difficoltà marcate nel contatto o nell’interazione, regressioni significative o un’inconsolabilità costante e persistente, è sempre opportuno confrontarsi con un professionista. Saluti, Dott.ssa Nicole Corradi

Nicole Corradi Psicologo a Carpi

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17 FEB 2026

Da quello che descrivi non emergono segnali “strani” o necessariamente patologici, ma piuttosto il profilo di un bimbo molto sensibile agli stimoli e con un temperamento probabilmente più reattivo della media. Alcuni bambini hanno una soglia di tolleranza al caos, ai cambiamenti e alla manipolazione corporea (come visite, cambio o vestizione) più bassa rispetto ad altri, e questo può manifestarsi anche prima dei 15 mesi. Il fatto che a casa sia più sereno, che sorrida, giochi e interagisca con voi e con gli amici è un elemento molto rassicurante.
Detto questo, quando il disagio limita molto la quotidianità familiare è utile approfondire: comprendere meglio il suo temperamento, i trigger ambientali e le modalità con cui accompagnarlo nelle transizioni può fare davvero la differenza. Con qualche strategia mirata spesso si ottengono miglioramenti significativi.
Se desideri, possiamo parlarne con calma in un colloquio: uno spazio dedicato ti permetterà di chiarire i dubbi e individuare indicazioni concrete e personalizzate per il tuo bimbo.
Dott.ssa Zorzetto Vera

Vera Zorzetto Psicologo a Verona

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17 FEB 2026

Ti rispondo in modo chiaro: da quello che descrivi non emerge nulla di patologico, ma piuttosto il profilo di un bimbo con temperamento sensibile e molto attivo.
Semplicemente, alcuni bambini sono più sensibili agli stimoli, come, ad esempio, rumori forti, tante persone che parlano, luci diverse, ambienti nuovi.
Non è nervosismo “strano”. È sovrastimolazione.
Prova a somministrare pochi stimoli alla volta.
Ad ogni modo, il fatto che a casa stia meglio, giochi, sorrida, interagisca, sia attivo e curioso è un segnale molto positivo.
Riguardo l’inarcarsi dalla pediatra è molto comune nei bimbi che, solitamente, non amano sentirsi “contenuti”.
Alcuni iniziano a farlo prima dei 15 mesi. Non è una tabella fissa. Inoltre, molti bambini attivi detestano, il cambio pannolino,essere vestiti, essere immobilizzati. Per loro è frustrazione pura.
Cambio pannolino e vestirlo: perché è un incubo? Perché a 1 anno lui vuole muoversi, vuole "decidere", inizia la fase di autonomia.
Non è oppositività problematica. È sviluppo. È più nervoso degli altri? Qui è importante: non esistono bambini “standard”.
Esistono temperamenti diversi.
Quindi, quando preoccuparsi davvero? Sarebbe il caso di approfondire solo se vedessi, nessun contatto oculare, nessuna risposta al nome, nessuna interazione sociale, regressioni (perde abilità che aveva), inconsolabilità continua.
Ma tu descrivi un bambino che, interagisce, sorride, gioca con voi, è attivo, è curioso.
Questi sono segnali di sviluppo sano.
Ti faccio una domanda delicata:
Quando si lamenta in pubblico… tu cosa senti dentro? Imbarazzo? Ansia? Paura del giudizio?
A volte la fatica aumenta perché ci confrontiamo con “gli altri bambini tranquilli”.
Ma ti assicuro: non vedi tutto di quei bambini. Il tuo bambino, a mano a mano, imparerà, a regolare meglio le emozioni,a tollerare ambienti diversi e a comunicare con parole invece che con urla.
Ma ha bisogno di tempo e maturazione neurologica.
Resto a tua disposizione, se tu volessi approfondire.
Un caro saluto.
Dott.ssa Francesca Lissandrello,
Psicologa Clinica e della Riabilitazione

Francesca Lissandrello Psicologo a Ispica

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17 FEB 2026

Cara mamma,capisco davvero la tua fatica e la tua preoccupazione.Quando vedi il tuo bimbo agitarsi,inarcarsi,urlare o lamentarsi,mentre altri sembrano tranquilli,è naturale chiederti se ci sia qualcosa che non va.Quello che descrivi però può essere legato al modo in cui lui vive gli stimoli:alcuni bambini sentono rumori,confusione,persone nuove o cambi di posizione in modo più intenso e il loro corpo reagisce prima ancora che riescano a “capire” cosa sta succedendo.L’inarcarsi o urlare quando viene sdraiato,vestito o cambiato può essere un modo per esprimere disagio o bisogno di controllo,anche a un anno queste reazioni possono comparire.Non c’è un’età precisa uguale per tutti.Il fatto che a casa stia meglio e che abbia momenti di gioco,di sorriso e di interazione è importante:significa che sa entrare in relazione e trovare equilibrio quando si sente al sicuro.Quando è fuori o in ambienti affollati potrebbe semplicemente sentirsi sopraffatto e non avere ancora strumenti per calmarsi da solo.Con la crescita e con il linguaggio queste modalità spesso si modulano.Se però l’ansia rimane dentro di te,è giusto cercare un confronto con un professionista dell’età evolutiva,non perché ci sia per forza un problema,ma per avere uno spazio in cui sentirti rassicurata e accompagnata.Non sei sola in questo dubbio,ed è comprensibile voler capire. Saluti

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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17 FEB 2026

Quello che descrivi non parla di un bambino “nervoso” o “problematico”, ma di un bambino che ha un sistema sensoriale molto sveglio e molto reattivo.
Alcuni bambini, già da piccolissimi, non tollerano bene il caos, gli ambienti affollati, i rumori sovrapposti, gli spazi nuovi: non perché siano fragili, ma perché il loro cervello registra tutto, troppo, troppo in fretta.
E quando l’ambiente supera la loro soglia, il corpo risponde come può: si lamenta, urla, si inarca, protesta, cerca di uscire da quella situazione. Non è un capriccio, è un sovraccarico. Un bambino che si sovraccarica presto può sembrare “più nervoso”, ma in realtà è più sensibile agli stimoli, più vigile, più rapido a reagire.
Il fatto che con voi interagisca, giochi, sorrida, sia attivo e curioso, è un indicatore molto forte: non c’è un problema di relazione, non c’è un problema di sviluppo, non c’è un problema di regolazione emotiva profonda. C’è un bambino che ha bisogno di sentirsi al sicuro per potersi adattare. La pediatra si è stupita perché molti bambini iniziano a opporsi più tardi, ma questo non significa che il tuo sia “in anticipo su qualcosa di preoccupante”: significa che il suo modo di comunicare disagio è già molto chiaro e molto diretto.
Alcuni bambini sono “adattivi”: si adattano all’ambiente. Altri sono “selettivi”: hanno bisogno che l’ambiente si adatti un po’ a loro. Il tuo sembra appartenere alla seconda categoria. Il cambio pannolino, il vestirlo, il giubbotto: sono momenti in cui perde controllo sul corpo, viene manipolato, non può decidere.
Per un bambino sensorialmente reattivo è un’esperienza intensa, e la protesta è il suo modo di dire “è troppo, fammi capire cosa succede”. Non è un segnale di qualcosa che non va, è un tratto e i tratti non si curano, si accompagnano.
Con la crescita, la capacità di tollerare gli stimoli aumenta, la soglia si alza, il mondo diventa meno invadente. Quello che oggi sembra “non posso uscire di casa” diventa, gradualmente, “posso uscire, ma ho bisogno di un ritmo diverso”. Non stai osservando un problema, stai osservando un temperamento. E un temperamento così, se accompagnato bene, diventa un bambino attento, profondo, selettivo nelle relazioni, molto legato alle figure di riferimento e capace di grande concentrazione. Resto a disposizione.

Un abbraccio
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica - del Lavoro
Organizzazioni -Risorse Umane
Ricevo online

Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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17 FEB 2026

Mentre ti leggo sento tutta la preoccupazione dietro queste domande. Quando un professionista usa una frase tipo “di solito succede più avanti” è facile che scatti l’allarme dentro.
Parto da una cosa importante: quello che descrivi, a 1 anno, può rientrare pienamente nella variabilità normale del temperamento. Non tutti i bambini sono uguali. Alcuni sono più “sensibili al contesto”, altri più adattabili.
Quello che racconti fa pensare a tre aspetti molto comuni:

1. Alta sensibilità agli stimoli >>> Lamentarsi in ambienti affollati, rumorosi, con tante persone, può indicare un sistema nervoso molto reattivo. Non è un problema, è una caratteristica. Alcuni bimbi si sovrastimolano facilmente e il pianto è il loro modo di dire: “È troppo”. Il fatto che a casa stia meglio, abbia momenti sereni e sorrida, giochi, interagisca, è un ottimo segno.

2. Fase di autonomia precoce>>> Intorno agli 8-12 mesi emerge una forte spinta al controllo: non voglio stare qui, non voglio essere sdraiato, non voglio essere vestito e così via. L’inarcarsi durante la visita o il cambio è frequentissimo. Non è “da 15-18 mesi obbligatoriamente”: le tappe non sono orologi svizzeri, sono indicazioni generali ma ogni bambino ha il suo "stile", i suoi tempi...

3. Temperamento “attivo-intenso” >>> Dunque tu dici che è molto attivo e intelligente. Spesso questi bambini:
• si annoiano facilmente
• hanno reazioni più intense
• hanno bisogno di prevedibilità
• tollerano poco l’immobilità (cambio, visita, giubbotto)
Non è nervosismo patologico. È intensità.

Quando preoccuparsi davvero? Ci si allarma se ci sono:
• scarso contatto oculare
• nessuna risposta al nome
• assenza di sorriso sociale
• mancata interazione
• regressioni importanti
Ma tu descrivi l’opposto: interagisce, gioca, è coinvolto.
Ecco alcuni piccoli accorgimenti che ti può aiutare concretamente:
- anticipare verbalmente l’azione che si sta per compiere come a creare un ponte: “Ora mettiamo il giubbotto, poi usciamo”
- ridurre il tempo negli ambienti sovrastimolanti
- uscite brevi e graduali
- dare piccoli margini di scelta (un gioco in mano mentre lo vesti)
- accettare che non tutti i bambini amano il caos

E soprattutto: non confrontarlo troppo con gli altri. I bambini tranquilli nei luoghi affollati esistono. Ma esistono anche quelli che odiano il rumore e diventeranno magari adulti molto sensibili, creativi, profondi.

Ti faccio una domanda dolce ma importante: quando lui si lamenta fuori, tu come ti senti dentro? Ansiosa? Imbarazzata? Preoccupata?
Perché a volte il nostro sistema nervoso e il loro si parlano moltissimo.
Se vuoi possiamo approfondire insieme. Ricevo anche on line.
Da quello che scrivi non vedo “qualcosa che non va”, vedo un bambino con un temperamento vivace e sensibile… e una mamma molto attenta.
Un caro saluto.

Dott.ssa Giulia Bertinetti,
Psicologa Clinica, specializzata in perinatalità

Dott.ssa Giulia Bertinetti Psicologo a Ostia

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17 FEB 2026

Capisco bene la sua preoccupazione, ed è comprensibile che il confronto con altri bambini e alcune osservazioni fatte da professionisti possano averla messa in allarme. Provo a risponderle con ordine, cercando di rassicurarla e darle qualche chiave di lettura.
Da ciò che descrive, il suo bambino mostra una reattività emotiva e sensoriale piuttosto intensa, che non è sinonimo di “qualcosa che non va”, ma indica un temperamento più sensibile. Alcuni bambini, fin dai primi mesi di vita, percepiscono gli stimoli (rumori, voci, luci, contatto fisico, cambi di posizione) in modo più amplificato rispetto ad altri. Ambienti affollati, caotici o poco prevedibili possono quindi risultare per loro faticosi e portare a manifestazioni di disagio come lamenti, pianto o irrigidimento del corpo.
Il comportamento che descrive durante la visita pediatrica, il cambio del pannolino o il momento di vestirlo rientra molto spesso in questa stessa cornice: non è opposizione né “nervosismo”, ma una difficoltà a tollerare situazioni percepite come invasive, rapide o non controllabili. Alcuni bambini hanno bisogno di più tempo, di continuità e di sentirsi contenuti per affrontare questi passaggi.
È importante sottolineare un aspetto molto significativo di ciò che racconta; il suo bambino sa anche essere tranquillo, sorride, gioca, interagisce, cerca la relazione, mostra curiosità e vivacità cognitiva. Questo è un indicatore fondamentale di buon sviluppo emotivo e relazionale. I bambini che presentano reali difficoltà di sviluppo mostrano segnali ben diversi e pervasivi, non legati solo a specifici contesti o stimoli.
Rispetto all’osservazione della pediatra sull’età, tenga presente che le tappe evolutive non sono mai rigide. Alcuni comportamenti che in media emergono più avanti possono comparire prima in bambini molto attivi, sensibili o con una forte consapevolezza corporea. Non è un campanello d’allarme di per sé. Alla sua domanda “è una fase? passerà?”, la risposta è sì, nella maggior parte dei casi sì, soprattutto se il bambino viene accompagnato con modalità che rispettino il suo funzionamento. Con la maturazione neurologica e l’acquisizione di maggiori strumenti di autoregolazione, queste reazioni tendono ad attenuarsi. Tuttavia, è probabile che rimanga un bambino con un temperamento vivace e sensibile, che avrà bisogno di adulti capaci di leggere i suoi segnali senza forzarlo nel confronto continuo con “come dovrebbero essere gli altri”.
Alcuni suggerimenti pratici potrebbero essere anticipare verbalmente ciò che sta per accadere (“ora ti prendo in braccio”, “ora mettiamo il giubbotto”), anche se è piccolo, rallentare i momenti di cura, trasformandoli in routine prevedibili, limitare, quando possibile, ambienti troppo caotici o prevedere pause, evitare di interpretare i suoi segnali come capricci o rifiuto della relazione.
Se la sua preoccupazione dovesse persistere o se sentisse il bisogno di uno spazio di confronto più approfondito, un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva può essere utile non perché ci sia qualcosa che non va, ma per aiutarla a sentirsi più sicura nel leggere e sostenere suo figlio.
In sintesi, da ciò che racconta non emergono segnali di allarme, ma il profilo di un bambino intenso, sensibile e molto attivo, che sta comunicando il suo modo di stare nel mondo. E lei, ponendosi queste domande, sta già facendo qualcosa di molto importante per lui.

Resto a disposizione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Roberta Fornarelli
Ricevo anche online

Roberta Fornarelli Psicologo a Bari

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17 FEB 2026

Cara MS99,
capisco la tua preoccupazione.
Quando un pediatra fa un'osservazione "stranita", anche senza allarmismo, può far nascere mille dubbi.

Il quadro che racconti, nel complesso, non suona come qualcosa che non va, ma piuttosto come un bambino con una sensibilità alta agli stimoli e con un temperamento intenso.
Alcuni bambini hanno un sistema nervoso più reattivo, per cui rumori forti, tante persone, ambienti nuovi, li sovrastimolano facilmente.
Non è un difetto, è una caratteristica.
Il fatto che a casa stia meglio è coerente, poichè l'ambiente è prevedibile, sicuro, regolato.

La pediatra ha detto che di solito certe reazioni si manifestano intorno ai 15/18 mesi, ma non è una regola rigida.
A 7/12 mesi inizia l'ansia da separazione, aumenta la consapevolezza corporea, cresce la memoria dell'esperienza.
Per cui, un bambino può tranquillamente mostrare opposizione o disagio prima dei 15 mesi.
Non è segno di patologia, è segno di sviluppo.

Il cambio pannolino e vestirlo, perchè è così difficile?
Questa è una cosa frequentissima.
Tra 8 e 14 mesi i bambino vogliono muoversi, non sopportano di essere "bloccati", vivono il momento del cambio come "un'interruzione".
Dunque stare fermo è frustrante.
Qui non vedo nessun campanello d'allarme, ma un bambino con una forte motricità, bisogno di controllo e bassa tolleranza alla costrizione.

Alla tua domanda "è più nervoso degli altri?", faccio una riflessione importante.
Noi vediamo gli altri bambini nei momenti migliori, non nei momenti di crisi.
Ogni genitore ha le sue fatiche, solo che non sempre si vedono.
La domanda non è "è più nervoso degli altri?", ma "funziona nel suo modo di essere?".
E da quello che racconti, ha momenti sereni, gioca, sorride, interagisce, è affettuoso.
Questi sono indicatori di buon sviluppo emotivo e relazionale.

Quindi, potrebbe essere una fase? Sì.

Quando preoccuparsi davvero?
Sarebbe utile approfondire se ci fossero assenza di contatto o sorriso sociale, scarso interesse per le persone, regressione importante, pianto inconsolabile continuo anche in luoghi sicuri.
Ma non è quello che descrivi.

Da quello che dici, non vedo altri segnali.
Solo un bambino attivo e una mamma attenta.

Resto a disposizione, anche online.
Un caro saluto.
Dottoressa Martina Miranda

Martina Miranda Psicologo a Poggiomarino

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17 FEB 2026

Buongiorno,
grazie per aver condiviso qui le sue preoccupazioni.
In quanto mamma lei è, insieme al papà, la massima esperta del suo bambino. Noi professioniste possiamo offrire una cornice scientifica alle sue osservazioni, applicando le nostre competenze e cercando quelle che possono esserle utili per comprendere al meglio suo figlio.
Per prima cosa la invito riflettere sulla comunicazione con la pediatra: è riuscita a condividere con lei tutti i suoi dubbi e perplessità? Oppure ha avvertito qualche difficoltà o ostacolo nella comunicazione? A volte nei tempi delle visite non si riesce a fare mente locale su tutto, soprattutto se l'attenzione è spostata su una piccola persona che dipende da noi in tutto.
La mia domanda è questa: le sono venuti in mente elementi nuovi, a mente fredda, che non ha ancora condiviso con la pediatra, oppure li ha condivisi ma ha ricevuto una risposta che le lascia ancora dei dubbi e delle preoccupazioni?
Nel primo caso abbiamo già lo step successivo: parlare con la dottoressa e esplorare insieme a lei il vissuto che ha riportato qui.
Nel secondo caso possiamo chiedere alla dottoressa quali potrebbero essere gli approfondimenti da fare, con quali professionisti e secondo quali tempi o modalità.
Dal suo racconto, sembra che possano esserci elementi sensoriali che il suo bambino non gradisce particolarmente, e lo dimostra con un aumento della reattività. È attivo, intelligente e probabilmente anche molto sensibile, agli stimoli ambientali, ai cambiamenti, ad alcuni tessuti. Questa sensibilità può renderle più difficile il compito di sintonizzarsi sui suoi bisogni, come sta facendo.
La risorsa fondamentale qui sono proprio i suoi tentativi di capire, di intercettare i bisogni del suo bambino. Le costano tanta fatica, immagino, ma creano un impalcatura relazionale basata su reciprocità e sicurezza.
Continui ad ascoltarsi come già sta facendo, e non abbia timore di condividere i suoi dubbi con i professionisti da cui è seguita, proprio come ha fatto qui oggi.

Se ne ha bisogno, resto a disposizione
Un saluto
Margherita Barberi, psicologa
Ricevo anche online


Margherita Barberi Psicologo a Lerici

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17 FEB 2026

Gentilissim*
Capisco la sua preoccupazione, ma da quello che racconta, non sembra ci sia qualcosa che non va: è probabile invece che il bimbo abbia semplicemente un temperamento sensibile e reattivo agli stimoli.
Alcuni bambini percepiscono rumori, confusione e cambiamenti con maggiore intensità e lo esprimono lamentandosi, soprattutto se fuori casa o in situazioni nuove.
Il fatto che a casa sia più sereno, che sorrida e interagisca con voi e con gli altri, è un segnale rassicurante e indica che il suo sviluppo relazionale è ottimo.
Se col tempo dovesse notare che il disagio aumenta, allora potrebbe essere utile confrontarsi con uno specialista dello sviluppo per avere un parere sereno e orientante.
Lei sta già facendo la cosa più importante: osservare suo figlio con attenzione e cercare di capirlo.

Resto a disposizione.
Dott.ssa Gaia Rotondo, psicologa clinica
Disponibile anche on-line

Dott.ssa Gaia Rotondo Psicologo a Taranto

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17 FEB 2026

Buonasera, quello che descrive, per l’età del suo bambino, rientra molto più spesso nella normale evoluzione dello sviluppo che in qualcosa che “non va”.

Intorno ai 7/8 mesi succedono due cose importanti:
- aumenta la consapevolezza dell’ambiente
- compare (o si intensifica) l’ansia verso le situazioni nuove e affollate

Il suo bambino oggi percepisce molto di più rumori, volti, stimoli, caos. Se l’ambiente è troppo ricco di stimoli (casa dei nonni con tante persone, luoghi affollati, visite mediche), può sentirsi sovraccaricato. L’unico modo che ha per dirlo è lamentarsi o piangere.

Questo non significa che sia “più nervoso”. Potrebbe semplicemente essere un bambino più sensibile agli stimoli, e la sensibilità non è un difetto.

Anche l’inarcarsi durante la visita o il cambio pannolino è frequente. A questa età iniziano le prime forme di autonomia: “Non voglio”, “Non mi piace”, “Non mi sento al sicuro”.
Non possono dirlo a parole, lo comunicano con il corpo.

Per quanto riguarda le uscite, può aiutare molto:
- Routine prevedibili prima di uscire (stesse sequenze, stessi tempi)
- Uscire quando è riposato e non affamato
- Esporlo gradualmente agli ambienti caotici
- Dargli tempo di osservare prima di essere coinvolto

I bambini non sono tutti uguali: alcuni sono più adattabili, altri hanno bisogno di più gradualità. Il confronto con altri bambini spesso genera ansia, ma ogni temperamento è diverso.

Il fatto che a casa giochi, sorrida, interagisca e sia curioso è un ottimo segnale. La presenza di momenti sereni è molto importante.

È comprensibile la sua preoccupazione dopo il commento della pediatra, ma i comportamenti che descrive possono comparire anche prima dei 15/18 mesi. Lo sviluppo non è una tabella rigida.

Più che chiedersi “c’è qualcosa che non va?”, può essere utile chiedersi:
In quali contesti sta meglio?
Cosa lo aiuta a calmarsi più facilmente?

Osservarlo senza allarme e adattare un po’ i ritmi a lui spesso fa già una grande differenza.

Se nel tempo dovesse notare regressioni importanti, mancata interazione, assenza di sguardo o gioco condiviso, allora sì, avrebbe senso approfondire. Ma da ciò che racconta, al momento sembra un bambino che sta imparando a far sentire la propria voce.

Resto a disposizione.
Dott.ssa Sonia Fuggiano

Dott.ssa Sonia Fuggiano Psicologo a Taranto

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17 FEB 2026

Buongiorno,
è molto frequente nel secondo semestre di vita, questo comportamento, e non indica, di per sé, che ci sia qualcosa che non va.
Intorno ai 6–12 mesi molti bambini diventano più sensibili agli stimoli e iniziano a reagire con più intensità a ciò che li circonda.

Il tuo bimbo sembra avere un temperamento sensibile e reattivo agli stimoli: ambienti rumorosi, affollati, pieni di persone, cambi di posizione o di routine possono risultare per lui “troppo” da elaborare. Non è nervosismo patologico, ma spesso una maggiore sensibilità sensoriale e bisogno di prevedibilità. Alcuni bambini sono semplicemente più selettivi rispetto agli stimoli e hanno bisogno di più tempo per adattarsi.

Il fatto che a casa sia più tranquillo, che sorrida, giochi, interagisca e si relazioni con gli altri è un segnale molto rassicurante. Significa che le competenze sociali e relazionali sono presenti; la difficoltà emerge soprattutto nei contesti molto stimolanti o nelle situazioni di “contenimento” (pannolino, vestirsi, visite mediche), che per molti bambini di questa età rappresentano momenti di perdita di controllo e quindi di protesta.

Il cambio pannolino e il vestirsi diventano spesso complicati proprio intorno all’anno, perché aumenta il bisogno di movimento e autonomia: stare fermi e sdraiati è percepito come frustrante, da qui l’inarcarsi, irrigidirsi e protestare. È una fase molto comune.

Il commento della pediatra può averti spaventata, ma l’anticipo di questi comportamenti non è di per sé un segnale di problema: indica più probabilmente un temperamento vivace, attivo e sensibile. I bambini non sono tutti uguali: alcuni tollerano meglio il caos, altri hanno bisogno di ambienti più prevedibili e graduali.

In sintesi, ciò che racconti rientra nello sviluppo tipico. Con la crescita e con l’aumento della capacità di comprendere e anticipare ciò che accade, queste reazioni tendono a ridursi. Se nel tempo dovessi notare una marcata difficoltà nelle interazioni, nel gioco o nello sviluppo generale, allora avrebbe senso approfondire, ma al momento gli elementi che riporti sono rassicuranti e compatibili con una fase evolutiva e con un temperamento sensibile.

Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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17 FEB 2026

Quello che descrivi, da come lo racconti, rientra molto più spesso nella variabilità del temperamento che in qualcosa che “non va”.
Alcuni bambini, già dai primi mesi, mostrano una sensibilità più marcata agli stimoli: rumore, luci, voci sovrapposte, persone che si avvicinano, cambi di ambiente. Non è un problema, è una caratteristica del sistema nervoso. Ci sono bambini che sembrano “filtrare” meglio il caos e altri che lo vivono come eccessivo e quindi reagiscono con lamento, irrigidimento, inarcamento, urla. A 4-5 mesi è presto per parlare di ansia da separazione vera e propria, ma non è affatto presto per vedere differenze temperamentali.

Il fatto che a casa vada meglio è un segnale importante. La casa è prevedibile, conosciuta, con stimoli sotto controllo. Fuori, invece, tutto cambia: odori, suoni, volti, distanze. Per un bambino molto attivo e attento, come lo descrivi, questo può essere tanto da elaborare. Non è raro che bambini molto svegli e ricettivi siano anche più facilmente sovrastimolati.
Anche l’episodio dalla pediatra non è così insolito. Essere sdraiati, bloccati, toccati da una persona estranea in un ambiente nuovo può attivare una risposta di difesa. L’inarcarsi e irrigidirsi è una reazione corporea frequente quando il bambino perde controllo della situazione. Il fatto che in braccio a te si sia lasciato visitare è, anzi, un buon segnale di attaccamento e regolazione attraverso la figura di riferimento.

Rispetto al confronto con gli altri bambini, è importante fare molta attenzione. Noi vediamo spesso solo il “frame” di calma, non quello che succede prima o dopo. Inoltre ogni bambino ha una soglia diversa di tolleranza agli stimoli. Non esiste una norma unica. Alcuni stanno tranquilli nei luoghi affollati, altri si attivano molto. Non significa che uno sia più “bravo” o più “sereno” dell’altro.

Il cambio pannolino e il momento di vestirlo sono situazioni tipicamente conflittuali intorno all’anno di vita. In questa fase aumenta tantissimo il bisogno di autonomia e movimento. Essere sdraiati e trattenuti mentre il corpo vuole esplorare può generare opposizione forte. È molto comune che diventi una piccola battaglia quotidiana. Non è un indicatore di disturbo, ma di sviluppo.

Quello che mi colpisce in positivo è che tu descrivi anche momenti tranquilli, sorrisi, gioco, interazione ricca con voi e con gli amici. Questo è un elemento fondamentale. Un bambino che ha qualcosa che “non va” in senso evolutivo più strutturato tende a mostrare difficoltà pervasive, non solo legate al contesto o alla sovrastimolazione.

Potrebbe essere una fase? In parte sì, perché tra i 7 e i 18 mesi c’è un grande cambiamento: maggiore consapevolezza dell’ambiente, nascita dell’intenzionalità, desiderio di controllo, inizio della paura dell’estraneo. Ma potrebbe anche essere semplicemente il suo temperamento di base, che col tempo imparerà a modulare meglio grazie alla vostra regolazione.
Può aiutare ridurre un po’ le situazioni molto caotiche per un periodo, arrivare nei luoghi prima che si riempiano troppo, dargli tempo di osservare senza forzarlo all’interazione, prepararlo verbalmente anche se è piccolo (“adesso andiamo dai nonni, ci sarà un po’ di rumore ma mamma è con te”), mantenere rituali prevedibili. Nei momenti di cambio pannolino, anticiparlo, coinvolgerlo, distrarlo, magari farlo in piedi quando possibile, può diminuire la lotta.

Se il pediatra non ha rilevato segnali neurologici o di sviluppo atipici e se tuo figlio interagisce, cerca lo sguardo, gioca, comunica, la descrizione che fai non suggerisce qualcosa di patologico. Suggerisce un bambino sensibile, attivo e con un sistema nervoso molto reattivo.
La domanda più importante forse è un’altra: quanto ti sta stressando questa situazione? Perché a volte l’ansia che nasce dal confronto con gli altri amplifica la preoccupazione.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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17 FEB 2026

Buongiorno.
Ogni bambino è diverso per cui è difficile con così poche informazioni dare senso al comportamento di suo figlio. I fattori da prendere in considerazione sono tanti. Però senz'altro quando un bambino piange esprime un disagio.
Quello che sicuramente posso consigliarle è di confrontarsi con n uno psicologo infantile per trovare risposta ai suoi dubbi e ritrovare la serenità e la sicurezza che le serve.
Se vuole può approfondire sul mio blog e scrivermi in caso voglia un confronto più specifico con me.
Un caro saluto
Serena Costa psicologa infantile e blogger di Connettiti alla psicologia dei bambini

Dott.ssa Serena Costa Psicologo a Giovo

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17 FEB 2026

Buongiorno
Porti suo figlio da un Neuropsichiatra infantile
Se e a Roma, al Bambin Gesù
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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17 FEB 2026

Gentile utente, a quell’età è inconcepibile parlare di “lamento” in quanto il pianto è il mezzo di comunicazione primario per manifestare sia disagi fisici (fame, sonno, coliche ecc.) sia bisogni di natura emotiva (frustrazione: veda al caos eccessivo, esigenza di contatto, ansia da separazione dalla madre o dalla figura di riferimento ecc.).
Il pianto rappresenta l’unico modo che suo figlio ha di manifestare i suoi bisogni, che chiaramente ancora non sono verbalizzabili.
Ogni bambino ha un temperamento differente, che tende a modificarsi nel tempo e in risposta alle cure genitoriali.
La invito a rivolgersi a un supporto genitoriale anche in termini psicopedagogici.

Dott.ssa Ilaria Bagnoli Psicologo a Modena

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17 FEB 2026

Molti bambini presentano un temperamento più sensibile alla stimolazione: rumore, caos, transizioni (vestirsi, cambio) possono essere vissuti come “troppo” e tradursi in protesta corporea. Questo, di per sé, non è una diagnosi né un segno certo che ci sia qualcosa che non va: è spesso un problema di regolazione, cioè di quanta eccitazione il sistema nervoso tollera prima di andare in sovraccarico. Il fatto che sorrida, giochi, interagisca e cerchi voi genitori è un dato importante. Privilegi routine prevedibili, uscite brevi e graduali, pause di decompressione (spazi più quieti), e prepari i passaggi con piccoli rituali ripetitivi (stesse parole, stessi gesti). Nel cambio pannolino/vestizione, lavori per anticipazione e collaborazione (dare un oggetto, scegliere tra due opzioni, tempi più lenti). Se la difficoltà resta intensa e pervasiva, o se emergono segnali di sofferenza marcata, ne riparli con la pediatra e valuti una consulenza neuroevolutiva, così da capire come aiutarlo a regolare meglio.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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17 FEB 2026

Gentile MS 99,
il vostro bambino di un anno sta esprimendo un disagio e vista l'età lo esprime con il suo linguaggio: piange, urla, strilla, si agita.
Non è facile essere genitori e i bambini fin da piccoli hanno il loro carattere, i loro bisogni che esprimono come possono. Sta a noi adulti cercare di capirli. Essere genitori non è facile e occorre mettere in primo piano la funzione di ascolto nei confronti del figlio, sempre e comunque, da piccolo e anche quando sarà grande. Lei ha osservato che suo figlio quando esposto a rumori e in situazioni di caos entra in uno stato di forte irascibilità. Il disagio vissuto nei primi mesi di vita si ripresenta anche in altre circostanze da lei descrite.
I bambini hanno bisogno di molta calma, attenzione e ascolto da parte dei genitori. Fin da piccoli ogni bambino ha una sua personalità e modi di reagire alla frustrazione che non possono essere standardizzati.
Soprattutto nei primi mesi di vita del bambino è importante che i genitori siano molto accurati nel cercare di capire che tipo di persona è il loro figlio.
Se il rumore e il caos costituiscono fonte di stress per il bambino andrebbero evitati se non strettamente necessari.
Mi sembra di capire che quando siete in casa il bambino si sente al sicuro, tranquillo e diventa socievole anche con i vostri amici.
E' importante far fare al bambino esperienze "calde" e affettuose che lo rassicurino e che lo facciano sentire capito e amato.
Può darsi che al momento voi genitori "dobbiate" rinunciare a qualcosa ma sicuramente se seminate bene ne raccoglierete i frutti.
Un saluto
Dott.ssa Noemi Sembranti

Noemi Sembranti Psicologo a Pescia

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