autonomia affettiva

Inviata da orchid85 · 4 ago 2020

cari dottori,
sono una ragazza di 35 anni e da un anno vivo da sola. vi scrivo perché durante il lockdown e la successiva mia inattività e tanto tempo libero per la perdita del lavoro, ho avuto un calo di autostima che mi ha portato ad accentuare la mia "dipendenza"con mia madre con la quale vado d'accordo e mi frequento abitando poco distanti. dapprima ho cominciato con ammende nei suoi confronti riguardanti cose del passato e poi con le domande che erano sempre le stesse: se fossi diversa da quella che sono o se la deludessi in qualche modo se mi vorrebbe bene ugualmente ed avevo il bisogno continuo di giustificarmi con lei di quanto dicessi o facessi senza che mi venisse richiesto. Questo atteggiamento di giustificarmi lo persevero negli ultimi anni (forse di più dopo che è mancato mio papà,loro erano dovorziati) finché ad un certo punto lei si è stancata di questo mio comportamento e verso metà maggio mi ha detto "basta"; da qui ho cominciato ad avere la paura di come saprei gestire un giorno un ipotetico suo distacco (tra rabbia e dolore). Ho cominciato per la prima volta a fare brutti pensieri nei suoi confronti. In questi pensieri c'era la presenza maschile di qualcuno che lo facesse per me come prova d'amore o affetto nei miei confronti. Dapprima mi sono spaventata credendo di essermi "ammalata" dopo invece mi sono tranquillizzato nell'aver letto un articolo di psicologia sulla "forza rinnovatrice dei cattivi pensieri" che abitano in noi che non hanno mai il significato che appare in superficie. Un pò per senso di colpa un pò per cogliere il senso metaforico dei pensieri, ho provato a "staccarmi" per qualche giorno mostrandomi più fredda con scarso risultato perché il problema secondo me non è di non vedersi perché comunque andiamo d'accordo ma è un discorso mio di "autonomia affettiva" e di maggiore autostima che devo maturare. Attendo un vostro gentile riscontro. Un cordiale saluto

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Miglior risposta 5 AGO 2020

Carissima, dalle sue parole sembra che non sia ancora avvenuta la fase di separazione-individuazione dal suo genitore e quindi uno sviluppo affettivo e relazionale maturo che di conseguenza la trattiene in questo involucro di dipendenza affettiva dalla madre.
Le consiglio un aiuto psicologico per raggiungere una più completa autonomia e per lavorare sulle "trappole" cognitive ed emotive della dipendenza che lasciano tanto sofferenza ed infelicità
Resto disponibile

Dott.ssa Carola Stancampiano Psicologo a Adrano

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6 AGO 2020

Sembra che tu abbia intuito di cosa hai bisogno: parli di autonomia affettiva e del tentativo fatto staccarti da tua mamma, secondo te non andato a buon fine, e del fatto che secondo te la soluzione ( o il problema) non stia tanto nel fatto di non vedervi.
Credo che tu stia sentendo la necessità di autonomizzarti, a livello affettivo, da tua mamma. Certo, questo non presuppone necessariamente un taglio brusco: l’angoscia anticipata che vivi, di abbandono, che emerge quando parli della paura di gestire un giorno la sua perdita, è appunto uno scenario definitivo.
E’ abbastanza normale che siano pensieri che si affacciano alla mente, ed è importante che tu ne prenda consapevolezza. Tuttavia, non sei di fronte a qual momento, non ancora. Certo, proverai rabbia e dolore, ma questo fortunatamente non è lo scenario attuale. Credo sia importante che tu perseveri, nel modo più consapevole possibile, a formarti come individuo a sè stante, che si ama e si accetta per quello che è e che non ha bisogno nè di giustificarsi nè di evitare di deludere le persone cui tiene.
Dr.ssa Barbara Bertolina Civera.

Dr.ssa Barbara Bertolina Civera Psicologo a Torino

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5 AGO 2020

Buongiorno,
sembra dalle sue parole che lei sia consapevole del suo problema di mancata differenziazione da sua madre e di scarsa autostima. Si tratta allora di lavorarci. Positivo sembra essere stato il "basta" di sua madre e un ruolo hanno avuto anche i suoi brutti pensieri. Come se fosse possibile separarsi solo tragicamente. O simbiosi o morte? Non è così, ci si può separare senza distruggere il legame, anzi facendolo crescere e rendendolo più maturo. Può essere per lei un passaggio difficile quanto vitale e può vutare l'opportunità di farsi aiutare da un terapeuta.
In bocca al lupo
Dott.ssa Franca Vocaturi

Franca Vocaturi Psicologo a Torino

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5 AGO 2020

Buongiorno,
Questo anno strano e terribile ha messo a dura prova la psiche di tutti. Non stupisce troppo che, rimanendo sola, perdendo la sicurezza economica che le derivava dal lavoro, lei abbia cercato di rivolgersi al legame primario che le è rimasto, come a cercare nello sguardo e nelle risposte di sua madre la conferma del valore della sua esistenza.
Faccio un parallelo fra la fase 2 della pandemia e la necessità sua di trovare, dopo la 'chiusura' di sua madre, un modo per ripartire. Un modo che sia rivolto a futuro, che sia costruttivo. Come tutti noi in questa fase2, siamo consapevoli che un trauma c'è stato, che tutto non può essere risolto negando che il problema esista, ma che ognuno deve trovare un modo per riprendere a vivere con tutte le cautele del caso.
Come è possibile questo psicologicamente? Lo si fa partendo dai caposaldi della vita: primo la sussistenza, poi il benessere fisico e quello psichico.
Questo per evitare di sprofondare in 'brutti pensieri' che, se persistono, possono essere curati con un percorso psicoterapeutico.
dott.ssa Giuliana Gibellini psicologa-psicoterapeuta, Specialista in psicologia clinica.

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Carpi

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