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Bambino di 2 anni e mezzo, SOLO PAPA' rifuto della MAMMA

Inviata da Linda il 11 gen 2013 Psicologia infantile

Buongiorno,
sono la mamma di due bimbi, uno ha 10 anni, e l'altro in oggetto 2 e mezzo.
Ha sempre avuto un adorazione speciale per il papa' che si è sempre occupato di lui in maniera meravigliosa.
Ce stato un periodo seppur breve, in cui lui era attaccatissimo a me, e faceva solo le cose con me... ma è stato breve tant'è che non lo ricordo più bene.
Da Novembre ho iniziato un lavoro a tempo pieno, che mi permette di stare a casa praticamente non prima della sera alle 18.30, il papa' fa i turni, quindi spesso il pomeriggio è lui che si occupa del piccolo e lo va a prendere all'asilo.
Per non parlare del mese di Dicembre, che ho lavorato i sabati e le domeniche praticamente sempre.
Ora che il papa' è disoccupato, è sempre a casa con lui al pomeriggio, ed è lui che si occupa di tutto ciò che lo riguarda, lo va a prendere al nido (io lo porto solo la mattina ).
Fatto sta che qualsiasi e dico qualsiasi cosa si debba fare, lui vuole solo suo papa', addirittura spesso mi dice VAI VIA MAMMA !..Dal giocare, al lavarlo, al vestirlo, a preparargli da mangiare, anche solo asciugargli i capelli, o mettergli le calze, lui vuole suo papà!!..idem se piange o fa i capricci, o se si fa male, coccole dal papà e non da me !!
Se viene qualcun'altro a casa, amici di famiglia o persone legate molto affettivamente a noi, se il papa' in quel momento è occupato, preferisce quella persona a me.
Tutto questo è davvero brutto, ma piu' che altro vorrei capire perché, cosa sbaglio ?e se sbaglio..mi sento davvero inutile.
Cosa succede al mio bambino?

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Buongiorno Linda,
Immagino quanto sia difficile per lei sentirsi rifiutata dal suo bambino, mandata via e non riconosciuta come "persona importante". Lavora molto e sa che il tempo che può spendere con lui non è sufficiente. Quando poi può stare con suo figlio, lui sembra non disponibile. Si domanda allora se sta sbagliando. Credo che uno sbaglio sarebbe credere DAVVERO che suo figlio non la voglia e comportarsi come se questo fosse un rifiuto immodificabile. Infatti non è così. Suo figlio avrà alcuni motivi per essere arrabiato con lei ma questo non significa che non la desideri. Solo che ancora non sa che ci possono stare entrambi i genitori nel suo cuore e si difende e si protegge dal terrore di rimanere solo. A questa età, avere delle preferenze fa parte di una normale esplorazione. Diventa dolorosa, per genitori e figli, quando l'adulto crede che la preferenza sia per sempre e si comporta con lui confermando le sue provocazioni. Non molli. Un caro saluto. Dott.ssa Battistella, Selvazzano Dentro (PD).

Dott.ssa Mariangela Battistella Psicologo a Selvazzano Dentro

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Cara Linda,

comprendo bene la sua sofferenza nel vedere il suo piccolo manifestare atteggiamenti di rifiuto nei suoi confronti e capisco quanto sia difficile dover lavorare molte ore, sottraendo del tempo prezioso a suo figlio. Non dimentichi tuttavia che il suo piccolo non sarebbe così arrabbiato con lei se non la ritenesse la persona più importante della sua vita; inoltre è probabile che con il tempo e la dovuta pazienza riuscirà a recuperare un rapporto sereno con il suo bambino, che imparerà ad amare entrambi i genitori. Nel caso fosse possibile, le suggerirei una psicoterapia madre-bambino per approfondire insieme ad un professionista i nodi problematici che hanno inficiato la vostra relazione.

Dott.ssa Chiara Dionigi Psicologo a Milano

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Buongiorno Linda,
Immagino quanto sia difficile per lei sentirsi rifiutata dal suo bambino, mandata via e non riconosciuta come "persona importante". Lavora molto e sa che il tempo che può spendere con lui non è sufficiente. Quando poi può stare con suo figlio, lui sembra non disponibile. Si domanda allora se sta sbagliando. Credo che uno sbaglio sarebbe credere DAVVERO che suo figlio non la voglia e comportarsi come se questo fosse un rifiuto immodificabile. Infatti non è così. Suo figlio avrà alcuni motivi per essere arrabbiato con lei ma questo non significa che non la desideri. Solo che ancora non sa che ci possono stare entrambi i genitori nel suo cuore e si difende e si protegge dal terrore di rimanere solo. A questa età, avere delle preferenze fa parte di una normale esplorazione. Diventa dolorosa, per genitori e figli, quando l'adulto crede che la preferenza sia per sempre e si comporta con lui confermando le sue provocazioni. Non molli. Un caro saluto. Dott.ssa Battistella, Selvazzano Dentro (PD).

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Salve Linda, dalle sue parole emerge molto bene la sofferenza che Le crea questa situazione, anche se è stata molto chiara la situazione andrebbe approfondita meglio, ad esempio sarebbe utile vedere la visione che ha anche suo marito, la vita ai giorni nostri fa si che i bambini abbiamo più persone che si prendono cura di loro, e molto spesso il lavoro (necessario ) ci porta via tempo prezioso che vorremmo dedicargli, a volte il nostro desiderio di voler stare con loro e l'impossibilità di farlo crea in noi molta sofferenza, la relazione che creiamo con i nostri figli comunque non dipende dal tempo che ci passiamo, ma da come ce lo passiamo, probabilmente quella che sta passando suo figlio è una fase transitoria, che però crea in Lei un vissuto percepibile di sofferenza; se ne sente il bisogno potrebbe affrontare la questione insieme ad un collega della sua zona, magari esperto in dinamiche familiari ed infantili.
Le faccio i miei migliori Auguri

Dr.ssa Lara Orsolini c/o Studio Psicologia Pisa Psicologo a Pisa

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Gentile Linda, la reazione del suo bambino nei suoi confronti è un modo per rimproverarla del fatto che lei sta tutto il giorno fuori, infatti suo figlio è lei che vorrebbe sempre accanto ma poiché non c'è si attacca agli altri e a lei la punisce in questo modo, per cui l'unico suo errore è che lavora troppo, e anche se lo fa per necessità, questo suo figlio non lo capisce.

Dott.ssa Angela Virone Psicologo a Agrigento

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Cara Linda,
capisco la sua sofferenza nel vedere queste reazioni nel suo bambino ma lui non si comporta così perchè la "odia" o perchè non le vuole bene. I bambini sviluppano un attaccamento maggiore con le persone che se ne prendono maggiormente cura. Nella fase di sviluppo che sta vivendo il suo bambino, si crea un effettivo legame preferenziale e una ricerca di contatto con la figura che se ne prende maggiormente cura, questa persona è detta caregiver. Mentre quando sono molto piccoli (pochissimi mesi) ricercano contatto e protezione in modo abbastanza indifferenziato, poi si sviluppa questa sorta di "selezione". Se davvero passa cosi poco tempo a casa con il suo bambino, cerchi in ogni modo di ritagliarsi più spazi per lui e di esserci affettivamente e fisicamente di più.Probabilmente le stà chiedendo attenzione a modo suo.
mi contatti se ne ha bisogno
cari saluti
Dott.ssa Valentina Barbagli

Dott.ssa Valentina Barbagli Psicologo a Arezzo

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Buongiorno Linda, dalla nascita fino ai tre circa i bambini vivono un processo di ATTACCAMENTO alla figura genitoriale che si occupa maggiormente di loro, occupandosi delle necessità' primarie (alimentazione, igiene) ma anche trascorrendo del tempo con loro, dunque giochi e quant'altro...
Questa figura può appunto essere il papà o la mamma o anche qualcun altro , se. Un genitore adottivo; di solito l'attaccamento e'così forte che il bambino non solo non si vuole mai separarsi dalla sua figura preferita ma vive una forte angoscia se questo avviene , per es per andare all'asilo, e può piangere fino alla disperazione...
Questo e' un percorso normale, anzi un attaccamento sicuro ad almeno una delle due figure genitoriali sarà fonte di una capacità futura di creare legami affettivi stabilì e significativi, quindi non ti preoccupare... Piuttosto cerca di passare un po' più di tempo con lui , anche tuo marito potrebbe aiutarvi a creare o rinforzare la vostra relazione, per Es Proponendo giochi a tre ed elogiando le tue abilità': nessuno e' bravo come mamma a giocare con le macchinine ! Buone cose! Dott.ssa R.M. Scuto

Dott.ssa Rosa Michela Scuto Psicologo a Pontedera

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Cara Linda, mi preme innanzi tutti dirti che di certo stai facendo il tuo meglio e che più che sbagliare sei semplicemente in un momento di naturale difficoltà in cui si trovano le mamme che come te lavorano e sentono che stanno perdendo una parte importantissima della loro vita:il rapporto con un figlio. per quanto infatti ti impegni percepisci il suo rifiuto: da una parte è naturale che inizialmente chieda del suo papà, persona in questo momento più di riferimento per molte attività quotidiane, e che allo stesso tempo abbia tanto bisogno della sua mamma. Lo stesso bisogno che spinge te a scrivere! Quello che ti consiglio è, quando torni a casa, di pazientare ed esser presente, aspettando che lui stesso voglia te. ci sono delle modalità comunicative specifiche di approccio che riguardano proprio una presenza silenziosa, che faccia capire al bambino che ora la sua mamma è lì e che lui può essere accolto da lei,senza il pericolo che da un momento all'altro si riallontani.
sono certa che saprai con pazienza e impegno trovare il modo di entrare in contatto restando sul bisogno del tuo bambino, chiedendo alle tue persone di riferimento, come tuo marito, di accogliere il tuo bisogno di rassicurazione. sono comunque disponibile per offrirti un sostegno in questo senso, intanto ti segnalo un articolo sulla comunicazione genitori figli, che ho pubblicato su questo sito, che si chiama "neonati e neogenitori come comunicare in modo efficace". Spero questa risposta e l'articolo possano esserti di spostegno ed utilità
un caso saluto
Dr.ssa Mara Maglioni

Dott.ssa Mara Maglioni Psicologo a Cisterna di Latina

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Gentile Linda,
non è difficile immaginare la sofferenza e il dolore che prova da mamma nel sentirsi rifiutata dal suo bambino; tuttavia il suo bambino probabilmente le sta comunicando un messaggio, che può avere a che fare con il senso di perdita che lui stesso prova da quando la mamma ha intensificato i ritmi lavorativo. Sicuramente il senso di colpa che questo scatena in lei si manifesta in comportamenti e atteggiamenti, anche inconsapevoli, che il bimbo coglie e che possono costituire un rinforzo per lui, ripetendo questa dinamica nel tempo. Per comprendere meglio cosa sta accadendo e per trovare un aiuto professionale, per superare questa situazione senza sentirsi "sbagliata" come madre ma sentendosi accolta e supportata, le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo che si occupi di bambini e di genitorialità. Se Milano non è troppo distante dalla sua zona e se lo desidera, sono a sua disponibile per fissare qualche colloquio. Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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gentile Linda, come professionista e come madre comprendo benissimo il suo sentimento. per una donna che è anche madre è difficilissimo riprendere la vita lavorativa dopo la pausa legata alla gravidanza e lo è anche per i figli. In questo momento per suo figlio la figura di riferimento principale è il papà, per una serie di ragioni oggettive legate alla quantità di tempo trascorsa insieme e dunque al numero di esperienze condivise che ne fanno l'oggetto di cure primario. Forse questo comportamento del suo bambino riverbera un suo probabile senso di colpa per essere tanto tempo lontana da lui? questa è solo una domanda che ovviamente necessita della sua percezione dei fatti per essere o meno confermata. Ad ogni modo essere madre è un compito arduo si ricordi che la perfezione non è richiesta, basta essere, come diceva Winnicott, sufficientemente buone....
un caro saluto dr.ssa scipioni, roma

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Cara linda, non credo chelei si stia sbagliando, credo invece che, come succede spesso ai bambini di questa età, quando la madre non dedica loro tutte le attenzioni che vorrebbero e li lascia in altrui mani (anche per ragioni più che motivate) loro devono in qualche modo fargliela pagare. E' qualcosa di estremamente istintivo naturalmente. Un chiaro indicatore di questa reazione di rifiuto "per dispetto" può riscontrarlo proprio nel fatto che anche quando non c'è il papà il bambino preferisce la presenza di altri estranei al nucleo familiare. Comprendo la sua sofferenza, il suo senso di colpa (immotivato mi creda) e la sua impotenza, ma dia il tempo al suo bambino di capire che la mamma continua ad esserci per lui anche se meno di quanto vorrebbe e anche se da lui viene "cacciata via". Negli asili nido ad esempio si assiste molto frequentemente al rifiuto di tornarsene a a casa con il genitore da parte del bambino... ai pianti per restare con le educatrici. Mi rendo conto che la necessità che lei vada a lavorare è una questione imprescindibile e che purtroppo si verifica in corrispondenza di un'età molto delicata per suo figlio, in ogni caso vedrà che anche questa fase di rifiuto nei suoi confronti fisiologicamente passerà e nel frattempo magari suggerisca a suo marito di fare spesso dei riferimenti alla mamma durante la sua assenza ...un pò come se fosse presente con loro. Un caro saluto. Dott.ssa Sabina Orlandini

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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Cara Linda,
i bambini piccoli, non avendo pienamente acquisito la proprietà linguistica, esprimono i loro stati e le loro emozioni soprattutto attraverso i loro comportamenti e i loro giochi.
Nel suo caso, anche se premetto che mancano molte informazioni importanti rispetto alla gravidanza, alla nascita e al primo anno, il comportamento di suo figlio mi sembra strettamente legato a due aspetti: il primo, la reale presenza fisica maggiore del papà; il secondo, un sentimento di "punizione" nei suoi confronti. Mi spiego meglio: da un lato, suo figlio effettivamente trascorre più tempo col padre e con lui svolge oggettivamente molte attività ed è lui il più presente nei momenti di cura/routine della giornata, questo fa di suo marito una figura di riferimento per il bambino importantissima e stabile. Dall'altro, il bambino riconosce lei come madre, ma è arrabbiato con lei in quanto non è presente (al di là delle motivazioni, che lui ancora è troppo piccolo per accettare) e per "punirla" e proteggere se stesso mette in atto comportamenti di allontanamento e di rifiuto, proprio in maniera speculare a come lui si sente da lei trattato.
Questi casi, cara Linda, sono molto frequenti nelle famiglie in cui l'uno o l'altro coniuge lavorano molto o stanno spesso fuori casa per svariati motivi: Il bambino che sa che la mamma non è presente, spesso ripropone nei suoi confronti lo stesso comportamento, più che altro come autodifesa (è come se lui dicesse: "il modo migliore per accettare la sua assenza è rendermi indipendente da lei").
Chiaramente il bambino mette in atto questi comportamenti non con cattiveria nei suoi confronti, ma lo fa in maniera inconscia, come meccanismo naturale di sopravvivenza.
In questi casi è indicatissima una terapia familiare, ossia una terapia che avviene con tutta la famiglia contemporaneamente alla presenza di un esperto, in maniera tale da riuscire a modificare la situazione già nella stanza di terapia, con l'obiettivo da un lato di sostenere la sua sofferenza e le preoccupazioni sue e di suo marito, e dall'altro di aiutare suo figlio a "fidarsi" maggiormente di lei e di affidarsene con maggiore tranquillità. Inoltre mi sembra importante anche considerare l'altro figlio, perchè spesso il rischio è che subisca indirettamente degli effetti dovuti a tale situazione.
Può cercare tramite questa guida uno psicologo che effettua terapia familiare, oppure se è di Roma contattare il nostro centro.
Siamo a disposizione per chiarimenti e/o appuntamenti.
Dott.ssa Marianna Vallone. Roma

Marianna Vallone Psicologo a Modena

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