Buonasera sono la nonna materna di una bimba di 6 anni , mia figlia nn riesce più a gestirla , la bimba nn la ascolta le dà i calci , la obbliga a fare ciò che vuole lei , fa dispetti ,nn si fa curare ,mia figlia è disperata vorrebbe andare via da casa qualche giorno per vedere cosa succede mi può dare un consiglio .. mille grazie
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4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 10 persone
Cara Marta,
capisco bene la disperazione di tua figlia. Quando una bambina di 6 anni arriva a usare la forza fisica (calci) e a imporre la propria volontà in modo così prepotente, ci sta dicendo, nel suo linguaggio ancora immaturo, che i confini educativi sono saltati e che lei stessa si sente "persa" in questa mancanza di regole.
A questa età, un bambino che "comanda" non è un bambino felice o forte, ma un bambino profondamente angosciato. Se sente di poter dominare l'adulto, perde la fiducia nella capacità dell'adulto di proteggerlo. È quella che io definisco una "inversione di ruoli" che genera una grande instabilità emotiva nella piccola.
Ecco alcuni passi per aiutare tua figlia a riprendere il timone:
Il messaggio dei calci: L'aggressività fisica è spesso un segnale di un'emozione (rabbia, paura, frustrazione) che la bimba non sa nominare. Tua figlia deve fermare il gesto fisicamente (senza picchiare a sua volta), guardarla negli occhi e dire con fermezza: "In questa casa non ci si prende a calci. Sono arrabbiata per quello che hai fatto, ma ti voglio bene e non ti permetterò di farmi del male".
La fermezza è amore: Spesso i genitori, per sfinimento o per troppo amore, cedono per evitare il conflitto. Ma ogni volta che tua figlia cede a un "obbligo" della bambina, le sta confermando che lei ha il potere. Bisogna iniziare a dire dei "No" calmi ma incrollabili su poche cose fondamentali (la cura di sé, il rispetto).
Andare via di casa? L'idea di scappare per qualche giorno nasce dall'esasperazione, ma potrebbe sortire l'effetto opposto: la bambina vivrebbe l'assenza della mamma come un abbandono, aumentando la sua ansia e, di conseguenza, la sua aggressività al ritorno. Piuttosto, tua figlia ha bisogno di ricavarsi degli spazi di "respiro" quotidiani (magari con il tuo aiuto) per ricaricarsi e non reagire per nervosismo.
Osservare il contesto: Bisogna capire se questi comportamenti avvengono solo a casa o anche a scuola. Spesso i bambini "difficili" sono specchi di tensioni familiari invisibili o di difficoltà nel gestire le proprie emozioni (come l'iperattività o la bassa tolleranza alla frustrazione).
Il mio consiglio è di non aspettare che la situazione peggiori. Sarebbe molto utile un colloquio con un esperto dell'età evolutiva che possa osservare la dinamica familiare. Tua figlia non ha bisogno di scappare, ma di essere aiutata a ritrovare la sua autorevolezza di madre, che è la prima forma di protezione per sua figlia.
10 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Gentile signora, la ringrazio per aver scritto. È significativo che a rivolgersi sia lei, la nonna, e non la madre. Già questo dice qualcosa della configurazione in atto: sua figlia è talmente dentro la tempesta da non riuscire a chiedere aiuto in prima persona, e lei interviene come figura di contenimento di un contenimento che si è rotto.
Una bambina di sei anni che tira calci, comanda, rifiuta le cure, impone la propria volontà con una forza che sovrasta l'adulto non è una bambina cattiva né una bambina malata. È una bambina che ha occupato un posto che non le spetta, quello di chi governa la relazione, e lo ha fatto perché in qualche modo quel posto è rimasto vacante, o è stato ceduto. I bambini non prendono il potere per vocazione tirannica. Lo prendono quando sentono che nessuno lo detiene con sufficiente fermezza, e lo esercitano con angoscia, non con piacere, perché un bambino che comanda è un bambino che non ha nessuno a cui appoggiarsi.
L'impulso di sua figlia di andarsene qualche giorno è comprensibile come grido di esaurimento, ma lo sconsiglio. Per la bambina, l'assenza improvvisa della madre in un momento di conflitto così acceso rischierebbe di confermare la fantasia più temuta di ogni bambino che sfida l'adulto: che la propria rabbia sia effettivamente capace di distruggere il legame, di cacciare via chi ama. Questo non la calmerebbe. La terrorizzerebbe. Ciò che serve non è la distanza, ma un aiuto professionale concreto e tempestivo. Un percorso che coinvolga la madre e, quando il terapeuta lo riterrà opportuno, anche la bambina, per restituire a sua figlia l'autorevolezza affettiva che in questo momento sente di aver perduto, e per comprendere cosa chiede davvero questa bambina con tutta quella furia.
10 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Cara Marta,
la ringrazio per aver condiviso qui la sua preoccupazione: la sua domanda rivela una grande attenzione rispetto a quello che sta succedendo a sua figlia e a sua nipote. Il comportamento dei bambini può derivare ed esprimere moltissimi bisogni ed emozioni. Inoltre, i bambini sono degli attentissimi osservatori di ciò che succede intorno a loro e trovano moltissimi modi per prendersi cura, a loro modo, degli adulti (ad esempio, un bambino che esprime rabbia potrebbe tentare, nel suo linguaggio, di tenere vivo e occupato un genitore che sta attraversando un periodo di particolare tristezza). Gli allontanamenti improvvisi difficilmente sono una buona soluzione e rischiano di incrementare nel bambino un senso di insicurezza verso quel rapporto, intensificando i comportamenti "disfunzionali", invece di alleviarli. Quello che credo invece sia importante è uscire dall'ottica che sua nipote abbia "un problema" ed entrare invece nella necessità di comprendere cosa sta succedendo nella vostra famiglia e nella relazione tra sua nipote e sua figlia, per aiutare entrambe ad esprimere i propri bisogni in modo più funzionale e a trovare un modo più sereno di stare insieme. Lei può essere una risorsa preziosa in questo processo, ma è importante che sua figlia possa chiedere il sostegno di un professionista, che la sostenga e la accolga rispetto alle fatiche di questo momento di vita.
Con affetto e augurandovi il meglio,
dott.ssa Margherita Clemente
10 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Cara Marta,
la ringrazio per aver condiviso qui la sua preoccupazione: la sua domanda rivela una grande attenzione rispetto a quello che sta succedendo a sua figlia e a sua nipote. Il comportamento dei bambini può derivare ed esprimere moltissimi bisogni ed emozioni. Inoltre, i bambini sono degli attentissimi osservatori di ciò che succede intorno a loro e trovano moltissimi modi per prendersi cura, a loro modo, degli adulti (ad esempio, un bambino che esprime rabbia potrebbe tentare, nel suo linguaggio, di tenere vivo e occupato un genitore che sta attraversando un periodo di particolare tristezza). Gli allontanamenti improvvisi difficilmente sono una buona soluzione e rischiano di incrementare nel bambino un senso di insicurezza verso quel rapporto, intensificando i comportamenti "disfunzionali", invece di alleviarli. Quello che credo invece sia importante è uscire dall'ottica che sua nipote abbia "un problema" ed entrare invece nella necessità di comprendere cosa sta succedendo nella vostra famiglia e nella relazione tra sua nipote e sua figlia, per aiutare entrambe ad esprimere i propri bisogni in modo più funzionale e a trovare un modo più sereno di stare insieme. Lei può essere una risorsa preziosa in questo processo, ma è importante che sua figlia possa chiedere il sostegno di un professionista, che la sostenga e la accolga rispetto alle fatiche di questo momento di vita.
Con affetto e augurandovi il meglio,
dott.ssa Margherita Clemente
10 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buona Sera a lei Marta
Piacere Dottoressa Vacca.
Capisco bene ciò che ha scritto la mi verrebbero tante tante domande da farle...
La prima cosa mi viene in mente e quella di valutare un bel percorso di Psicoterapia per la signora così da poter capire cosa potrebbe sbagliare nei confronti della comunicazione con la sua bambina... e da qui parterei.
Serena serata a lei
Dottoressa Alice Vacca
6 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno, cosa ha detto sua figlia quando ne avete parlato? Ci possono essere diverse risorse nel territorio per chiedere aiuto. Chiedere aiuto è molto importante.
5 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Cara Marta, capisco la disperazione di sua figlia e, tra le righe, si evince la sua preoccupazione.
Mi sembra si tratti di un problema di gestione delle emozioni e della loro relazione. Prima di tutto sarebbe importante capire se sono comportamenti sempre esistiti o si stanno verificando nell’ultimo periodo, c’è stato qualche cambiamento significativo e/stressante nelle vostre vite?
In ogni caso non credo che la soluzione sia andare via di casa, aumenterebbe i comportamenti di rabbia e rischierebbe di lasciare nella bimba un vissuto di abbandono. In alternativa mi sento di consigliare a sua figlia di intraprendere lei stessa un percorso con un professionista dell’età evolutiva che potrà dare una chiave di lettura più precisa e insieme si potranno trovare strategie proficue.
In bocca al lupo!
5 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno Marta, il comportamento di sua nipote rispecchia un disagio interiore, che poi manifesta attraverso gesti aggressivi, per sperimentare la sensazione di avere il controllo della situazione. Credo sia fondamentale, da parte della madre, dare delle regole chiare e dire dei "no" alla bambina, motivandoli e instaurando un dialogo. L'aggressività della bambina potrebbe incrementare ulteriormente, sperimentando l'assenza della madre e vivendola probabilmente come un abbandono. Sarebbe utile per la bambina intraprendere un percorso psicologico per aiutarla a dare voce alle sue emozioni ed esprimerle con modalità differenti, tutto accompagnato dal supporto della madre, che potrebbe ricevere a sua volta supporto da un esperto per gestire la disperazione che sta vivendo.
Un caro saluto
Dott.ssa Mariavittoria Chimirri
Ricevo anche online
5 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Da quello che racconta si sente tutta la fatica e la disperazione di sua figlia ed è comprensibile: quando un bambino di 6 anni arriva a comportamenti così oppositivi e aggressivi, per un genitore può diventare davvero molto difficile gestire la situazione.
A questa età i bambini non hanno ancora strumenti maturi per gestire frustrazione, rabbia e desideri. Quando però una bambina arriva a dare calci, comandare il genitore e imporre le proprie regole, spesso significa che nella relazione si è creato uno squilibrio: la bambina ha iniziato a occupare una posizione di “potere” che in realtà non le appartiene e che, paradossalmente, la mette anche in difficoltà emotiva.
Andare via di casa qualche giorno, come sta pensando sua figlia, raramente aiuta davvero. Per una bambina potrebbe essere vissuto come un abbandono o come una conferma che basta spingere forte perché l’adulto ceda. In questi casi il punto non è allontanarsi, ma ricostruire gradualmente un ruolo adulto chiaro, fermo e rassicurante.
Questo significa che sua figlia dovrebbe provare a mantenere alcune regole semplici e costanti, senza urlare ma senza neanche cedere davanti ai capricci o alle provocazioni. Quando la bambina diventa aggressiva è importante fermarla fisicamente con calma, dirle con voce ferma che non è permesso fare male e interrompere l’interazione finché non si calma. Allo stesso tempo, quando la bambina collabora o si comporta bene, è molto utile che venga riconosciuta e valorizzata.
Spesso dietro comportamenti così forti c’è anche qualcosa che la bambina sta cercando di esprimere: gelosia, bisogno di attenzione, difficoltà emotive, cambiamenti in famiglia, stanchezza o confusione nei limiti. Per questo motivo sarebbe molto utile che sua figlia potesse confrontarsi con uno psicologo dell’età evolutiva, che possa osservare la situazione e aiutare i genitori a ritrovare strumenti educativi efficaci. A volte bastano pochi incontri di consulenza genitoriale per cambiare molto la dinamica.
Il fatto che lei, come nonna, si stia preoccupando e stia cercando aiuto è già un segnale importante di attenzione verso la bambina e verso sua figlia.
5 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buonasera Marta,
si percepisce dalle sue parole quanta preoccupazione e quanta fatica ci siano in questo momento per sua figlia e per tutta la famiglia.
Quando un bambino manifesta comportamenti oppositivi o aggressivi, come calci, dispetti o il rifiuto di ascoltare, spesso sta esprimendo attraverso il comportamento qualcosa che non riesce ancora a dire con le parole. A sei anni le emozioni possono essere molto intense e, se qualcosa dentro o intorno a lei la mette in difficoltà, può reagire cercando di “controllare” la situazione o gli adulti.
Per una madre vivere quotidianamente queste dinamiche può diventare estremamente stancante e far sentire impotenti o sopraffatti. È quindi comprensibile che sua figlia si senta disperata. Tuttavia, allontanarsi da casa per qualche giorno come “esperimento” rischia di essere vissuto dalla bambina come un abbandono o come qualcosa di difficile da comprendere, senza necessariamente aiutare a migliorare la situazione.
In questi casi può essere molto utile fermarsi e chiedersi cosa stia comunicando la bambina attraverso questi comportamenti: ci sono stati cambiamenti recenti? momenti di stress? difficoltà a scuola o nelle relazioni? A volte dietro comportamenti molto provocatori c’è un bisogno forte di attenzione, di contenimento o di rassicurazione.
Il passo più utile potrebbe essere chiedere un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva o con un professionista che possa incontrare i genitori e comprendere meglio il contesto familiare. Spesso già alcuni colloqui di sostegno alla genitorialità aiutano a trovare modalità più efficaci per ristabilire confini chiari ma anche una relazione più serena con il bambino.
Il fatto che lei stia cercando un aiuto per sua figlia e per sua nipote è già un segnale di grande cura e attenzione. Con il giusto supporto queste situazioni possono essere comprese e gradualmente migliorare.
Resto disponibile per ulteriori informazioni.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa (Empoli e Online)
5 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Cara Marta,
capisco la disperazione, ma la prima cosa da mettere a fuoco è questa: una bimba di 6 anni che prende a calci la mamma e “la obbliga” non è “capriccio”. È un problema di confini e regolazione che va affrontato con fermezza e metodo. E l’idea di “andare via qualche giorno per vedere cosa succede” in genere peggiora: la bambina lo vive come abbandono o vittoria di potere, e la mamma perde ulteriore autorità.
Ti do indicazioni concrete, da fare subito.
1) Sicurezza prima di tutto (regola non negoziabile)
Quando la bambina dà calci o colpisce:
la mamma si avvicina, blocca con calma (mani sulle sue mani / si mette di lato), tono basso:
“STOP. Io non permetto di fare male.”
se serve, la porta in uno spazio neutro e sicuro (corridoio/cameretta) e resta lì con lei.
Non è punizione: è contenimento.
Messaggio: “Ti reggo io, non mi comandi tu.”
Niente prediche mentre è in escalation. Prima si spegne l’incendio.
2) Dopo la crisi: riparazione breve + conseguenza coerente
Quando è calma:
una frase semplice: “Capisco che eri arrabbiata. Ma non si picchia.”
conseguenza immediata e proporzionata:
se picchia → perde per quel momento ciò che stava usando come leva (tablet, gioco, attenzione esclusiva).
Non “per una settimana”, ma subito e breve, sempre uguale.
3) La mamma deve smettere di negoziare quando c’è abuso
Se la bambina ottiene cose urlando, minacciando o picchiando, il cervello impara: “funziona”.
Quindi: una sola scelta per volta, chiara:
“O ti metti le scarpe adesso, o le metto io. Hai 10 secondi.”
E poi si agisce. Senza rabbia, senza spiegoni.
4) Il tuo ruolo (nonna): sostegno alla madre, non “seconda mamma”
Tu puoi essere preziosa se fai due cose:
stai dalla parte della madre davanti alla bambina (mai contraddirla davanti a lei)
aiuti tua figlia a recuperare energie (una sera a settimana tu ti occupi della bimba, così la mamma dorme/respira)
La bambina deve percepire una gerarchia semplice: gli adulti sono una squadra.
5) Perché succede? (ipotesi rapide)
A 6 anni questi comportamenti spesso esplodono quando c’è:
stanchezza cronica / sonno scarso
troppi “no” urlati ma pochi confini agiti
ansia/gelosia (cambiamenti, scuola, separazioni, nuovi equilibri)
dinamiche familiari dove la bimba è diventata “capo” perché gli adulti sono sfiniti
Non serve colpevolizzare: serve ristabilire la guida.
6) Quando serve un aiuto professionale (qui lo suggerisco sul serio)
Se ci sono calci/violenza frequenti, oppositività quotidiana, difficoltà a farsi curare, e la mamma è “disperata”, io non aspetterei.
Serve una valutazione con:
neuropsichiatra infantile o psicologo dell’età evolutiva (anche solo per inquadrare)
idealmente un lavoro genitori-bambina (parent training): poche sedute, molto pratiche.
7) Cosa NON fare
Non andare via “per vedere che succede”.
Non minacciare punizioni enormi che poi non si riescono a mantenere.
Non parlare della bambina come “cattiva” davanti a lei (si incolla addosso l’identità).
5 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno Marta,
da ciò che descrive sembra esserci una dinamica relazionale molto faticosa tra madre e figlia, che probabilmente sta generando escalation di comportamenti oppositivi nella bambina e grande frustrazione nella mamma. A 6 anni i bambini possono esprimere il disagio attraverso oppositività, provocazioni o aggressività, soprattutto quando percepiscono tensione, stanchezza o difficoltà nella gestione dei limiti.
Allontanarsi da casa per qualche giorno di solito non risolve il problema e può aumentare l’insicurezza della bambina. Più utile è aiutare la madre a ristabilire una relazione più regolata e prevedibile: regole poche ma chiare, coerenti nel tempo, rinforzo dei comportamenti positivi e conseguenze calme ma ferme quando i limiti vengono superati.
Vista l’intensità dei comportamenti (calci, forte opposizione), potrebbe essere molto utile un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva che possa osservare la dinamica familiare e sostenere la mamma nella gestione educativa. Spesso bastano alcuni incontri di parent training per fornire strumenti concreti e ridurre rapidamente la conflittualità.
Nel frattempo può essere importante anche sostenere emotivamente sua figlia: sentirsi meno sola e meno colpevole è già un primo passo per recuperare autorevolezza nella relazione con la bambina.
Un caro saluto,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata. Si percepisce chiaramente la sua preoccupazione sia per sua nipote sia per sua figlia, che in questo momento appare molto provata e sfiduciata.
A sei anni alcuni comportamenti oppositivi possono comparire, ma quelli che descrive (aggressività fisica, rifiuto delle cure, inversione dei ruoli con tentativi di “controllo” dell’adulto) indicano una sofferenza emotiva che non va letta come “cattiveria” o semplice disobbedienza. La bambina, molto probabilmente, sta comunicando qualcosa che non riesce ancora a esprimere a parole.
È importante chiarire un punto; allontanarsi da casa per “vedere cosa succede” non è consigliabile. Per una bambina di questa età potrebbe essere vissuto come un abbandono o una punizione, aumentando insicurezza e comportamenti aggressivi.
Alcuni suggerimenti pratici e immediati potrebbero essere
- ristabilire i ruoli (la mamma deve tornare a essere una figura ferma e prevedibile. Non servono urla o punizioni dure, ma regole poche, chiare e sempre coerenti);
- contenere l’aggressività (i calci o i gesti violenti vanno bloccati fisicamente in modo calmo ma deciso (“Non ti permetto di farmi male”), senza spiegazioni lunghe nel momento della crisi);
- dare parole alle emozioni (aiutare la bambina a riconoscere ciò che prova (“Vedo che sei molto arrabbiata”, “Forse sei spaventata”) può ridurre l’agito);
- sostenere la mamma (sua figlia è esausta. Se possibile, è fondamentale che non resti sola. Il suo aiuto come nonna può essere prezioso, non per sostituirla, ma per affiancarla e rassicurarla);
- valutare un supporto professionale (un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva, inizialmente anche solo per i genitori, può aiutare a comprendere l’origine del comportamento e a costruire strategie efficaci).
Il messaggio più importante è che si può intervenire e la situazione può migliorare, ma serve uno sguardo comprensivo, non colpevolizzante, e un sostegno adeguato agli adulti di riferimento.
Resto a disposizione e vi auguro di cuore di trovare presto un nuovo equilibrio.
Un caro saluto.
Dott.ssa Roberta Fornarelli.
Ricevo anche online
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Gentile Marta,
Capisco la preoccupazione, soprattutto vedendo sua figlia così affaticata e impotente.
A 6 anni una bambina può essere oppositiva, ma quando arrivano calci, imposizioni e rifiuto costante delle regole significa che c’è una grande difficoltà nella gestione dei confini e forse un disagio emotivo che la bambina non sa esprimere a parole.
In questi casi andare via qualche giorno raramente risolve il problema: rischia di essere vissuto dalla bambina come abbandono.
Potrebbe essere utile che sua figlia riceva un supporto genitoriale, ad esempio un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva o un percorso di sostegno alla genitorialità. Non perché sia una madre sbagliata, ma perché è stanca e probabilmente sola nella gestione.
I bambini percepiscono molto quando l’adulto è esausto o insicuro, e tendono ad alzare il livello dello scontro.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Gaia Rotondo, psicologa clinica
Disponibile anche on-line
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Buonasera Marta,
da quello che descrive la situazione sembra essere diventata molto difficile e faticosa per sua figlia e per tutta la famiglia. Quando una bambina di 6 anni arriva a comportamenti così oppositivi e aggressivi (calci, rifiuto delle cure, tentativo di comandare l’adulto), è importante non affrontare tutto da soli, perché spesso dietro questi comportamenti c’è una difficoltà emotiva o relazionale che va compresa bene.
Il mio consiglio è di richiedere con una certa urgenza una valutazione specialistica presso uno psicologo o neuropsichiatra infantile per capire cosa sta succedendo. A questa età i comportamenti molto oppositivi possono essere legati, ad esempio, a difficoltà di regolazione emotiva, a un momento di forte stress familiare, oppure a problematiche evolutive che hanno bisogno di essere prese in carico.
È importante sottolineare che intervenire presto fa una grande differenza: spesso bastano alcuni incontri di valutazione e un supporto alla genitorialità per aiutare i genitori a ritrovare autorevolezza e strumenti educativi efficaci.
L’idea di andare via da casa per qualche giorno per “vedere cosa succede” in genere non è una buona strategia, perché potrebbe aumentare l’insicurezza e i sensi di colpa della bambina e peggiorare i comportamenti. In questa fase è più utile che gli adulti vengano aiutati da un professionista a capire come rispondere ai comportamenti oppositivi senza entrare in escalation.
Suggerirei quindi di contattare al più presto un servizio di neuropsichiatria infantile (anche tramite ASL) oppure uno psicologo dell’età evolutiva; valutare alcuni colloqui con i genitori per capire la dinamica familiare e fornire strategie educative; osservare la bambina anche nel suo funzionamento emotivo, scolastico e relazionale.
Chiedere aiuto non significa aver fallito come genitori, ma al contrario è un gesto di responsabilità verso la bambina. Con un intervento tempestivo spesso queste situazioni si riequilibrano molto bene.
Un caro saluto,
Dr.ssa Bolzoni
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno Marta
Il miglior consiglio che posso darle è di suggerire a sua figlia un confronto con una psicologa infantile. Andare via di casa rischia di alimentare il problema invece che risolverlo. Se ha piacere trova sul mio Blog qualche articolo con consigli pratici per gestire i no e le crisi di rabbia di bambini, ma un confronto specifico è sicuramente la cosa migliore.
Rimango a disposizione
Saluti
Serena Costa psicologa infantile e blogger di Connettiti alla psicologia dei bambini
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Buongiorno comprendo il problema di sua figlia
Che vorrebbe andare via .
Una bambina di 6 anni ha bisogno della mamma
Si sentirebbe abbandonata.
Sarebbe utile che la mamma e il papà facessero dei colloqui con uno psicoterapeuta per farsi aiutare.
Se una bambina e aggressiva un motivo vi e '
I bambini comunicano con il comportamento
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Buongiorno signora Piccinini,
quando un bambino di sei anni manifesta comportamenti così oppositivi e aggressivi, è comprensibile che un genitore possa sentirsi impotente e disperato. Tuttavia, più che vedere questi atteggiamenti solo come “capricci” o mancanza di educazione, si potrebbe provare a considerarli come un linguaggio.
A quell’età il comportamento spesso parla al posto delle parole. È possibile che la bambina stia esprimendo, attraverso il corpo e la sfida, qualcosa che non riesce ancora a dire diversamente. L’aggressività, i calci, il rifiuto delle cure potrebbero avere la funzione di segnalare un disagio, una tensione nell’ambiente, oppure una difficoltà nel rapporto con la figura materna.
Donald Winnicott ricordava che “un bambino mostra la sua sofferenza attraverso il comportamento”. Forse la domanda non è solo come farla obbedire, ma cosa sta cercando di comunicare. A volte, paradossalmente, il bambino che sembra “dominare” il genitore è in realtà un bambino che fatica a sentirsi contenuto, rassicurato, tenuto dentro un limite stabile.
Anche la posizione di sua figlia merita attenzione: potrebbe trovarsi, forse senza volerlo, in una dinamica in cui più tenta di controllare la situazione, più la bambina reagisce intensificando lo scontro. È un circolo che può logorare profondamente.
L’idea di andare via qualche giorno può sembrare una soluzione per “vedere cosa succede”, ma forse sarebbe più utile interrogarsi su cosa sta accadendo ora nel legame. Un percorso psicologico (a mio avviso meglio se di orientamento psicoanalitico) potrebbe offrire a sua figlia uno spazio per comprendere il senso di questa difficoltà e per ritrovare una posizione più solida nel rapporto con la bambina.
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Gentile Marta,
Capisco la vostra preoccupazione: trovarsi davanti a una bambina che non ascolta, che aggredisce e che mette in crisi la mamma è molto faticoso e fa sentire tutti impotenti, ma ci sono passi concreti che potete fare subito per dare sollievo e sicurezza; innanzitutto una pausa breve e organizzata per la mamma può essere utile, ma va pensata insieme e non come fuga: valutate un breve soggiorno da voi o da un parente fidato per qualche giorno, con regole chiare su chi si prende cura della bambina; nel quotidiano servono poche regole coerenti, conseguenze logiche (non punitive) quando la bambina usa violenza, e momenti neutri di relazione in cui la mamma possa ricostruire contatto senza conflitto; evitate urla o punizioni fisiche, non entrare nella lotta di potere e mantenete un tono calmo ma fermo, riconoscendo l’emozione della bambina (“vedo che sei arrabbiata”) senza giustificare i comportamenti aggressivi; infine è importante attivare un aiuto professionale: parlate con il pediatra, chiedete una valutazione psicologica per l’età evolutiva e concordate un percorso di sostegno per la mamma e per la bambina, e se necessario coinvolgete i servizi territoriali per un supporto pratico;
Se volete sono a vostra disposizione per il supporto di cui necessitate.
Un saluto
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica - del Lavoro
Organizzazioni- Risorse Umane
Ricevo anche online
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno Marta,
e grazie per la sua domanda. Ha fatto bene a chiedere un parere, da quello che descrive la situazione sembra essere molto tesa e difficile da gestire. A sei anni i meccanismi di regolazione emotiva e comportamentale sono ancora tutti da sviluppare, e lo saranno ancora per molto tempo, dato che il loro percorso evolutivo è molto lungo. Quando una bambina di quell'età si oppone alle richieste delle persone adulte in modo sistematico, potrebbe essere sensato condurre un'osservazione e approfondire le motivazioni dietro a questa dinamica. Ora sarete stremate, e probabilmente lo è anche la bambina. Il desiderio di allontanarsi può essere letto come un segnale di allarme, ed è legittimo, ma un allontanamento vero e proprio potrebbe alimentare lo stato di allarme e la disregolazione della bambina. Certamente sua figlia ha bisogno di spazi per prendersi cura di sé, anche con piccoli gesti quotidiani che la aiutino a stare bene, è importante che abbia i suoi spazi di decompressione.
Un parere professionale può dare a tutte le persone coinvolte una lettura che faciliti le interazioni, maggiori strumenti per gestire la quotidianità.
Resto a disposizione.
Un saluto.
Margherita Barberi, psicologa
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Salve signora,
Mi spiace per la situazione che sta vivendo sua figlia. Dal suo racconto mi sorgono spontanee alcune domande: sua figlia si occupa da sola della bimba? Non da ascolto solo a lei o il comportamento é piu generalizzato? Ci sono persone che invece riescono a gestirla? Da quando e da quanto tempo succede?
Se una bimba attrae tutta l'attenzione su di sè può essere che abbia bisogno proprio di tutte quelle attenzioni.
Il consiglio che darei alla madre è di provare ad approfondire l'argomento con un professionista per evitare che la distanza sia l'unica soluzione possibile.
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno signora,
bisognerebbe capire un po' se il comportamento di sua nipote è una novità oppure si tratta di una situazione in cui c'è stato un peggioramento progressivo o, ancora, se si parte da una situazione già complessa in partenza.
In ogni caso è importante considerare che se la partenza della mamma da casa viene vissuta dalla bambina come una conseguenza del suo comportamento questo può avere effetti seri sull'evoluzione della situazione.
Che sua figlia sia stanca e abbia bisogno di staccare la spina per poi tornare ricaricata è del tutto comprensibile e si può configurare una situazione in cui la mamma può dire che ha voglia di fare una cosa (viaggio, spa....non so) in compagnia delle sue amiche perché a volte anche i grandi hanno bisogno di stare tra grandi così come i piccoli hanno bisogno di stare tra i piccoli, però è importante che la bambina non veda questa vacanza materna come una ritorsione o come una prova del fatto che la mamma non sostiene l'aggressività della figlia.
A prescindere da questa "vacanza" poi è fondamentale cercare di capire se e quando la situazione è precipitata e quali potrebbero essere i motivi per cui questa bambina è così arrabbiata. E l'altro genitore è una presenza cruciale.
Le faccio i miei auguri,
VR
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno Marta,
comprendo la preoccupazione e la fatica che descrive: quando una bambina di 6 anni manifesta comportamenti oppositivi, aggressivi o di forte rifiuto verso il genitore, può essere molto destabilizzante e far sentire impotenti. È importante però ricordare che, a questa età, tali comportamenti sono spesso un segnale di disagio o di difficoltà emotiva che la bambina non riesce ancora a esprimere a parole.
Più che “andare via da casa” per vedere cosa accade, può essere utile aiutare sua figlia a ritrovare una posizione ferma ma calma, coerente nelle regole e nelle conseguenze, evitando escalation di rabbia o lotte di potere. In questi casi un breve percorso di consulenza genitoriale può offrire strumenti concreti per comprendere meglio cosa sta accadendo e come intervenire in modo efficace e rispettoso dei bisogni della bambina.
Chiedere aiuto non è un segno di fallimento, ma un atto di cura verso se stessi e verso la propria famiglia.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
4 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buongiorno Marta,
Non emerge una “bambina cattiva”, ma una bambina che ha perso l’adulto come riferimento. A sei anni, quando una bambina comanda, colpisce e non accetta le cure, di solito sta chiedendo contenimento: qualcuno che regga per lei quando lei non ce la fa. L’idea di andarsene di casa, anche solo per pochi giorni, rischia di essere vissuta come un abbandono o come una vittoria che rafforza il suo potere, non come una soluzione.
Sua figlia sembra molto stanca e sola nel ruolo genitoriale. In questi casi non serve essere più duri, ma più fermi e presenti, con poche regole chiare, sempre uguali, sostenute da tutti gli adulti. I limiti vanno messi con calma e coerenza, anche contenendo fisicamente se necessario, senza rabbia ma senza cedere. Spesso dietro questi comportamenti c’è tensione, confusione nei ruoli o un bisogno profondo di sicurezza.
Più che “aggiustare” la bambina, può essere utile aiutare gli adulti a ritrovare una guida comune. Un breve sostegno alla genitorialità può fare molta differenza e togliere a tua figlia il peso di sentirsi incapace.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone
4 MAR 2026
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Buongiorno, una cosa importante da tenere a mente è che ogni qualvolta si cede ai "capricci" di una bimba che mette in atto uno dei comportamenti che descrive, si farà in modo che quel comportamento sarà ripetuto. Lei dice che la bimba "obbliga" la mamma a fare determinate cose. In che modo la obbliga? Piangendo? Tirando calci? Non è accettabile che un adulto ceda a questi comportamenti perché così facendo li rinforza sempre di più. La bimba va ascoltata quando chiede le cose in modo garbato e non quando le pretende. Andare via per qualche giorno non servirà a nulla probabilmente e magari quando tornerà la punirà anche per questo. Una domanda. Mette in atto questi comportamenti solo con la mamma o anche con altre persone? È importante capire se i comportamenti siano legati alla reazione dell'adulto con cui si relaziona o se siano generalizzati. In ogni caso credo sia importante che vi rivolgiate, al più presto, per il bene vostro e della bimba, ad un professionista del comportamento infantile, sia per valutare in modo completo e chiaro la situazione, che per evitare che questi comportamenti si cristallizzino e diventino sempre più abituali. Un caro saluto