Bambina di 5 anni fa pipi a letto e si rifiuta di masticare i pasti

Inviata da Tiziana · 10 mar 2015 Psicologia infantile

gentili dottori
ho una bimba di 5 anni che da sempre si rifiuta di masticare i cibi nello specifico mastica solo determinati biscotti e le patine fritte... tutto il resto deve essere frullato! Inoltre nell'ultimo mese ha ricominciato a fare la pipì a letto durante la notte.. non sempre ma con una discreta frequenza... l'unica cosa che posso dirvi è che vive la lontananza del papà che per motivi di lavoro non è sempre presente... cosa posso fare? grazie

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Miglior risposta 11 MAR 2015

Buongiorno Tiziana, i bambini esprimono attraverso il corpo e il comportamento dei propri disagi, e questo è quello che mi pare stia accadendo a sua figlia. Non so da quanto tempo questo accada e se ci sono stati cambiamenti contingenti nella vostra vita. Lei menziona all'assenza periodica del papà a cui sembra attribuire una certa rilevanza, forse non solo per sua figlia ma anche per lei. Le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che si occupi di infanzia e permettervi di rielaborare dei vissuti sospesi.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Daniela Barone

Dott.ssa Daniela Barone Psicologo a Padova

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11 MAR 2015

Buon giorno Tiziana
Mancano molte informazioni riguardo al comportamento alimentare di sua figlia, ma per questi problemi

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11 MAR 2015

Cara Tiziana,
Molti sintomi e disturbi dei bambini e degli adolescenti costituiscono l’immagine somatica di un disagio psicologico, di una conflittualità affettiva ed ambientale.
Il corpo è, per il bambino, “il luogo ed il mezzo” privilegiato attraverso il quale esprimere il proprio malessere. Il corpo è il primo mezzo infatti con cui il bambino si pone in relazione con le figure significative.

I molti casi simili a quello che Lei ha brevemente descritto, i meccanismi di difesa nei confronti di conflitti interni o esterni trovano espressione ed “evacuazione” solo attraverso il linguaggio più arcaico, quello preverbale del corpo. Pertanto alcune funzioni corporee, investite nel processo di sviluppo, sono più facilmente oggetto di somatizzazione.
I sintomi di somatizzazione, quindi, si collocano tra psiche e soma ovvero tra mente e corpo in quanto essendo parti inscindibili, la mancata integrazione genera disagio che può manifestarsi sia a livello psichico, sia a livello fisico.
Potendo fare un esempio, tipici della preadolescenza, sono i dolori addominali che hanno spesso, nei nostri riscontri, un significato di ansia, inibizione o depressione. Talvolta, però sono espressione di conflitti collegabili sia al proprio mondo interno che all’ambiente familiare e sociale.
Anche nei soggetti con nausea e vomito si riscontrato situazioni conflittuali, ansie di separazione e paure del cambiamento e circa il 70% dei bambini giunti a consulenza sono arrivati alla guarigione.
Doveroso, a titolo di cronaca, è ricordare un caso di una ragazzina con dinamiche familiari importanti in cui emergevano stili di comunicazione carenti e di solitudine legate all’allontanamento di uno dei genitori per esigenze lavorative. Nell’arco dei colloqui effettuati, sia la ragazza che i genitori hanno potuto prendere coscienza della complessità anche psicologica del disturbo, che ha permesso di demistificarne l’organicità. Il percorso terapeutico ha portato a cambiamenti di comportamento nelle relazioni familiari, soprattutto a livello qualitativo.
In funzione di questo, l’osservazione partecipe del bambino e del contesto familiare, anziché essere vista come “perdita di tempo”, può trasformarsi in una strategia di conoscenza più profonda della realtà interna del bambino e della sua relazione con i genitori.
Le consiglio pertanto di rivolgersi ad uno psicologo poichè fondamentale è dare il giusto valore alla sintomatologia: attraverso attività ludiche e artistiche, come ad esempio il disegno, che permettono all’esperto di analizzare ciò che può essere motivo di angoscia nel soggetto sofferente; con il disegno il bambino può trasformare sensazioni angosciose in pensieri, e quindi utilizzare nella crescita evolutiva quelle energie che un tempo erano imprigionate nei sintomi.
Rimango a sua disposizione,
Felicia Burno
Psicologa – Cernusco sul Naviglio (MI)

Dott.ssa Felicia Burno Psicologo a Pioltello

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11 MAR 2015

Gentile Tiziana,

non si allarmi. Non è detto che la causa sia un disagio dovuto alla lontananza del padre.
In ogni caso per quanto riguarda il cibo, provi in questo modo: continui a frullare il cibo, ma sempre meno, in modo che il passaggio da cibo liquido a cibo solido sia graduale indolore, e la bambina non se ne accorga. Ci vuole un po' di tempo e pazienza, ma è indispensabile che il passaggio sia graduale.

Dopo 4-5 volte che la bambina mangia dei pezzi di cibo solidi, glielo faccia notare e le dia un rinforzino, magari dicendole "brava" o dandole a fine pasto qualcosa che le piace.

Per quanto riguarda la pipì a letto, è un problema che riguarda il 15% dei bambini a di quell'età. Poi svanisce spontaneamente.

Le faccia fare la pipì prima di andare a letto, (dicendole di farla tutta!) e non le faccia bere troppi liquidi prima di andare a letto.

In ogni caso non la colpevolizzi, bensì la incoraggi spesso.

Spero di esserle stata di aiuto

Mariangela Romanelli
Bologna - Treviso - Castelfranco Veneto

Anonimo-137659 Psicologo a Treviso

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