Autostima molto bassa, sensi di colpa e asocialità

Inviata da Andrea. 14 lug 2016 7 Risposte  · Autostima

Salve a tutti.
Vorrei un consiglio circa la necessità di iniziare un percorso presso uno psicologo, vi spiego la mia situazione. Probabilmente la vostra risposta sarà “rinchiudetelo” ma almeno mi sarà servito come sfogo ahah.
Sono un ragazzo di 31 anni, sono un libero professionista e negli ultimi anni non mi sento bene psicologicamente, non mi sento me stesso, la mia autostima è nulla e non sono più sicuro di niente, sia della mia vita personale, sia di quella lavorativa.
Credo di sentire il controllo della mia stessa vita scivolare lontano da me e sento che le mie scelte di vita privata e professionale (sempre che si possa chiamare vita privata, la mia), non siano mai adeguate alle richieste e alle aspettative mie e di altri.
Ogni piccolo problema o imprecisione mi sembra un errore gigantesco e clamoroso, tanto da accusarmi di estrema superficialità o incompetenza.
Caratterialmente sono una persona molto introversa, silenziosa, permalosa e orgogliosa, ho una grande tendenza a eseguire qualsiasi attività in solitudine e con grande difficoltà condivido le mie passioni (ne ho tagliate molte fuori dalla mia vita come la chitarra e lo sport e credo di non averne più alcuna) ma soprattutto mi sento completamente annichilito all'idea di parlare di me stesso, di esprimere le mie emozioni e pareri personali su un qualsiasi argomento, a meno che non abbia eseguito una ricerca approfondita ed obiettiva sull'argomento stesso.
Non faccio amicizia con facilità e fatico molto anche a mantenerle. È come se creassi un muro tra me e le altre persone per difendermi da eventuali attacchi.
Tendo a non dare peso alle emozioni provate, a nasconderle, a reprimerle per non sentirle e credo di non saperle gestire.
Non riesco a capire come mi vedono gli altri, non sono in grado di vedere come vengo giudicato, se come una persona piacevole, lodevole di considerazione, stupido, intelligente, goffo ecc.
Mi dicono gli amici o conoscenti che sono un “precisino”, “sei rigido”, “ti fai troppe paranoie”, “sei ligio solo al protocollo”, “te la devi prendere di meno”, “misantropo”, “asociale o sociopatico”, “tu non ti vedi come sei con le persone”, “sei la neutralità fatta persona”.
Provo pochissima empatia per qualsiasi essere vivente.
Le tragedie in tv non mi toccano, la morte di un conoscente mi scalfisce appena, le vicissitudini delle persone vicine mi sfiorano.
Ultimamente mi sento affezionato (sempre in maniera molto limitata) solo agli oggetti inanimati che hanno significato qualcosa per me, come le mie chitarre e amplificatori, il dobok e la cintura che portavo agli allenamenti di arti marziali.
Nemmeno un buon risultato presente o passato mi solleva lo spirito, per il mio cervello doveva essere così, è la normalità, l'ordinario.
Per me niente conta qualcosa o è degno di nota.
Ogni complimento è finto o non ha peso, ogni critica o suggerimento ha un peso insostenibile perché avrei dovuto pensarci.
Perciò non godendomi più nulla, mi sento completamente annullato e vuoto, praticamente un robot..non azzardo quasi mai niente, cerco di pianificare ogni dettaglio, ogni scelta ed ogni frase per cercare di non essere colto alla sprovvista e quindi di evitare il rischio di non saper rispondere o di rispondere male.
Ovviamente tutto non è pianificabile quindi mi ritrovo ancora nel mio circolo vizioso di insoddisfazione, colpa e poca autostima.
Solo ascoltare musica mi solleva, non sempre, dal dolore che mi auto infliggo.
A mia memoria, questo comportamento l'ho tenuto per tutta la vita e molte volte, facendomi queste costanti autocritiche, mi ha aiutato a crescere in determinati campi, ma ora lo sento come un peso ma non credo sia l'unico problema che ho.
Il tutto è stato amplificato a seguito della fine della relazione con la mia ragazza.
Ci siamo lasciati a ottobre dopo 10 anni insieme, di cui 2 di convivenza.
In quest’occasione non sono stato in grado di decidere se valeva la pena cercare di tenermela stretta o lasciar morire una relazione macchiata dalla mancanza di comunicazione e condivisione.
Come credo si capisca da quanto scritto, credo di essere molto confuso sulla mia esistenza, sull'utilità della mia esistenza, cerco approvazioni che non arriveranno mai e non si sa da chi le cerco.
A dire la verità non so esattamente nemmeno cosa vorrei capire e dove voglio arrivare con questo post.
Forse devo farmi vedere “da uno bravo” come si suol dire. :D
Grazie dell'attenzione riposta.

amici , capire

Miglior risposta

Gentile Andrea,
come con parole più semplici ti hanno già detto i tuoi amici, tu hai una struttura di personalità sul versante rigido con un Super-Io "inflessibile" e sarebbe interessante esplorare per quali percorsi questi tratti si sono venuti a formare.
Nonostante ciò e nonostante tu ti difenda dietro una dura corazza, penso ti abbia segnato molto la rottura del tuo rapporto sentimentale dopo un periodo di ben 10 anni, facendo crollare quell'equilibrio instabile all'interno della tua personalità sicchè, a mio avviso, sei a rischio di crollo depressivo vivendo già forti conflitti interiori.
Immagino che per te, da buon rigido quale sei, sia un grosso sforzo ammettere di avere bisogno di aiuto psicologico e decidere di iniziare una psicoterapia ma puoi essere certo che è una decisione saggia e forse il primo passo per venir fuori dal tuo malessere.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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Caro Andrea
vedo la tua situazione come un profondo disagio esistenziale e penso che tu abbia fatto molto bene ad aprirti con noi.
Diciamo che questo tuo scritto è una richiesta di aiuto autentica...in questo vivere un tuo "non sè" cioè una sorta di mancanza o insufficienza d'essere, sei riuscito in questo "grido d'aiuto" in quanto tu stesso capisci (nel non capire) che qualcosa di estremamente vitale in te si è bloccato.
E' giusto e buona cosa quindi che tu trovi il coraggio e la motivazione per rivolgerti ad uno psicoterapeuta per poter trovare insieme a lui nuovo slancio, motivazioni di vita e, soprattutto "sentire".
Devi giungere ad un punto in cui la tua vita possa tornare ad apparirti significativa importante e a sentire le emozioni collegate a questo.
Ti aspetta un importante cammino...pensalo come cammino iniziatico o viaggio dell'Eroe dove torna la forza e la determinazione a grandi imprese.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta.

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21 LUG 2016

Logo Dott.ssa Silvana Ceccucci Dott.ssa Silvana Ceccucci

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Andrea, tu sei il tipico risultato di chi è cresciuto in un ambiente dove le critiche erano l'abitudine e le manifestazioni di affetto inesistenti.
Credo che se vai su google e cerchi "disturbo evitante di personalita'" ti riconoscerai.
Oramai però il danno è fatto, e siccome non hai 90 anni c'è tutto il tempo per rimediare.
Si, ti serve uno psicologo-psicoterapeuta (non solo psicologo), che ti aiuti a vedere più chiaramente chi sei, cosa hai in testa, chi sono gli altri.
Coraggio,se ne esce

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18 LUG 2016

Logo Emozioni Umane - Dott.ssa Papadia Emozioni Umane - Dott.ssa Papadia

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Gentile Andrea

prima di tutto complimenti per l'abilità di autoanalisi dimostrata in questo post: è stato capace di descriversi in modo preciso e coerente (tutt'altro che confuso) e questo le sarà di grande aiuto qualora decidesse di intraprendere un percorso di psicoterapia. Tuttavia, mi sembra di capire che mentre la sua parte cognitiva è un suo punto di forza, la parte emotiva è "poco allenata" e dovrà essere oggetto del suo lavoro terapeutico. Se, infatti, imparerà a provare empatia prima di tutto verso sè stesso (riducendo le autocritiche, accogliendo i giudizi positivi, potenziando la sua autostima), inizierà a sentirsi empatico anche con gli altri. Non le dico che sarà un percorso semplice, ma con l'aiuto di un buon terapeuta può prendere in mano la sua vita e iniziare a viverla in modo più ricco e pieno.
Glielo auguro di cuore.

Dott.ssa Chiara Ostini
Sesto San Giovanni - Milano

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18 LUG 2016

Logo Dott.ssa Chiara Ostini Dott.ssa Chiara Ostini

93 Risposte

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Gentile Andrea,
uscire fuori da questo suo stato di insoddisfazione potrebbe essere possibile e forse non difficile, ma penso che anzitutto bisognerebbe risalire alle sue origini/cause.
Per far ciò, bisognerebbe conoscere di più della sua storia personale e familiare; una consulenza è il minimo passo per avere una visione più chiara che le possa dare anche una visione prognostica sulla soluzione e sui tempi per ottenerla. Oggi è possibile ottenere una consulenza anche on line. Potrebbe approfittare di una promozione gratuita.
Cordiali saluti

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16 LUG 2016

Logo Valentina Sciubba Valentina Sciubba

1054 Risposte

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Gentilissimo,
Traspare dalla sua lettera la mancanza di fiducia in sé stesso e negli altri, tanto da non esserne sicuro nemmeno di ricevere una risposta. Eppure il primo passo lei lo ha fatto, ha esternato un suo disaggio, essendo consapevole delle sue criticità. Ciò non è poco, perché le permette di fare un piccolo passetto nell'affrontare le sue problematiche. Sia da come si descrive, sia da come descrive che lo vedono gli altri, risalta un forte senso critico e di perfezionismo che attua verso sé stesso, impedendole di vivere la vita in maniera serena a causa dei target troppo alti che si pone e im-pone. Questo richiede una riflessione su come ha vissuto il rapporto con l'autorità in famiglia e su come l'imposizione delle norme le sono state trasmesse fino ad auto normarsi ad in maniera così inflessibile. Anche la mancanza di empatia che lei descrive potrebbe essere una schermatura che si è resa necessaria a causa di stimoli troppo violenti ai quali è stato sottoposto in passato. Si faccia aiutare, i psicologi, contrariamente a quanto comunemente si pensa, non curano i matti ma accompagnano nel processo di conquista dell'autonomia personale e nella gestione delle relazioni umane, buona fortuna,

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16 LUG 2016

Logo Dott.ssa Codruta Ileana Terbea Dott.ssa Codruta Ileana Terbea

105 Risposte

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Buongiorno Andrea, sicuramente un percorso presso uno psicologo potrebbe aiutarti. Da quello che scrivi sembrano esserci tanti aspetti della tua vita che ti provocano malessere e che vorresti cambiare. Non è sorprendente, quindi, che ti senti così confuso. Probabilmente, all'interno di un percorso psicologico, la prima cosa che dovrai affrontare riguarderà proprio la definizione delle aree sulle quali vorrai intervenire in modo prioritario. Ovviamente, è una cosa sulla quale puoi iniziare a riflettere anche da solo: di tutto quello che hai scritto, qual è la cosa che ti causa maggiore disagio e che vorresti cambiare per prima? Quali obiettivi ti poni? Cerca di descriverli nel modo più concreto possibile in modo da iniziare ad avere un'idea più precisa di quello che vuoi raggiungere.
Un saluto

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15 LUG 2016

Logo Dott.ssa Erica Tinelli Dott.ssa Erica Tinelli

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